La criminalità mafiosa italiana impedisce lo sviluppo delle imprese locali sulla costa del Kenya

24 Gen
Mwinyi ha lavorato nel settore del turismo in Italia e in Kenya per molti anni. Dopo aver venduto la sua agenzia di viaggi in Italia, ha deciso di tornare in Kenya per portare quello che ha definito “il turismo alternativo“.
Dopo anni di esperienza come tour operator in Italia, Mwinyi voluto aprire un’agenzia di viaggi a Watamu – una città sulla costa del Kenya – per promuovere un turismo sostenibile.
Ma non sapeva che i suoi piani sarebbero stati ostacolati dalla mafia italiana, che, negli ultimi decenni, è riuscita a monopolizzare il settore del turismo nelle città turistiche costiere di Watamu e Malindi.
“Mafiosi italiani che arrivano in Kenya come imprenditori”, ha detto Mwinyi ad African Voices. Se una società che organizza gite e safari a Watamu e Malindi non è guidato da un ‘uomo d’affari italiano’, tutti, non tengono conto di queste società e si diffondono false voci“, ha affermato. Tuttavia, non appena un imprenditore italiano prende il comando, l’atteggiamento verso la società cambia in modo più positivo.”
Mwinyi ha proseguito sostenendo che dopo aver spiegato il suo progetto ad un gruppo di imprenditori italiani, gli è stato offerto un sostegno finanziario per aprire la sua agenzia.
Durante una cena con gli ‘uomini d’affari’, li sentì conversare in italiano su di lui, dire che sarebbe potuto essere utile per la loro attività dato la sua conoscenza della lingua italiana. Gli uomini fecero capire a Mwinyi che sarebbero stati lieti di entrare nella sua attività.
«Mi hanno detto: Ascolta, se ti comporti bene, i tuoi problemi e quelli della tua famiglia svaniranno“, ha continuato Mwinyi e poi ha spiegato di essere stato minacciato dopo aver respinto la proposta.
Mwinyi ha proseguito sostenendo che la mafia italiana sta acendo anche affari nel settore del volontariato, in cui le donne italiane ricevono donazioni per i progetti umanitari ma saranno poi utilizzati dalla mafia per i propri interessi.
Anche il settore immobiliare è monopolizzato da mafiosi italiani“, ha continuato. immobili venduti a italiani disposti a pagare in contanti. Africani di Nairobi trovano molto difficile comprare una casa perché i mafiosi vogliono essere pagati in contanti e la transazione deve avvenire in Italia.”
Riferendosi alla corruzione diffusa in ogni settore della società keniota, Mwinyi ha dichiarato: “In un paese povero come il Kenya, il denaro parla più forte delle verità. Il denaro parla e la verità rimane in silenzio e tutti i mafiosi pagano gli avvocati molto bene e questo ciclo continua.”
E’ impossibile per un uomo d’affari africano, non affiliato con la mafia, aprire un ufficio e gestire un’impresa, anche se hanno i soldi per farlo. Agli italiani piace essere i padroni, a loro piace colonizzare, è nel loro sangue. Hanno trovato il loro paradiso qui in Kenya“, ha concluso.
Lavoro negato per i locali
Il caso di Mwinyi non è un episodio raro in Kenya, dove le organizzazioni criminali (italiani e non) sono molto diffuse. La presenza della mafia italiana in Kenya è percepito non solo come un ostacolo allo sviluppo locale, ma anche come unìattrazionea per la prostituzione e il traffico di droga.
In un documento classificato del 2005 trapelare da Wikileaks, i diplomatici americani descrivono Malindi come una città dove gli italiani proliferano. Il documento diceva: “Centinaia di italiani dominano la situazione economica della città. Alcuni sono coinvolti nell’alimentare, il consumo di droghe illegali della città è alle stelle La protezione della politica e / o di polizia è probabile. La maggioranza musulmana della città, nel frattempo, evitano (o viene negato) posti di lavoro in birrerie, macellerie, mangiare di lavorare nel turismo.”
Il documento continua spiegando che, poiché gli italiani preferirono fare affari con i loro compagni emigrati, ai giovani locali gli sono stati negati l’occupazione che, di conseguenza, fanno ricorso al traffico di droga e alla prostituzione.
“Economia criminale” del Kenya
Poco sembra essere cambiato da quando è stato pubblicato il documento del 2005. Nel 2012, il giornalista keniano Paul Gitau ha scritto un articolo per Standard Digital che spiegano come Malindi è diventata un’estensione della Sicilia, data la forte presenza che la mafia italiana ha ottenuto sulla città costiera.
All’inizio di questo mese, il Presidente della Corte Suprema del Kenya Willy Mutunga ha avvertito che l’economia del paese è diventata “una economia di banditi”. Gli ha definiti cartelli affiliati a politici e gruppi criminali che stanno governando in diversi settori della società keniota.
Mutunga ha detto che i criminali di stampo mafioso in Kenya, sono paragonabili alla mafia di Al Capone nel 1920 in America, raccolgono “milioni ogni giorno“. Ha anche avvertito che i cittadini keniani sono in guerra con questi cartelli “gestiti da dirigenti politici e uomini d’affari corrotti“, ma i leader pronti ad affrontarli dovranno essere preparati alle conseguenze tra cui “l’esilio o addirittura essere uccisi“.
di Ludovica Iaccino
Giornalista, Londra
@LudovicaIaccino
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2 Risposte to “La criminalità mafiosa italiana impedisce lo sviluppo delle imprese locali sulla costa del Kenya”

  1. GUIDO BERTONI 26 gennaio 2016 a 09:37 #

    Buongiorno a chi ci legge,

    nonostante io viva e lavori in Kenya dal 1984 , vengo a conoscenza, oggi grazie e questo articolo, di essere circondato da “mafiosi”. Sono in pianta stabile a Watamu dal 2009, gestendo resort. Posso solo ribadire, e sono in grado di provarlo con nomi e statistiche ( anche voi ???? ), che la ” torta” relativa alle escursioni e ai safari è così divisa: 40% la mia organizzazione e il 60% operatori locali ( internet, spiaggia e ingresso su strada). Il “dettaglio” consiste nel fatto che è SOLO il mio lavoro a portare NELLE NOSTRE STRUTTURE IL 100% DEI TURISTI !
    A parte quanto sopra gradirei che la Signora Iaccino Ludovica, dalla sua residenza londinese ci venisse a trovare in modo da toccare con mano le mie affermazioni.

    Facile calunniare. Siamo tutti con un piede nella fossa e questi oltraggi alla comunità italiana locale non ci aiutano. Perchè tanto accanimento ? Perchè accuse senza nomi e cognomi dei “mafiosi” ? Cara Signora Iaccino, abbia la compiacenza di accettare il mio invito. Nel frattempo non scriva cose di cui non ha evidenze. E’ poco professionale.

    Un saluto a tutti

    Guido Bertoni

    • African Voices 26 gennaio 2016 a 12:39 #

      Gentile Sig. Bertoni, questa è la sua opinione. La mia, che ho vissuto come general manager di un resot a Mambrui per alcuni anni è ben diversa e toccata con mano.
      A parte questo se lei ha letto con attenzione l’articolo capisce da solo che nessuno punta il dito sulla comunità italiana e il fatto che la stessa comunità si senta additata anche quando non lo è la dice lunga.
      L’articolo è articolato (mi scuserà per il giro di parole) con una denuncia di Mwinji che sta passando momenti grigi fatti di abusi da parte di italiani mafiosi e la polizia che non lo aiuta grazie ai $$$ di chi paga mensilmente la quota, si chiama corruzzione e la seconda parte che si limita a riportare ciò che altri giornalisti keniani hanno scritto o da qianto riportato da Mutunga che non credo che sia l’ultimo dei cretini in Kenya.
      Comunque tranquillo Sig. Bertoni dubito che sia questo articolo a mettere in crisi gli intrallazzi di qualcuno a discapito di molti a Malindi e Watamu. I circa 10mila lettori dei 2 articoli non sono che una goccia nell’oceano.
      Certo è che non è nostra intenzione fermarci qui, anzi, Credo che se ne leggeranno ancora delle belle, ma mai dalla perte della comunità italiana o altra comunità occidentale; ci chiamiamo African Voices, non West Voices!
      Un saluto a lei
      Marco Pugliese
      Admin African Voices.

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