Archive | marzo, 2016

Facebook? Una irragionevole dittatura.

30 Mar

Che facebook sia un prodotto americano è risaputo, e come l’America, esporta  un comportamento e una democrazia molto discutibili.

L’altra settimana, due giorni prima di Pasqua, sulla pagina di African Voices ho pubblicato, anzi linkato un video girato per le strade di una cittadina nigeriana in cui si vedono gli ultimi 6 minuti drammatici di due ragazzi che avevano tentato di rubare una motocicletta, ma intercettati dalla folla inferocita, sono stati picchiati a sangue e bruciati vivi senza che nessuno della folla intervenisse a difesa dei due malcapitati e senza l’intervento della polizia che generalmente sanno, vedono, ma preferiscono voltarsi dall’altra parte.

Pubblicare quel video per me non era certo motivo di dare spettacolo o provocare chissà quale reazione di massa, ma semplicemente per mettere in evidenza un comportamento popolare sbagliato, per denunciare l’assenza delle forze di polizia nigeriane e per dare onore a quegli ultimi 6 minuti di quelle povere anime bruciate vive.

Molto probabilmente questo non è stato capito da qualche facinoroso moralista bigotto che ha pensato bene di denunciare il video all’amministrazione di Facebook che tutto si può dire tranne che capiscano qualcosa in tema di diritti umani e denuncia morale che in quel video non esiste.

Questo ha portato l’amministrazione di Facebook non solo a togliere il video dalla pagina, ma anche al mio blocco per 3 giorni dall’uso della pagina, del mio profilo personale e di messenger e la diffida a non pubblicare più quel video o similare e la minaccia che potrebbero annare definitivamente la pagina di African Voices.

Nemmeno fossi un delinquente o mafioso.
Invece Facebook è mafioso e lo dimostra il fatto che le regole come le leggi dovrebbero essere uguali per tutti e invece non è così, nemmeno su Facebook.

Infatti, il video colpevole del mio blocco totale per 3 giorni, continua a girare in rete e su facebook liberamente.
L’amministrazione rea del blocco ha aggiunto la scritta al video che riporta immagini esplicite.
Perchè l’amministrazione di Facebook non ha usato la stessa misura anche con African Voices?
Il video che fino ad allora aveva  raggiunto una copertura superiore alle 50mila persone su African Voices aveva messo in imbarazzo qualcuno? Forse  reputamdo l’illecito di mettere in mostra la vera Africa? La vera Nigeria? Qualla Nigeria da cui nasce la violenza inaudita di Boko Haram?

Ma non è la prima volta che l’amministrazione di Facebook interviene in modo brusco sulla pagina di African Voices.

La prima volta è stato a causa di una fotografia di un uomo africano in mutande. Si perchè caso mai non lo sapete, la puritana amministrazione di Facebook, gestitata dalla puritana America, non permette la pubblicazione di corpi nudi artistici.

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L’amministrazione di Facebook non conosce la differenza tra arte e pornografia, tra umano e volgare perchè il secondo brusco richiamo è arrivato per questa stupenda immagine di una donna africana che allatta un bimbo albino.

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Queste due immagini, insieme ad altre di nudo artistico con parti intime invisibili, furono rimosse prontamente dall’amministrazione di facebook, ma guarda caso, sopratutto l’immagine dell’allattamento, ha contnuato a viaggiare su facebook per parecchi mesi senza essere mai rimossa da pagine e profili.

E poi siamo arrivati al video dei due ragazzi nigeriani bruciati vivi che potete vedere QUI

Si perchè alla fine, se la dittaura di Facebook non è ragionevole e pone regole incomprensibili, la miglior strada percorribile è quella del blog. Pubblicate video e immagini dal blog il gioco è fatto, Facebook non ha nessun diritto e  nessun potere di bannare e bloccare il blog e siti. Una vera presa in giro per chi vuole essere preso in giro.

African Voices è una pagina nata per mettere in evidenza il bello e il brutto dell’Africa, per supportare i diritti umani di ogni minoranza, per scrivere e confrontarsi sulle problematiche e per supportare il lavoro degli attivisti che vivono e combattono nei tanti, troppi paesi ancora sotto spregiudicata dittatura.

E la dittatura e l’incomprensibile modo di porre le regole a personam di Facebook, fanno sì che noi stessi che viviamo questi mondi da dietro un desk, siamo gli attivisti contro la dittaura virtuale di Facebook per aiutare i veri attivisti sul campo, quelli che in prigione con il sogno della libertò, ci vanno per davvero. Quelli che le torture le subiscono, quelli che spesso sono costretti a nascondersi e ad usare i social per un tempo molto limitato per non essere scoperti dai servizi dello stato repressivo.

Quindi, lunga vita a Facebook?
No, lunga e migliore vita ai diritti umani e morte feroce ai dittatori…

African Voices Editor

STEP-ping up to share skills and save lives

24 Mar

Emily Loud, Gavi, the Vaccine Alliance

A pneumococcal vaccine is prepared in Kenya. Photo: Gavi/Evelyn Hockstein.

There is a lot to manage to make sure children are vaccinated in Kenya. With hard to reach areas, inadequate transport and high turnover of workers, I used to wonder how we were going to keep everything going.”

In her work as a community nurse, Lucy Wanjiku saw the damage done by preventable diseases, and wanted to do something about it. Now a supply chain manager for Kenya’s immunisation programme, she was one of the first to take part in Strategic Training Executive Programme (STEP), a new learning initiative to train the immunisation leaders that developing countries need. Based on an academic framework of professional competencies for supply chain leaders, the course is hosted at the East African Community Regional Centre of Excellence for Health Supply Chain Management.

Lucy (in the yellow jacket) and her fellow STEP participants. Photo: Gavi/ Moz Siddiqui.

Although the Centre officially launched today, training has already begun. “I really enjoyed this course and the moderators were some of the best I have encountered through my many years in this industry” said Joshua Obel, Operations Director at Kenya Medical Supplies Authority, who participated in an initial session in Kigali last month. “I have been to a lot of trainings during my career…this is the best workshop I have attended and the only one I plan to put into practice.

Joshua at the first workshop in Kigali. Photo: Gavi/ Moz Siddiqui.

STEP’s real innovation is taking approaches to leadership development from logistics giant, UPS, and adapting them to immunisation supply chains.  The adult learning course helps transfer knowledge from private to public sector and has sustainability at its core: in addition to a traditional workshop, course participants are paired up with mentors from the private sector to put their new skills into practice and build a network of contacts to share knowledge.

We presented a very non-traditional training experience”, said UPS’s Kevin Etter, who designed and developed the project. “I was unsure if this style would work, but it did. Participants were very excited to learn in a new way and then to implement those learnings in their areas of responsibility.” For the private sector too, this partnership is win-win. “Developing a relationship with these leaders through the workshop and mentorship program is invaluable to UPS and other private sector organisations who want to grow their awareness in these regions”, he added.

The Joshuas and Lucys of the developing world are essential for keeping immunisation programs running, yet leadership training for them has not traditionally been part of international support for vaccination. But if all goes to plan, countries like Kenya, Tanzania, Rwanda and Uganda will soon be dealing with higher volumes of vaccines, reaching more children than ever before. To meet this potential, immunisation staff will need a range of skills to manage people, projects and partnerships; the ability to better use data for decision making will also be increasingly relevant. These are exactly the areas in which the Centre of Excellence will be equipping the leaders, warehouse managers and logistics workers who make up East Africa’s vaccination supply chain.

A key challenge for supply chain managers is how to get vaccine cold boxes to children in very remote areas, like this one in Tanzania. Photo: Gavi/ Doune Porter.

In the long term, this model of learning could be the solution developing countries need to help their immunisation systems function sustainably and independently. By partnering with private sector organisations who’ve already encountered and overcome many of the same challenges, key immunisation workers can grow their experience and open up channels for future collaboration and innovation.

Overall, the programme represents an opportunity to build a stronger foundation of expertise for the immunisation systems of East Africa, helping secure the future of protecting children from preventable disease. And that’s got to be a STEP in the right direction.

Storie di Acqua, storie di Vita dal Kenya in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua

23 Mar

Il 22 marzo è la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita nel 1993 dalle Nazioni Unite: un’opportunità per informarsi e capire di più sulle questioni locali e globali legate alla disponibilità idrica e le sue implicazioni sociali ed economiche.

Il tema 2016 “Better water. Better Jobs” è focalizzato su come l’accesso all’acqua può cambiare le vite, trasformando le società e le economie.

L’Acqua è Vitasu questo tema LVIA vi propone alcune storie dal Kenya, dove l’associazione opera nelle contee di Meru ed Isiolo.

Nel Meru, LVIA è nata, 50 anni fa: cinquant’anni di cooperazione hanno visto la costruzione di 600 Km di acquedotto che hanno portato acqua, facendola scendere a valle dai monti Kenya e Nyambene, a 522.400 persone su 1.700.000 abitanti, nelle case, nelle scuole e nei centri sanitari; e la costruzione di 3.000 cisterne per la raccolta dell’acqua piovana perché «Dell’acqua non deve essere sprecata neanche una goccia, dobbiamo riuscire a captarla e conservarla affinché possa essere utilizzata anche nei periodi in cui scarseggia» sottolinea Enrico Gorfer, volontario LVIA in Kenya che, per la sua attività nella realizzazione degli acquedotti è stato soprannominato dalla gente di Meru con cui lavora da oltre 30 anni, M’BOROKI, che in lingua ki-meru significa “Chi fa scendere l’acqua”.

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International Women Day. Respect Black Women!

7 Mar
Dear Black Women,

To all black women who’ve ever been called a hoe because of how the world perceived your voluptuous figure.

Please know that your body is nothing to be ashamed of.
Your curves depict the struggle between a sculptors chisel and his marble block as they clashed to craft a master piece.

Your curvaceous body is not a sin, just proof that there’s perfection in God’s handy work.

To all black women who’ve struggle to straighten their hair to be accepted by society and look white, I mean right.
To the hot comb comb-ers, to the perm burners, to the weave weavers and track glue-ers….

Natural hair is the most alluring.

Earth tones goddess your beauty is not store bought, it doesn’t come from Asian nail salons, makeup kits or white fashion catalogs.

Black women your beauty is natural.
Hair undone, no makeup, with a long white Tee
-That’s when you the sexiest.

To all black women weighed down by pitiful men who’ve failed to appreciate your companionship, please….

Don’t stop looking for Mr. Right, and stop settling with Mr. Near.
You deserve to be treasured, you deserve to be exalted.
You deserve to be queen, don’t just be a memory,
A slowly fading moment, commemorating what should have been.
But wilt thou ev’r be?

Be!

To all black women, 
Be all that all that you can be.
Be, yourself because your one-of-a kind and 
Love yourself, to show us how
So we may love you too.

Written by @ogshad