Tunisia Oggi – Intervista a Giada Frana, Giornalista Freelance in Tunisia.

27 Dic

Era il 17 Dicembre 2010 quando Mohammed Bouazizi, un giovane venditore ambulante di frutta e verdura, si diede fuoco davanti la sede del governatorato di Sidi Bouzid dopo aver visto confiscare il suo carretto di prodotti, grazie al quale riusciva a sopravvivere.
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Un gesto estremo, disperato, che accese nel popolo del giovane tunisino la miccia della rabbia e della rivolta che, a macchia d’olio, si espanse in altri Paesi arabi dove allora, come in maggioranza oggi, vige la dittatura.

Mohammed mori’ il 4 Gennaio del 2011, a causa delle ustioni che avevano ricoperto il 90% del suo corpo, ma egli rimane il simbolo di una Rivoluzione che dalla Tunisia alla Siria, ha mosso intere generazioni di intellettuali, disoccupati ed analfabeti che hanno combattuto ed ancora combattono per la conquista di quello che dovrebbe essere un diritto universale: la liberta’.

La Tunisia di oggi e’ il ritratto di un Paese che prova a rialzarsi, piu’ volte colpito all’interno da attentati, dove ancora una larga fetta del Popolo chiede ugualianza-liberta’-giustizia sociale, ma non riesce ad ottenerla.
Per capire meglio ed in maniera profonda la situazione tunisina avevamo bisogno di un occhio critico e non di parte, che ci facesse capire il Paese 5 anni dopo l’inizio delle proteste che portarono alla fuga di Zine El-Abidine Ben Ali, l’allora presidente al trono da ben 23 anni.

Giada Frana, giornalista freelance, collabora con L’Eco di Bergamo, il mensile Vita, il blog del CorriereLa città nuova” e il quotidiano online Lettera43, vive a Tunisi da aprile 2014 e ci vive da “tunisina”.

Sposata con un ragazzo tunisino, frequenta mercati, artigiani, famiglie, e tutto cio’ che gira intorno alla vera e reale societa’ del Paese in cui vive al momento. Le sue esperienze giornaliere vengono riportate in una bellissima pagina facebook “Un’Italiana a Tunisi

Giada ci ha aiutato a capire meglio la Tunisia di oggi.

D: Pochi giorni fa si e’ celebrato il 5 anniversario della Rivoluzione Tunisina. Che aria si respirava?

R: Non ci sono state celebrazioni, la Tunisia istituzionalmente come data simbolo della rivoluzione ha preso in considerazione il 14 gennaio, giorno in cui Ben Ali’ ha lasciato la Tunisia. il 14 gennaio é festa nazionale, mentre il 17 dicembre no. La maggior parte della popolazione ritiene che la data da festeggiare sia invece il 17 dicembre, perché é stato proprio il gesto di Bouazizi a dare il via al tutto e ad innescare la serie di rivolte prima nel Paese e poi negli altri paesi arabi. A Sidi Bouzid, la città di Mohamed Bouazizi, l’anniversario é davvero sentito: si organizza un vero e proprio Festival della rivoluzione. Purtroppo non sono riuscita a parteciparvi, quindi non so dirti nei dettagli l’atmosfera che si respira, anche se pure a Sidi Bouzid é un anniversario dal gusto amaro. Col gesto di Bouazizi si sperava che il governo si interessasse alle regioni interne e svantaggiate economicamente e socialmente, regioni che sin dai tempi dell’indipendenza sono state ignorate, ma cio’ non é avvenuto e per cui per chi abita in quelle zone la situazione non é cambiata. Vista la disoccupazione, la miseria e la minaccia terroristica, le festa anche li’ é stata piccola. c’é stato uno show equestre e la visita del ministro della cultura Latifa Lakhdhar, che ha annunciato che sarà costruito un museo della rivoluzione e saranno inaugurati un istituto regionale della musica e una biblioteca pubblica. il centro di Sidi Bouzid era fortemente controllato e un blindato é stato posizionato davanti alla sede del governorato, secondo quanto riportato da un giornalista dell’AFP presente. Purtroppo c’é molta rassegnazione e pessimismo in questo periodo nell’aria: la Tunisia non sta vivendo un bel momento, sotto diversi aspetti.

D: E’ stato differente dall’anniversario dell’anno scorso?

R: Anche l’anno scorso l’anniversario é passato in sordina, per i motivi di cui ti spiegavo prima; inoltre in quei giorni ci si stava preparando per il ballottaggio delle presidenziali, quindi l’attenzione era più concentrata sulle elezioni.

D: Come ricorda il Popolo la Rivoluzione? O meglio, essa viene ricordata solo in occasione dell’anniversario oppure la si respira ancora tra la gente?

R: Proprio in questi giorni sta circolando su facebook la notizia che la famiglia di Bouazizi si é trasferita in Canada con status di rifugiati politici, per una serie di minacce ricevute, a loro dire, anche se non é ben chiaro da chi siano stati minacciati. i commenti degli internauti tunisini a questa notizia sono molto negativi: alcuni maledicevano la famiglia dicendo che é colpa loro se la Tunisia si trova ora in una situazione difficile, altri commenti del genere “se volete emigrare in Canada immolatevi e fate finta che la polizia vi perseguiti“, indubbiamente verso questa famiglia c’é molta rabbia repressa e c’é chi pensa che abbia sfruttato la propria situazione a suo vantaggio. No, non si respira più la rivoluzione: verso di essa c’é più un sentimento ambiguo, proprio perché il popolo non ha ottenuto cio’ che sperava, si sta assistendo a una nostalgia verso ben Ali, fenomeno sociale che é stato indagato da Amine Boufaied, realizzatore e Lilia Blaise, giornalista franco-tunisina, con il loro documentario 7 vite, girato durante l’estate 2014. la gente comune intervistata afferma che “tutto andava meglio sotto Ben Ali'”. Io credo che abbiano dimenticato i soprusi subiti, e che idealizzino quel periodo, soprattutto dal punto di vista della sicurezza. Già dopo i due attentati al bardo e a sousse, su fb vedevo molte persone affermare che con lui tutto cio’ non sarebbe successo.

D: Secondo te le richieste della Rivoluzione, ad oggi, si possono definire rispettate?

R: No, per nulla: il popolo era sceso in piazza scandendo ad alta voce “libertà, lavoro, dignità“. La libertà negli ultimi mesi é sul filo del rasoio: a seguito dell’ultimo attentato del 24 novembre, Amnesty International ha sottolineato il ritorno a misure repressive e abusive delle forze di sicurezza tunisine, come con il raid operato nel quartiere della Goulette di Tunisi il 27 novembre, in cui la polizia ha arrestato tra 50 e 70 persone, in una notte che i residenti hanno definito “di terrore”. Gli abitanti hanno infatti denunciato l’uso delle armi, gli insulti e le minacce ricevute, che hanno avuto un impatto negativo soprattutto tra le persone anziane malate di diabete o ipertensione. la nuova legge anti terrorismo adottata a luglio prevede inoltre che una persona sospettata di terrorismo possa essere tenuta in detenzione provvisoria per 15 giorni, senza contatti né con un avvocato, né con persone esterne, cosa che, sempre secondo Amnesty, non fa che aumentare il rischio di torture o maltrattamenti.

La libertà di parola che é spesso ritenuta l’unico vero guadagno della rivoluzione, anche questa sta facendo passi indietro. Inoltre vengono applicati leggi e articoli del codice penale che vanno in constrasto con la nuova costituzione: come l’articolo 230 del codice penale, che punisce con il carcere la sodomia e per il quale di recente sono stati arrestati sei studenti di Kairouan, condannati a tre anni di prigione e cinque anni di esilio dalla città in quanto omosessuali, dopo aver accertato la loro omosessualità attraverso un test anale. In realtà la legge sull`omosessualità è stata introdotta nel 1913 dai francesi. la costituzione tunisina negli articoli 21 e 24 afferma “i cittadini sono uguali davanti alla legge senza nessuna discriminazione” e ” lo stato protegge la vita privata e l`inviolabilità del domicilio“. Contestata in questi giorni anche la legge 52, secondo il quale chi viene trovato in possesso di stupefacenti (parliamo di zatla, ossia di cannabis, che viene importata da marocco ed algeria) viene arrestato e deve pagare una multa. questa legge é stata usata come scusante ai tempi di Ben Ali’ per arrestare persone scomode, e la sensazione é che si stia ritornando a quelle pratiche, come ha dimostrato l’arresto di tre artisti, noti perché hanno contribuito nel post rivoluzione alla libertà di parola, artisti che poi sono stati scarcerati per “non luogo”, ossia il fatto in sé non sussisteva. Il problema é che un terzo dei carceri tunisini é formato proprio da persone arrestate per questo motivo, magari spesso ragazzini che per uno sbaglio rischiano di vedersi rovinata la vita. il carcere tunisino non é uno scherzo, il rischio é che una volta usciti da li diventino davvero criminali – come sarà accolto dalla società un giovane che é stato in prigione? potrà riprendere gli studi, trovare lavoro facilmente? no – o nel carcere si radicalizzino.

Per quanto riguarda il lavoro, la situazione economica tunisina é in stallo: la disoccupazione é arrivata al 15% a livello nazionale, sono sempre di più i giovani laureati disoccupati, e nelle regioni interne e svantaggiate, come appunto Sidi Bouzid, arriva ben oltre il 50%. la Tunisia ha inoltre un triste record: é il paese che più fornisce foreign fighters (in rapporto alla sua popolazione), secondo un recente studio del Ftdes, il Forum tunisino per i diritti economici e sociali, più che motivazioni ideologiche dietro ci stanno motivazioni economiche. sempre il Ftdes spiegava che la situazione economica tunisina attuale porta a tre possibili reazioni: immigrazione clandestina, jihadismo o suicidio. dal 2011 ad oggi si sono registrati 1.520 suicidi o tentativi di suicidio; quest’anno il numero é più alto rispetto ai precednti, finora 466 suicidi o tentativi, 36 nel mese scorso, si tratta di persone soprattutto nella fascia d’età 26/35 anni, ma ci sono stati suicidi anche di giovanissimi, minorenni.

Dignità: come puo’ esserci dignità quando il popolo vive in condizioni tali? quando famiglie hanno difficoltà ad arrivare a fine mese, quando hanno perso la speranza in quella rivoluzione tanto acclamata? quando lo stato non fa nulla dal punto di vista sociale ed economico per cercare di risollevare la situazione? Capisco che il terrorismo sia diventata la priorità, ma é tutto un circolo vizioso. Il giorno dell’attentato di Parigi un giovane pastore 16enne, Mabrouk Soltani, di Jbel Mghila, vicino a Jelma, nel governorato di Sidi Bouzid, é stato decapitato dai terroristi. tuni2

Pare che alla fonte di questo orribile gesto ci sia stato il sospetto, da parte degli estremisti, che il giovane fosse una spia, notizia poi smentita dallo stesso governo tunisino. La vicenda ha suscitato molto scalpore in Tunisia, non solo per il gesto efferato, ma anche per il non intervento immediato del governo. M. Nessim Soltani, cugino del giovane, è stato invitato in una trasmissione dell’emittente tunisina Nessma, dove ha denunciato la drammatica situazione vissuta dalla popolazione di quella zona, priva di acqua potabile, dove si può morire di parto per la lontananza dall’ospedale, senza infrastrutture vere e proprie, una zona dimenticata dallo Stato come il resto della regione. “Sarebbero capaci di comprarci, di comprare tutti noi giovani marginalizzati della regione, analfabeti e disoccupati – ha riferito -. Viviamo in una tale povertà. Ma faremo di tutto per fare in modo che ciò non accada, non lasceremo proliferare i terroristi. Sono pronto a sacrificare la mia vita.
Non è grave se un milione di tunisini muore per sbarazzarsi del terrorismo: siamo undici milioni, almeno gli altri dieci vivranno meglio».

Questo giovane é stato coraggioso, ma quanti lo saranno? non é semplice non farsi abbagliare da promesse di soldi quando si vive in condizioni tali. Finché lo stato non capisce cio’, finché lo stato non cerca di intervenire a livello economico e sociale per i suoi giovani, dubito che sradicherà il problema del terrorismo. bisogna dare loro delle valide alternative, partendo dai luoghi educativi e culturali.
In definitiva parlerei più di involuzione che rivoluzione… e come mi ha detto un’amica, sconsolata: “ho sempre più l’impressione di vivere in una prigione a cielo aperto“.

D: Di cosa ha bisogno davvero il Popolo Tunisino?

R: Ha bisogno che il paese si riprenda economicamente, che gli stipendi siano adeguati al costo della vita, che le scuole preparino davvero bene i giovani – ultimamente il livello é calato molto e chi puo’ iscrive i figli alle private, senza contare che nelle zone rurali ci sono scuole in condizioni disastrose -, che la sanità sia alla portata di tutti – é di questi giorni la notizia che a tataouine due donne incinte sono morte perché non si trovava un medico per la rianimazione -. Ha bisogno di tornare a vivere, non sopravvivere.

D: Politicamente parlando invece, come definiresti in poche parole la situazione attuale?

R: Un punto interrogativo. Mohsen Marzouk, segretario di Nidaa Tounes, ha annunciato in questi giorni la sua volontà di separarsi dal partito e a gennaio presenterà un nuovo progetto politico. C’é una crisi quindi all’interno del partito stesso, ci sono lamentele da parte del popolo verso chi ha effettuato il cosiddetto “voto utile” votando Nidaa Tounes, perché sostengono che non abbia fatto nulla per risolvere la situazione del paese e che anzi, stia andando sempre più verso uno stato di polizia. Staremo a vedere nei prossimi mesi che succerà…

D: Giada, in un anno di vita in Tunisia, sei stata testimone di attentati terribili, il primo al Museo Nazionale del Bardo (28 Marzo 2015, che ha causato la morte di 24 persone), seguito da quello sulla spiaggia di Susa nel Resort Imperial Marhaba (26 Giugno 2015, che ha causato la morte di 39 persone) e per finire l’ultimo al pulman delle Guardie Presidenziali (24 Novembre 2015, che ha causato la morte di 13 persone). Il Popolo come vive il terrore e la paura? Come effetti collaterali della Rivoluzione o solamente come atti di terrorismo?

R: Io direi entrambi: c’é chi pensa che questi attentati, se ben ali’ fosse ancora al potere, non ci sarebbero stati; chi afferma che la Tunisia é l’unico paese interessato dalle cosiddette primavere arabe che ce l’ha fatta e quindi viene colpito perché scomodo, chi pensa che il terrorismo sia ormai internazionale e possa colpire ovunque

D: Cosa pensi che debbano sapere “gli occidentali” a proposito della Tunisia? Credi che in qualche modo la situazione da fuori sembri diversa da quella che e’ realmente?

R: La Tunisia viene spesso indicata come paese laico, invece a mio avviso non lo é, é un paese musulmano, tanto che il primo articolo della nuova Costituzione afferma chiaramente che l’islam é la sua religione. E’vero che sia Bourguiba che Ben Ali’ hanno intrapreso questa strada, ma é anche vero che la religione occupa un posto importante nella quotidianità del popolo. Se fosse laico, non ci sarebbero ad esempio difficoltà a non fare il digiuno di ramadan – ristoranti e bar aperti ci sono, ma pochi e spesso chi non pratica si vergogna comunque ad ammetterlo, per quello che la gente potrebbe pensare -, una coppia seppur non sposata potrebbe prendere una camera d’albergo insieme – invece i cittadini tunisini devono dimostrare di essere sposati, anche se si trova sempre un modo per raggirare la legge – e cosi’ via. Certo, come mi ha detto un tunisino, “é l’islam che si é adattato al popolo, non il contrario“, e come ogni paese musulmano, l’islam si declina in modi diversi.

Si’, la situazione da fuori sembra diversa, più rosea secondo me. Ad esempio si é enfatizzato molto il fatto che abbia ricevuto il premio Nobel e viene spesso indicata come esempio di democrazia riuscita, quando é una democrazia ancora in formazione, che trova molti ostacoli interni ed esterni sul suo cammino e presenta non pochi problemi, di cui invece si parla raramente. Gli argomenti che di solito interessano di più sono terrorismo, foreign fighters, estremisti, situazione donne, quando invece ci sarebbero molte altre tematiche su cui indagare e che permetterebbero di avere una visione più completa del paese; senza contare che spesso i media quando prendono come riferimento certe persone diventate quasi dei simboli – come Amina delle femen -, magari poi intervistano sempre e solo esclusivamente quelle, quando nel panorama ce ne potrebbero essere altre che potrebbero apportare un punto di vista più interessante e nuovo.

D: Cosa auguri alla Tunisia di oggi?

R: Mi auguro che la Tunisia riesca a sconfiggere il terrorismo ma che non avvengano più violazioni dei diritti umani in nome della lotta contro di esso. Mi auguro che la Tunisia riesca a risollevarsi dal punto di vista economico e sociale, e che ritorni ad essere un paese in cui i giovani vogliono stare, non da cui sognano di emigrare.

Intervista di Raja
African Voices staff

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