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Storie di Acqua, storie di Vita dal Kenya in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua

23 Mar

Il 22 marzo è la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita nel 1993 dalle Nazioni Unite: un’opportunità per informarsi e capire di più sulle questioni locali e globali legate alla disponibilità idrica e le sue implicazioni sociali ed economiche.

Il tema 2016 “Better water. Better Jobs” è focalizzato su come l’accesso all’acqua può cambiare le vite, trasformando le società e le economie.

L’Acqua è Vitasu questo tema LVIA vi propone alcune storie dal Kenya, dove l’associazione opera nelle contee di Meru ed Isiolo.

Nel Meru, LVIA è nata, 50 anni fa: cinquant’anni di cooperazione hanno visto la costruzione di 600 Km di acquedotto che hanno portato acqua, facendola scendere a valle dai monti Kenya e Nyambene, a 522.400 persone su 1.700.000 abitanti, nelle case, nelle scuole e nei centri sanitari; e la costruzione di 3.000 cisterne per la raccolta dell’acqua piovana perché «Dell’acqua non deve essere sprecata neanche una goccia, dobbiamo riuscire a captarla e conservarla affinché possa essere utilizzata anche nei periodi in cui scarseggia» sottolinea Enrico Gorfer, volontario LVIA in Kenya che, per la sua attività nella realizzazione degli acquedotti è stato soprannominato dalla gente di Meru con cui lavora da oltre 30 anni, M’BOROKI, che in lingua ki-meru significa “Chi fa scendere l’acqua”.

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Kenya. Quando lo slum si trasforma in fonte di energia pulita.

5 Gen

Kibera è la principale bidonville di Nairobi, la capitale del Kenya. Ospita un milione di persone dedite al piccolo commercio e all’economia informale che assorbe gran parte della disoccupazione giovanile ponendo centinaia di miglia di giovani kenioti ai margini tra una attività precaria e la micro criminalità in attesa di accedere al mondo del lavoro, quello vero. Una sogno che spesso non si avvera. La bidonville, priva di strade asfaltate, elettricità pubblica, sistemi idrico e fognario, è nata negli anni ottanta con i primi insediamenti abusivi creati dall’immigrazione dalle zone rurali. Il governo di Arap Moi, il secondo presidente del paese, non volle mai affrontare il problema degli alloggi abusivi nell’aerea permettendo cosi che Kibera prendesse dimensioni gigantesche. In cambio trasformò lo slum in un ricco serbatoio di voti. Questo patto tacito continuò con l’Amministrazione Kibaki.

Anche l’attuale presidente Uhuru Kenyatta, fautore della modernizzazione ed industrializzazione del paese, non osa mettere in discussione questo patto sociale per non mettere a rischio il fragile supporto popolare al suo governo  già compromesso dalla sua partecipazione all’organizzazione e gestione delle pulizie etniche durante le violenze post elettorali del dicembre 2007 – gennaio 2008 e dalla manifesta incapacità di fermare l’ondata di terrorismo che si è abbattuta sul Kenya dal settembre 2012. Una guerra santa creata dal gruppo islamico somalo Al Shabaab, come risposta dell’invasione dell’esercito keniota della Somalia.

Kibera, nel bene e nel male, è una realtà socio economica incancellabile. Nessun governo presente e futuro si sognerebbe di smantellare le centinaia di migliaia di case abusive sloggiando un milione di persone che rappresentano il 25% della popolazione totale di Nairobi (4 milioni di abitanti). Sarebbe una provocazione inaccettabile che porterebbe immediatamente alla guerra civile. Nelle migliori delle ipotesi un governo lungimirante ed attento al bene della popolazione potrebbe trasformare lo slum in un vera e propria città dotata di servizi sociali, scuole, ospedali, rete elettrica, idrica e fognaria impiantando al suo interno alcuni poli industriali. Per realizzare questo sogno rivoluzionario necessitano ingenti capitali e una amministrazione orientata verso il  progresso e il benessere del paese. Elementi che, attualmente, sono totalmente assenti nella realtà politica del Kenya.

Uno dei principali problemi sanitari di Kibera è l’assenza di un adeguato sistema fognario. Lo slum, densamente popolato offre solo latrine comuni che vengono periodicamente svuotate da camion cisterna. Pressoché inesistenti i servizi sanitari all’interno delle abitazioni, spesso delle semplici baracche in legno e lamiera. Il servizio di camion cisterna, gestito da ditte private, non è sufficiente a smantellare le tonnellate di feci e liquami umani contenuti nei pozzi neri delle latrine che fungono anche da docce pubbliche. Anche il costo per svuotare le latrine (dai 100 ai 150 dollari) influisce sulla precaria e deplorevole situazione igienica dello slum. Le latrine vengono svuotate solo quando i liguami straripano nelle adiacenti strade. Il governo, non gestendo direttamente il servizio dei camion cisterna, non ha alcun controllo sul rispetto delle norme ambientali delle ditte private che gestiscono questo immenso business.

La diretta e nefasta conseguenza è l’inquinamento del fiume Nairobi dove vengono versate tonnellate di liquami provenienti da Kibera e da altri slum. La totale assenza dello Stato e la gestione senza scrupoli delle ditte private auto incaricatesi della gestione igienica di Kibera, trovano come contrappeso una soluzione ideata dal mondo delle Organizzazioni Profit, la nuova frontiera dell’intervento umanitario nata in Africa che abbina il profitto alle tematiche sociali. Un settore che sta velocemente rimpiazzando gli inutili e costosissimi interventi delle Agenzie ONU, e delle ONG locali ed internazionali che, per quarant’anni hanno trasformato la povertà in un colossale business internazionale. Una di queste Organizzazioni Profit: Umande Trust ha trasformato le latrine di Kibera in un network produttivo di bio gas attraverso l’utilizzo di una tecnologia semplice che necessita di modesti finanziamenti.

Il venti per cento dei bagni pubblici di Kibera sono stati trasformati in mini centrali di produzione di biogas a basso costo grazie alla partecipazione di una cordata di privati e ai finanziamenti di banche locali. Umande Trust installa un equipaggiamento a bassa tecnologia nelle latrine capace di generare bio gas dai liquami umani. Le latrine dei quartieri che compongono Kibera vengono collegate ad una piccola centrale di fabbricazione di bio gas che raccoglie i liquami attraverso un semplice rete di tubi di plastica. Il liquame che giunge nella mini centrale viene trasformato in bio gas in tre distinte fasi. Nella prima i batteri anaerobici si alimentano dei liquami trasformandoli in liquidi che vengono filtrati e mescolati con l’acido durante la seconda fase. L’ultima fase prevede la conservazione del liquido trasformato per 21 giorni, il tempo necessario per la fermentazione del liquido e la sua trasformazione in gas metano.

Il costo di ogni mini centrale, 22.500 dollari, viene inizialmente finanziato da un consorzio di privati e di istituti bancari coordinato da Umande Trust. Il recupero del finanziamento avviene attraverso il pagamento introdotto nei quartieri per accedere ai servizi igienici. Ogni abitante paga tre centesimi di dollari ogni volta che utilizza le latrine – docce. Un prezzo estremamente alla portata di tutti. Il successo del progetto pilota risiede negli immediati vantaggi ambientali ed economici di cui beneficia la popolazione dei quartieri dove sono state installate le mini centrali di produzione di bio gas. I meno di due mesi dall’istallazione del sistema fognario per la produzione di bio gas le condizioni igieniche migliorano rendendo l’ambiente più adatto alla vita umana e diminuendo sensibilmente il rischio di epidemie e malattie legate alla scarsa igiene. Il progetto pilota attuato in alcuni quartieri di Kibera ha diminuito del 12% la quantità di liquami riversati nel fiume Nairobi, creando evidenti benefici ambientali per l’intera capitale del Kenya.

Ma è l’aspetto economico che ha contribuito all’entusiastico sostegno della iniziativa da parte della popolazione, per la maggior parte composta dal sotto proletariato urbano. Le mini centrali di bio gas creano occupazione, necessitando di personale per la raccolta degli oboli sull’utilizzo delle latrine e per la gestione e funzionamento delle mini centrali. La creazione di nuovi posti di lavoro, anche se dai salari contenuti, è estremamente importante in una realtà sociale dove la disoccupazione giovanile sfiora il 86%. Il secondo vantaggio economico tocca direttamente i magri bilanci domestici di centinaia di famiglie che vivono a Kibera. Il bio gas prodotto dalla mini centrali viene utilizzato per la commercializzazione di gas per uso cucina.  Le bombole di gas vengono vendute a prezzi ridottissimi e quindi accessibili per le povere famiglie.

Prima dell’installazione delle mini centrali di bio gas ogni famiglia mediamente spendeva 90 dollari al mese, l’equivalente di quattro sacchi di carbone necessari per le cucine domestiche. Ora la spesa mensile si aggira a 5 dollari grazie alle bombole di bio gas. Il progetto ha ridotto del 8% la vendita di carbone, un business maledetto responsabile della rapida deforestazione di immense aree del paese e di infiltrazioni mafiose e terroristiche. Il gruppo islamico somalo Al Shabaab attinge dalla vendita non controllata di carbone in Kenya il 15% del suo fondo di guerra. Umande Trust, che ha prudentemente tutelato il brevetto delle mini centrali, ha come obiettivo di dotare tutti i quartieri di Kibera di produzione del bio gas entro il 2016. Attualmente i profitti ottenuti dal pagamento sull’utilizzo delle latrine pubiche e la vendita di bombole di bio gas per uso cucina sono orientati verso il finanziamento di nuove mini centrali.

L’obiettivo finale di Umande Trust è ambizioso ma realistico: replicare il progetto in tutti gli slum delle città keniote creando cosi una rete nazionale di trasformazione dei liquami umani in bio gas e la sua commercializzazione in tutto il Kenya, zone rurali comprese. Una success story nata dall’entusiasmo di quattro giovani ingegneri kenioti disoccupati cronici con un capitale iniziale di 100 dollari.

Fulvio Beltrami
Kampala, Uganda@FulvioBeltrami

LVIA: Bevi un cocktail e diventi “portatore d’acqua” in Tanzania

11 Lug

Venerdì 13 luglio dalle ore 20.30 il Centro ricreativo San Biagese, in via Regione Boerino 30 a San Biagio di Centallo (CN), organizza una serata nella quale l’intero ricavato delle consumazioni di Malibù o di un Cocktail analcolico pro-africa sarà devoluto ad un progetto promosso dall’Ong LVIA nella Regione di Dodoma in Tanzania per la riabilitazione di un acquedotto.

Durante la serata al Circolo ricreativo San Biagese sarà inoltre possibile cenare, gustando carne alla griglia o crêpes dolci e salate,  assistere allo spettacolo di Danze Afro e Moderna organizzato dalla coreografa Valentina Taricco,  ballare sulle musiche di Dj Elia Tanz. Una parte del ricavato complessivo della serata andrà ad aggiungersi alle donazioni raccolte con il consumo di cocktail.

Verrà inoltre allestita da LVIA, una piccola mostra-mercato di artigianato africano con oggetti provenienti da varie parti dell’Africa.

Il Centro Ricreativo San Biagese aderisce così all’iniziativa lanciata da LVIA “I bar della solidarietà regalano acqua”: una nuova proposta d’impegno e creatività che LVIA rivolge al proprio territorio, la provincia Granda, per contribuire, insieme, a garantire l’acceso all’acqua potabile alle popolazioni della regione di Dodoma, in Tanzania.

Aderendo a questa rete di “portatori d’acqua” ogni bar ha la possibilità di contribuire al potenziamento di 500 metri di un acquedotto in Tanzania che permetteranno di portare l’acqua a persone che ad oggi non hanno accesso a questa risorsa vitale. Il prolungamento dell’acquedotto permetterà di raggiungere nuovi villaggi in una delle regioni più aride del paese, dove la durata della stagione delle piogge è limitata a circa tre mesi e i corsi d’acqua si seccano subito dopo appena un mese dal termine della stagione piovosa.

Informazioni:

LVIA 0171/696975

fundraising@lvia.it

Centro ricreativo Fraz San Biagio di Centallo
3358257532 Franco – 3393120431  Mauro

Cuneo: il Bar Corso “porta acqua” in Tanzania con la LVIA.

24 Apr

La nuova iniziativa  “I bar della solidarietà regalano acqua”

Giovedì 3 maggio dalle ore 18.30 alle ore 21.00 presso il Bar Corso in c.so Nizza 16 a Cuneo, se bevi uno Spritz o un Cocktail analcolico MAJI (acqua in swahili) il corrispettivo sarà devoluto dal Bar al progetto promosso dalla LVIA nella Regione di Dodoma, in Tanzania, per il prolungamento di un acquedotto a beneficio di 3700 persone.

Tra i locali più frequentati di Cuneo, il Bar Corso è il primo ad aderire alla rete “I bar della solidarietà regalano acqua”: una nuova proposta d’impegno e creatività che la LVIA rivolge al proprio territorio, la provincia Granda, per contribuire, insieme, a garantire l’acceso all’acqua potabile alle popolazioni della regione di Dodoma, in Tanzania.

Aderendo a questa rete di “portatori d’acqua” ogni bar avrà la possibilità di contribuire al potenziamento di 500 metri di un acquedotto in Tanzania che permetteranno di portare l’acqua a persone che ad oggi non hanno accesso a questa risorsa vitale. Il prolungamento dell’acquedotto permetterà di raggiungere nuovi villaggi in una delle regioni più aride del paese, dove la durata della stagione delle piogge è limitata a circa tre mesi e i corsi d’acqua si seccano subito dopo appena un mese dal termine della stagione piovosa.

L’azione promossa dal Bar Corso contribuirà a cambiare la vita del villaggio di Lalikala: grazie al prolungamento dell’acquedotto saranno costruiti nel villaggio dei punti idrici che renderanno disponibili 20 litri al giorno di acqua pulita per 3700 persone. Migliorerà la vita delle donne, oggi costrette a camminare diverse ore ogni giorno per raggiungere una fonte e fornire alle proprie famiglie l’acqua necessaria per bere, lavarsi, cucinare.  Migliorerà la vita dei bambini, i più vulnerabili e i più colpiti dall’utilizzo di acqua contaminata e migliorerà la loro istruzione, soprattutto delle bambine che, non avendo più l’incombenza di andare alla ricerca dell’acqua insieme alle donne del villaggio, potranno dedicarsi a frequentare la scuola.

L’azione potrà essere sostenibile nel tempo, grazie alla formazione di un’associazione di utenti, nel villaggio, che sarà formata e capace di gestire i punti idrici.

 

Altri Bar possono partecipare alla rete delle solidarietà.

Per informazioni: LVIA · corso IV Novembre 28, 12100 Cuneo

Tel. 0171/696975  fundraising@lvia.it

LVIA: Raccolti 19mila euro con la Settimana dell’Acqua

23 Apr

La Settimana dell’Acqua organizzata dalla LVIA a fine marzo è stata un vero successo: numerosi gli eventi realizzati e raccolti 19.000 euro in favore dei progetti idrici promossi in Kenya, Tanzania ed Etiopia.

Lo slogan “pungente” – Acqua non è un problema del cactus – che ha accompagnato gli eventi ha centrato l’obiettivo di far riflettere la società civile, in concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Acqua, sul mancato accesso a fonti d’acqua potabile ancora per oltre un miliardo di persone nel mondo, soprattutto in Africa Subsahariana, dove la LVIA è impegnata da oltre 45 anni.

La buona riuscita dell’iniziativa è stato un insieme congiunto di proposte culturali e collaborazioni con scuole, associazioni, amministrazioni comunali e soprattutto volontari nei territori coinvolti. Le proiezioni cinematografiche, concerti ed aperitivi solidali hanno abbracciato complessivamente un pubblico di 1500 persone.

Grande successo ha riscontrato la proiezione del documentario The Well: voci d’acqua dall’Etiopia al Cinema Monviso di Cuneo e al Cinema Greenwich a Torino. Le bellissime immagini girate da Paolo Barberi, Riccardo Russo e Mario Michelini, prodotte da “Esplorare la Metropoli” con la collaborazione dello staff LVIA in Etiopia, hanno restituito fedelmente al pubblico le difficoltà legate alla scarsità di risorse idriche in uno dei luoghi più aridi della terra, come è la regione dei Borana, nel Sud del paese, ma anche la gestione comunitaria dei pozzi, regolata sapientemente dalle istituzioni tradizionali rispettando l’equilibrio tra necessità umana e preservazione dell’ecosistema naturale. Il dibattito proposto in seguito alle proiezioni ha permesso, inoltre, di approfondire l’impegno della LVIA a supporto delle popolazioni agropastorali locali.

Più di cento volontari sono stati coinvolti nell’organizzazione degli oltre 40 banchetti informativi e di distribuzione di piantine di cactus, in oltre 20 Comuni italiani tra Piemonte ed Emilia Romagna.

Alessandro Bobba, presidente LVIA: “La somma raccolta grazie alla vendita delle piantine di cactus e alle iniziative organizzate nel corso della settimana, sarà utilizzata per sostenere tre progetti idrici in Etiopia, Kenya e Tanzania, permettendo così la realizzazione di attività che altrimenti non sarebbe stato possibile effettuare. Un grandissimo grazie a tutti i volontari, soprattutto a nome dei cooperanti in servizio nei tre paesi e di tutte le persone che, direttamente o indirettamente, potranno beneficiare del frutto di questo impegno”.

E’ sempre possibile sostenere i progetti idrici promossi dalla LVIA in Etiopia, Kenya e Tanzania per portare acqua alle comunità che ancora ne sono prive, attraverso una donazione puntuale o fissa, annua o mensile, garantendo una continuità preziosa.

 

Per contribuire:

c/c bancario presso Banca Etica

IBAN: IT49L0501801000000000106428

c/c postale 14343123

intestato a: LVIA – Associazione internazionale volontari laici – c.so IV novembre, 28 – 12100 Cuneo