Tag Archives: xenofobia

Appello di padre Alex Zanotelli ai giornalisti italiani

2 Lug

«Rompiamo il silenzio sull’Africa.
Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.

Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.

So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.

Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.

È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.

È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.

È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.

È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.

È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.

È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.

È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa , soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.

È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.

È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.

È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.

Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi.

Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.

Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.

Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.

E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio.
(I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).

Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?

Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

*Alex Zanotelli è missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell’Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace

 

Annunci

Padre Alex Zanotelli: “Noi anziani e corrotti abbiamo fatto questo disastro. Ora tocca a voi giovani! decidetevi, prima che gridino le pietre!”

26 Giu

“Se gli altri tacciono, se noi anziani e responsabili-tante volte corrotti-stiamo zitti, se il mondo tace, vi domando: ‘Voi griderete?’ Per favore, decidetevi prima che gridino le pietre.” E’ con queste parole che Papa Francesco sfidò i giovani presenti in Piazza S. Pietro il 26 marzo, per la Giornata Mondiale dei giovani. Quasi contemporaneamente a questo appello di Papa Francesco rispondevano milioni di giovani e giovanissimi americani scendendo in piazza, con la scritta “Never Again” (Mai più !) ,in ottocento città americane (a Washington erano 800,000!) per dire ‘No alle armi’, armi che uccidono negli USA migliaia di ragazzi.

E con un chiaro impegno politico di mandare a casa, nelle prossime elezioni di novembre, tutti quei deputati e senatori che appoggiano la potente lobby delle armi, la NRA. Una straordinaria reazione nell’America di Trump!

Mentre noi italiani “anziani e responsabili” stiamo in silenzio davanti alla follia degli armamenti, delle guerre, del razzismo e della distruzione del Pianeta. Almeno voi, giovani italiani, avrete il coraggio di urlare e di gridare? L’Istituto SIPRI di Stoccolma ha rivelato che nel 2017, a livello mondiale, l’Italia ha investito in armi ben 1.739 miliardi di dollari, pari a 4.5 miliardi al giorno. l’Italia, l’anno scorso ha speso in armi 26 miliardi di euro, pari a 70 miliardi di euro al giorno. E nel 2017 l’Italia ha esportato armi pesanti per oltre dieci miliardi di euro. Armi e bombe vendute, per esempio, all’Arabia Saudita con cui bombarda lo Yemen, ma vendute al Qatar e agli Emirati arabi, che le usano per finanziare i gruppi jihadisti e qaedisti (Tutto questo in barba alla legge 185 che proibisce al governo di vendere armi a paesi in guerra o che violano i diritti umani!). Abbiamo assistito in silenzio al massacro dei palestinesi a Gaza da parte di Israele, armato fino ai denti anche con armi nucleari. E la corsa al nucleare è sempre più intensa nonostante il Trattato per la Proibizione delle armi nucleari (2017) che il governo italiano non ha firmato.

Gli USA da soli, investiranno nei prossimi decenni mille miliardi di dollari per modernizzare le proprie armi atomiche. Queste armi atomiche (“illegali, immorali e illogiche” secondo Papa Francesco) stanno portando il mondo sull’orlo del baratro di una guerra nucleare. Ma non meno grave è la corsa alle armi convenzionali sempre più sofisticate che portano a sempre nuove e spaventose guerre dalla Siria all’ Afghanistan, dallo Yemen all’Ucraina, dalla Somalia al Congo, dal Sud Sudan al Mali, dal Centrafrica alla Libia, dal Sudan alla Nigeria. E’ l’Africa oggi il continente più infestato da guerre e questo proprio per la sua ricchezza soprattutto mineraria. La conseguenza di queste guerre sono i rifugiati che arrivano sulle nostre spiagge chiedendo asilo e che noi respingiamo.

L’Europa, la patria dei diritti umani, ha infatti dato sei miliardi a Erdogan per bloccare in Turchia chi fugge dalla Siria o dall’Afghanistan ed ha spinto l’Italia a fare un accordo con l’uomo forte di Tripoli, El Serraj, per bloccare nell’inferno libico un milione di rifugiati, torturati e stuprati. L’Europa ha già sulla coscienza oltre 35.000 migranti sepolti nel Mediterraneo. Ora il portavoce del nuovo governo, il ministro degli Interni, Salvini, urla: ”Basta ONG nel Mediterraneo per salvare i naufraghi”, e nessun “vice-scafista deve attraccare nei porti italiani.” E vorrebbe espellere dall’Italia 600.000 irregolari. E’ il trionfo del razzismo, della xenofobia e non solo in Italia, ma anche in Polonia, in Ungheria, in Croazia, in Austria. E non solo a parole, ma con muri, con filo spinato e barriere metalliche con lama di rasoio. Il vecchio continente ha perso la sua umanità!

I nostri nipoti diranno di noi quello che noi oggi diciamo dei nazisti. E’ la nostra Shoah!
Il tutto nell’indifferenza e nel silenzio di noi “anziani e responsabili”.
La mia generazione, quella nata dalla II Guerra Mondiale e vissuta fino a oggi, sarà tra le generazioni più maledette della storia umana, perché nessuna altra generazione ha talmente violentato il Pianeta Terra come l’abbiamo fatto noi.

Vi consegniamo un mondo malato, ora tocca a voi giovani!
Tocca a voi, giovani, gridare, urlare, protestare contro un sistema economico-finanziario che impoverisce e affama così tante persone e che violenta il Pianeta Terra, contro la follia degli enormi investimenti in armi che portano a sempre nuove guerre, contro questa onda xenofoba e razzista che mina la UE e il nostro paese.
Noi anziani e corrotti abbiamo fatto questo disastro.
Ora tocca a voi giovani! “Per favore, decidetevi, prima che gridino le pietre!”

Alex Zanotelli
Napoli, 20 giugno 2018

African Voices cambia nome e mission

5 Ott

Quando 7 anni fa ho aperto la vecchia pagina AFRICAN VOICES, ormai persa perchè rubata da un ladro, il mio obiettivo era quello di imparare tutto quello che ancora non sapevo sull’Africa, sul territorio, i popoli e la cultura attraverso la conoscenza e l’informazione di altri.
Quel progetto mi ha fatto ottenere buone soddisfazioni e quasi 300 mila followers. Ho ottenuto la stima di diversi blogger e giornalisti africani, di attivisti per i diritti di molte categorie e per la pace. Molti musicisti, poeti, scrittori, pittori, politici africani ed editori e tanta, tanta gente comune hanno simpatizzato per quella pagina e per il mio modo di operare.
Opera che poi, negli ultimi due anni mi ha visto affiancato da validi collaboratori africani e non di grande valore che ancora oggi sono al mio fianco.

Ed è proprio con loro, in special modo con Cornelia Toelgyes, amica e attivista da molti anni a favore dei diritti umani, esperta di Africa e giornalista divide con me come  amministratrice questa nuova avventura.
Abbandonare il nome AfricanVoices cambiando con Voices 5 Continents e allargare la nostra mission non più solo all’Africa, ma anche agli altri 4 continenti, non è stata una decisione semplice, ma ormai dopo anni di solo Africa e con decine di migliaia di articoli, video, immagini e discussioni condivise e con la ‘morte digitale’ della pagina originale, il cambio è diventato un obbligo e non poteva che essere verso un impegno maggiore verso gli altri quattro continenti mantenendo nella stessa misura anche le info sul nostro principale continente, l’Africa appunto.

Oggi, gli equilibri si sono spostati e sopratutto il mondo è cambiato molto. Terrorismo, razzismo, omofobia, xenofobia, cancellazione dei diritti umani, diritti civili, repressione della stampa internazionale, migrazioni, cambiamento climatico e molto altro, sono aumentati in via esponenziale ovunque ed ecco allora la nostra decisione di spostare la l’attenzione anche sugli altri 4 continenti per capire, imparare e ottenere un confronto più ampio.

Non mancheranno le fotografie, i racconti attraverso le immagini di grandi fotografi internazionali, video, musica e cercando attraverso le tradizioni locali dei 5 continenti di ampliare le nostre conoscenze personali sperando di coinvolgere anche il Vostro interesse.

Allora… , benvenuti nella nostra pagina VOICES 5 CONTINENTS.

Non sono Charlie Hebdo. Sono Nigeriano e Musulmano.

17 Gen

La scorsa settimana un gruppo terroristico ha fatto irruzione nella sede del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, a Parigi massacrando 12 persone tra cui il suo editore: Stèphane Charb Charbonnier. Il deplorevole attacco, che ha coinvolto anche un negozio ebreo, è stato rivendicato da Al Qaeda dallo Yemen. Il massacro di Parigi ha scatenato immediatamente la propaganda del governo francese che, sfruttando abilmente la strage e proclamandosi paladino della libertà di espressione, ha in poche ore costruito una rete di solidarietà nazionale ed internazionale culminata nella marcia di Parigi: un milione di persone, strumentalizzando i sentimenti di libertà nutriti in Europa.

Gli obiettivi politici sono evidenti: porre in secondo piano il ruolo sovversivo e terroristico giocato dalla politica estera francese e creare una solidarietà politica verso il Governo Hollande, chiaramente fallimentare sul piano socio economico che ha trasformato una società basata sui valori rivoluzionari in una società post moderna fondata sull’odio e l’esclusione. Il ruolo terroristico della politica estera francese è stato storicamente dimostrato in Africa dalla guerra in Algeria al genocidio in Rwanda del 1994. Una politica caparbiamente e ostentatamente continuata dalla Cellula Africana del Eliseo (nota come: France-Afrique) che ha progettato ed attuato nuove drammatiche destabilizzazioni in Repubblica Centroafricana, Libia e Mali.

Il settimanale satirico francese, con una tiratura di 60.000 copie, e il suo redattore sono diventati improvvisamente il simbolo della libertà Occidentale che si contrappone all’estremismo e al fanatismo prodotto dal Islam. Charlie Hebdo, dopo il massacro ha pubblicato un numero commemorativo con la caricatura in prima pagina del Profeta Maometto in lacrime che regge il cartello: “Je Suis Charlie” lo slogan divenuto il simbolo di unità e di difesa dei valori Occidentali. Sotto l’immagine del Profeta vi è scritto: “Tutto è perdonato”. Tre milioni di copie sono state vendute in Francia ed in Europa fruttando al settimanale cinque milioni di euro.

Una inaspettata manna finanziaria per Charlie Hebdo che, prima dell’attacco, soffriva di una grave crisi finanziaria che lo stava costringendo ad una drastica riduzione del personale e delle attività editoriali. La multinazionale del Web: Google ha annunciato l’intenzione di finanziare il settimanale satirico francese. In Inghilterra una copia commemorativa di Charlie Hebdo è stata venduta a 1.000 sterline su eBay. Charlie Hebdo, come simbolo di un Occidente sotto attacco dell’Islam, ha superato quello americano delle torri gemelle. Nella storia il 07 gennaio sarà commemorato assieme al 11 settembre. Due date cruciali per l’umanità, secondo il nostro pensiero eurocentrico che storicamente tende ad imporre al mondo intero verità assolute ed indiscutibili, escludendo altre date importanti come il luglio 2014: il mese dell’Olocausto a Gaza.

Superando lo shock emotivo e l’orrore provocato dal vile massacro, occorre domandarci che cosa rappresenta il settimanale satirico francese Charlie Hebdo, divenuto l’icona della libertà e dei valori occidentali. Charlie Hebdo appartiene alla corrente di pensiero della destra francese. Il suo staff è rigorosamente “bianco” ed “occidentale” e la sua satira si è sempre basata sull’ideologia xenofobica e razzista della destra francese. Nonostante che il defunto redattore abbia in passato dichiarato che la satira di Charlie Hebdo prendeva di mira chiunque, la maggioranza delle vignette pubblicate propongono sentimenti anti-Islam, sessisti, xenofobici, razzisti e omofobici.

Da anni il principale target di Hebdo è la comunità musulmana in Francia, sia essa composta da cittadini francesi o da immigrati. Una comunità già largamente marginalizzata dalle istituzioni e dalla società francese. Prendendo vantaggio dalla libertà di stampa e dai valori secolari garantiti dalla Costituzione francese, Charlie Hebdo ha pubblicato diverse discutibili satire anti religiose incluse una orgia della Santa Trinità cattolica (Dio, Gesù e Spirito Santo), rabbini ebrei raffigurati come subdoli usurai (come sostenevano le Camice Brune tedesche negli anni Trenta prima di prendere il potere) e il Profeta Maometto trasformato in una libidinosa porno star. Da ateo convinto, quale io sono, non posso condannare una satira tesa a criticare istituzioni religiose se queste promuovono ideologie oscurantiste anche se non vedo il motivo di criticarle ridicolizzando dei simboli religiosi cari a milioni di persone.

La condanna però è doverosa quando la satira anti religiosa veicola messaggi di odio verso una comunità (nel caso di Charlie, quella musulmana) alimentando il pubblico disprezzo e la stigmatizzazione generalizzata. Il settimanale satirico francese è sempre stato cosciente che la satira anti-Islam, costantemente e maniacalmente promossa, rafforzava l’odio sociale, la contrapposizione tra occidente e mondo musulmano. Una satira che gratuitamente offriva validi argomenti ai vari gruppi della estrema destra europea e ai gruppi terroristici islamici, indebolendo l’Islam (quello che noi definiamo “Islam moderato”). Nel 2011 la sede di Charlie Hebdo è stata vittima di un attentato terroristico islamico che ha rafforzato la propaganda anti-islamica, al posto di aprire una seria riflessione interna sul significato di etica editoriale.

All’epoca Charb, noto per i suoi sentimenti profondamente razzisti, difese la linea editoriale anti islamica da lui imposta pur essendo consapevole che essa contribuiva ad alimentare odio e a rafforzare la propaganda anti occidentale dei gruppi terroristici. L’edizione commemorativa di Charlie Hebdo è stata interpretata dal mondo musulmano come l’ennesimo insulto religioso e ha creato seri problemi a molti governi, dal Pakistan al Sudan, concentrati a contenere manifestazioni anti occidentali. Un comportamento stupido quello di Charlie Hebdo, afferma l’editoriale pubblicato sul Financial Times che ha sottolineato la “stupidità editoriale”, accusando il settimanale satirico francese di provocare insulti gratuiti e di non essere “Il più convincente campione della libertà di espressione”.

L’opinionista Tony Barber, afferma sul Financial Times, che non si possono giustificare gli assassini ma sarebbe più utile applicare un po’ di buon senso nelle scelte editoriali che pretendono di sostenere i valori universali quando invece sono solo volgari provocazioni contro i musulmani. L’edizione commemorativa non è stata pubblicata in Australia in quanto viola la legge sulle discriminazioni razziali e religiose. Vari giornali americani ed inglesi hanno deciso di non pubblicare la prima pagina dell’edizione commemorativa di Charlie Hebdo in quanto considerata una esplicita provocazione contro l’Islam capace di aumentare il baratro di incomprensione e odio, favorendo il terrorismo islamico. Stessa decisione è stata presa da Associated Press e dal The Guardian che hanno duramente condannato la redazione di Charlie Hebdo per aver pubblicato immagini tese a provocare odio religioso e sociale. Queste scelte editoriali non possono essere etichettate come atti di censura ma come atti di buon senso, contro un giornale profondamente ancorato ai distruttivi valori della destra europea che produce sottocultura puerile ed offensiva.

Una cultura che non riconosce i limiti della libertà di espressione a cui ogni giornalista si deve attenere quando una vignetta o un articolo possono alimentare odio etnico, religioso e conflitti. Dopo la perdita di 12 dipendenti perché pubblicare una vignetta offensiva per milioni di musulmani sapendo che essi sono estremamente sensibili ad ogni raffigurazione del loro dio o del Profeta? Non si rischia di aumentare l’odio contro la comunità mussulmana in Francia, da decenni vittima di repressione, stigmatizzazione e discriminazione socio economica e parallelamente i sentimenti anti occidentali nel mondo arabo? Questa provocazione equivale a pisciare in una chiesa. Atto che non passerebbe per la mente nemmeno al più convinto ateo ed anarchico esistente al mondo.

Julien Casters, editore marocchino, ricorda in un Tweet che i mussulmani sono le prime vittime del fanatismo religioso islamico. Una dichiarazione che racchiude una aghiacciante ed insostenibile verità occultata a noi, cittadini dell’Occidente. Il martirio di Charlie Hebdo ha contribuito ad ignorare un ben più orribile massacro avvenuto quasi in contemporanea: quello di Baga, una cittadina della Nigeria situata nello Stato del Borno ai confini con il Ciad, il Niger e il Camerun. Duemila persone sono state massacrate dai terroristi islamici di Boko Haram in poche ore, donne e bambini compresi.La maggioranza delle vittime era di fede musulmana.

Il massacro è stato il preludio di una serie di attentati terroristici dove i cosiddetti “combattenti di Allah” hanno utilizzato bambine di dieci anni, compiendo il più grande crimine contro l’Islam e l’umanità in generale: utilizzare degli innocenti per sopprimere vite umane. Nemmeno le mosche sono state risparmiate come dimostra l’ultimo attentato di pochi giorni fa nella città di Gombe dove due persone sono state uccise e 14 ferite da un attentato davanti alla principale moschea. Con questi atti rivolti contro i mussulmani, Boko Haram ha dimostrato di non aver nulla a che fare con la fede islamica blasfemamente da loro utilizzata. Al contrario Boko Haram, come Al-Qaeda, il ISIS, Al Shabaab e il gruppo terroristico islamico ugandese ADF, sono delle organizzazioni criminali spazzatura, motivate da interessi politici ed economici che rappresentano la più evidente antitesi agli insegnamenti coranici. Charlie Hebdo, involontariamente o meno, ha contribuito ad offuscare questa strage avvenuta in Nigeria ponendosi come unica vittima del fanatismo islamico.

La macroscopica discrepanza tra le vite umane perse a Parigi e quelle perse a Baga dimostra che le prime vittime di questo fanatismo sono i musulmani che muoiono per mano terroristica e vengono colpevolizzati in massa ad ogni cittadino occidentale ucciso da questi psicopatici serial killers, sospettati da anni di avere stretti contatti con vari governi europei americani e con le monarchie arabe. Nella guerra scatenata dal ISIS in Iraq e Siria per la creazione del Califfato Islamico o negli attentati di Al-Shabaab in varie città della Somalia chi muore è innocente e mussulmano. Questo non è un parere ma una incontestabile quanto drammatica realtà.

In un suo editoriale il quotidiano inglese The Guardian, condanna apertamente l’Occidente ponendo questa semplice quanto terribile domanda: “Perché il mondo ha ignorato la strage di Baga?”. Una condanna che coinvolge anche la maggioranza dei media africani ancora legati alla sudditanza culturale eurocentrica, al servile rispetto verso i loro ex padroni bianchi e alla sindrome di inferiorità razziale di coloniale memoria. La maggioranza dei media africani ha sprecato fumi di inchiostro per il massacro di Parigi quasi ignorando quello di Baga, dando priorità alle vite occidentali rispetto a quelle africane.

Ironicamente sul governo Hollande, che ha creato il mito di Charlie Hebdo, grava il sospetto di non aver protetto la redazione del settimanale satirico, obiettivo prevedibile del furore cieco degli estremisti islamici. Secondo le indagini svolte dal quotidiano Le Figaró fino a poche settimane prime dell’attentato la sede del settimanale satirico era sorvegliata 24 ore su 24 da una camionetta delle forze speciali della polizia. Misura revocata tre giorni prima del massacro nonostante che i servizi segreti Algerini avessero informato dell’imminente minaccia a Charlie Hebdo.

Una leggerezza imperdonabile ed inspiegabile che rafforza i dubbi posti da vari autorevoli media occidentali e non che il 7 gennaio francese è stato permesso in quanto capace di risolvere molti problemi, alimentando il necessario mito di un feroce e sanguinario nemico esterno. Una inutile strage che ha rafforzato un governo traballante e una politica estera disumana e guerrafondaia che nel Medio Oriente si traduce nell’appoggio incondizionato ad Israele e al finanziamento dei movimenti armati (ahimè all’epoca anche i miliziani del ISIS) che combattono in Siria contro il governo.

I fratelli Kouachi, autori della strage, erano pregiudicati, appena ritornati dai campi di battaglia della Siria, noti ai servizi segreti francesi, americani ed italiani. Entrambi sono stati uccisi nonostante che fosse evidente che “la loro cattura era altamente preferibile alla loro eliminazione. Vivi i due sarebbero stati interrogati, si sarebbe potuto scoprire la loro rete di contatti, i loro mandanti, approfondire la storia del reclutamento jhadista dalla Francia alla Siria” sottolinea Le Figaró. “Alla luce di queste incongruenze la vignetta pubblicata qualche giorno prima da Charlie Hebdo che presagiva l’attentato appare come una cosa più sinistra di un semplice presentimento. La strage è stata compiuta da terroristi islamici ma persiste una gran puzza di bruciato” fa notare il collega Aldo Giannuli.

Gli orrendi e pericolosi sottoprodotti che la strage di Parigi ha generato sono purtroppo la radicalizzazione dello scontro tra due civiltà, la contrapposizione priva di qualsiasi dialogo tra laicità e religione, l’avanzare della destra europea estremista, violenta e xenofoba, il sospetto ormai rivolto ad ogni musulmano di essere un potenziale terrorista, la spregiovole libertà di lanciare messaggi di odio contro una minoranza religiosa in nome della libertà di espressione e la volontà di ignorare ogni tragedia e crimine contro l’umanità che non coinvolga vittime occidentali e bianche.

Queste sono le ragioni che mi spingono a dichiarare ad alta voce: “Non sono Charlie Hebdo. Sono Nigeriano e Musulmano” in quanto non posso essere solidale con un settimanale storicamente schierato sui valori della xenofobia, razzismo e omofobia. Condannare la morte del redattore e dei giornalisti non deve giustificare l’ignobile scelta editoriale di questo settimanale umoristico francese che, a strage avvenuta, non ha esitato un istante a riconfermare il suo odio contro il mondo musulmano incassando diversi milioni di euro e salvandosi dal fallimento editoriale, una sorte certa prima del massacro di Parigi. Come era prevedibile, nell’edizione commemorativa non vi è alcun accenno al massacro di Baga. Scelta voluta per consolidare una verità unilaterale e falsa: le vittime del terrorismo islamico non possono essere che occidentali e bianche.

Il mio dolore non va a Stèphane Charb Charbonnier e ai suoi colleghi in quanto parte del progetto Charlie Hebdo e dei sotto-valori promossi da questo giornaletto ma in quanto esseri umani uccisi da due identiche cieche violenze: quella prodotta da una matita, e quella prodotta da un Kalasnikov. La mia vergogna in quanto bianco ed europeo, fraternamente accolto in Terra Africana, si erige nel costatare la volontà di ignorare le vittime di Baga in quanto negre e musulmane, cosi come sono state ignorate le decine di aggressioni contro la comunità musulmana avvenute in Francia subito dopo la strage di Parigi.

Una vergogna difficile da sopportare che pesa come un macigno, rafforzata dalla consapevolezza che a Parigi non è morta la libertà di espressione ma i valori laici occidentali. Valori talmente strumentalizzati dai nostri governi con cinica determinazione che sono ora odiati e rigettati da milioni di persone in Africa, Asia, America Latina e Medio Oriente. La stessa subdola strumentalizzazione che questi gruppi terroristici islamici attuano verso una religione di cui affermano di essere i più fedeli servitori. Tra i due nemici giurati del conflitto planetario: i falsi rappresentanti dell’Occidente laico e i falsi rappresentanti del Islam troppe ed inquetanti sono le similitudini che li rendono praticamente uguali ed irriconoscibili se non per la scia di sangue che costantemente ed abbondantemente lasciano lungo il loro psicopatico e criminale cammino verso la vittoria finale.

Fulvio Beltrami per African Voices
Kampala, Uganda
@FulvioBeltrami