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African Voices cambia nome e mission

5 Ott

Quando 7 anni fa ho aperto la vecchia pagina AFRICAN VOICES, ormai persa perchè rubata da un ladro, il mio obiettivo era quello di imparare tutto quello che ancora non sapevo sull’Africa, sul territorio, i popoli e la cultura attraverso la conoscenza e l’informazione di altri.
Quel progetto mi ha fatto ottenere buone soddisfazioni e quasi 300 mila followers. Ho ottenuto la stima di diversi blogger e giornalisti africani, di attivisti per i diritti di molte categorie e per la pace. Molti musicisti, poeti, scrittori, pittori, politici africani ed editori e tanta, tanta gente comune hanno simpatizzato per quella pagina e per il mio modo di operare.
Opera che poi, negli ultimi due anni mi ha visto affiancato da validi collaboratori africani e non di grande valore che ancora oggi sono al mio fianco.

Ed è proprio con loro, in special modo con Cornelia Toelgyes, amica e attivista da molti anni a favore dei diritti umani, esperta di Africa e giornalista divide con me come  amministratrice questa nuova avventura.
Abbandonare il nome AfricanVoices cambiando con Voices 5 Continents e allargare la nostra mission non più solo all’Africa, ma anche agli altri 4 continenti, non è stata una decisione semplice, ma ormai dopo anni di solo Africa e con decine di migliaia di articoli, video, immagini e discussioni condivise e con la ‘morte digitale’ della pagina originale, il cambio è diventato un obbligo e non poteva che essere verso un impegno maggiore verso gli altri quattro continenti mantenendo nella stessa misura anche le info sul nostro principale continente, l’Africa appunto.

Oggi, gli equilibri si sono spostati e sopratutto il mondo è cambiato molto. Terrorismo, razzismo, omofobia, xenofobia, cancellazione dei diritti umani, diritti civili, repressione della stampa internazionale, migrazioni, cambiamento climatico e molto altro, sono aumentati in via esponenziale ovunque ed ecco allora la nostra decisione di spostare la l’attenzione anche sugli altri 4 continenti per capire, imparare e ottenere un confronto più ampio.

Non mancheranno le fotografie, i racconti attraverso le immagini di grandi fotografi internazionali, video, musica e cercando attraverso le tradizioni locali dei 5 continenti di ampliare le nostre conoscenze personali sperando di coinvolgere anche il Vostro interesse.

Allora… , benvenuti nella nostra pagina VOICES 5 CONTINENTS.

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Ritorno in Africa. I flussi migratori si stanno invertendo.

29 Ago

La allarmante e razziale propaganda promossa da vari Media italiani, discretamente tollerata dal governo di sinistra di cui ironicamente i frutti politici vengono raccolti dalla destra populista si basa su un grande inganno informativo. Stanno convincendo gli italiani che il loro Paese è invaso dagli africani disperati e pronti a tutto. Nulla di più falso come hanno sottolineato un pugno di colleghi su L’Indro e altri quotidiani come il Manifesto, Corriere della Sera e Avvenire. Voci fuori dal coro che espongono una cruda realtà: i flussi migratori verso l’Europa sono una percentuale insignificante rispetto ai flussi che avvengono all’interno del Continente africano.

Flussi di natura economica che verranno facilitati con l’abbattimento delle frontiere nazionali e unico passaporto africano, progetto promosso dalla Unione Africana che dovrebbe entrare in vigore entro il 2030. Già ora alcuni blocchi economici stanno costruendo i presupposti per una unica cittadinanza. Il progetto più avanzato è quello della East African Community (Comunità Economica dell’Africa Orientale).

La seconda realtà che i media italiani ed europei occultano è ancora più orribile. L’Europa sta progressivamente rifiutando i visti ai profughi e ai richiedenti di asilo politico rinnegando così i valori europei in difesa dei diritti umani spesso usati come arma di accusa rivolta contro vari governi africani. Migliaia di persone dall’Africa e Medio Oriente ricevono il rifiuto di concedere loro lo statuto di rifugiato in Europa nonostante che fuggano da guerre spesso create dall’Occidente o da repressioni politiche, religiose e sessuali perpetuate da dittature disumane alleate a Stati Uniti e Unione Europea, i casi più lampanti: Arabia Saudita, Turchia, Egitto e ora anche il Sudan.

In Africa vi sono quasi 10 milioni di profughi, gestiti più o meno bene dai governi africani con la collaborazione dell’Alto Commissariato ONU per i Profughi (UNHCR) e ONG occidentali. Uno tra i Paesi africani all’avanguardia per la gestione dei rifugiati e immigrati è l’Uganda dove ogni “straniero” viene aiutato a inserirsi nel tessuto sociale ed economico ugandese, offrendo lavoro, sicurezza e dignità. Eppure qualche giorno fa il quotidiano La Repubblica ha scritto un articolo sulla emergenza profughi dal Sud Sudan che di fatto denigra l’Uganda ignorando che il Paese africano è alla avanguardia delle politiche di accoglienza a livello mondiale e che abbia istituzionalizzato una politica di porte aperte elogiata anche dalle Nazioni Unite. “L’Uganda al collasso: è qui che un milione di sud sudanesi trova rifugio” Un articolo, forse scritto per attirare fondi a favore del florido business umanitario inventato dall’Occidente, che propone i classici cliché di Paesi africani poveri e bisognosi di aiuto. Una tecnica giornalistica per generare pietismo e convincere a stanziare fondi umanitari per le Ong italiane o europee.

L’esempio de La Repubblica non è purtroppo un caso isolato. Da mesi i giornali aprono in prima pagina con titoli xenofobi contro gli immigrati. “Immigrazione, un terzo dell’Italia in mano agli stranieri”, “Immigrati alla stazione di Lido. Disagi e molestie”, “Il contagio islamista infetta l’Europa. Sotto attacco Finlandia e Germania”, “Militari accerchiati dalla gang di extracomunitari”. Spesso queste sono false notizie o notizie che vengono volutamente distorte per creare un clima di paura e terrore. Il prete cattolica Mussie Zerai di origine eritrea e candidato al Premio Nobel è stato indagato dalla Procura di Trapani con l’accusa di favore l’immigrazione clandestina. In realtà Zerai aiuta gli immigrati già in Italia a ricongiungersi con i famigliari o a trovare un lavoro, donando loro dignità.

All’interno di questa facile disinformazione con chiari connotati di terrorismo psicologico che in alcune testate italiane si trasforma in odio razziale, non vi è spazio per le notizie vere. Dal 2014 i flussi migratori Africa Europa si stanno progressivamente invertendo. La diaspora africana in Europa sta rientrando in Africa dopo decenni passati all’estero. Il fenomeno di rimpatrio non è dovuto da fallimenti personali o mancato inserimento nel tessuto socio economico nei Paesi europei ospitanti.

Al contrario riguarda al piccola e media borghesia africana che giunse in Europa nella prima ondata migratoria degli anni Settanta e Ottanta causata da guerre, colpi di Stato e sottosviluppo nei Paesi di origine. Tutti prodotti dalla competizione tra Capitalismo e Comunismo e dalla vorace e insaziabile mania occidentale di controllare e depredare le risorse naturali del Continente.

A rimpatriare sono professori universitari, bancari, manager di industria, commercianti affermati che sono entrati a pieno diritto nella media borghesia europea grazie ai loro sacrifici, intelligenza e onesto lavoro. Un quarto dei bancari algerini che lavorano presso banche francesi sta rientrando nel loro Paese per aprire studi di consulenza finanziaria, contribuendo alla progressiva liberalizzazione dell’economia in Algeria. Il 6% di stimati e iper pagati ingeneri nigeriani e kenioti in Gran Bretagna ritornano in Nigeria e in Kenya per dirigere i lavori nel piano di rilancio delle opere pubbliche tese a rafforzare la rivoluzione industriale.

Il quotidiano britannico The Guardian (di cui professionalità è lontana anni luce dal dilettantismo informativo e scandalistico di vari quotidiani italiani) ha recentemente pubblicato una accurata indagine sul fenomeno di rimpatrio che sta ridisegnando i flussi migratori Africa Europa. L’indagine è concentrata sulla diaspora etiope. I giovani etiopi figli di immigrati, in possesso di diplomi universitari e ottimi lavori stanno ritornando in Etiopia attirati dal boom economico che il loro Paese sta conoscendo dal 2012 con una crescita economica annuale del 10%. Il loro Paese di origine offre migliori condizioni di lavoro e possibilità di carriera professionale rispetto alla Gran Bretagna sopratutto dopo il Brexit. E’ un ritorno radicale a senso unico, con tanto di vendita delle proprietà immobiliari acquistate in Gran Bretagna.

Più completa è l’inchiesta fatta dalla rivista Inspira Afrika in collaborazione con Avako Group e Africa France che riguarda il rimpatrio di immigranti francofoni. Il 38% degli immigranti africani residenti in Francia che decidono di ritornare nei loro Paesi d’origine hanno lavori dirigenziali in importanti aziende pubbliche e private. Il 19% sono alti funzionari presso banche e agenzie di consulenza finanziaria francesi, il 21% alti funzionari di marketing e comunicazione e il 13% dirigenti di compagnie Telecom.

L’inchiesta rivela che il 63% di questi professionisti che rientrano in Africa sono motivati dalla volontà di partecipare al miracolo economico del Continente. Il 49% sono attirati da opportunità professionali più gratificanti e meglio retribuite. In Francia sono sopratutto le donne manager africane a ritornare in Africa. Esse rappresentano il 58% degli immigrati che ritornano nei loro Paesi d’origine.

Il ritorno della diaspora si verifica anche in Paesi ancora in bilico tra guerra e pace, come la Somalia, dove centinaia di migliaia di somali rifugiati in Europa, Stati Uniti e Canada stanno ritornando nonostante che il governo centrale sia ancora debole e che il gruppo terroristico salafista Al Shabaab non sia ancora stato definitivamente annientato dalle coraggiose ed efficaci truppe ugandesi e burundesi che compongono la punta di diamante della forza militare di pace AMISOM che è riuscita a stabilizzare gran parte della Somalia dopo il clamoroso fallimento della missione di pace occidentale UNISOM. Il rientro in Somalia è motivato da spirito patriottico affiancato da opportunismo economico. Il Paese, una volta annientato Al Shabaab, sarà tutto da ricostruire e il tessuto economico ripartirà da zero. La diaspora somala vuole svolgere un ruolo di primo piano a livello politico, sociale ed economico nella ricostruzione della loro Patria.

L’inversione dei flussi migratori ha raggiunto dimensioni interessanti. Su 100 nuovi arrivi di immigrati dall’Africa 20 immigrati di lunga data appartenenti alla media borghesia africana creatasi in Europa ritornano nel Continente. Secondo gli esperti questa percentuale è destinata ad aumentare nei prossimi anni. La spiegazione di questo aumento è semplice. La vecchia Europa sta collassando a livello economico contraendo le possibilità di lavori ben retribuiti non solo per gli immigrati ma anche e sopratutto per i cittadini europei.

Il rafforzarsi dei partiti xenofobi, fascisti e razzisti in Italia, Francia, Belgio, Olanda, Austria, Germania e le politiche reazionarie di molti governi della sinistra europea, in prima fila quello italiano, stanno creando un clima di odio razziale e di insicurezza per centinaia di migliaia di onesti immigrati che si sentono europei ma che vengono ora rigettati dalle società ospitanti in quanto “negri” o per la loro fede mussulmana, sospettati di essere criminali, fiancheggiatori della immigrazione clandestina o peggio ancora dei terroristi islamici.

Il flusso migratorio all’inverso è il primo segnale di quello che il futuro sta riservando alla Vecchia Europa in preda al razzismo e all’intolleranza dove si respira una atmosfera di fine impero. Mentre alcuni nostri quotidiani continuano a latrare su false emergenze migratorie che metterebbero in pericolo la società e la democrazia in Italia, l’attuale flusso migratorio Africa Europa è originato dai Paesi africani a cui è negato il progresso e la pace dalle lobby economiche occidentali che mirano a depredare le risorse naturali. Lobby tra cui si annovera anche la ENI, che di fatto condiziona la politica estera italiana in Africa.

Nei Paesi africani dove maggiore è il controllo della Sovranità economica e il progresso è sinonimo di nazionalismo e collaborazione con potenze economiche meno selvagge e più orientate alla filosofia “Winn Winn” (tutti vincitori), come la Cina, il flusso migratorio Africa Europa si è già interrotto da cinque anni. Perché immigrare nella disastrata Europa quando sviluppo, lavoro e ricchezza si trovano in Kenya, Uganda, Rwanda, Tanzania, Ghana, Congo Brazzaville, Algeria, , Mozambico, Angola, Sudafrica? Qualcuno potrà obiettare che in tutti questi Paesi esistono ancora forti diseguaglianze sociali e larghe sacche di povertà, ma innegabili sono le possibilità di una vita migliore. Spetta ai cittadini di questi Paesi e non a noi occidentali, combattere per una maggior uguaglianza e giustizia sociale con metodologie e soluzioni africane.

L’Europa razzista, populista, fascista e in bancarotta non è più una terra attraente e nei prossimi anni i flussi migratori Europa Africa aumenteranno. I professionisti africani che rientrano nei loro Paesi non solo porteranno maggior progresso, innovazione tecnologica e sviluppo di diritti civili e democrazia ma un maggior sguardo critico verso la predatrice razza bianca che ancora si ostina a voler depredare il mondo intero invece di chiedere aiuto e collaborazione per salvarsi dalla rovina economica e dalla distruzione della sua società.

Questo senso critico, probabilmente accompagnato da giusti rancori verso le ingiustizie inflitte gratuitamente ad onesti immigrati per il solo fatto di essere negri o mussulmani, rafforzerà la sorpresa che l’Africa e la Cina stanno riservando alla razzista Europa. Il progressivo blocco delle esportazioni di materie prime, petrolio e gas che serviranno per la crescita industriale africana sostenuta dalle potenze emergenti del BRICS e dalla Cina.

Alcuni governi e analisti europei più attenti e lungimiranti sono già consapevoli di questo trend destinato a ridisegnare gli equilibri mondiali di potere a favore del Sud del mondo. Questi illuminati sono consci che i moderni eserciti e gli arsenali nucleari detenuti dalle potenze occidentali sono armi spuntate. Lo si vede già nel caso del Iran e della Corea del Nord dove alle continue minacce americane di guerra non seguono atti concreti per il semplice fatto che non conviene all’Occidente far scoppiare guerre perse in partenza, come le disastrose avventure in Afganistan e Iraq dimostrano. In Africa non è più possibile una guerra di conquista e le criminali manovre di destabilizzazione come quelle attuate in Libia, diventano sempre più difficili.

I governi e analisti più attenti sono consapevoli anche di un pericolo ben peggiore a breve termine: l’ondata di terrorismo di ritorno causata dalle stesse potenze europee che hanno favorito se non incitato tra i giovani emarginati europei di origine magrebina l’arruolamento nei gruppi salafisti finanziati dalle monarchie arabe per destabilizzare il Medio Oriente e vari Paesi Africani per meglio controllare le riserve di oro, petrolio e minerali rari.

DAESH sta perdendo su tutti i fronti grazie alle offensive di Russia, Iran, Kurdistan, Siria, Libano, Hezbollah. Sconfitti e umiliati i mercenari stanno rientrando in Europa, con alti livelli di fanatismo e pronti a vendicarsi contro chi li ha inviati a combattere in Siria e Iraq per calcolo di supremazia economica. Un odio che produrrà una ondata di violenza e morte senza precedenti in Europa come dimostra l’ondata di terrorismo in Spagna. Presto anche i mercenari inviati a combattere al fianco di Al Quaeda Magreb, Boko Haram e Al Shabaab ritorneranno in Europa dopo che le forze civili e democratiche africane riusciranno a sconfiggere queste mostruosità salafiste. Inutile dire che anche i mercenari sconfitti in Africa rientreranno in Europa sorretti da un incontrollabile odio e mortale rancore.

E’ giunto il momento storico dove Europa e Stati Uniti necessitano di aiuto internazionale, essenziale per la sopravvivenza delle loro civiltà e la pace mondiale. Per ricevere questo aiuto l’Occidente deve rinunciare a tutti i aggressivi e primitivi sogni di supremazia per creare forti collaborazioni con tutte le ex colonie. L’Africa può aiutare l’Occidente ad uscire da un incubo auto creato ma è necessario un radicale cambiamento di mentalità. Un cambiamento radicale che è possibile in quanto gli Africani sicuramente saranno disponibili a dimenticare i passati crimini e ingiustizie subite per creare un mondo migliore per tutti.

di Fulvio Beltrami
Giornalista Freelance
@Fulviobeltrami

Il silenzioso genocidio di immigrati africani nel Mediterraneo. La verità nascosta.

2 Mag

Il 12 aprile 2015 diverse associazioni internazionali in supporto degli immigrati (tra le quali: Oronias, Meidamiroir e Reseau International), hanno denunciato un orrendo crimine commesso dalla marina militare egiziana nel Mediterraneo: il bombardamento e l’affondamento di una nave con a bordo 600 immigrati somali ed eritrei. Al momento non si conosce il numero dei sopravvissuti. La notizia è stata diffusa dalla succursale egiziana della associazione caritatevole inglese Africa and Middle East Assistance (AMERA). Fondata nel 2005 provvede aiuto legale ai rifugiati e immigrati nei paesi dove questo servizio non esiste o è limitato. Amera-Egitto provvede assistenza legale a immigrati, rifugiati e richiedenti di asilo in stretta collaborazione con UNHCR. Organizza anche corsi rivolti ad avvocati, comunità ed autorità egiziane sulla protezione degli immigrati.

La notizia dell’attacco alla nave di immigrati è stata seccamente smentita dal governo egiziano e quasi ignorata dai media internazionali. È la prima volta che la marina militare egiziana affonda una nave di immigrati. L’atto rappresenta un crimine contro l’umanità ben più grave dell’attacco condotto dalla marina militare israeliana contro la nave turca Marmara che trasportava simpatizzanti della causa palestinese che volevano portare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza sotto assedio.

Non è la prima volta che le forze di difesa egiziane uccidono immigrati africani. Una lunga serie di omicidi a sangue freddo è regolarmente stata registrata dal 2006 senza che le Nazioni Unite o la Comunità Internazionale si degnassero di aprire delle inchieste e condannare questo crimine contro l’umanità. Addirittura i media occidentali, dopo le prime notizie riportate tra il 2008 e il 2011, sembrano essere stati coinvolti nella cospirazione del silenzio sull’uso letale della forza contro gli immigrati africani da parte dell’esercito egiziano. I primi omicidi di massa sono stati riportati dai media internazionali nel 2006. La maggior parte di essi si è verificata lungo la frontiera con Israele. I due paesi hanno firmato da tempo un patto segreto che incarica il governo egiziano della sicurezza dei confini con Israele. Nelle responsabilità egiziane è previsto il rispetto del blocco economico imposto a Gaza e la lotta contro i tentativi di entrare in territorio israeliano compiuti dagli immigrati africani. Ovviamente il governo di Tel Aviv non ha mai richiesto di abbattere gli immigrati clandestini. Tuttavia non ha mai protestato contro questa pratica per una semplice ragione: il destino degli immigrati non interessa a Tel Aviv. L’importante è evitare che entrino in Israele. Fin dalle prime denunce dei media internazionali, 122 africani sono stati assassinati dalla polizia egiziana. Questo numero di vittime è la punta del iceberg di centinaia di omicidi accuratamente occultati.

L’esercito egiziano non è il solo pericolo letale per gli immigrati. I trafficanti di esseri umani spesso uccidono i loro clienti. Nel settembre 2014 un battello con a bordo 500 tra africani e arabi è stato deliberatamente affondato dai trafficanti vicino alle acque territoriali di Malta. Il battello era diretto a Lampedusa. Secondo la testimonianza di due Palestinesi sopravvissuti il battello è stato affondato in quanto gli occupanti avevano rifiutato di eseguire l’ordine ricevuto dai trafficanti che li seguivano di trasferirsi su un terzo battello che versava in pessime condizioni. Nacque una disputa e i trafficanti iniziarono a sparare sugli immigrati. Per nascondere il crimine decisero immediatamente dopo di affondare il battello contenente centinaia di corpi. La marina militare di Malta riusci’ a salvare solo 7 passeggeri del battello che furono ricoverati presso un ospedale a Creta.

Anche la marina militare spagnola è sospettata di attaccare le navi ed uccidere gli immigrati al largo delle coste spagnole. Il 25 ottobre del 2003 una motobarca piena di immigrati spari’ misteriosamente nella acque internazionali vicino alle coste di Cadiz. L’imbarcazione aveva oltrepassato la base militare di Rota dove è ormeggiata la Sesta Flotta americana e la flotta militare spagnola. Subito dopo il battello è sparito. All’epoca si nutrirono forti sospetti che la marina militare spagnola avesse affondato di proposito l’imbarcazione. Quello che è stato provato è la sospetta mancata collaborazione delle marine militari americana e spagnola nelle operazioni di salvataggio compiute da volontari inesperti e costretti ad affittare dei battelli privati. Nelle tre settimane successive alla tragedia 36 corpi decomposti furono ritrovati sulla spiaggia di Cadiz. Fino ad ora non si conosce l’esatto numero delle vittime. Il quotidiano spagnolo El Pais descrisse gli avvenimenti come la più grande tragedia di clandestini avvenuta nella storia della Spagna. Il 12 novembre 2003 un avvocato spagnolo: Erique Mugica, fece aprire una inchiesta ufficiale sull’orrendo episodio. Inchiesta frettolosamente archiviata dalle autorità spagnole. Diverse altre volte la marina militare spagnola è stata sospettata di attaccare ed affondare navi di immigrati clandestini al largo del Mediterraneo.

Tutti questi incidenti letali avvengono nel mezzo del Mediterraneo lontano da testimoni. Dal 2010 molti pescatori siciliani testimoniano il ritrovamento giornaliero di cadaveri galleggiati nelle acque internazionali. L’Organizzazione Internazionale della Migrazione (OIM) informa che nel 2014 nelle acque del Mediterraneo sono stati uccisi 2.900 clandestini da forze sconosciute. Un numero di vittime che ha aumentato sensibilmente quello registrato nel 2013: 700 persone assassinate. Il silenzio dei media occidentali sugli omicidi sistematici di clandestini africani commessi dalle forze dell’ordine egiziane e la dimostrata volontà della Comunità Internazionale di non aprire inchieste ufficiali spingono vari analisti politici africani a teorizzare l’esistenza di macabri accordi segreti tra Europa e i paesi del Nord Africa, tra i quali l’Egitto, chiamati ad intercettare e fermare l’immigrazione illegale con ogni mezzo inclusi gli omicidi di massa stranamente tollerati dalle autorità europee e ignorati dai media occidentali. In cambio di questo servizio i paesi Nordafricani riceverebbero aiuti finanziari e supporti politici. Tutte le notizie di nuove e alquanto misteriose tragedie di clandestini avvenute nel Mediterraneo rafforzano questo orrendo sospetto.

L’Italia, uno dei paesi europei più colpiti dall’immigrazione clandestina, non è esente da responsabilità. Al contrario Roma è completamente coinvolta in accordi di protezione dei confini marittimi che inevitabilmente portano ad atrocità e violazioni dei diritti umani commessi dai paesi nordafricani. Nel 2009 il governo italiano e il regime di Geddafi firmarono un patto di sicurezza costiera, denominato “Pushed Back Pushed Around” (Respingere e Disperdere). Il patto prevedeva la responsabilità libica di fermare l’immigrazione clandestina in Italia. L’accordo non specificava le metodologie di intercettamento lasciando libera azione all’esercito libico. L’importante era quello di diminuire la pressione migratoria sull’Italia. Il governo libico ha spesso esercitato un non necessario e spropositato uso della forza nel fermare la migrazione clandestina commettendo decine e decine di omicidi accuratamente occultati. Una significativa percentuale di clandestini africani intercettati è stata ridotta in schiavitù e utilizzata come mano d’opera gratuita per il lavori pubblici, la prostituzione e arruolata di forza nell’esercito libico. Il governo italiano e il PD, principale partito di opposizione della sinistra italiana non hanno mai richiesto una discussione parlamentare sull’operato libico ne l’apertura di una inchiesta. Al contrario il governo italiano donò tre motovedette militari per aumentare la capacità della marina libica di intercettare i clandestini. Quelli che scappavano dai pattugliamenti delle navi libiche venivano catturati dalla polizia ed esercito italiani una volta arrivati sulle coste italiane e segretamente rispediti in Libia senza il necessario screening per individuare rifugiati politici o altre categorie di vulnerabili. Dall’altra parte della sponda mediterranea l’esercito libico, preventivamente informato dall’Italia, aspettava con gioia i nuovi carghi di schiavi. Le autorità italiane non si sono mai preoccupate del destino dei clandestini riportati a forza in Libia.

Con il collasso del regime di Geddafi i terroristi del ISIL hanno ufficiosamente sostituito il governo libico nel compito di diminuire la pressione migratoria sull’Europa. La stampa occidentale ha diffuso false notizie sulla strategia adottata dal ISIL di incoraggiare i clandestini africani ad invadere l’Europa al fine di creare il caos. Le statistiche dimostrano l’esatto contrario. I terroristi del ISIL sono estremamente concentrati nell’intercettare gli immigrati africani per poterli trasformare in entrare finanziarie. Quando è possibile richiedono ingenti riscatti alle famiglie per liberare i loro cari. Nella maggioranza dei casi i maschi africani vengono schiavizzati ed obbligati a servire nella logistica durante le operazioni militari e le femmine africane vendute al fiorente mercato della prostituzione nei Paesi Arabi. Cinicamente possiamo ipotizzare che il ISIL sta rendendo un ottimo servizio all’Europa. Questo nuovo network terroristico, più aggressivo e meglio finanziato di Al-Qaeda, teoricamente rappresenterebbe una minaccia diretta all’Europa e all’Italia. Questo però non spiega come mai il governo italiano è stato la nazione più attiva presso il Consiglio di Sicurezza ONU intenta a bloccare la proposta egiziana di invadere la Libia, distruggere il ISIL e restaurare la democrazia. Molti osservatori africani hanno la certezza che i terroristi del ISIL non siano una reale minaccia ma preziosi strumenti per il controllo dei flussi migratori in Europa.

Si sospetta che l’Europa abbia firmato degli accordi anti migratori anche con il Marocco. La psicopatica determinazione dimostrata dall’esercito marocchino di intercettare i clandestini africani che tentano di raggiungere le coste europee rafforza questi sospetti. Dal 2008 la marina militare marocchina è accusata di uccidere immigrati africani affondando deliberatamente i battelli che li trasportano verso l’Europa. L’ultimo massacro documentato di africani commesso risale al aprile 2008 quando la marina militare marocchina affondò un battello con a bordo 70 immigrati africani, come riportato all’epoca dal quotidiano inglese The Guadian. Gli immigrati, per la maggior parte Nigeriani e Maliani avevano pagato 100 dollari per essere trasportati dal Marocco alle coste della Spagna. Il loro battello fu intercettato ed affondato dalla marina militare marocchina il 28 aprile 2008. Come nei casi delle violazioni dei diritti umani commesse da Egitto e Libia, anche quelle commesse dal Marocco da tempo non attirano più l’attenzione dei media occidentali. Si è autorizzati a pensare all’esistenza di un silenzio criminale e volontario attuato per nascondere all’opinione pubblica europea questo genocidio di esseri umani.

Se degli accordi segreti anti migrazione, collegati a massacri di massa, realmente esistono al momento sono protetti dall’assenza di prove concrete. In tutti i modi è incomprensibile che l’Unione Europea non agisca con la stessa determinazione rivolta a bloccare i clandestini, contro i cartelli mafiosi europei che gestiscono questo moderno mercato di schiavi. Le identità dei boss mafiosi coinvolti nel traffico di esseri umani sono da tempo note alle polizie europee. Eppure questi odiosi criminali rimangono tutt’ora a piede libero, godendo di tutti i diritti civili assicurati agli onesti cittadini. Non esiste alcuna spiegazione logica che possa spiegarci come mai questi mafiosi sono liberi di agire mentre le loro merci (gli immigrati africani) vengono silenziosamente trucidanti nel bel mezzo del Mediterraneo. È giunta l’ora che le Nazioni Unite attuino una inchiesta indipendente sul network genocidario creato dall’Unione Europea e i paesi nordafricani per impedire l’immigrazione clandestina. Se questo network realmente esiste deve essere considerato un crimine contro l’umanità e i responsabili perseguiti penalmente, poco importa siano essi terroristi, mafiosi, soldati o rispettabili governi democratici.

 

Fulvio Beltrami
Uganda, Kampala
@Fulviobeltrami

Africa agli africani. Sarebbe giusto.

22 Apr

Arrivo tardi, lo so.

Mi capita ormai spesso, forse è l’età, o forse è l’incapacità di razionalizzare subito, di riuscire a superare lo stordimento di quando subisci un trauma
come dopo una caduta dalla bici, dopo un capitombolo durante il quale tutto il mondo circostante ha preso a vorticare intorno e che, quando ti fermi e rimani seduto a considerare che nonostante graffi, dolori e vergogna, ci sei ancora

Arrivo tardi ed è già stato detto tanto, pure troppo, al punto da non sapere se dire ancora: a che scopo, poi.

Ma non ce la faccio a tenermelo dentro e non riesco a sopprimerlo e zittirlo.
Ho visto una foto ieri, di una bambina con vestitini carini, i pantaloni verdi ed una casacchina con fantasia a fiori sul rosso: quasi andasse ad una festa, o in un posto dove è garbato e cortese presentarsi bene.

Galleggiava distesa, sembrava addormentata. Poteva avere cinque anni.

No, proprio non ce la faccio a toglierlo dalla mente, dagli occhi, dallo stomaco.

Il mare la cullava, patrigno, assassino incolpevole. In realtà la teneva, quasi in ostensione, per mostrarci di cosa siamo stati capaci. tutti.

Il mare è freddo e quando è buio è nero di paura, perché ti avvolge ed entra dappertutto.

Serve adesso specificare che la bambina era africana, con la pelle scura?

O la paura è diversa per una bambina con carnagione rosata e delicata, quando sente solo grida di disperazione e non trova le braccia di sua madre a sollevarla e salvarla?

Serve la considerazione che i miei figli siano nati in Africa, per stabilire che il mio sgomento di fronte a questa indifferenza del mondo è spropositato ed il mio coinvolgimento è condizionato?

Volutamente evito di leggere articoli giornalistici.
Spesso l’iperrealismo del dolore ha funzione anestetica per sovraesposizione.

Evito di considerare i commenti di chi ha salutato con irrisione violenta e volgare la tragedia “del mare”, non perché non li trovi odiosi, ma perché non è colpa dei necrofagi se qualcuno muore.

Non riesco però a sopportare l’ipocrisia di chi si avviluppa in analisi devianti: la crisi libica; di chi cerca soluzioni palliative, di chi non riesce a vedere il problema vero, di chi immagina interventi effimeri e di facciata: il blocco navale, l’affondamento dei barconi……….

Triton, Mare Nostrum, stai a vedere che il problema dell’Italia è la sua dipendenza dalle “griffe” e dagli stilisti delle definizioni.

L’unica vera soluzione, che tutti conoscono, ma che nessuno cita è la restituzione dell’Africa agli africani.

Il solo deterrente efficace per non spingere milioni di bambini, donne e uomini ad abbandonare le loro case, le loro terre e le loro radici è di riconsegnare loro l’acqua, le piantagioni tradizionali, il petrolio, il gas, i diamanti, i minerali preziosi ed i metalli per le alte tecnologie.
Per poter vivere del loro lavoro, delle loro risorse, senza dover scappare.

Le guerre? Sono lo strumento che è stato introdotto artatamente per destabilizzare qualsiasi tentativo di normalizzazione. Qui, per dovere di risarcimento, dovremmo intervenire a disarmare i violenti e sanguinari mercenari, per ricreare condizioni di stabilità e sicurezza.
Di questo dovrebbero farsi carico tutti, non solo gli europei.

Quanto costerebbe tutto ciò alle multinazionali, ai fabbricanti di armi, all’economia mondiale?
Non lo so.

Ma sarebbe giusto.

 

di Francesco Montemurro