Cornelia Isabelle Toelgyes, attivista per gli Eritrei e per i Diritti Umani.

14 Mag

African Voices in chat con Cornelia Isabelle Toelgyes, attivista per un’Africa Subsahariana migliore e per i diritti umani di chi ne ha davvero bisogno.

AV: Benventuta in chat e speriamo di riuscire a fare un pò di chiarezza su molti punti della migrazione

Cornelia Isabelle Toelgyes: migrazione, io direi, persone che fuggono. Un profugo non sceglie, spesso non ha altra scelta

AV: Cornelia una cosa che avrei sempre voluto chiederti, perchè il tuo grande interesse per l’Africa?

Cornelia Isabelle Toelgyes: Conosco bene l’Africa. Ci ho vissuto per molti anni in posti caldi, in momenti caldissimi.

AV: Capisco. Fai i conti con la nostalgia?.

Cornelia Isabelle Toelgyes: Non è nostalgia. E’ una questione di… giustizia. L’Africa accoglie. E’ generosa.

AV: Che differenza c’è tra un migrante e un profugo?

Cornelia Isabelle Toelgyes: Bella domanda. Migrare significa spostarsi dal luogo di origine verso un altro. Profugo, dal latino, colui che cerca scampo, cerca di salvarsi.

AV: Cornelia, l’Africa è grande e io so dove hai vissuto;  perchè, almeno da quando ci conosciamo, ti occupi nello specifico di Eritrea?

Cornelia Isabelle Toelgyes: Mi occupo di Africa Subsaharina nello specifico. Si, ho vissuto in Kenya, Nigeria, Angola e altre parti, ho visitato moltissimi Paesi africani. Eritrea… Nel 2008 sono arrivati i primi profughi in Sardegna. Erano alloggiati in una casa vicino alla mia. Ero già a conoscenza della situazione della nostra ex-colonia, ma sentire a viva voce il racconto dei PROFUGHI è stato scioccante. Poi la questione Sinai…

AV: E da quel momento Eritrea, l’amore per quel popolo. Tu hai visto l’Eritrea in tempi non sospetti: com’era? Che paese hai visto?

Cornelia Isabelle Toelgyes: Credo che apparentemente anche oggi si presenti bene. Bisogna vedere le cose dall’interno. I politici di turno che visitano il Paese ne sono entusiasti. Asmara è una bella città e poi viene mostrato solo ciò che bisogna vedere. Non vengono a contatto con le sofferenze, le pene delle persone.

AV: Nel 2008 in Italia di Eritrei non ne parlava nessuno o quasi, non era certo come oggi… e non c’erano i social. Come hai iniziato per fare sapere quello che succedeva sulla base dei racconti di quelle persone?

Cornelia Isabelle Toelgyes: Già seguivo in rete, sui quotidiani. Ne ero a conoscenza. Poi da cosa nasce cosa. Sono inciampata per caso nel problema del Sinai. Ho approfondito, ho aperto il gruppo “Per la liberazione dei prigionieri nel Sinai.”

AV: Il Sinai!
Ma prima di arrivarci voglio ancora chiederti una cosa. Perchè migliaia di eritrei scappano? Sento solo sempre dire che una delle cause il lungo periodo di servizio militare, ma quale altre cause?

Cornelia Isabelle Toelgyes Le persone scappano perchè non hanno scampo. Quando non puoi decidere della tua vita. Spesso, durante la fuga, devi affrontare altre sofferenze.
Il servizio militare è imposto. Non hai scelta. Per uno stipendio che non ti permette nemmeno di sognare. Se si rifiutano, o disertano… hai visto cosa è successo domenica 3 Aprile in Asmara. Hanno sparato contro le reclute che hanno abbandonato il convoglio.Sparano a vista ai disertori.

AV: Certo, e tra le sofferenze c’è il deserto del Sinai. Che cosa accade? E’ la sola sofferenza oppure durante  il l percorso ci sono altri ostacoli? Ci sono mafie dei confini? Predoni e trafficanti di esseri umani?

Cornelia Isabelle Toelgyes: Ormai la questione Sinai è quasi risolta: Israele non è più raggiungibile a causa di una rete metallica costruita qualche anno fa. Inoltre la politica Israeliana verso i profughi subsahariani è terribile. Ora la rotta è Sudan, Libia, poi le nostre coste.

AV: Sono rotte comunque impegnative per chi scappa a piedi o con mezzi di fortuna. come attraversano i paesi e sopratutto quanti soldi hanno per affrontare un viaggio di questo tipo?

Cornelia Isabelle Toelgyes: La necessità di vivere. Cercano vita. Una  volta in Libia .Si trova più facilmente lavoro in Libia, se ci arrivavi…  non dimentichiamo che anche nel Sahara si muore, abbandonati dai trafficanti, si rompe il camion, non c’è acqua, ne cibo, oppure vieni arrestato, se ti va bene. Oggi è facile cadere in mano alle bande armate. Spesso vengono sequestrati appena entrati in Sudan, vicino a Kassala. Ma già qualche anno fa avvenivano sequestri da parte dei rashaida nel campo profughi in collaborazione con la polizia sudanese corrotta.
Generalmente si affidano alle guide, che spesso e volentieri sono disonesti trafficanti oppure vengono venuti ai trafficanti, che al loro volta chiedono somme immense ai familiari.

AV: Questi viaggi maledetti possono durare mesi se non anni, i soldi non bastano e spesso i profughi si fermano a lavorare in luoghi speduti. Ma una volta arrivati in Libia cosa cambia? Essendo già un paese nel caos di suo, che tipo di accoglienza trovano?

Cornelia Isabelle Toelgyes: Spesso la galera. In Sudan spesso vengono arrestati per immigrazione clandestina. Marciscono in luride galere.
Quando non c’è libertà nel proprio Paese, oppure è in atto una guerra, te ne devi andare, non hai scelta e metti in conto di morire. E loro non sono certo teneri con i profughi, specie se sono cristiani.

AV: Quando dici che ci vogliono tanti soldi perchè i trafficanti li chiedono, queste persone come possono trovare i dollari per continuare? Non credo quesa gente viaggia con migliaia di dollari in tasca!

Cornelia Isabelle Toelgyes: La famiglia estesa che già vive in Occidente, gli amici, amici di amici, cugini, cugini di cugini. Soldi che prima o poi dovranno restituire, se rimangono in vita.

AV: Cornelia, non ti occupi solo di Eritrea , ma da paladina dei diritti umani hai allargato le tue vedute anche ai profughi che arrivano in Europa dalla Siria.
Questo vuole forse dire che l’emergenza profughi dall’Eritrea, Somalia, Nigeria etc… è finita?

Cornelia Isabelle Toelgyes: La Siria rimane sempre in quel tratto di mare…

AV: La Siria però ha oscurato tutto il resto, sui TG italiani, ormai da mesi, sembra non esista altro.

Cornelia Isabelle Toelgyes: Seguo anche i profughi siriani. Folle ciò che sta succedendo. Inconcepibile l’accordo con la Turchia e l’UE. Ma simili accordi sono in fase di elaborazione anche in Africa. Processo di Khartoum.
In Africa si scappa anche dal Mali, Etiopia, specie gli Oromo. E poi  dal Gambia, dalla Somalia. La gente scappa quando la vita è in pericolo.

Ne arrivano, eccome. Ieri mattina un folto gruppo di 230 profughi a Cagliari. Non si comunicano quasi più gli arrivi

AV: Per altro tutti paesi dove il presidente è in carica da decenni. La costituzione di questi paesi non dice o diceva che un presidente dovrebbe essere nel ruolo per massinmo 2 turni di 5 o sei anni?

Cornelia Isabelle Toelgyes: Infattii…la Costituzione. Il presidente dell’Eritrea doveva essere provvisorio. E’ in carica dal 1993. Rien ne dure plus que le provisoir…..

In altri Paesei, dove la Costituzione esiste, si cambia con un referendum. facile, no? La poltrona piace.

AV: Certo, però a me hanno insegnato che quando vai oltre non sei più un presidente, ma un dittatore.

Cornelia Isabelle Toelgyes: Generalmente non dovrebbero restare in carica più di due mandati consecutivi, dici giusto.

AV: Parliamo dell’accoglienza in Italia? Quando arrivano qui, come a Cagliari come mi scrivi, che succede? Immagino siano esauti. Il loro viaggio non è stato solo l’attraversamento del mare, hanno attraversato un continente quasi e tra mille peripezie e violenze. Cosa accade una volta sul territorio italiano?

Cornelia Isabelle Toelgyes: Vengno accolti bene al porto, la prima accoglienza, almeno qui sembra che funzioni. Ma i più non vogliono restare in sardegna, in Italia. Vogliono raggiungere familiari o amici che vivono all’estero, nel nord Europa.

Non vogliono farsi identificare, cosa che crea a volte qualche problema. Ma ormai senza identificazione diventa problematico.
E spesso, appena arrivati, non stanno bene. Necessitano di cure mediche, ma sopratutto devono abituarsi nuovamente a nutrirsi.

AV:Anni fa avevo parlato con un eritreo che vive a Torino, oggi avrà una 60na di anni ed è in Utalia da 40. Lui è uno di quelli che ‘accoglie’ gli eritrei che arrivano e gli racconta come sarà la loro vita in Europa, non gli tira su il morale, anzi…. Tra le cose che dice è che loro non potranno mai più tornare nel loro paese. Questo è vero?

Cornelia Isabelle Toelgyes: Diciamo…così dovrebbe essere. Se pagano la tassa del 2 % che il governo eritreo chiede a chi vive all’estero, un modo pare ci sia. Ma se vengono scoperti dal Paese ospitante, rischiano il ritiro della protezione, il diritto d’asilo. La NZZ (quotidiano svizzero) ne ha parlato tempo fa, in un’intervista ad un funzionario dell’ufficio competente per l’immigrazione.
Poi….alcuni tornano quando i familiari ne richiedono la salma, quando annegano in mare. Il terribile ricordo dell’Ottobre 2013.

AV: Cornelia, un ultima cosa perchè il tempo a disposizione è sempre breve anche quando gli argomenti sono interessanti come questo e io starei qui un altra oretta…

AV: Cornelia, sono io che ti ringrazio della tua disponibilità e del tuo tempo prezioso.Grazie di cuore per averci guidato nella tua Africa.

Cornelia Isabelle Toelgyes: Grazie a tutti coloro che ci seguono e sostengono.

 

 

 

 

 

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