Tag Archives: pedofilia

Damiano Rossi, fotoreporter, per dieci anni ha testimoniato l’Africa. Poi è dovuto fuggire. Questa la sua storia.

12 Ago

“Hai il mal d’Africa?”

“No — Il mal d’Africa è un prodotto che si vende con i pacchetti dei viaggi organizzati, dieci giorni di tramonti, animali selvaggi e paesaggi esotici, niente di più”.

Damiano è un fotoreporter, che per un quarto della sua vita ha vissuto tra Burundi e Uganda, documentando i destini degli uomini sotto il cielo nero di qua e di là dell’equatore. E proprio a causa di una delle sue indagini, una storia di abusi e pedofilia scoperchiata a Kampala, ha dovuto, su caldo invito di ambasciatori e servizi segreti, lasciare immediatamente il paese. In sella ad una moto, in poche ore. E così, per evitare un arresto da parte di poliziotti corrotti, o forse qualcosa di peggio, Damiano ha messo 10 anni della sua vita in due zaini e, in fretta e furia, ha superato il confine ugandese. La sua ultima notte in Africa l’ha passata insonne barricato in un motel, un armadio davanti alla porta per paura che qualcuno lo venisse a prendere, al confine tra Uganda e Kenya. Due giorni dopo era in Italia. Dietro di sé ha lasciato, in pegno alla sua professione, una casa, un lavoro, una vita. L’Africa, appunto.

Continua a leggere qui

‘Festival Stupro di un Bambino’: perché tante storie false sull’Uganda?

12 Mar

Un articolo sta sostenendo che l’Uganda starebbe ospitando un “festival dello stupro al bambino ” ed è stato dimostrato di essere una bufala. L’articolo segue un’altra storia falsa che sosteneva che la figlia del presidente ugandese Yoweri Museveni è lesbica .

Un flusso di articoli falsi arrivano proprio nei momenti controversi per l’Uganda, il paese è sotto i riflettori per promulgare una legge omofoba controversa.

La nuova legge che prevede l’ergastolo per i reati di omosessualità.

L’articolo sul festival stupro di un bambino ugandese è stato pubblicato dal sito satirico sudafricano, Lifestyle tabloid.

Secondo l’ultima bufala, il “festival stupro di un bambino “, vedrà bimbe di appena due mesi, nella loro impotenza, essere violentate ‘in modo naturale ‘, e sarebbe stata accolta all’unanimità dal parlamento come sostenuto da principi dei  Cristiani ugandesi, a differenza di due adulti consenzienti nel sesso omosessuali.

“Sotto lo slogan ‘ Dio ama gli stupratori di Bambini – Non omosessuali ‘, il festival presenterà una serie di attività di stupro del bambino che vedrà assegnato al vincitore un ‘Yoweri Prize’ per il maggior numero di stupri, che consistente in un trofeo tempestato di diamanti che compole il nome del Presidente ugandese Yoweri Museveni .”

Riguardo la  storia attinente l’omosessualità della figlia di Museveni si legge : “Diana Kamuntu, figlia di Museveni, ha detto di amare suo padre incondizionatamente, lei non è d’accordo con la posizione anti-gay in Uganda e combatterà contro la legge.

“‘Io sono gay, sono omosessuale. Ne sono coscente da quando ero una bambina. Inoltre, sono cristiana, quindi non tollero nessuna legge di questa nazione apparentemente democratica, che metterà odio su qualsiasi persona solo per quello che è il suo orientamento sessuale sembra essere’,ha detto Kamuntu .”

Questi recenti articoli falsi quasi certamente rappresentano un affronto alla repressione di Museveni nei confronti degli omosessuali e il reverendo e Ministro di Stato per l’Etica e la pretesa di integrità Simon Lokodo che ha affermato che lo stupro di un bambino è meglio dell’omosessualità .

A seguito di questi filoni controversi che negano i diritti umani fondamentali e violano le leggi internazionali, la Banca Mondiale ha posticipato  $ 90m (£ 54m) di prestito all’Uganda in seguito all’entrata in vigore della nuova legge.

Gli Stati Uniti hanno avvertito che il disegno di legge omofoba complicherà le relazioni con gli Stati Uniti.

Articolo originale di Ludovica Iaccino
Traduzione a cura di African Voices

Uganda: Il doppio volto della Chiesa Cattolica sulla legge anti gay.

28 Feb

Ho recentemente letto un articolo pubblicato sul Avvenire: “Uganda, omosessuali da difendere” in cui si afferma che l’arcivescovo Cyprian K. Lwanga fin dal 2010 condannò il disegno di legge perché non rispecchiava l’approccio cristiano alla questione dell’omosessualità. La colpa viene data alle “chiese indipendenti” sopratutto quelle “sbarcate dagli Stati Uniti, come la rigida galassia dei ‘Born Again’ Nati Nuovamente”.

Nel gergo giornalistico questo é il tipico pezzo ordinato su misura cioè un articolo che, partendo da un fatto reale, costruisce una infrastruttura ideologica basata su notizie parziali  per arrivare a conclusioni strettamente politiche che oltrepassano i confini della informazione divenendo propaganda.

Nel caso di questo articolo il messaggio offerto é semplice: la legge omofobica in Uganda é stata sostenuta dalle “altre chiese” ma non da quella cattolica che, al contrario, difende gli omosessuali.

L’obiettivo é altrettanto facile da comprendere: gestire una difficile situazione come quella in Uganda allineandola artificialmente alla complessa e costosissima operazione di marketing di riabilitazione della Chiesa Cattolica dove per la prima volta un Papa é strato trasformato in una parodia di una Star Hollywoodiana.

Purtroppo la realtà é estremamente diversa e nella tormentata vicenda di questa legge, proposta per la prima volta nel 2009, la Chiesa Cattolica ha delle precise ed inconfutabili responsabilità.

Nel supporto alla legge il ruolo principale non é stato giocato da sette evangeliche americane, ma da una alleanza di istituzioni religiose “classiche”: la Chiesa Anglicana e l’Islam raggiunte a metá persorso da quella Cattolica.

L’arcivescovo Cyprian K. Lwanga é stato contrario alla proposta di legge dal 2009 al 2011 definendo gli omosessuali dei “peccatori da redimere non da punire”.

L’atteggiamento della Chiesa Cattolica cambia radicalmente nel luglio 2012 quando il Vescovo Lwanga firmò una lettera indirizzata al Presidente Museveni assieme agli altri leader religiosi del paese (protestanti e mussulmani) a seguito della decisione del Presidente di ostacolare l’approvazione della legge per timore di ricadute negative a livello internazionale.

Nella lettera si richiedeva l’immediata approvazione della legge anti gay conosciuta come ‘Kill The Gay Bill’, al fine di difendere i valori tradizionali della famiglia.

La lettera segna il passaggio del Vescovo Lwanga da campo pro gay a quello anti gay. Un passaggio riconfermato con determinazione nella lettera inviata dai leader religiosi al Presidente Museveni il 29 dicembre 2013 a seguito del suo rifiuto di approvare la legge anti omosessualità votata illegalmente al Parlamento il 20 dicembre 2013.

La seconda lettera, anch’essa firmata dal Vescovo Lwanga, chiese espressamente al Presidente ugandese di firmare al più presto la legge omofobica come aveva fatto la sua controparte nigeriana: il Presidente Goodluck Jonathan.

Nel classico doppio gioco tipico di varie religioni, i leader religiosi ugandesi pubblicarono contemporaneamente alla lettera riservata al Presidente Museveni un comunicato stampa in difesa degli omosessuali.

Come leader religiosi condanniamo ogni forma di discriminazione contro gli omosessuali, ma dobbiamo considerare l’omosessualità come parte delle debolezze umane e il problema deve essere gestito a livello personale tramite il pentimento”.

Secondo vari osservatori regionali il comunicato pubblico é servito per nascondere i veri sentimenti omofobici nutriti da questi leader religiosi espressi chiaramente nella lettera al Presidente Museveni.

La firma di questa lettera da parte del Vescovo Lwanga, contraddice la dichiarazione del 21 dicembre 2013 fatta dal rappresentante del Nunzio Apostolico in Uganda: l’Arcivescovo Michael Blume, chiaramente contraria all’approvazione del Kill The Gay Bill.

Purtroppo tra i due atti politici quello che conta é la lettera firmata da Lwanga. Blume é un perfetto sconosciuto in Uganda mentre Lwanga é considerato il vero rappresentante del Vaticano nel Paese, dagli oltre 10 milioni di fedeli ugandesi che seguono ciecamente i suoi orientamenti di fede.

Il Vescovo Lwanga ha chiarito la sua posizione sull’omosessualità sul settimanale ugandese cattolico Observer in una intervista rilasciata il 29 dicembre 2013.

La Chiesa crede nella istituzione del matrimonio che non é solo una relazione tra esseri umani, ma un dovere di cooperare con Dio nel processo della procreazione di una nuova vita umana. Non vedo nessuna ragione che possa spiegare come l’omosessualità possa essere inserita nei piani del Signore. Anche gli animali che appartengono alla più bassa categoria delle creature di Dio, non praticano l’omosessualità. Quindi perché l’essere umano creato da Dio a sua immagine e somiglianza deve scendere a questi bassi e degradanti livelli?”

Il passaggio del Vescovo Cyprian K. Lwanga al fronte anti-gay é dettato da motivazioni politiche. Dal 2012 Lwanga é entrato in dissidio con il Presidente Museveni e sta tentando di influenzare l’elettorato cattolico contro l’attuale Governo denunciando violazioni dei diritti umani che rimangono tutte da dimostrare.

Pochi giorni fa il Vescovo Lwanga ha inviato una lettera pastorale al Presidente Museveni  richiedendo di non presentarsi alle elezioni previste nel 2016 a seguito della nomina di Museveni a candidato del National Revolutionary Movement, avvenuta durante un meeting del partito che si è svolta la seconda metà di febbraio 2014, a Kyankwazi.

Come la maggior parte degli attori politici in Uganda, anche l’operato del Vescovo Lwanga si basa su una forte dose di ambiguità politica. Nonostante la sua opposizione al quarto mandato Presidenziale di Museveni, ha accettato di mediare con il Santo Padre affinché accetti la richiesta del Governo Ugandese di visitare il Paese in occasione della celebrazione del Cinquantenario dei Martiri Ugandesi prevista per il prossimo luglio. La visita di Papa Francesco serve politicamente  per rafforzare l’immagine del Governo ugandese e del Presidente Museveni, oltre ad essere una fonte di ottimi profitti per l’industria nazionale del turismo.

Il Vescovo Lwanga non é intervenuto per richiamare all’ordine vari preti cattolici che in queste settimane hanno propagato veri e propri messaggi di odio contro la comunità omosessuale ugandese durante le messe domenicali. L’unico provvedimento nei confronti di un sacerdote é stato attuato nel maggio 2013 contro Padre Anthony Musaala, famoso per le sue messe piene di canti e danze che gli hanno regalato in nome di “Prete Ballerino”.

Nel Marzo 2013 Padre Musaala scrisse una lettera al Vescovo di Kampala Lwanga presentando prove inconfutabili di sodomizzazioni e violenze sessuali attuate da preti nelle diocesi e nelle scuole private cattoliche contro bambini e bambine.  Lo stesso Musaala rivelò di essere stato vittima di violenze sessuali quando frequentava i primi anni di seminario.

Il Vaticano chiude gli occhi perché non vuole scandali. Credo che sia arrivato il momento di dire la verità. Mi rivolgo a lei affinché faccia pulizia di queste persone indegne dell’ abito che indossano. Spero anche che questa denuncia crei un serio dibattito all’interno della Chiesa Cattolica in Uganda sulla possibilità di concedere il matrimonio al nostro clero”, scrisse nella lettera indirizzata a Lwanga Padre Musaala.

Il Vescovo Lwanga non reagì alla denuncia di Padre Musaala costringendo quest’ultimo a svelare i dettagli ai media locali. Dinnanzi allo scandalo che scoppiò il Vescovo Lwanga chiese perdono alle vittime e promise un’inchiesta interna.

Nella realtà il Vescovo Lwanga attuò una complessa operazione di “cover up” (insabbiamento) allontanando le vittime minori dalle diocesi e scuole cattoliche e facendo pressioni sulla magistratura e polizia affinché non aprissero una indagine ufficiale.

I preti elencati nella lettera sospetti di violenze sessuali non hanno subìto alcun provvedimento interno mentre Padre Musaala é stato sospeso definitamente dal sacerdozio dal Vescovo Lwanga in persona con l’accusa ufficiale di aver rivelato ai media un segreto della Chiesa.

Il Vescovo cattolico di Kampala é stato un accanito sostenitore della legge anti pornografia in cui é incluso il divieto di portare le minigonne o abiti scollati. Questa legge, apporvata sempre nel Dicembre 2013, é ora oggetto di un forte dibattito nazionale in quanto dalla sua entrata in vigore (gennaio 2014) si sono registrati almeno 10 casi di stupro collettivo contro donne commessi da criminali convinti di essere protetti dalla legge in quanto le vittime indossavano delle minigonne.

Il rammarico personale non é sulle posizioni omofobiche e sessofobiche e la protezione della pedofilia all’interno del clero ugandese, atti compiuti dal Vescovo Lwanga ben noti qui in Uganda, ma sulla mancanza di etica di prestigiosi quotidiani come Avvenire che tranquillamente offrono informazioni alterate per rafforzare l’attuale “nuovo corso” della Chiesa, approfittando che la notizia riguarda un lontano paese africano di cui la maggioranza dell’opinione pubblica non conosce in modo approfondito. Queste operazioni di dubbio valore giornalistico sono equiparabili alle foto truccate del conflitto Siriano pubblicate su magazine internazionali e fanno sorgere una domanda spontanea: il vento di cambiamento della Chiesa Cattolica necessita di simili trucchi per essere credibile?

Purtroppo anche questa volta la stampa cattolica italiana ha utilizzato le stesse tecniche di notizie parziali che alterano la realtá, che furono utilizzate per giustificare la benedizione di Papa Benedetto XVI alla Presidente del Parlamento Ugandese Rebecca Kadaga, nota sostenitrice della legge omofobica elargita tre giorni prima della discussione in Parlamento. Discussione che non ebbe mai luogo per decisione del Presidente Museveni.

 La differenza tra informazione e propaganda risiede nel rifiuto del giornalista di alterare una notizia per offrire un’informazione consona a determinate correnti politiche di cui il Potere Temporale del Vaticano ne fa parte a pieno diritto da almeno otto secoli.

Andrei inoltre cauto ad affermare che la pena di morte é stata sostituita con l’ergastolo. Forse  Avvenire possiede una copia del testo di legge, ma vi posso assicurare che in Uganda nessun giornalista é stato in grado di consultarlo. La modifica é stata affermata dai promotori della legge, ma l’opinione pubblica non ha avuto la possibilitá di verificarne la veridicitá.

Giusto a titolo di curiosità,  questa settimana in tutto il paese sono sorti gruppi di preghiera organizzati dalle Chiese Anglicana e Cattolica per ringrazionare “nostro Signore” per aver salvato l’Uganda dal dono satanico della Omosessualità.

Fulvio Beltrami
Kigali, Rwanda

Turismo sessuale, mafia, pedofilia, corruzione: il meglio made in Italy in Kenya

8 Ott

Il giornalista Fulvio Beltrami in collaborazione con giornalisti kenioti stanno lavorando per un dossier sulle attivita illegali della comunita italiana a Malindi e Monbasa dedita ad attivita imprenditoriali; dalle infiltrazioni mafiose alla promozione del turismo sessuale. Dalla corruzione delle autorita locali alle minacce di morte a giornalisti kenioti. Argomento poco trattato dai media italiani, ma triste e vergognosa realta. L`obiettivo e’ di far conoscere lo squallido underground criminale nella speranza che le autorita italiane intervengano.

Rimanete con noi se volete la verità sul peggio degli italiani in Kenya!