Tag Archives: giornalismo

Damiano Rossi, fotoreporter, per dieci anni ha testimoniato l’Africa. Poi è dovuto fuggire. Questa la sua storia.

12 Ago

“Hai il mal d’Africa?”

“No — Il mal d’Africa è un prodotto che si vende con i pacchetti dei viaggi organizzati, dieci giorni di tramonti, animali selvaggi e paesaggi esotici, niente di più”.

Damiano è un fotoreporter, che per un quarto della sua vita ha vissuto tra Burundi e Uganda, documentando i destini degli uomini sotto il cielo nero di qua e di là dell’equatore. E proprio a causa di una delle sue indagini, una storia di abusi e pedofilia scoperchiata a Kampala, ha dovuto, su caldo invito di ambasciatori e servizi segreti, lasciare immediatamente il paese. In sella ad una moto, in poche ore. E così, per evitare un arresto da parte di poliziotti corrotti, o forse qualcosa di peggio, Damiano ha messo 10 anni della sua vita in due zaini e, in fretta e furia, ha superato il confine ugandese. La sua ultima notte in Africa l’ha passata insonne barricato in un motel, un armadio davanti alla porta per paura che qualcuno lo venisse a prendere, al confine tra Uganda e Kenya. Due giorni dopo era in Italia. Dietro di sé ha lasciato, in pegno alla sua professione, una casa, un lavoro, una vita. L’Africa, appunto.

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Giornalismo italiano. Grandi firme, informazione di seconda mano e plagio.

11 Apr

Il plagio è un fenomeno assai frequente nel giornalismo italiano. Le scelte editoriali dei grandi quotidiani e riveste italiane a partire dagli anni Novanta portarono ad una drastica riduzione dei costi per compensare il calo di vendita dettato dalla crisi editoriale. Le prime vittime furono i reporter e gli inviati speciali. Gli editori compensarono la perdita di informazioni di prima mano con l’acquisto di pacchetti informativi da agenzie stampa internazionali. Visto che queste agenzie sono principalmente occidentali in un decennio si arrivò alla standardizzazione dell’informazione. Una standardizzazione a totale scapito della professione giornalistica e della verità. Le grandi agenzie stampa decidono quali notizie dare risalto e quali messaggi diffondere.Contemporaneamente all’utilizzo delle agenzie stampa le redazioni iniziarono a comprimere il proprio personale, introducendo il precariato, sostituendo i giornalisti esperti con un esercito di giovani collaboratori. Questo permise di ridurre ulteriormente i costi sempre a scapito della qualità del servizio di informazione.

Con la diffusione dell’internet e del “villaggio globale” le redazioni italiane fanno allegramente largo uso del sciacallaggio: riprendere notizie di giornalisti stranieri senza citarne la fonte e presentare i loro servizi come opera propria. Le prime vittime di questo sciacallaggio sono naturalmente i giornalisti del Terzo Mondo.

Il plagio ora è diventato uno strumento comune e moralmente accettato anche dalla maggioranza delle grandi firme del giornalismo italiano che sono sopravvissute alla ristrutturazione e ai tagli degli anni Novanta e Duemila. Il plagio ha il pregio di ridurre ulteriormente i costi derivanti dall’acquisto di pacchetti informativi presso le grandi agenzie stampa e di presentare la notizia come farina del proprio sacco.

Per quanto riguarda le informazioni provenienti dall’Africa varie grandi firme italiane e l’esercito di giovani collaboratori ad esse collegate attingono notizie dalle principali fonti di informazione professionale e di prima mano emerse in questo ultimo decennio: African Voices, il blog di Sancara, Fulvio Beltrami, e la storica MISNA.

Anche lo sciacallaggio è un fenomeno tipicamente ed esclusivamente italiano. Nessun altro giornale straniero si sognerebbe di rubare una notizia o un articolo. Se viene pubblicato un articolo di un giornalista che scrive per altri giornali, la redazione chiede il permesso all’interessato e pattuisce il compenso dei diritti d’autore. Nel caso che un giornalista utilizzi parti di un articolo scritto da un suo collega ne cita la fonte in segno di rispetto e solidarietà giornalistica. Frequenti sono le promozioni reciproche tra i giornalisti stranieri.

Sono questi due importanti elementi: il rispetto e la solidarietà giornalistica che mancano all’editoria e alle grandi firme italiane.

Oltre che moralmente discutibile, il plagio, porta progressivamente ad una drastica diminuzione della qualità dell’informazione. Non è un caso che i principali scoop degli ultimi quattro anni su avvenimenti che riguardano l’Africa sono stati fatti da “outsiders”, giornalisti indipendenti che si tengono saggiamente lontani dal circuito ufficiale dell’informazione italiana. Scoop possibili in quanto questi “outsiders” applicano le stesse modalità giornalistiche dei grandi reporters ed inviati speciali degli anni Settanta, Ottanta che resero grande il giornalismo italiano. Presenza constante sui luoghi dove sono originate le notizie; conoscenza approfondita del contesto sociale, politico, economico, culturale e storico; contatti e rete di informatori affidabili; collaborazione con i giornalisti locali.

Rincuora pensare che plagio e sciacallaggio sono destinati a terminare con la sparizione di queste grandi firme del giornalismo italiano a cui va il sincero augurio dell’immortalità. Una estinzione dettata dal fatto che le grandi firme non compiono più il sacro dovere di formare nuovi giornalisti ma si avvalgono di una schiera di cortigiani – collaboratori giovani, sfruttando i loro talenti ma stando ben attenti a non farli crescere professionalmente per non trasformarli in potenziali concorrenti. L’Italia è l’unico paese al mondo dove esiste una corporazione chiusa di giornalisti protetta dall’iscrizione all’Albo dei Giornalisti Italiani. Una lobby impenetrabile e auto referenziale.

Questa è la misera realtà del giornalismo italiano una volta considerato uno tra i più professionali esistenti in Occidente…

Per quanto riguarda il sottoscritto ben venga il sciacallaggio per il semplice motivo che la mia missione è quella di diffondere le notizie dall’Africa e far conoscere questo Continente destinato a diventare uno dei principali centri politici ed economici mondiali. Mi sta più a cuore questa diffusione che guadagni derivati da diritti d’autore e compensi giornalistici.

La foto è in omaggio a Montanelli giornalista di altri tempi…

But this is just my opinion.

Dedicato a AFRICAN VOICES

Fulvio Beltrami
Kampala, Uganda
@Fulviobeltrami

African Voices, il blog Africano di riferimento nel mondo.

8 Apr

African Voices nasce come pagina di Facebook 5 anni e mezzo fa con l’entusiasmo di chi voleva parlare dell’Africa per quello che è, nel bene e nel male, affrontando ogni tema della terra d’Africa, dalla politica alla religione, dalla sessualità alla guerra, dalla pace alla dittatura, dalla scuola all’ignoranza passando anche attraverso le bellezze dell’Africa, dalle persone africane e da coloro che in Africa donano la loro vita per aiutare o per informare.

African Voices, 5 anni fa, sottovoce, ha fatto una promessa che è poi sempre stata la propria mission; che si sarebbe sempre occupato delle minoranze africane, in Africa e nel mondo. Una promessa che mi sento di dire di avere mantenuto, alcune volte ricevendo anche minacce scritte… ma ci stà, fa parte del gioco che ho messo in conto.

In questi anni il mio impegno è stato totale, operando in African Voices 365 giorni all’anno senza saltare mai un giorno. Mi sono sempre buttato a capofitto in ogni situazione cercando di venirne a capo e a volte anche imparando dall’Africa e soprattutto dal pensiero africano. Ho conosciuto tanta gente, persone di ogni tipo. Prima di tutto i fans che sono coloro che ogni giorno supportano la pagina con i like o partecipando ai miei sentimenti verso un fatto o l’altro. Inoltre ho conosciuto diversi politici africani, cantanti, musicisti, poeti, scrittori, blogger, giornalisti, studenti, attivisti, missionari e suore, medici, membri di organizzazioni umanitarie, etc…

Il successo di African Voices non è solo dalla pagina di Facebook, ma anche dalla versione su Twitter, Thumblr e il blog che oggi è letto da centinaia di migliaia di lettori da ogni angolo del mondo.

Il successo del blog viene  dalla garanzia di leggere sempre notizie appropriate e garantite dalla professionalità di chi scrive per African Voices, giornalisti e blogger dall’Africa, giornalisti liberi di scrivere la verità qualunque essa sia senza divieti e influenze derivanti da partiti politici e dollari che chiudono bocche e occhi di chi la verità ha il dovere di riferirla.

I nomi che maggiormente occupano gli spazi di African Voices sono Winnie Kamau, presidente dell’associazione dei giornalisti freelance in Kenya, Fulvio Beltrami, giornalista freelance italo-ugandese di Kampala che si occupa di indagare e riportare verità spesso scomode dall’area orientale dell’Africa anche da paesi a rischio della propria vita. E Lamine Ndour, musicista italo-senegalese, scouting music per African Voices.

Le mie scelte, insieme alle loro, ci hanno messo in condizione di pubblicare molti articoli che giornalisti ‘normali‘ e comodamente seduti in poltrona lontani migliaia di kilometri dalle zone interessate non avrebbero mai potuto scrivere, ma copiare e prendere spunti certamente sì.

Spunti e scopiazzate che ovviamente non aiutano l’informazione internazionale, non aiutano l’Africa, l’integrazione, e non aiutano il lettore a capire dinamiche e realtà di un Continente così vicino all’Italia, ma reso lontano dalle loro bugie e ipocrisie

Ricordo con piacere l’impegno di African Voices e Fulvio Beltrami e poi i testimoni occulti di cui non potremo mai fare i nomi, ma che tutti insieme siamo riusciti a far fallire quella ignobile trasmissione televisiva chiamata ‘Mission’. Nessuno ha mai creduto che ce l’avremmo fatta e i media italiani non ci hanno aiutato ma quando c’è stata l’occasione non hanno fatto altro che copiare quello che noi pubblicavamo compreso il video ufficiale che testimoniava quanto fosse ignobile la trasmissione prima ancora che andasse in onda. Il video che avevo avuto in esclusiva da un testimone importante per le indagini e che dopo una settimana dall’uscita siamo stati legalmente ‘invitati’ ad oscurarlo

Dopo questa ‘avventura‘ giornalista ce ne sono state diverse altre e le modalità dei media internazionali sono sempre le stesse; copiare, copiare e poi ancora copiare. Da dilettante, sono molto deluso dell’informazione che ci circonda. Certo, non tutti, ma i nomi del giornalismo blasonato in Italia dovrebbero farsi un bell’esame di coscienza…

L’ultimo grande passo giornalistico fatto da Fulvio Beltrami attraverso African Voices è stato l’articolo in cui abbiamo denunciato di come l’intelligence Keniota fosse al corrente da almeno nove giorni di un possibile attacco in una Università del Paese e come il Collegio di Garissa fosse nel mirino del terrorismo islamico, pubblicando la lettera ufficiale che lo riferiva.

L’articolo in italiano e in inglese è stato letto da 30mila lettori, in ogni angolo del mondo isole comprese.

98 Paesi nel mondo leggono normalmente il blog di African Voices.

In quest’ultima occasione i Paesi sono stati 144:
Italia, Stati Uniti, Kenya, Regno Unito, Germania, Spagna, Francia, Sudafrica, Svezia, Canada, Ungheria, Unione Europea, Portogallo, Polonia, Belgio, Brasile, Paesi Bassi, Svizzera, Repubblica Ceca, Norvegia, Nigeria, Australia, Argentina, Colombia, Emirati Arabi Uniti, Grecia, Sudan, Sudan del Sud, Messico, Tanzania, RAS di Hong Kong, Burundi, Egitto, Senegal, Lettonia, Ruanda, Turchia, Zimbabwe, Tunisia, Uganda, Giappone, Finlandia, Marocco, Capo Verde, Nuova Zelanda, Costa d’Avorio, Madagascar, Irlanda, Danimarca, Croazia, Slovenia, Ghana, Bulgaria, Vietnam, Slovacchia, Romania, India, Qatar, Arabia Saudita, Mozambico, Haiti, Filippine, Austria, Venezuela, Botswana, Tailandia, Angola, Etiopia, Antigua e Barbuda, Congo – Kinshasa, Albania, Repubblica di Macedonia, Federazione Russa, Libano, Pakistan, El Salvador, Somalia, Georgia, Trinidad e Tobago, Giordania, Guinea, Yemen, Perù, Swaziland, Cipro, Gibilterra, Guyana, Malta, Israele, Saint Kitts e Nevis, Benin, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Territori palestinesi, Sierra Leone, Repubblica Dominicana, Cuba, Honduras, Niger, Indonesia, Iraq, Andorra, Guiana, Francese, Réunion, Cile, Laos, Guatemala, Aruba,Ucraina, Oman, Albania, Taiwan, Camerun, Gibuti, Mauritania, Corea del Sud, Namibia, Isole Cayman, Singapore, Costa Rica, Taiwan, Camerun, Lussemburgo, Belize, Panamá, Giamaica, Slovenia, Malesia, Isole Vergini Americane, Kuwait, Mali, Saint Vincent e Grenadines, Sri Lanka, Mayotte, RAS di Macao, Slovacchia, Malawi, Burkina Faso, Oman, Mongolia, Taiwan, Corea del Sud,  Mauritius.

 

Marco Pugliese
African Voices blog, Facebook, Twitter

AFRICAN VOICES STA CERCANDO TE!!

27 Mar

AFRICAN VOICES, nell’ambito del progetto WEBTV NEWS, è alla ricerca di uomini e donne DI qualsiasi età e nazionalità interessati a collaborare e creare un gruppo di lavoro solido.

Siamo alla ricerca di persone che abbiano competenze nei seguenti ruoli: editing video, fundraising, marketing, web designers, human resources, press office, public relations.

Se interessati inviare e-mail a Marco Pugliese redazione@africanvoices.it o africanvoices@hotmail.it

 

Grazie,

La redazione di African Voices

 

‘Festival Stupro di un Bambino’: perché tante storie false sull’Uganda?

12 Mar

Un articolo sta sostenendo che l’Uganda starebbe ospitando un “festival dello stupro al bambino ” ed è stato dimostrato di essere una bufala. L’articolo segue un’altra storia falsa che sosteneva che la figlia del presidente ugandese Yoweri Museveni è lesbica .

Un flusso di articoli falsi arrivano proprio nei momenti controversi per l’Uganda, il paese è sotto i riflettori per promulgare una legge omofoba controversa.

La nuova legge che prevede l’ergastolo per i reati di omosessualità.

L’articolo sul festival stupro di un bambino ugandese è stato pubblicato dal sito satirico sudafricano, Lifestyle tabloid.

Secondo l’ultima bufala, il “festival stupro di un bambino “, vedrà bimbe di appena due mesi, nella loro impotenza, essere violentate ‘in modo naturale ‘, e sarebbe stata accolta all’unanimità dal parlamento come sostenuto da principi dei  Cristiani ugandesi, a differenza di due adulti consenzienti nel sesso omosessuali.

“Sotto lo slogan ‘ Dio ama gli stupratori di Bambini – Non omosessuali ‘, il festival presenterà una serie di attività di stupro del bambino che vedrà assegnato al vincitore un ‘Yoweri Prize’ per il maggior numero di stupri, che consistente in un trofeo tempestato di diamanti che compole il nome del Presidente ugandese Yoweri Museveni .”

Riguardo la  storia attinente l’omosessualità della figlia di Museveni si legge : “Diana Kamuntu, figlia di Museveni, ha detto di amare suo padre incondizionatamente, lei non è d’accordo con la posizione anti-gay in Uganda e combatterà contro la legge.

“‘Io sono gay, sono omosessuale. Ne sono coscente da quando ero una bambina. Inoltre, sono cristiana, quindi non tollero nessuna legge di questa nazione apparentemente democratica, che metterà odio su qualsiasi persona solo per quello che è il suo orientamento sessuale sembra essere’,ha detto Kamuntu .”

Questi recenti articoli falsi quasi certamente rappresentano un affronto alla repressione di Museveni nei confronti degli omosessuali e il reverendo e Ministro di Stato per l’Etica e la pretesa di integrità Simon Lokodo che ha affermato che lo stupro di un bambino è meglio dell’omosessualità .

A seguito di questi filoni controversi che negano i diritti umani fondamentali e violano le leggi internazionali, la Banca Mondiale ha posticipato  $ 90m (£ 54m) di prestito all’Uganda in seguito all’entrata in vigore della nuova legge.

Gli Stati Uniti hanno avvertito che il disegno di legge omofoba complicherà le relazioni con gli Stati Uniti.

Articolo originale di Ludovica Iaccino
Traduzione a cura di African Voices

Critica al Fulvio Beltrami pervenuta da Giacomo Re, giornalista vicino a Intersos? – Botta e Risposta

28 Nov

Gentile Fulvio Beltrami,

L’anno scorso ho lavorato in South Sudan per un’agenzia internazionale che mi ha dato modo di collaborare occasionalmentecon INTERSOS. Quindi ho avuto modo di passare molto tempo a Yambio mentre giravano il programma in questione. Non sono qui per difendere “the Mission” nè le organizzazioni conivolte. Però ritengo scorretto che lei, pur avendo avuto informazioni molto precise su molti aspetti della vicenda, per molti altri aspetti non abbia approfondito le sue fonti ma abbia deciso di coinvolgere senza remore e con affermazioni inappropiate persone che non hanno avuto nessun ruolo rilevante nella vicenda e sulle quali lei invece fa cadere sospetti che non hanno alcun fondamento di verità. Lei che parla di “giornalismo non fazioso” perchè vive in quella zona e si appella ai media internazionali per elsaltarne la loro indipendenza e deteminazione nella ricerca della verità e poi contribusice, con informazioni parziali e fuorvianti, alla prostituzione del lavoro umanitario offendendo la professionalità e l’etica di persone che non solo non erano responsabili della diffusione del documentario e delle negoziazioni con le autorità del Sud Sudan, nè dell’organizzazione logistica nè della sua ideazione o messa in atto, ma che all’epoca dei fatti occupavano posizioni non manageriali e che non avrebbero potuto prendere alcuna decisione in merito, ma che casomai non avrebbero potuto che “subire” certe scelte pur non condividendole. Sostengo, coem ho gia detto, che questo articolo offenda la professionalità e l’etica di alcuni operatori umanitari insinuando sospetti in tipico stile “italiota“ che poco hanno a che fare con la “cutura” dei media e del grande giornalsimo a cui lei si rifà o vorrebbe rifarsi.

Dato che lei crede fermamente che “giornalismo è diffondere quello che qualcuno non si vuole che si sappia, e il resto è propaganda” e partendo dal punto che “the Mission” sia una di “cattivo” gusto, e non solo, e chi lo dice fa questo mestiere da tanti anni con passione e etica profesisonale esattamente come alcune delle persone da lei citate in maniera un po’casuale, resto supito dal fatto che se Lei fosse stato veramente interessato a prendere la posizione di chi questo lavoro lo fa seriamente (oltre ai “diritti” dei locali), avrebbe potuto prima verificare meglio le sue fonti o almeno contattare (o cercare) tutte le persone che sta diffamando invece di farlo a loro insaputa.

Credo che la sua ricerca dello scoop sia alla stregua di quello di “The Mission” cosi come di cattivo gusto trovo la sua personale caccia alle streghe e la invito a riflettere su quali conseguenze le sue parole potrebbero avere sulla credibilita’ professionale delle persone che vengono ingiustamente citate.

Grazie
*La lettera del giornalista Giacomo Re non è stata volutamente corretta dalla redazione di African Voices in quanto non vogliamo ledere al suo scritto.

Risposta di Fulvio Beltrami:
Gentile Giacomo, La ringrazio del suo intervento che sara’ pubblicato fedelmente sulla mia pagina FB Africa Report.
Precisazione: come ben chiarito nei due articoli, UNHCR, Dinamo e Intersos dal 18 ottobre 2013 sono a conoscenza di tutti i temi dei due articoli in quanto ho invato vari email di domande. Forse Intersos lo ha tenuto nascosto a lei?
L’inchiesta e’ stata scritta da due giornalisti in tempi diversi. Ho documenti ufficiali a testimonianza di quanto scritto, nella pura tradizione del gioranlismo anglofoono, in quanto professionista VOLUTAMENTE non iscritto al retograto ed inutile Albo dei Giornisti Italiani.
Un consiglio. Legga piu’ attentamente gli articoli dei suoi colleghi. Molte delle sue domande sono gia’ spiegate negli articoli, estremamente trasparenti.

Fulvio Beltrami
Giornalista Freelance
Kampala, Uganda