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African Voices cambia nome e mission

5 Ott

Quando 7 anni fa ho aperto la vecchia pagina AFRICAN VOICES, ormai persa perchè rubata da un ladro, il mio obiettivo era quello di imparare tutto quello che ancora non sapevo sull’Africa, sul territorio, i popoli e la cultura attraverso la conoscenza e l’informazione di altri.
Quel progetto mi ha fatto ottenere buone soddisfazioni e quasi 300 mila followers. Ho ottenuto la stima di diversi blogger e giornalisti africani, di attivisti per i diritti di molte categorie e per la pace. Molti musicisti, poeti, scrittori, pittori, politici africani ed editori e tanta, tanta gente comune hanno simpatizzato per quella pagina e per il mio modo di operare.
Opera che poi, negli ultimi due anni mi ha visto affiancato da validi collaboratori africani e non di grande valore che ancora oggi sono al mio fianco.

Ed è proprio con loro, in special modo con Cornelia Toelgyes, amica e attivista da molti anni a favore dei diritti umani, esperta di Africa e giornalista divide con me come  amministratrice questa nuova avventura.
Abbandonare il nome AfricanVoices cambiando con Voices 5 Continents e allargare la nostra mission non più solo all’Africa, ma anche agli altri 4 continenti, non è stata una decisione semplice, ma ormai dopo anni di solo Africa e con decine di migliaia di articoli, video, immagini e discussioni condivise e con la ‘morte digitale’ della pagina originale, il cambio è diventato un obbligo e non poteva che essere verso un impegno maggiore verso gli altri quattro continenti mantenendo nella stessa misura anche le info sul nostro principale continente, l’Africa appunto.

Oggi, gli equilibri si sono spostati e sopratutto il mondo è cambiato molto. Terrorismo, razzismo, omofobia, xenofobia, cancellazione dei diritti umani, diritti civili, repressione della stampa internazionale, migrazioni, cambiamento climatico e molto altro, sono aumentati in via esponenziale ovunque ed ecco allora la nostra decisione di spostare la l’attenzione anche sugli altri 4 continenti per capire, imparare e ottenere un confronto più ampio.

Non mancheranno le fotografie, i racconti attraverso le immagini di grandi fotografi internazionali, video, musica e cercando attraverso le tradizioni locali dei 5 continenti di ampliare le nostre conoscenze personali sperando di coinvolgere anche il Vostro interesse.

Allora… , benvenuti nella nostra pagina VOICES 5 CONTINENTS.

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Ritorno in Africa. I flussi migratori si stanno invertendo.

29 Ago

La allarmante e razziale propaganda promossa da vari Media italiani, discretamente tollerata dal governo di sinistra di cui ironicamente i frutti politici vengono raccolti dalla destra populista si basa su un grande inganno informativo. Stanno convincendo gli italiani che il loro Paese è invaso dagli africani disperati e pronti a tutto. Nulla di più falso come hanno sottolineato un pugno di colleghi su L’Indro e altri quotidiani come il Manifesto, Corriere della Sera e Avvenire. Voci fuori dal coro che espongono una cruda realtà: i flussi migratori verso l’Europa sono una percentuale insignificante rispetto ai flussi che avvengono all’interno del Continente africano.

Flussi di natura economica che verranno facilitati con l’abbattimento delle frontiere nazionali e unico passaporto africano, progetto promosso dalla Unione Africana che dovrebbe entrare in vigore entro il 2030. Già ora alcuni blocchi economici stanno costruendo i presupposti per una unica cittadinanza. Il progetto più avanzato è quello della East African Community (Comunità Economica dell’Africa Orientale).

La seconda realtà che i media italiani ed europei occultano è ancora più orribile. L’Europa sta progressivamente rifiutando i visti ai profughi e ai richiedenti di asilo politico rinnegando così i valori europei in difesa dei diritti umani spesso usati come arma di accusa rivolta contro vari governi africani. Migliaia di persone dall’Africa e Medio Oriente ricevono il rifiuto di concedere loro lo statuto di rifugiato in Europa nonostante che fuggano da guerre spesso create dall’Occidente o da repressioni politiche, religiose e sessuali perpetuate da dittature disumane alleate a Stati Uniti e Unione Europea, i casi più lampanti: Arabia Saudita, Turchia, Egitto e ora anche il Sudan.

In Africa vi sono quasi 10 milioni di profughi, gestiti più o meno bene dai governi africani con la collaborazione dell’Alto Commissariato ONU per i Profughi (UNHCR) e ONG occidentali. Uno tra i Paesi africani all’avanguardia per la gestione dei rifugiati e immigrati è l’Uganda dove ogni “straniero” viene aiutato a inserirsi nel tessuto sociale ed economico ugandese, offrendo lavoro, sicurezza e dignità. Eppure qualche giorno fa il quotidiano La Repubblica ha scritto un articolo sulla emergenza profughi dal Sud Sudan che di fatto denigra l’Uganda ignorando che il Paese africano è alla avanguardia delle politiche di accoglienza a livello mondiale e che abbia istituzionalizzato una politica di porte aperte elogiata anche dalle Nazioni Unite. “L’Uganda al collasso: è qui che un milione di sud sudanesi trova rifugio” Un articolo, forse scritto per attirare fondi a favore del florido business umanitario inventato dall’Occidente, che propone i classici cliché di Paesi africani poveri e bisognosi di aiuto. Una tecnica giornalistica per generare pietismo e convincere a stanziare fondi umanitari per le Ong italiane o europee.

L’esempio de La Repubblica non è purtroppo un caso isolato. Da mesi i giornali aprono in prima pagina con titoli xenofobi contro gli immigrati. “Immigrazione, un terzo dell’Italia in mano agli stranieri”, “Immigrati alla stazione di Lido. Disagi e molestie”, “Il contagio islamista infetta l’Europa. Sotto attacco Finlandia e Germania”, “Militari accerchiati dalla gang di extracomunitari”. Spesso queste sono false notizie o notizie che vengono volutamente distorte per creare un clima di paura e terrore. Il prete cattolica Mussie Zerai di origine eritrea e candidato al Premio Nobel è stato indagato dalla Procura di Trapani con l’accusa di favore l’immigrazione clandestina. In realtà Zerai aiuta gli immigrati già in Italia a ricongiungersi con i famigliari o a trovare un lavoro, donando loro dignità.

All’interno di questa facile disinformazione con chiari connotati di terrorismo psicologico che in alcune testate italiane si trasforma in odio razziale, non vi è spazio per le notizie vere. Dal 2014 i flussi migratori Africa Europa si stanno progressivamente invertendo. La diaspora africana in Europa sta rientrando in Africa dopo decenni passati all’estero. Il fenomeno di rimpatrio non è dovuto da fallimenti personali o mancato inserimento nel tessuto socio economico nei Paesi europei ospitanti.

Al contrario riguarda al piccola e media borghesia africana che giunse in Europa nella prima ondata migratoria degli anni Settanta e Ottanta causata da guerre, colpi di Stato e sottosviluppo nei Paesi di origine. Tutti prodotti dalla competizione tra Capitalismo e Comunismo e dalla vorace e insaziabile mania occidentale di controllare e depredare le risorse naturali del Continente.

A rimpatriare sono professori universitari, bancari, manager di industria, commercianti affermati che sono entrati a pieno diritto nella media borghesia europea grazie ai loro sacrifici, intelligenza e onesto lavoro. Un quarto dei bancari algerini che lavorano presso banche francesi sta rientrando nel loro Paese per aprire studi di consulenza finanziaria, contribuendo alla progressiva liberalizzazione dell’economia in Algeria. Il 6% di stimati e iper pagati ingeneri nigeriani e kenioti in Gran Bretagna ritornano in Nigeria e in Kenya per dirigere i lavori nel piano di rilancio delle opere pubbliche tese a rafforzare la rivoluzione industriale.

Il quotidiano britannico The Guardian (di cui professionalità è lontana anni luce dal dilettantismo informativo e scandalistico di vari quotidiani italiani) ha recentemente pubblicato una accurata indagine sul fenomeno di rimpatrio che sta ridisegnando i flussi migratori Africa Europa. L’indagine è concentrata sulla diaspora etiope. I giovani etiopi figli di immigrati, in possesso di diplomi universitari e ottimi lavori stanno ritornando in Etiopia attirati dal boom economico che il loro Paese sta conoscendo dal 2012 con una crescita economica annuale del 10%. Il loro Paese di origine offre migliori condizioni di lavoro e possibilità di carriera professionale rispetto alla Gran Bretagna sopratutto dopo il Brexit. E’ un ritorno radicale a senso unico, con tanto di vendita delle proprietà immobiliari acquistate in Gran Bretagna.

Più completa è l’inchiesta fatta dalla rivista Inspira Afrika in collaborazione con Avako Group e Africa France che riguarda il rimpatrio di immigranti francofoni. Il 38% degli immigranti africani residenti in Francia che decidono di ritornare nei loro Paesi d’origine hanno lavori dirigenziali in importanti aziende pubbliche e private. Il 19% sono alti funzionari presso banche e agenzie di consulenza finanziaria francesi, il 21% alti funzionari di marketing e comunicazione e il 13% dirigenti di compagnie Telecom.

L’inchiesta rivela che il 63% di questi professionisti che rientrano in Africa sono motivati dalla volontà di partecipare al miracolo economico del Continente. Il 49% sono attirati da opportunità professionali più gratificanti e meglio retribuite. In Francia sono sopratutto le donne manager africane a ritornare in Africa. Esse rappresentano il 58% degli immigrati che ritornano nei loro Paesi d’origine.

Il ritorno della diaspora si verifica anche in Paesi ancora in bilico tra guerra e pace, come la Somalia, dove centinaia di migliaia di somali rifugiati in Europa, Stati Uniti e Canada stanno ritornando nonostante che il governo centrale sia ancora debole e che il gruppo terroristico salafista Al Shabaab non sia ancora stato definitivamente annientato dalle coraggiose ed efficaci truppe ugandesi e burundesi che compongono la punta di diamante della forza militare di pace AMISOM che è riuscita a stabilizzare gran parte della Somalia dopo il clamoroso fallimento della missione di pace occidentale UNISOM. Il rientro in Somalia è motivato da spirito patriottico affiancato da opportunismo economico. Il Paese, una volta annientato Al Shabaab, sarà tutto da ricostruire e il tessuto economico ripartirà da zero. La diaspora somala vuole svolgere un ruolo di primo piano a livello politico, sociale ed economico nella ricostruzione della loro Patria.

L’inversione dei flussi migratori ha raggiunto dimensioni interessanti. Su 100 nuovi arrivi di immigrati dall’Africa 20 immigrati di lunga data appartenenti alla media borghesia africana creatasi in Europa ritornano nel Continente. Secondo gli esperti questa percentuale è destinata ad aumentare nei prossimi anni. La spiegazione di questo aumento è semplice. La vecchia Europa sta collassando a livello economico contraendo le possibilità di lavori ben retribuiti non solo per gli immigrati ma anche e sopratutto per i cittadini europei.

Il rafforzarsi dei partiti xenofobi, fascisti e razzisti in Italia, Francia, Belgio, Olanda, Austria, Germania e le politiche reazionarie di molti governi della sinistra europea, in prima fila quello italiano, stanno creando un clima di odio razziale e di insicurezza per centinaia di migliaia di onesti immigrati che si sentono europei ma che vengono ora rigettati dalle società ospitanti in quanto “negri” o per la loro fede mussulmana, sospettati di essere criminali, fiancheggiatori della immigrazione clandestina o peggio ancora dei terroristi islamici.

Il flusso migratorio all’inverso è il primo segnale di quello che il futuro sta riservando alla Vecchia Europa in preda al razzismo e all’intolleranza dove si respira una atmosfera di fine impero. Mentre alcuni nostri quotidiani continuano a latrare su false emergenze migratorie che metterebbero in pericolo la società e la democrazia in Italia, l’attuale flusso migratorio Africa Europa è originato dai Paesi africani a cui è negato il progresso e la pace dalle lobby economiche occidentali che mirano a depredare le risorse naturali. Lobby tra cui si annovera anche la ENI, che di fatto condiziona la politica estera italiana in Africa.

Nei Paesi africani dove maggiore è il controllo della Sovranità economica e il progresso è sinonimo di nazionalismo e collaborazione con potenze economiche meno selvagge e più orientate alla filosofia “Winn Winn” (tutti vincitori), come la Cina, il flusso migratorio Africa Europa si è già interrotto da cinque anni. Perché immigrare nella disastrata Europa quando sviluppo, lavoro e ricchezza si trovano in Kenya, Uganda, Rwanda, Tanzania, Ghana, Congo Brazzaville, Algeria, , Mozambico, Angola, Sudafrica? Qualcuno potrà obiettare che in tutti questi Paesi esistono ancora forti diseguaglianze sociali e larghe sacche di povertà, ma innegabili sono le possibilità di una vita migliore. Spetta ai cittadini di questi Paesi e non a noi occidentali, combattere per una maggior uguaglianza e giustizia sociale con metodologie e soluzioni africane.

L’Europa razzista, populista, fascista e in bancarotta non è più una terra attraente e nei prossimi anni i flussi migratori Europa Africa aumenteranno. I professionisti africani che rientrano nei loro Paesi non solo porteranno maggior progresso, innovazione tecnologica e sviluppo di diritti civili e democrazia ma un maggior sguardo critico verso la predatrice razza bianca che ancora si ostina a voler depredare il mondo intero invece di chiedere aiuto e collaborazione per salvarsi dalla rovina economica e dalla distruzione della sua società.

Questo senso critico, probabilmente accompagnato da giusti rancori verso le ingiustizie inflitte gratuitamente ad onesti immigrati per il solo fatto di essere negri o mussulmani, rafforzerà la sorpresa che l’Africa e la Cina stanno riservando alla razzista Europa. Il progressivo blocco delle esportazioni di materie prime, petrolio e gas che serviranno per la crescita industriale africana sostenuta dalle potenze emergenti del BRICS e dalla Cina.

Alcuni governi e analisti europei più attenti e lungimiranti sono già consapevoli di questo trend destinato a ridisegnare gli equilibri mondiali di potere a favore del Sud del mondo. Questi illuminati sono consci che i moderni eserciti e gli arsenali nucleari detenuti dalle potenze occidentali sono armi spuntate. Lo si vede già nel caso del Iran e della Corea del Nord dove alle continue minacce americane di guerra non seguono atti concreti per il semplice fatto che non conviene all’Occidente far scoppiare guerre perse in partenza, come le disastrose avventure in Afganistan e Iraq dimostrano. In Africa non è più possibile una guerra di conquista e le criminali manovre di destabilizzazione come quelle attuate in Libia, diventano sempre più difficili.

I governi e analisti più attenti sono consapevoli anche di un pericolo ben peggiore a breve termine: l’ondata di terrorismo di ritorno causata dalle stesse potenze europee che hanno favorito se non incitato tra i giovani emarginati europei di origine magrebina l’arruolamento nei gruppi salafisti finanziati dalle monarchie arabe per destabilizzare il Medio Oriente e vari Paesi Africani per meglio controllare le riserve di oro, petrolio e minerali rari.

DAESH sta perdendo su tutti i fronti grazie alle offensive di Russia, Iran, Kurdistan, Siria, Libano, Hezbollah. Sconfitti e umiliati i mercenari stanno rientrando in Europa, con alti livelli di fanatismo e pronti a vendicarsi contro chi li ha inviati a combattere in Siria e Iraq per calcolo di supremazia economica. Un odio che produrrà una ondata di violenza e morte senza precedenti in Europa come dimostra l’ondata di terrorismo in Spagna. Presto anche i mercenari inviati a combattere al fianco di Al Quaeda Magreb, Boko Haram e Al Shabaab ritorneranno in Europa dopo che le forze civili e democratiche africane riusciranno a sconfiggere queste mostruosità salafiste. Inutile dire che anche i mercenari sconfitti in Africa rientreranno in Europa sorretti da un incontrollabile odio e mortale rancore.

E’ giunto il momento storico dove Europa e Stati Uniti necessitano di aiuto internazionale, essenziale per la sopravvivenza delle loro civiltà e la pace mondiale. Per ricevere questo aiuto l’Occidente deve rinunciare a tutti i aggressivi e primitivi sogni di supremazia per creare forti collaborazioni con tutte le ex colonie. L’Africa può aiutare l’Occidente ad uscire da un incubo auto creato ma è necessario un radicale cambiamento di mentalità. Un cambiamento radicale che è possibile in quanto gli Africani sicuramente saranno disponibili a dimenticare i passati crimini e ingiustizie subite per creare un mondo migliore per tutti.

di Fulvio Beltrami
Giornalista Freelance
@Fulviobeltrami

Il paranoico El Sisi, orgoglio di un occidente corrotto e marcio.

9 Gen
In Egitto, in occasione dell’anniversario della rivoluzione del 25 gennaio, El Sisi, dittatore psicopatico e paranoico sta facendo arrestare tutti gli egiziani che amministrano pagine o gruppi su Facebook, coloro che scrivono su pagine politiche e che condividono notizie su altre pagine, sono accusati di cospirazione, falsificazione di notizie, terrorismo ect…
Tra gli ultimi arresti, solo due giorni fa, 4 persone tra cui 3 donne solo perchè condividevano notizie da una pagina politica.
el sisi
Come può il popolo di un paese immenso come l’Egitto, sopportare tutto questo senza muovere un dito? La rivoluzione araba in Egitto che aveva visto una sommossa popolare immensa per destituire Mubarak, non doveva avere un finale di questo tipo. Il paese ha avuto l’occasione di passare in mano ad un personaggio come Morsi che, quanto meno, voleva ridare l’Egitto agli egiziani, ma non era certamente un lecca culo degli USA e questo non gli ha portato bene.
Per gli USA e per alcuni paesi Europei come Francia e Italia, ci voleva un uomo forte e che sopratutto non cambiasse gli interessi occidentali nel paese. Ed El Sisi, ex capo della sicurezza abituato a comandare e torturare con fermezza è l’uomo giusto, per loro.
E infatti, abbiamo visto i vari primi ministri europei e il presidente statunitense andare in Egitto e strinegere la mano del dittatore come se nulla fosse, dimenticando, anzi ignorando che quell’uomo è un torturatore e repressore della libertà di espressione. Un uomo capace di buttare nelle galere egiziane, che non brillano per diritti umani, l’ex presidente Morsi e giornalisti di ogni tipo che spesso hanno solo scritto parole di critica politica che in un paese libero e civile si chiama informazione.
Come possiamo dormire sonni tranquilli sapendo che USA ed Europa che dovrebbero vigilare e che si priofessano governi che si battono per la democrazia e libertà nel mondo, lasciano che tutto ciò accada in Egitto, un paese che noi stessi dovremmo proteggere dalle calunnie e dalla violenza anche solo per essere una delle terre culla della civiltà mondiale.
Obama piange in diretta TV per i morti in America delle armi vendute in casa..
Paglaiccio, perchè non piangi in TV pensando ai milioni di morti causati con le tue bombe e i tuoi fucili in medio oriente e in Africa. Perchè non piangi quando vai a stringere le mani insanguinate dei dittatori come El Sisi?
Perchè non piangi pensando al Daesh, ai morti sgozzati e ai bambini arruolati che useranno anche le tue armi, per ammazzare? Perchè non piangi pensando che il Daesh è un prodotto della tua legislatura?
Pagliaccio Obama, sai bene che nessuno toglierà mai le armi dalla vendita pubblica in America, il business miliardario e tu, stai attaccando proprio quelle multinazionali che ti hanno aiutato a diventare presidente degli Stati Uniti per ben due volte, eppure solo quando sai di non poter più essere rieletto, ti lanci in battaglie da ‘premio nobel per la pace’. Obama, pagliaccio.

Noi guardiamo, ridiamo, ci commuoviamo e dimentichiamo che se il mondo è nello stato penoso di oggi, che se il luogo più insicuro della terra è la terra stessa, lo dobbiamo solo a personaggi come Obama e tutti coloro che lo hanno preceduto e non solo negli Stati Uniti, ma anche in questa Europa che non sa dare riferimenti e sicurezza ai cittadini, chiusa e subordinata dall’incudine e martello delle economie dei paesi arabi e Americani

renzi
Eppure in Africa qualcosa si muove, alcune nuove generazioni stanche del giogo occidentale nel continente hanno messo la parola fine ad alcune dittature sanguinarie e oppressive come in Burkina Faso, in Tunisia che seppure faticando molto, un barlume di democrazia si intravede dopo il dittatore Ben Ali. La Somalia (Mogadiscio) sta reagendo. La Tanzania si è disfatta di un presidente scalda poltrona ed è passato ad un uomo attivo ed onesto. Il Rwanda come il Ghana sono paesi che oggi hanno una stabilità e crescita economica da far invidia a molti paesi europei.
Però esistono le estrazioni di minerali utili all’industria mondiale e sfruttata da braccia spesso mal pagate o schiave, lontane dagli occhi e dagli organi di informazione occidentale. L’estrazione di petrolio delle multinazionali italiane, americane e francesi che ricordiamolo, con la loro speculazione hanno generato la nascita dei Boko Haram che all’inizio erano combattenti mal organizzati e con armi scadenti, per le loro terre danneggiate dal petrolio, prima di diventare quello per cui li conosciamo oggi.
E ci sono aancora le tasse coloniali che Francia, Inghilterra, Spagna, Portogallo continuano a pretendere come veri strozzini della peggior specie. Milioni di dollari che ogni anno vanno ad impinguare le casse di questi paesi senza i quali, probabilmente, sarebbero loro i paesi del terzo mondo! Saremmo noi, senza quelle tasse a dover salire sui barconi per migrare in Africa. Ricordatevelo gente, quando vi divertite a fare i razzisti orgogliosi dell’ultima ora che, se oggi vivete dignitosamente e avete un tetto sulla testa e uno smartphone in mano, non è tutto frutto del vostro sacco, anzi, è di un grosso sacco che svuotiamo ogni giorno e si chiama, Africa.
scritto da African Voices
@AVafricanvoices

5 Anni. Buon Compleanno African Voices!!

1 Gen

Cinque anni di African Voices, siamo giovanissimi… !

African Voices nacque il 1 gennaio del 2010 con l’obiettivo di diventare una pagina di riferimento per gli africani in Africa e per chi lavora nel Continente. Le aspettative però sono state sorpassate da una richiesta sempre crescente sia Italia che in Africa e in molte altre parti del mondo cominciando da Stati Uniti e Sud America, Molti amici africani ci riferiscono che AV è molto conosciuta anche in RD Congo, Kenya, Tanzania, Sudafrica, Costa d’Avorio, Egitto, Gibuti, Burundi e molti altri paesi.

Questo non può che essere grande soddisfazione per me e per tutto lo staff che collabora a questa pagina con grande impegno, seppure siamo tutti volontari e non riceviamo remunerazioni economiche, per dare ai lettori le notizie migliori e diverse, forse più vicine alla realità, di quanto possono o vogliono fare i media blasonati

In questo 2015 possiamo affermare di aver visto e di esserci occupati del territorio in tutte le sue migliori e peggiori facce, cominciando dall’Ebola in West Africa e intervistando spesso uno dei più conosciuti biologi che opera con MSF Italia. Abbiamo seguito in prima persona le evoluzioni dell’Egitto, gli attentati in Somalia con informazioni in tempo reale. Gli attentati in Tunisia e Kenya, il controverso Zimbabwe e la profonda crisi del Burundi.

Non abbiamo mai tralasciato nulla o almeno ci proviamo, cercando di essere sempre più vicini alla voce del popolo che non dei governanti anche se a volte le due cose sono più vicine di quanto possiamo immaginare.

L’anno 2015 è stato anche l’anno dell’apertura a nuove collaborazioni e collaboratori. Infatti, AV per 4 anni e mezzo è stato guidato da una persona sola.  Oggi invece ci sono collaboratori, attivisti politici e membri della diaspora che vivono anche oltre oceano, alcuni che non avrebbero possibilità di pubblicare liberamente certi articoli e informazioni su alcuni paesi senza il rischio di essere incarcerati dai dittatri e accusati di terrorismo.

Non cito i paesi da cui loro collaborano e nemmeno i loro nomi seppure potrebbero essere dei nick name per proteggere la loro sicurezza e della pagina stessa che, minacce in questi 5 anni non sono mancate.
Ma non solo minacce, arrivano anche tante domande di pubblicazione da parte di associazioni e ONG, artisti, scrittori, blogger, politici, musicisti chiedendoci di pubblicare i loro pezzi e le loro opere e questo non può che farci piacere, vuol dire che stiamo facendo un buon lavoro e che siamo seguiti dalla gente giusta.

Anche il blog sta andando molto bene e solo ieri WordPress ci ha riconosciuto il buon lavoro svolto. Il sito invece è fermo da 2 anni per mia volontà, ma nei primi mesi del 2016 riprenderò vita in quanto è stata fatta una partnership con la rivista angolana Jovens da Banda e il blog Rising Africa.
Loro si occupano di mettere in evidenza gli sforzi dei giovani imprenditori angolani e di altri paesi africani, dando voce a coloro che non hanno risorse economiche adeguate, ma hanno enorme volontà e capacità.

Il sito di AV sta per essere trasformato sulla stessa filosofia di Jovens da Banda, trattando le storie dei nuovi imprenditori africani in Italia ed Europa e, se i contatti ce lo permettono, anche nel resto del mondo.

Inoltre, grazie alla piattaforma internazionale TRAVEL PARTNER, dopo due anni di costruzione e accordi commerciali, siamo in grado, a Gennaio, di uscire al grande pubblico con un portale turistico chiamato AFRICAN VOICES TRAVEL in grado di pubblicare e informazioni turistiche e prenotazioni sulla maggior parte dei paesi africani con migliaia di hotel, safari, tours, noleggio auto e a breve prenotazione voli etnici.
Parte dei profitti di questa attività andranno a sostenere il lavoro di qualche missione in Africa di cui faremo i nomi per totale onoestà.

Insomma, anche per il 2016 ci siamo posti degli obiettivi interessanti e molto impegnativi che cercheremo di colmare per il bene e la crescita della nostra terra madre, l’Africa.

Grazie e buon Anno dallo staff di African Voices
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SULLE STRAGI, NOI MUSULMANI DOBBIAMO FARE AUTOCRITICA.

3 Lug

«Con la Tunisia, si colpisce l’economia dell’unico Paese laico dell’intera regione. Dobbiamo isolare i fanatici»

L’immigrato. Un’immagine di Abdelmajid Daoudagh che, negli anni, ha continuato a studiare e a promuovere una «riforma laica e plurale dell’islam»

Di origine marocchina, Abdelmajid Daoudagh, vive in Italia da 27 anni, dopo un periodo in Francia dove ha studiato all’Università. La traduzione dall’arabo del suo nome significa «servo» (abdel) «maestoso» (majid). «Servo maestoso nei confronti di Dio, che ci ha creato tutti diversi e che ci vorrebbe tutti in pace» dichiara. La società civile musulmana in Occidente deve preservare la propria identità dalle derive fondamentaliste.

Anna Della Moretta
a.dellamoretta@giornaledibrescia.it

Non è trascorsa nemmeno una settimana da quel venerdì di sangue in cui persone innocenti sono state massacrate su una spiaggia della Tunisia. Nemmeno una settimana, e l’eco della tragedia si è fatto già flebile, sovrastato da altri e impellenti rumori e frastuoni che tengono in bilico l’Europa. L’Unione che è, e quella che dovrebbe essere, nell’affrontare una crisi greca che va ben al di là della questione economica. Una crisi così profonda, anche perché è stata letta ed affrontata con il metro degli interessi di parte, e non della visione politica che abbia come missione il «bene comune».

Termine che, proprio mentre lo scriviamo, ci accorgiamo essere desueto. Ce ne accorgiamo durante la chiacchierata con Abdelmajid Daoudagh, immigrato storico dal Maghreb, che si interroga con noi sulla tragedia del Bardo e di Sousse. Sul fuoco che non risparmia i popoli del Nord Africa e del vicino Oriente. In una situazione in cui l’Europa, così come per la crisi greca, è la grande pre¬sente e la grande assente. Tunisia ferita. «Colpendo Sousse e la Tunisia i terroristi hanno voluto colpire l’unico Paese che, dopo le primavere arabe, è riuscito a portare avanti un processo democratico – sostiene Daoudagh -. Con Sousse vogliono mettere in ginocchio l’economia della Tunisia, fortemente basata sul turismo, e costringere il Paese ad indebitarsi con i grandi finanziatori del terrorismo internazionale. Perché? Semplice: in questo modo, anche la Tunisia diventa “figlia” di quel capitalismo islamico che, almeno formalmente, si contrappone all’Occidente. Formalmente, perché, di fatto, con gli stessi Paesi del Golfo che finanziano e sostengono i terroristi un certo Occidente non disdegna di fare affari». Il disegno del Califfo.

Ed aggiunge: «La Costituzione tunisina è laica e questo non è certo un buon segnale per il Califfato che vuole fare del Maghreb la piazza di un grande conflitto». Daoudagh è da poco tornato dal Marocco, da cui mancava da anni, e racconta di aver “letto” anche in quella terra i segnali di una insofferenza nelle persone, quella su cui hanno facile gioco i manovratori del terrore. E racconta lo sgomento provato nell’udire che in alcuni ambienti islamici si «plauda» all’azione terroristica che è costata la vita a decine e decine di persone in Tunisia: «Per me l’Isis venerdì scorso ha decapitato l’Islam e l’umanità, proprio perché ha insanguinato la sacralità di un giorno e di un mese, il Ramadan, importanti per chi professa la nostra religione». E ripete la sua posizione, maturata in anni di vita vissuta in Europa, dapprima in Francia per ragioni di studio ed ora in Italia, dove vive e lavora. «Noi musulmani europei continuiamo a vivere in autodifesa, dopo le tragedie cui stiamo assistendo nel mondo arabo e in Europa, compiute in nome dell’Islam. Dobbiamo avere il coraggio, innanzitutto, di una condanna durissima, cosa che non sempre sento nelle pieghe dei discorsi. Poi, di una altrettanto forte autocritica. Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere, apertamente, di essere prigionieri di una lettura medievale dei testi sacri e della loro declinazione nella realtà. Non a caso, stiamo assistendo ad una islamizzazione delle nostre società, ma in forma esibizionistica, quasi si dovessero segnare i confini».

Continua, tornando alla strage di Sousse: «Chi uccide è un criminale e basta, non ha alcuna religione. Per questo, ritengo che la società civile musulmana europea debba fare di tutto, dico di tutto, per preservare la propria identità da contaminazioni fondamentaliste. Si devono censurare e condannare i discorsi dei fanatici, siano essi pronunciati per strada, nelle moschee o sui social network, perché è forte il rischio che vengano scambiati per identità comune. Per questo, anche i nostri luoghi di culto devono aprirsi a tutti e sfuggire alla deriva della ghettizzazione».

L’Europa.
Per Daoudagh «solo risolvendo i problemi sociali si argina il terrorismo, si supera l’identità culturale che ancora equivale a quella religiosa, si diventa musulmani universali: nessuno può pensare di professare la propria fede, qualsiasi essa sia, in uno Stato islamico». Sottolineando che, purtroppo, «l’Occidente, per me fonte di libertà e di democrazia, non lo è di pacificazione per quei Paesi, sostenendo governanti inadeguati. Le persone, così, si rifugiano nel radicalismo, diventando facili prede e strumenti di terrore».

Europa. Attenzione all’Immigrazione.

29 Giu

Il fenomeno dell’immigrazione sta diventando uno tra I maggiori argomenti dei media occidentali e fonte di controverse e preoccupazioni per le popolazioni e i governi europei. Migliaia di analisi sono state pubblicate da Europei e Africani che vivono nel Vecchio Continente.
African Voices vi offre un diverso, forse controverso, punto di vista scritto da una donna africana attivista del Congo: Yvonne Bamswekere con la speranza che questo possa contribuire a una profonda riflessione sull’immigrazione africana in Europa libera da pregiudizi razziali e irrazionale sentimento di fratellanza a tutti i costi.

In questi giorni stiamo assistendo al dramma di dimensioni mondiali. Migliaia di immigrati stanno tentando di raggiungere l’Europa legalmente o illegalmente. Dall’Africa gli immigrati hanno scelto i paesi europei più deboli: Italia e Grecia e sono disposti a rischiare le loro vite in pericolosi viaggi attraversando paesi in guerra civile come la Libia ed affrontare il Mediterraneo a bordo di precarie imbarcazioni. Dietro questo fenomeno si nasconde un network mafioso che non è in mano agli europei ma agli africani. Le reazioni dell’Europa sono contraddittorie e convulse. Alcuni invocano la chiusura delle frontiere e un forte controllo militare del Mediterraneo. Altri invocano quote per gli immigrati. Altri il libero movimento degli esseri umani senza però risolvere le cause che si celano dietro l’ondata di immigrazione.

Come africana osservo tutti questi tentativi europei di affrontare il problema e noto un errato approccio da ambe le parti. Controllare militarmente il Mediterraneo è quasi impossibile ed estremamente costoso. Inoltre se una nave militare europea intercetta una imbarcazione di immigrati clandestini che fa? L’affonda uccidendo tutti i passeggeri o la scorta al punto di partenza? La prima ipotesi è classificata come omicidio premeditato che rischia di trasformarsi in genocidio. Qualcosa di simile è già stato tentato tramite accordi segreti con alcuni paesi nord africani quali Egitto e Marocco. Questi accordi prevedono aiuti economici e militari in cambio dell’impegno egiziano e marocchino di fermare l’immigrazione a tutti i costi. Una immunità non ufficiale viene loro garantita tramite il blocco di investigazioni internazionali. Spesso le marine militari di questi due paesi intercettano e affondano le navi uccidendo decine e decine di persone. Purtroppo questi crimini non riescono a fermare l’immigrazione. Per i governi di questi paesi nord africani è semplicemente un ottimo modo di ottenere soldi uccidendo quelli che loro chiamano “Afro” che nella mentalità araba è il termine utilizzato per definire i sub umani.

La seconda opzione è priva di senso. Per ogni imbarcazione ricondotta al punto di partenza vi saranno altre tre pronte a salpare per l’Europa. Accogliere gli immigrati con l’introduzione di quote per ogni paese europeo è tecnicamente impossibile e danneggerebbe le già deboli e decadenti economie e società europee. Come pensate di poter accogliere migliaia di immigrati nei vostri paesi quando state soffrendo di disoccupazione di massa, crisi economica e la vostra assistenza sociale si sta progressivamente riducendo causa mancanza di fondi? Cosa fare? Provvederete assistenza sociale, educazione e sanità gratuite e opportunità di lavoro agli immigrati quando non siete più in grado di garantirle ai vostri cittadini?

I tentativi europei di risolvere il problema dell’immigrazione sono destinati a fallire perché non avete compreso le vere cause e siete vittime di vari pregiudizi che aggiungono confusione a quella già esistente. Voi europei pensate che le cause dell’immigrazione risiedono nella povertà. Sbagliato! Il 98% dei poveri africani vivono e muoiono in Africa senza avere nessuna possibilità di immigrare in Europa. Per affrontare il viaggio da clandestini occorrono almeno 5.000 dollari. Come possono possedere un tale somma i contadini africani, i disoccupati urbani o le povere donne quando non la vedranno mai in tutta la loro vita, costretti a sopravvivere con 1,5 dollari al giorno? La maggiora parte degli immigrati africani proviene dalla piccola e media borghesia. Hanno studiato presso le Università dei loro paesi e possiedono una buona preparazione professionale. Conoscono minimo due delle principali lingue europee: inglese e francese. Le loro famiglie possono sostenere i costi del viaggio in quanto l’immigrazione viene da loro considerata un investimento. Una volta che i loro figli hanno raggiunto l’Europa e trovato un lavoro sarà assicurata una rendita mensile in patria che giungerà in Euro. Vi è anche la possibilità di poter inviare altri membri della famiglia per aumentare questa rendita. L’invio avviene attraverso dei trucchi come i falsi certificati di matrimonio. Si fa passare una sorella come la moglie del figlio già stabilmente in Europa. Meglio ancora se questa sorella possiede dei bambini. Trucchi facilmente utilizzati sfruttando la buona volontà degli europei, le loro storie dei diritti umani e l’impossibilità per i governi europei di poter distinguere un certificato di matrimonio originale o falso. Entrambi emessi dai governi africani, il secondo grazie alla corruzione.

Nell’opinione pubblica europea è profondamente insito il credo che tutti gli africani desiderano immigrare perché il Continente è povero e distrutto. Sbagliato! La maggiora parte degli immigrati africani provengono da sei paesi: Eritrea, Etiopia, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Senegal e Somalia. I paesi come Congo, Eritrea e Somalia sono attualmente vittime di instabilità, feroci regimi, guerre civili e assenza di governi. Per la Nigeria e il Senegal la storia è diversa. La Nigeria è una tra le potenze economiche africane e il Senegal una democrazia consolidata in pieno sviluppo economico. Allora perché nigeriani e senegalesi voglio venire in Europa? Perché pensano che da voi vi sia la vita facile, lavori ben pagati un monete forti e la possibilità di sfruttare il vostro sistema sociale giocando i ruolo delle povere vittime negre. Un ruolo facile da giocare grazia alla mentalità naive degli Europei.

Nella maggioranza degli altri paesi africani l’immigrazione è Continentale. Per esempio i Zimbabwani emigrano in Angola o Sud Africa, i sudanesi in Egitto. L’immigrazione Continentale ha però non raggiunto le proporzioni di quella in Europa, dando cosi’ la possibilità alle società e paesi ospitanti di poter assorbire gli immigrati per la maggior parte dei casi, escluso il Sud Africa. Il fenomeno migratorio Continentale non è cosi’ diffuso anche perché molti paesi si tanno sviluppando e le loro economie riescono ad offrire opportunità di lavoro e commercio. Molti di essi stanno vivendo la stessa situazione dei paesi europei dopo la Seconda Guerra Mondiale, negli anni Cinquanta e Sessanta. Se riusciranno a gestire bene le risorse naturali, iniziare il processo di industrializzazione e controllare demograficamente la loro popolazione questi paesi hanno ottime possibilità di raggiungere i paesi sviluppati entro il 2030 e il 2040. Uganda, Kenya, Rwanda e Tanzania, nell’Africa Orientale, possiedono già un forte sviluppo anche se la rivoluzione industriale non è ancora iniziata come da loro prevista e desiderata.

L’immigrazione verso l’Europa sta danneggiando i vostri paesi ma maggiormente danneggia l’Africa. Nelle vostre madre patrie stanno aumentando i conflitti sociali perché l’impatto con le diverse culture è reso difficile e conflittuale a causa del contesto di depressione economica che state vivendo. Aumenta inoltre le ideologie razziali rendendo più forti i partiti europei nazisti e di ultra destra con pericolose derive per le vostre deboli e malate democrazie. Ma è in Africa che i danni collaterali sono veramente drammatici e rischiano di compromettere la crescita economica. Visto che la maggioranza di immigrati appartengono alla classe media, hanno studiato e possiedono qualifiche e competenze professionali importanti come medici, tecnici IT e comunicazione, insegnanti, ingegneri etc, questo si tramuta in una fuga di cervelli dagli esiti catastrofici. Ironicamente questi immigrati altamente professionali raramente trovano in Europa un lavoro a loro adeguato accontentandosi di lavorare nelle fabbriche, nel settore informale, nei ristoranti o come mano d’opera occasionale nell’agricoltura.

L’immigrazione africana nasconde anche un aspetto criminale che è organizzato dall’Africa. Dietro l’immigrazione illegale non si nascondono i vostri network mafiosi ma i nostri. Attivissimi quelli Libici e Nigeriani. Le mafie europee possono collaborare o essere associate ma non hanno la minima possibilità di organizzare l’immigrazione dall’Africa. Le prostitute nigeriane che vi godete nelle strade e nei boschi dell’Italia non sono vittime di Cosa Nostra o di Ndrangheta ma della mafia nigeriana. Quelli che voi chiamate “scafisti” sono principalmente arabi dalla Libia. Raramente sono italiani. Come avveniva nel 1700 la moderna tratta degli schiavi dall’Africa è gestita dagli africani.

L’immigrazione africana è una diretta conseguenza della propaganda occidentale. Per mantenere il controllo sulle nostre risorse naturali i vostri governi stanno ancora diffondendo la propaganda della superiorità della cultura e società occidentale come avveniva nel periodo coloniale. Questo ci induce a pensare che in Europa non vi siano problemi, che la vita sia facile, il lavoro disponibile come le case confortevoli e le macchine di lusso. I vostri connazionali vengono in Africa e spendono i soldi come dei pazzi furiosi senza il minimo risparmio. Tutto questo induce molti africani naive ad identificare l’Europa come il loro El Dorado cercando di raggiungerlo a tutti i costi: sposando donne e uomini bianchi vecchi e grassi o affrontando viaggi infernali lungo il Mediterraneo. Chi lo fa dimostra di non aver cervello. Se uno è fortunato di poter possedere 5.000 dollari invece di affrontare viaggi che spesso mettono a rischio la propria vita o di essere costretto ad avere rapporti sessuali con esseri ripugnanti, potrebbe iniziare una media attività commerciale nel suo paese. Se gli affari vanno bene vivrebbe molto meglio che in Europa con statuto di immigrato.

Le proposte politiche europee di addolcire le leggi anti immigrazione richiamo di peggiorare la situazione e di aumentare l’immigrazione clandestina. La difesa militare dei confini europei è letteralmente un Non Sense. Allora che fare? Quali sono i giusti approcci al problema?
Un primo passo è interrompere le interferenze militari nei paesi stranieri. La mentalità europea per secoli ha creato una simbiosi tra la necessità di espandere la propria influenza e commercio con la violenza e le guerre. Questo è stata la normalità in Europa per secoli che ha originato la Guerra dei Cento Anni, la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Violenza e guerre sono i pilastri della conquista coloniale e il principio numero uno adottato dai vostri governi per le moderne relazioni con Africa, Asia e America Latina. Ogni paese che non accetta i vostri principi democratici (che si traducono nella supremazia economica occidentale e nel diritto di sfruttare le nostre risorse naturali) diventa un paese da destabilizzare e da accusare di violazioni dei diritti umani.

Anche se questo modus operandi è particolarmente utilizzato dagli Stati Uniti, l’Europa lo segue perché lo considera una normale e naturale strategia per imporre la sua supremazia nel mondo. Il caos del Medio Oriente, dalla Siria allo Yemen e le guerre civili create dall’Europa in Africa: dal Mali al Sud Sudan, creano come effetto collaterale l’aumento della immigrazione illegale. Oggi una forte percentuale di clandestini in Europa proviene dal Medio Oriente, per esempio. La mentalità bellica europea e occidentale associata al desiderio di supremazia, sta portando Stati Uniti ed Europa al fallimento perché non si può competere con l’approccio soft della Cina e dei paesi del BRICS. Si crea solo alienazione e rancore nei paesi del terzo mondo vittime di questo mentalità che a loro volta aumentano le attività terroristiche a livello mondiale. Mi ricordo ancora come siamo stati contenti ad apprendere la notizia dell’attacco terroristico a New York del 11 settembre. Molti di noi erano entusiasti e brindavano. Finalmente gli Americani Muoiono!

L’abbandono della deleteria mentalità bellica deve essere associato a serie politiche di sviluppo concentrate sui paesi africani dove è maggiore l’immigrazione per l’Europa. Le politiche di sviluppo devono includere il rafforzamento dei modelli di democrazia che non necessariamente devono essere simili ai vostri, equi scambi commerciali, concreta partnership per iniziare lo sviluppo industriale. L’Occidente sicuramente perderà qualche profitto e privilegio ma ci guadagnerà in stabilità e diminuirà l’immigrazione clandestina. Noi Africani non necessitiamo di qualcuno che si vuole imporre a tutti i costi. Necessitiamo di onesti partner che riescano a comprendere una semplice ma nascosta verità: il nostro sviluppo e benessere rafforzerà il vostro sviluppo e benessere.

Una volta consolidato questo nuovo approccio nelle relazioni internazionali, le politiche migratorie devono basarsi sul principio del libero movimento degli esseri umani, garantito ora solo per le merci e i flussi finanziari. Ognuno ha il diritto universale di vivere dove più gli aggrada. Opportunità di lavoro e studio devono essere assicurate ovunque e per chiunque. Se un italiano sceglie di vivere e lavorare in Congo deve essere il benvenuto e viceversa per un Congolese che decide di vivere e lavorare in Italia. Quello che è veramente importante è che la scelta immigratoria sia libera e non dettata da forze maggiori.

L’Europa deve comprendere che il suo tempo è finito. Il mondo si sta avviando verso una integrazione multiculturale. I Bianchi stanno perdendo la loro supremazia nonostante tutte le instabilità e guerre che costantemente creano. Per la conservazione della loro razza è mille volte preferibile un cambiamento di mentalità che porti a considerare gli stranieri, i negri, gli asiatici e latini come opportunità e non come nemici da sfruttare. Questi suggerimenti sono utopici, siete liberi di pensare. Ma tenete presente che questa è la solo occasione che rimane alla vostra razza a rischio di estinzione.

 

Fulvio Beltrami
Kampala, Uganda
@Fulviobeltrami

Ebola. Missione umanitaria NATO ed interesi delle multinazionali.

24 Nov

Secondo dei tre articoli del giornalista e reporter Fulvio Beltrami che da anni vive a Kampala, Uganda e da sempre impegnato in inchieste spesso scomode ai poteri forti. I tre articoli sono frutto di un’inchiesta dello stesso giornalista su Ebola in West Africa.

Con grande ‘sorpresa‘ dell’autore, questi tre articoli sono stati censurati dopo la loro pubblicazione su L’Indro agli inizi di novembre.

 

Il 16 ottobre scorso a Lussemburgo si sono riuniti gli alti commandi militari dell’Unione Europea e del Pentagono per discutere un piano di contenimento dell’epidemia di Ebola nell’Africa Occidentale, teoricamente capace di estendersi su scala mondiale. Le due super potenze sono arrivate alla conclusione che solo un intervento direttamente gestito da una forza militare organizzata puó scongiurare il rischio di pandemia mondiale e fermare il contagio Ebola. Questa forza militare è stata individuata nel Patto Atlantico, comunemente conosciuto come NATO. Un contingente di 10.000 uomini sará a breve inviato nelle zone di contagio. Seimila saranno composti da truppe offerte da Francia, Germania e Gran Bretagna. Quattromila dagli Stati Uniti.

I loro compiti saranno di costruire ospedali da campo per curare i pazienti infetti da Ebola, individuare nuovi focolai della malattia, evitare che il contagio si estenda nei paesi vicini e creare ponti aerei per l’invio di medicine e attrezzature di laboratorio adegaute. L’Alto Comando della NATO, in perfetta sintonia con il Pentagono, ha suddiviso le zone di intervento per renderlo più efficace. La Gran Bretagna si concentrerá sulla Sierra Leone, Francia e Germania sulla Guinea e gli Stati Uniti sulla Liberia. La proposta di intervento militare – umanitario è stata originalmente ideata da Catherine Ashton capo della diplomazia europea che sará sostituita questo mese dalla connazionale Federica Mogherini. Il nuovo capo diplomatico ha giá assicurato la sua piena adesione al piano, rassicurando tutti coloro che temevano un cambiamento strategico dell’ultima ora a favore di misure meno invasive.

L’inziativa della NATO sta sollevando numerosi dubbi sia sulla metodologia utilizzata che sulle reali intenzioni e scopi. Non sono stati siglati accordi bilaterali con la Liberia, Sierra Leone e Guinea. La decisione di inviare 10.000 soldati in questi tre paesi africani è stata presa senza consultazioni ma semplicemente annunciata ai rispettivi governi “beneficiari”. La situazione di caso politico e sociale, associata alle storiche connivenze con le potenze occidentali (nel caso della Liberia) impediscono a questi governi di opporsi ad una decisione unilatera imposta dalle ex potenze coloniali con forti interessi economici nella regione. Anche gli Stati Uniti, in questo specifico contesto, hanno un passato coloniale in quanto la Liberia fu l’unico possedimento semi coloniale americano in Africa, sotto forma di protettorato. La missione umanitaria NATO diventa una scelta obbligata per questi governi, nonostante che siano consapevoli che la presenza di un cosi nutrito contingente di soldati stranieri influenzerá pesantemente la politica e l’economia dei loro paesi.

L’approccio NATO viola ogni regola di diplomazia internazionale e ricorda metodi puramente coloniali. Un approccio giustificato dai media internazionali con la necessitá di contenere un ipotetico rischio di pandemia mondiale tramite l’invio degli esperti militari, considerati i soli capaci di far fronte a questa emergenza sanitaria grazie alla loro ferrea organizzazione, mezzi a disposizione e rapiditá di intervento. Eppure nella regione si registra la presenza di quasi 300 esperiti sanitari russi e cubani che stanno contribuendo al contenimento e alle cure senza la necessititá di essere supportati dai propri eserciti. A questi si stanno aggiungendo 600 esperti sanitari inviati dalla Nigeria. Questa Task Force di esperti sanitari civili è nettamente superiore al numero di esperti sanitari occidentali ma non trova molti spazi sui media occidentali. Per loro esistono solo i medici volontari di Medici Senza Frontiere e tra poco i soldati NATO. Una conferma di una cultura ecocentrica che crea una realtá unilaterale selezionando e oscurando le notizie.

A differenza dei supporto sanitario offerto da Rusia, Cuba e Nigeria, la Task Force NATO non collaborerá con i rispettivi Ministeri della Sanitá africani ma imporrá direttive e protocolli da seguire scrupolosamente. La NATO si è arrogata il diritto di somministrare direttamente farmaci e vaccini anche sperimentali senza che i Ministeri della Sanitá dei tre paesi possano apporre riserve o divieti. I farmaci proposti sono farmaci giá esistenti come lo Zmapp. La maggioranza dei vaccini mutazioni virus ottenuti tramite una scienza non ancora compresa in pieno: la biogenetica di cui non si conoscono efficacitá ed effetti collaterali.

L’Unione Africana è stata completamente ignorata. Le diplomazie europee e americana non hanno condiviso la proposta di intervento ne discussso eventuali collaborazioni e sinergie. È stata inviata una semplice nota informativa. Questo singolare approccio di per sè sarebbe sufficiente per comprendere che esistono obiettivi reconditi rispetto a quelli pubblicamente dichiarati di salvare migliaia di vite umane. Ignorando la propaganda di terrorismo sanitario ossessivamente promossa in questi mesi dai principali media occidentali, forse con l’intento di preparare l’opinione pubblica ad accettare qualsiasi proposta risolutrice proveniente da America ed Europa, si riesce facilmente a comprendere i reali obiettivi. La suddivisione delle zone di intervento corrisponde con la suddivisione di influenza geostrategica delle potenze occidentali in Africa Occidentale. Influenze che sono strettamente legate ad interessi econonomici e allo sfruttamento delle risorse minerarie e idrocarburi. Interessi recentemente messi in pericolo dall’evolversi di situazioni impreviste ed indisiderate.

Nella Liberia, ricca di ferro pesante, diamanti e di importanti giacimenti di petrolio lungo le sue coste, la penetrazione economica cinese degli ultimi anni ha relegato gli Stati Uniti ad un ruolo secondario nonostante che siano i principali fornitori di armi all’esercito e garantiscano personalmente la soppravivenza del governo del Premio Nobel per la Pace ed attuale presidente Ellen Johnson Sirleaf, odiata dalla maggioranza della popolazione per aver architettato le due guerre civili avvenute negli anni Novanta e Duemila, impedito lo sviluppo economico post conflitto, amnistiato tutti gli ex criminali di guerra (ad eccessione di Charles Taylor) e aver imposto un governo corrotto e nepotista. I migliori ministeri quali economia, commercio e idrocarburi sono controllati o da suoi figli o da parenti.

Lo scorso aprile, durante il summit annuale della Banca Mondiale, il Ministro delle Finanze liberiano: Amara Konneh ha avvertito che gli Stati Uniti stanno perdendo importanti possibilitá lucrative nel paese, informando che la Cina è diventato il primo partner commerciale. Una posizione che favorisce il Dragone Rosso nella competizione con le multinazionali occidentali. Pechino, che ha la più importante ed imponente ambasciata dell’Africa Occidentale proprio a Monrovia, ha concesso oltre 26 milioni di dollari di credito a bassi interessi in cambio dell’acesso alle risorse minerarie liberiane: ferro pesante e diamanti. Ora sta cercando di convincere il governo di Monrovia a firmare importanti contratti di esplorazione di vari giacimenti petroliferi offshore scoperti lungo le coste a svantaggio delle multinazionali americane CHEVRON e EXXON MOBIL.

In una situazione “normale” gli Stati Uniti avrebbero contenuto il “pericolo giallo” creando un cambiamento (pacifico o non) del regime. In Liberia questo classico piano da manuale non è applicabile in quanto la Casa Bianca è costretta a proteggere ad oltranza l’attuale presidente che è stato il complice dei piani di destabilizzazione americani contro il governo del Sergente Maggiore Samuel Kanyon Doe che si stava pericolosamente orientando verso una politica nazionalistica anti americana. Troppe le Amministrazioni coinvolte: da Regan a Clinton, dai due Bush ad Obama. La Liberia, creata nel 1847 dalla Societá Americana di Colonizzazione che portó i schiavi negri dall’America al paese africano, è stata un protettorato della Casa Bianca fino al 1864 quando ottenne formalmente l’indipendenza.

Una indipendenza fittizzia visto che il piccolo paese africano è famoso per essere la proprietá privata della multinazionale Firestone che dopo la Prima Guerra Mondiale si assicuró il monopolio della produzione della gomma arabica semi schiavizzando la popolazione liberiana e proteggendo i peggiori regimi succedutesi nella convulsa storia del paese, compreso quello di Charles Taylor. La Firestone è stata il principale fattore di ogni destabilizzazione dei governi liberiani che entravano in contrasto con i suoi interessi e il principale finanziatore per l’acquisto di armi e munizioni alle varie guerriglie. La penetrazione cinese in Liberia non mette a rischio solo gli interessi economici delle multinazionali americane ma anche quelli strategici militari del Pentagono. In Liberia è collocata una delle otto stazioni di guida informatica a distanza e coordinamento della flotta nucleare submarina americana.

Washington ha inoltre due stazioni di communicazione nei pressi della capitale, Monrovia, che permettono di diffondere a costi bassisimi i programmi della propaganda radio di Voice of America nella maggioranza degli Stati del continente africano. L’allora Assistente Segretario di Stato per gli Affari Africani (Amministrazione Bush): Herman J. Cohen, ammise durante il supporto militare per distruggere il regime di Charles Taylor che la Liberia ricopre una importanza di primo piano nella strategia militare americana in Africa e che la perdita delle importanti e semi segrete installazioni nel paese avrebbe creato forti difficoltá e un immenso sforzo finanziaro per ricollocarle in altri paesi africani.

Recentemente Pechino sta contrastando il progetto degli Stati Uniti di stabilire in Africa il quartiere generale del Comando Americano per l’Africa, denominato AFRICOM che ha il compito di garantire con “ogni mezzo” un clima favorevole per l’America nel continente africano. Attualmente il quartiere generale è a Stoccolma e quello operativo – logistico a Verona. Due localitá distanti dai “teatri di guerra ed intervento” africani che costringono il Pentagono ad un notevole sforzo finanziario. Il progetto di installare il quartiere generale AFRICOM in Africa è stato ostacolato dal rifiuto di tutti i paesi africani di ospitare la base, compresi gli alleati storici quali: Kenya, Etiopia, Rwanda e Uganda. Un rifiuto che nasconde le interferenze cinesi. Pechino utilizza l’arma finanziaria dei prestiti a bassi interessi per creare maggior sinergie tra la sua politica estera e quella dei paesi africani.

Solo il governo Sirleaf ha dimostrato interesse ma fino ad ora non ha siglato alcun accordo a causa delle pressioni ricevute da Pechino, suo principale partner economico e finanziatore. L’intervento militare americano in Liberia sotto egida NATO ha come reale obiettivo stabilizzare il governo Sirleaf che rischia una rivolta popolare anche a causa della disastrosa gestione dell’emergenza sanitaria attuale e delle ormai quotidiane violazioni dei diritti umani. Una rivolta che puó essere facilmente trasformata in guerra civile visto chi i Signori della Guerra protagonisti di 14 terribili anni di guerra civile, sono tutti a piede libero, impegnati nella politica e avidi di potere. Altri obiettivi non secondari sono: neutralizzare l’influenza e l’espansionismo economico cinese, assicurare la continuitá dell’impero Firestone, assicurare il monopolio dello sfruttamento dei minerari e idrocarburi del paese e installare la base operativa dell’AFRICOM. Il comando del contingente militare americano in Liberia, embrione dell’AFRICOM, si installerá all’interno del Ministero della Difesa in attesa di costruire una propria base autonoma. Il predidente Sirleaf ha giá emanato l’ordine alle sue forze di difesa e sicurezza di ritirarsi nelle caserme lasciando il compito di assicurare l’ordine pubblico ai Marines. Lo Stato Maggiore dell’esercito liberiano sará sottoposto al comando americano.

La Gran Bretagna detiene il monopolio dello sfruttamento minerario nella sua ex colonia: Sierra Leone. Il paese, dove il 70% della popolazione vive sotto la soglia di povertá, è il terzo produttore mondiale di ferro pesante, il quinto di diamanti, l’undicesimo di oro e detiene immensi e strategici depositi di bauxite, rutile, e di minerali preziosi quali il coltan. Un giro di interesi di 800 milioni di dollari annui che raggiungerá il miliardo di dollari nel 2015. A questo si devono aggiungere i 5 milioni di barili di petrolio recentemente scoperti nelle acque territoriali sierraleonensi. Una quantitá considerata come stima inziale visto che le operazioni di esplorazione petrolifera indicano la presenza di altri giacimenti marini.

Fin dall’indipendenza le multinazionali britanniche hanno fatto il bello e cattivo tempo in Sierra Leone influenzando la politica e sfuttando ogni governo e la maggioranza della popolazione. Le multianzionali sono completamente esenti dal pagamento delle tasse e pagano al governo ridicole royalities per lo sfruttamento minerario. Per assicurarsi la proprietá dei terreni dove sono stati recentemente scoperti giacimenti di ferro pesante, diamanti e oro, le compagnie britanniche hanno scatenato una selvaggia operazione di “Land Grabbing” sottraendo terre coltivabili ai contadini per lo sfruttamento minerario. La cittá di Lunsar è il più triste ed esemplare esempio.

Le compagnie minerarie inglesi stanno costringendo gli abitanti a cedere le loro terre a prezzi irrisori, assoldando mercenari (ex guerriglieri) per terrorizzare e convincere gli abitanti più ostinati. La cittá di Lunsar è destinata a scomparire dalla carte geografiche in quanto, ahimè, nel sottosuolo dove è posata vi sono stati scoperti due giacimenti uno di ferro pesante e l’altro di oro.

Le compagnie minerarie britanniche detengono la maggioranza degli istituti bancari, assicurativi, ditte di trasporto, ed edili del paese, offrendo stipendi da fame ai dipendenti locali e portando all’estero la totalitá dei profitti. L’inquinamento causato dalle attivitá minerarie prive di regolamentazione, hanno avvelenato i principali fiumi del paese, riducendo l’acqua potabile del 48% , costringendo cosi la popolazione ad acquistare acqua minerale prodotta da stabilimenti nazionali in mano a compagnie britanniche o direttamente importatata dall’Inghilterra. Le attivitá minerarie hanno creato anche frane e attivitá tellurgiche, responsabili della distruzione di interi villaggi tra i quali quello di Manonkoh ormai quasi scomparso.

La produzione agricola vicino alle minere è quasi azzerata causa avvelenamento delle riserve idriche cuasato dalle sostanze chimiche e solventi liberamente versati nei fiumi e dalle frane provocate dalle attivitá nelle miniere. I tentativi di richiesta risarcimento danni da parte dei contadini sono normalmente ostacolati dalle compagnie minerarie britanniche che inviano i loro mercenari per terrorizzare la popolazione ed eliminare i leaders delle proteste. Le multinazionali britanniche hanno inoltre sempre rifiutato di acconsentire alla richiesa del governo di trasferire la tecnologia di estrazione e formare personale qualificato con l’obiettivo di sviluppare una industria mineraria nazionale.

Dopo le elezioni del 2010, svoltesi senza problemi e registrando una corretta trasparenza di voto, il Capo dello Staff dell’Ufficio del Presidente: Richard Conteh e il Ministro del Commercio e dell’Industria: Alhaji Osman Boie Kamara, hanno rafforzato il Mining Act 2009, una legge sullo sfruttamento dei minerali di chiaro orientamento nazionalistico. Conteh e Kamara hanno convinto il Presidente Ernest Bai Koroma (ex imprenditore) a firmare una serie di decreti sfavorevoli agli interessi delle multinazionali britanniche. Tra i più importanti vi è quello che prevede la maggioranza delle azioni societarie da parte di cittadini o ditte sierraleonensi in tutti i settori: da quello finanziario a quello minerario. Un altro decreto obbliga le compagnie minerarie straniere a trasferire la tecnologia e formare personale qualificato nazionale.

Un duro colpo è stato assestato nel tentativo in corso di dichiarare illegale il contratto tra il consorzio London Mining Company Limited e la compagnia francese di trasporti internazionali Bollore stipulato nel 2011 per il trasporto escluivo di tutti i minerali dalla Sierra Leone all’Europa. Un contatto dalla durata di sette anni per 225 milioni di dollari. Annullando il contratto il governo della Sierra Leone intende imporre che il trasporto sia affidato a compagnie nazionali tramite la creazione di partnership e joint-ventures con compagnie di trasporto estere. L’obiettivo del presidente Koroma, prima della epidemia di Ebola, era quello di regolamentare i settori minerario e idrocarburi per emulare la succes story del Botswana e sviluppare il paese. Progetto ora seriamente compromesso dall’epidemia dell’Ebola. A questo scopo nel dicembre 2013 il Presidente aveva dichiarato la volontá di rivedere tutti i contatti minerari in corso, aumentare la pressione fiscale e affidare le attivitá esplorative petrolifere a compagnie del Ghana e della Norvegia. Gli obiettivi dell’intervento militare-umanitario dell’esercito britannico sotto egida NATO sono quelli di ristabilire il “naturale oridine” nel settore minerario per salvaguardare gli interessi delle sue multinazionali ed impedire il processo di nazionalizzazione delle risorse naturali.

La Guinea rappresenta l’annello debole e più instabile all’interno del progetto di ricolonizzazione della Francia che, con la scusa di combattere il terrorismo internazionale in Africa, sta inviando soldati per controllare direttamente le sue ex colonie africane da Djibuti alla Guinea. Progetto parallelo a quello di ristabilire l’influenza francese nella regione di Grandi Laghi (Africa Orientale) tramite un violento cambiamento di regime in Rwanda, il supporto al regime cleptomane della Famiglia Kabila nella Repubblica Democratica del Congo e al regime razial nazista del presidente Pierre Nkurunziza in Burundi, su cui gravano sospetti di preparazione di genocidio contro la minoranza tutsi e l’opposizone hutu.

La necessitá di controllare direttamente la Guinea è ora aumentata con la perdita di un importante e strategio alleato regionale: il regime del Burkina Faso. La recente rivoluzione popolare che ha costretto il Presidente Blaise Compaorè alla fuga sta seriamente minacciando il progetto di ricolonizzazione francese dell’Africa Occidentale e vi sono probabilitá di un rafforzamento delle forze politiche militari fedeli alla filosofia e al progetto nazionalista del Che Guevara Africano, Thomas Sankara assasinato nel 1987 da Compaorè con il diretto supporto di Francia e Stati Uniti. Le contromisure per impedire una svolta nazionalistica esistono. La Banca Centrale francese detiene la totalitá delle riserve in valuta pregiata della Burkina Faso, rendendo estremamente facile il ricatto finanziario. La Cellula Africana dell’Eliseo puó inoltre inserisi nella conflittualitá nata all’interno dell’esercito tra i Generali Isac Zida e Honorè Taorè. Per coincidenza nelle acque territoriali della Guinea è stanziata permanentemente la flotta africana francese composta da otto navi da guerra sotto il comando del Generale Maggiore Jean-Pierre Palasset. La flotta collabora con il Comando delle Operazioni Speciali COS con i compiti di assicurare l’approvigionamento energetico in madre patria e combattere l’invasione commerciale e finanziaria della Cina nell’Africa Occidentale, storica area di influenza francese.

La Germania si sta affiancando alla Francia e recentemente (2013) ha stipulato accordi segreti con Parigi che la associano allo sfruttamento delle risorse naturali nelle ex colonie francesi al fine di garantirsi l’approvigionamento di materie prime a basso costo per sostenere l’industria tedesca. L’accordo è stato stipulato nell’ottica di attenuare la guerra commerciale e politica tra le due potenze europee sostituendola con una collaborazione ed alleanza tesa ad assicurarsi l’egemonia sull’Unione Europea. Essendo in forte difficoltá economica (crescita zero e debito pubblico ormai incontrollabile) la Francia, per equilibrare la sua posizione all’interno di questo patto d’acciaio Bonn-Parigi, ha offerto la condivisione dell’unico tesoro rimastole: i possedimenti di Oltremare.

Per quanto riguarda il settore sanitario, che è alla base della giustificazione dell’intervento militare NATO nei tre paesi africani, Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti si sono concordati a proteggere e promuovere gli interessi delle multinazionali farmaceutiche coinvolte nella ricerca di vaccini e cure contro l’Ebola. Multinazionali che, guarda caso, sono o americane (Johnson & Johnson e Newlink Genetics) o europee (GlaksoSmithKline). Qui trova la spiegazione della violenza diplomatica imposta sui tre paesi africani e la gestione diretta delle attivitá sanitarie di contenimento della epidemia. I soldati NATO garantiranno la sperimentazione sugli umani di vaccini e cure di cui non si conoscono ancora efficacia e effetti collaterali. Sperimentazioni che infrangono ogni regolamentazione internazionale e codice etico-scientifico.

Saranno inoltre utili a garantire l’ordine pubblico e a contrastare eventuali rivolte o proteste di massa delle popolazioni locali qualora non accettassero di svolgere diligentemente il ruolo a loro affidato di cavie umane. Rischi di proteste e rivolte giá evidenti in Liberia e Sierra Leone. Un ultimo ed importante ruolo “sanitario” dei militari NATO sará quello di impedire la sperimentazione e la commercializzazione di farmaci concorrenti che non portano il brevetto delle tre multinazionali farmaceutiche a cui si è preventivamente e unilateralmente affidato il monopolio mondiale del futuro vaccino e cura. Farmaci concorrenti quali quello ideato dalla multianzionale cinese Sihuan Phramaceutical Holdings , che lavora in stretta collaborazione con le forze armate della Repubblica Popolare Cinese, saranno accuratamente rifutati.

Una veritá viene accuratamente nascosta dai media occidentali: il fallimento di Unione Europea, ONU e Stati Uniti di creare nei tre paesi africani sistemi sanitari adeguati nel periodo post conflitto, nonostante i milioni di dollari spesi nel settore. L’attuale crisi di Ebola, facilmente controllabile in altri paesi come Uganda e Nigeria, è dovuta proprio dalla assenza di un sistema sanitario pubblico efficente. È innegabile che la sua esistenza avrebbe contribuito ad un facile contenimento nella prima fase di questa “epidemia” come è sempre successo nei casi scoppiati in Uganda, l’ultimo nel 2013.

Questi sono i reali obiettivi dell’intervento militare-umanitario NATO violentemente imposto ai tre paesi africani e destinato a rafforzare il controllo predatorio e coloniale di un Occidente in gravi difficoltá economiche e minacciato dall’emergere di nuovi poli mondiali di potere economico e politico. Obiettivi che veranno abilmente occultati dalla stampa di propaganda dei media occidentali che ci innonderá di notizie per convincerci della natura strettamente umanitaria e disinteressata dell’intervento che la samaritana e compassionevole civiltá occidentale ha deciso per salvara la vita di migliaia di poveri negri.

 

Fulvio Beltrami
Uganda, Kampala
Twitter @FulvioBeltrami

Perché l’Occidente voleva la caduta di Muammar Gheddafi? Un’analisi in difesa del rais libico dal professor Jean-Paul Pougala

27 Giu

Gli Africani dovrebbero pensare alle vere ragioni per cui i paesi occidentali stanno conducendo la guerra in LibiaJeanPaul Pougala, scrive un un’analisi che ripercorre il ruolo del paese.

Per lUnione Africana lo sviluppo del continente era la Libia di Gheddafi che ha offerto a tutta l’Africa la sua prima rivoluzione in tempi moderni collegando l’intero continente attraverso il telefono, la televisione, le trasmissioni radiofoniche e diverse altre applicazioni tecnologiche come la telemedicina e l’insegnamento a distanza grazie al ponte radio WMAX, una connessione a basso costo che è stata resa disponibile in tutto il continente, anche nelle zone rurali.

Tutto è iniziato nel 1992, quando 45 nazioni africane stabilirono RASCOM (Satellite African Regional Communication Organization), in modo che l’Africa avrebbe avuto un proprio satellite e tagliare i costi di comunicazione nel continente.
Questo è stato un momento in cui le telefonate, da e verso l’Africa, erano le più costose del mondo a causa dei 500 milioni di dollari di tassa annuale intascati dall‘Europa per l’utilizzo dei suoi satelliti come Intelsat per le conversazioni telefoniche, comprese quelle all’interno dello stesso paese.
Un satellite africano è costato una sola volta il pagamento di 400 milioni di dollari e il continente non ha più dovuto pagare un leasing annuale di 500 milioni di dollari. Quale banchiere non avrebbe finanziato un progetto del genere? Ma il problema è rimasto; come possono gli schiavi, cercare di liberarsi dallo sfruttamento del loro padrone chiedendo aiuto al capo di conseguire alla loro libertà? Non sorprende visto che la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, Stati Uniti, Europa hanno fatto solo vaghe promesse per 14 anni. Gheddafi ha messo fine a questi futili motivi dei benefattori’ occidentali con i loro tassi di interesse esorbitanti. Lui stesso ha messo 300 milioni di dollari sul tavolo; la Banca Africana per lo Sviluppo ha aggiunto 50 milioni di US $ in più e la Banca per lo Sviluppo dell’Africa Occidentale un ulteriore 27 milioni di dollari. Ed è così che l’Africa ha avuto il suo primo satellite per le comunicazioni, il 26 dicembre 2007. 

La Cina e la Russia hanno seguito l’esempio e condiviso la loro tecnologia e ci hanno aiutato a lanciare satelliti in Sud Africa, Nigeria, Angola, Algeria e un secondo satellite africano è stato lanciato nel luglio 2010. Il primo satellite completamente indigeno costruito e realizzato sul suolo africano, in Algeria, sarà pronto per il 2020. Questo satellite è destinato a competere con i migliori al mondo , ma a dieci volte meno del costo, una vera e propria sfida. Questo spiega come un semplice gesto simbolico di US $ 300 milioni abbia cambiato la vita di un intero continente. La Libia di Gheddafi è costato l’Occidente, non solo privandolo di US $ 500 milioni all’anno, ma per i miliardi di dollari di debito e degli interessi che il prestito iniziale avrebbe generato per gli anni a venire e in maniera esponenziale, contribuendo in tal modo a mantenere un sistema occulto al fine di saccheggiare il continente.

30 miliardi di dollari congelati da Obama appartengono alla Banca Centrale Libica ed erano stati stanziati come contributo libico a tre progetti chiave che avrebbero aggiunto il tocco finale alla Federazione Africana l’African Investment Bank a Sirte, in Libia, l’istituzione del Fondo Monetario Africano che nel 2011 è stata basata in Yaounde con un fondo di capitale di 42 miliardi di dollari e la Banca Centrale Africana con sede ad Abuja, in Nigeria, che quando inizieranno a stampare denaro africano suonerà la campana a morto per il franco CFA attraverso il quale Parigi è stata in grado di mantenere la sua presa su alcuni paesi africani per gli ultimi 50 anni. E’ facile capire l’ira francese contro Gheddafi.

Il Fondo monetario africano è previsto per soppiantare totalmente le attività africane del Fondo Monetario Internazionale, che con soli 25 miliardi di dollari, è in grado di portare un intero continente in ginocchio e fargli ingoiare privatizzazioni discutibili come costringere i paesi africani a passare dal settore pubblico a monopoli privati​​. Non sorprende quindi che il 1617 Dicembre 2010, gli africani abbiano respinto all’unanimità i tentativi dei paesi occidentali di aderire al Fondo Monetario Africano, dicendo che era aperto solo alle nazioni africane. E ‘sempre più evidente che, dopo la Libia, la coalizione occidentale andrà verso l’Algeria, perché a parte le sue enormi risorse energetiche, il Paese ha riserve di liquidità di circa 150 miliardi. Questo è ciò che attira i paesi che stanno bombardando la Libia e tutti hanno una cosa in comune sono praticamente in bancarotta.

I soli Stati Uniti, hnno un debito impressionante di 14, 000 miliardi $ US, Francia, Gran Bretagna e Italia hanno ciascuno 2,000 miliardi US $ di deficit pubblico rispetto ai meno di 400 miliardi di dollari di debito pubblico per i 46 paesi africani messi insieme. Istigano guerre sporche in Africa, nella speranza che questo possa rivitalizzare le loro economie che stanno sprofondando sempre più nella stasi della fine e accelerare il declino occidentale che in realtà è iniziata nel 1884 durante la famigerata conferenza di Berlino. Come l’economista americano Adam Smith predisse nel 1865 quando ha pubblicamente sostenuto Abraham Lincoln per l’abolizione della schiavitù, l’economia di qualsiasi paese che si basa sulla schiavitù dei neri è destinata a scendere negli inferi il giorno in cuiquei paesi si risvegliano‘.

UNITÀ REGIONALE COME UN OSTACOLO PER LA CREAZIONE DI UN STATI UNITI D’AFRICA
Per destabilizzare e distruggere l’Unione africana che stava virando pericolosamente (per l’Occidente) verso gli Stati Uniti d’Africa sotto la guida di Gheddafi, l’Unione europea prima ha provato, senza successo, a creare l‘Unione per il Mediterraneo (UPM). Il Nord Africa in qualche modo doveva essere tagliato fuori dal resto dell’Africa, utilizzando il vecchio cliché razzista dei secoli 18 e 19, che sosteneva che gli africani di origine araba erano più evoluti e civilizzati rispetto al resto del continente. Questo non è riuscita perché Gheddafi ha rifiutato di farsi comprare. Ben presto ha capito a che gioco veniva invitato a giocare quando solo una manciata di paesi africani sono stati invitati ad aderire al gruppo del Mediterraneo senza informare l’Unione Africana, ma invitando tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea.

Senza la forza trainante della Federazione africana, l’UPM fallito ancora prima di iniziare, nato morto con Sarkozy come presidente e Mubarak come vice presidente. Il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé ora sta tentando di rilanciare l’idea, speculando senza dubbio sulla caduta di Gheddafi. Ciò che i leader africani non riescono a capire è che, fintanto che l’Unione Europea continua a finanziare l’Unione Africana, lo status quo rimarrà, perché non ci sarà nessuna vera indipendenza. Questo è il motivo per cui l’Unione Europea ha promosso e finanziato raggruppamenti regionali in Africa. E ‘ovvio che la Comunità Economica dell’Africa Occidentale (ECOWAS), che ha un’ambasciata a Bruxelles e dipende per la maggior parte dei suoi finanziamenti sull’Unione Europea, è un avversario fastidioso alla Federazione Africana.

Ecco perché Lincoln ha combattuto nella guerra di secessione degli Stati Uniti, perché il momento in cui un gruppo di paesi si riuniscono in una organizzazione politica regionale, indebolisce il gruppo principale. Questo è ciò che l’Europa ha voluto e gli africani non hanno mai capito il piano di gioco, creando una pletora di gruppi regionali, COMESA, UDEAC, SADC, e il Grande Maghreb che non ha mai visto la luce del giorno grazie a Gheddafi che aveva capito cosa stava succedendo.

GHEDDAFI, LAFRICANO CHE HA PURIFICATO IL CONTINENTE DALL’UMILIAZIONE DELL’APARTHEID
Per la maggior parte degli africani, Gheddafi è un uomo generoso, un umanista, conosciuto per il suo sostegno disinteressato per la lotta contro il regime razzista in Sud Africa. Se fosse stato un egoista, non avrebbe rischiato l’ira dell’Occidente per aiutare l’ANC sia militarmente che finanziariamente nella lotta contro l’apartheid. Questo era il motivo per cui Mandela, subito dopo la sua liberazione da 27 anni di carcere, ha deciso di rompere l’embargo delle Nazioni Unite viaggiando in Libia il 23 ottobre 1997. Per cinque lunghi anni, nessun aereo ha potuto atterrare in Libia a causa dell’embargo. Nel bisogno era necessario prendere un aereo per la città tunisina di Jerba e proseguire su strada per cinque ore per raggiungere Ben Gardane, attraversare il confine e proseguire su una strada nel deserto per tre ore prima di raggiungere Tripoli.
L’altra soluzione era quella di passare per Malta e traghettare nella notte su imbarcazioni rischiose fino alla costa libica. Un viaggio infernale per un intero popolo, semplicemente per punire un uomo. Mandela non usa mezzi termini quando l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton disse che la visita è stata sgradita’ dagli USA Nessun paese può pretendere di essere il poliziotto del mondo e nessuno Stato può dettare all’altro ciò che deve fare‘.
E ha aggiunto . Quelli che ieri erano amici dei nostri nemici hanno la faccia tosta oggi per dirmi di non visitare il mio fratello Gheddafi, ci consigliano di essere ingrati e dimenticare i nostri amici del passato‘, infatti, l’Occidente ancora consideravano il Sud africani razzisti per essere loro fratelli che avevano bisogno di essere protetti. Ecco perché i membri dell’ANC, tra cui Nelson Mandela, erano stati considerati pericolosi terroristi.

E ‘stato solo il 2 luglio 2008, che il Congresso degli Stati Uniti, infine, ha votato una legge per rimuovere il nome di Nelson Mandela e dei suoi compagni dell’ANC dalla loro lista nera, non perché si sono resi conto di quanto stupido era la lista, ma perché volevano celebrare il 90 ° compleanno di Mandela . Se l’Occidente era veramente dispiaciuto per il suo sostegno passato ai nemici di Mandela e veramente sincero quando chiamano le strade e i luoghi a suo nome, come possono continuare a fare la guerra contro qualcuno che ha aiutato Mandela e il suo popolo ad essere vittoriosi su Gheddafi? Sono GLI STESSI DEMOCRATICI, coloro che vogliono esportare la democrazia ? E se la Libia di Gheddafi fosse più democratica degli Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e altri paesi che muovono macchine da guerra per esportare la democrazia in Libia?

Il 19 marzo 2003, il presidente George Bush ha cominciato a bombardare l’Iraq con il pretesto di portare la democrazia. Il 19 marzo 2011, esattamente otto anni dopoo, è stato il turno del presidente francese a far piovere bombe sulla Libia, ancora una volta, sostenendo che era per portare la democrazia. Il vincitore del premio Nobel per la pace il presidente Usa Obama disse che il suo scopo era quello di spodestare il dittatore e introdurre la democrazia. scatenando missili da crociera dai sottomarini. La domanda che chiunque con intelligenza, anche minima, non può fare a meno di chiedere è la seguente: sono paesi come la Francia, l’Inghilterra, gli Stati Uniti, Italia, Norvegia, Danimarca, Polonia, che difendono il loro diritto a bombardare la Libia sulla forza del loro auto proclamato stato democratico veramente democratica ? Se sì, essi sono più democratici della Libia di Gheddafi?

La risposta in realtà è un clamoroso NO, per la ragione pura e semplice che la democrazia non esiste. Questo non è un parere personale, ma una citazione di qualcuno nato della città di Ginevra, che ospita la maggior parte delle istituzioni delle Nazioni Unite. La citazione è di Jean Jacques Rousseau, nato a Ginevra nel 1712 e che scrive nel quarto capitolo del terzo libro del famoso ‘contratto socialeche non c’è mai stata una vera democrazia e non ci sarà mai.
Rousseau enuncia quattro condizioni per un paese ad etichettare una democrazia e in base a questi la Libia di Gheddafi è molto più democratico degli Stati Uniti, la Francia e gli altri che sostengono di esportare la democrazia:.

1 lo Stato: più grande è un paese, meno democratico può essere. Secondo Rousseau, lo Stato deve essere estremamente piccolo in modo che le persone possono incontrarsi e conoscersi. Prima di chiedere alla gente di votare, si deve garantire che tutti conoscano tutti, altrimenti il voto sarà un atto senza alcuna base democratica, un simulacro di democrazia per eleggere un dittatore. Lo stato libico si basa su un sistema di alleanze tribali, per definizione gruppo di persone insieme in piccole entità. Lo spirito democratico è molto più presente in una tribù, in un villaggio che in un grande paese, semplicemente perché le persone si conoscono, condividono un ritmo di vita comune, che comporta una sorta di auto-regolamentazione o addirittura auto-censura. Da questo punto di vista, sembrerebbe che la Libia si adatta alle condizioni di Rousseau meglio di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, tutte società altamente urbanizzate dove la maggior parte dei vicini non si dicono nemmeno ciao a vicenda e quindi non si conoscono, anche se hanno vissuto fianco a fianco per 20 anni. Questi paesi hanno scavalcato questa fase saltando alla fase successiva voto che è stato abilmente santificato per offuscare il fatto che votare sul futuro del paese è inutile se l’elettore non conosce gli altri cittadini. Questo è stato spinto ai limiti ridicoli con diritto di voto che viene data alle persone che vivono all’estero. Comunicare è una precondizione per qualsiasi dibattito democratico prima delle elezioni.

2. Semplicità nelle abitudini e modelli di comportamento sono inoltre essenziali se si vuole evitare di spendere la maggior parte del tempo a discutere su procedure legali e giudiziarie al fine di far fronte alla moltitudine di conflitti di interesse inevitabili in una società grande e complessa. I Paesi occidentali definiscono loro stessi nazioni civili con una struttura sociale più complessa mentre la Libia è descritta come un paese primitivo con un semplice insieme di costumi. Questo aspetto indica che la Libia corrisponde meglio ai criteri democratici di Rousseau di tutti coloro che cercano di dare lezioni di democrazia. I conflitti nelle società complesse sono più spesso vinte da chi ha più potere, motivo per cui i ricchi riescono a evitare la prigione, perché possono permettersi di assumere migliori avvocati e invece organizzarsi per la repressione dello Stato che invece sarà diretto contro qualcuno che ha rubato una banana in un supermercato piuttosto che ad un criminale finanziario che ha rovinato una banca. Nella città di New York, per esempio, dove il 75 per cento della popolazione è bianca, l’80 per cento dei posti di direzione sono occupati da bianchi che costituiscono solo per  il 20 per cento delle persone incarcerate.

3. Parità di status e di ricchezza:. Uno sguardo alla classifica di Forbes 2010 mostra che le persone più ricche sono in ciascuno dei paesi che attualmente bombardano la Libia; un esercizio simile sulla Libia rivelerà che in termini di distribuzione della ricchezza, la Libia ha molto più da insegnare a coloro che combattono ora, e non il contrario. Quindi anche qui, utilizzando i criteri di Rousseau, la Libia è più democratica delle nazioni stanno pomposamente fingendo di portare la democrazia. Negli Stati Uniti, il 5 per cento della popolazione possiede il 60 per cento della ricchezza nazionale, il che rende la società più ineguale e squilibrata nel mondo.

4 No lussi:. Secondo Rousseau non ci può essere alcun lusso se ci deve essere la democrazia. Il lusso, dice, fa della ricchezza una necessità che diventa poi una virtù in sé, e non il benessere del popolo diventando l’obiettivo da raggiungere a tutti i costi, il lusso corrompe sia il ricco che il povero, l’uno attraverso il possesso e l’altro per invidia; rende la nazione morbida e preda della vanità; allontana la gente dallo Stato e li rende schiavi ‘.
C’è
più lusso in Francia che in Libia? Le relazioni sui dipendenti che commettono suicidio a causa delle condizioni di lavoro stressanti anche in aziende pubbliche o semi-pubbliche, tutto in nome della massimizzazione del profitto per una minoranza e il loro mantenimento nel lusso, accade in Occidente, non in Libia. Il sociologo americano C. Wright Mills scrisse nel 1956 che la democrazia americana è stata una dittatura della eliteSecondo Mills, gli Stati Uniti non è una democrazia perché è il denaro che parla durante le elezioni e non il popolo. I risultati di ogni elezione sono l’espressione della voce dei soldi e non la voce del popolo.

Dopo Bush senior e Bush junior, stanno già parlando di un più giovane Bush per le primarie repubblicane del 2012. Inoltre, come Max Weber ha sottolineato, dal momento che il potere politico dipende dalla burocrazia, gli Stati Uniti hanno 43 milioni di burocrati e militari che governano efficacemente il paese, ma senza essere eletto e non sono responsabili per le persone per le loro azioni. Una persona (un ricco) viene eletto, ma il potere reale sta con la casta dei ricchi, che poi vengono nominato per essere ambasciatori, generali, ecc.

 

Questo è solo una breve accenno del lungo articolo di Jean-Paul Pougala diviso in 5 parti che
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QUI in inglese

L’Irlanda infrange il muro di silenzio sulle schiave africane in Europa

12 Feb

Irlanda del Nord, una ex prostituta Nigeriana vince la causa con lo Stato che aveva rifiutato il diritto di asilo politico non riconoscendola vittima del traffico di essere umani. Secondo recenti indagini l’Italia è divenuta uno dei centri di smistamento Europei delle prostitute Africane. Due giornaliste nigeriane e un rapporto dell’Ambasciata Americana a Roma rivelano pesanti responsabilità delle autorità italiane.

Belfast, Nord Irlanda, Marzo 2001. Rebecca (nome inventato per proteggere l’identità della vittima) giunge presso la sede di Alliance Party (un partito-associazione fondato nel 1970 con l’obiettivo di migliorare la situazione sociale ed economica delle comunità Irlandesi e immigrate) denunciando di essere vittima del traffico di esseri umani internazionale.

L’incubo risale al 2003, quando Rebecca riceve un’opportunità di lavoro in Portogallo come cameriera tramite un immigrato nigeriano, amico di famiglia che si offre di anticipare il biglietto aereo e il costo del visto turistico. Una volta giunta a Lisbona, viene rinchiusa in un bordello clandestino e costretta a prostituirsi.

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