Attentato terroristico a Parigi. La diretta conseguenza della politica coloniale.

15 Nov

La notte del 14 novembre sarà ricordata come l’incubo di Parigi. Attacchi simultanei in vari punti strategici della capitale francese molto frequentati hanno provocato la perdita di 128 persone, secondo le informazioni fornite, purtroppo ancora parziali. I terroristi hanno scelto posti famosi per la vita notturna, posti turistici estremamente affollati. Hanno scelto il venerdì sera dove la gente esce alla fine di una settimana lavorativa per divertirsi e rilassarsi. Anche le 128 vittime erano uscite per divertirsi ma non sono mai ritornate a casa. Giacciono in un sacco nero nel obitorio in attesa di essere riconosciute dai loro familiari. Lo stesso presidente Francois Hollande è scappato alla morte e portato subito al riparo. La nazione intera è sotto shock. Il governo francese ha dimostrato di essere vulnerabile agli attacchi terroristici. La stessa vulnerabilità che gli esperti francesi hanno sempre criticato al governo keniota incapace di difendersi dagli attacchi del gruppo islamico somalo Al-Shabaab

I terroristi potevano scegliere attentati dinamitardi provocando molte più vittime. Al contrario hanno scelto di far assaporare alla Francia la guerra urbana, la stessa guerra che si assapora da anni in Siria, Libia, Mali, Repubblica Centrafricana, tutti paesi di cui le interferenze francesi sono evidenti. Hanno costretto la potenza coloniale a dichiarare lo stato di emergenza nazionale, chiudere le frontiere, sospendere tutti i voli. Misure estreme che nemmeno gli Stati Uniti presero dopo l’attacco del 11 settembre. Misure che svelano l’estrema vulnerabilità della Francia. A massacro compiuto assisteremo nei prossimi giorni al solito teatrino, vero e proprio insulto alle vittime e ai loro famigliari. Gli esperti ci spiegheranno il pericolo del islam. Onesti mussulmani saranno costretti a differenziarsi dal terrorismo del ISIL. Una ennesima umiliazione in quanto dovrebbe essere ormai chiaro per ogni essere intelligente che il ISIL o Al-Qaeda non hanno nulla a che vedere con la religione islamica. La destra ne approfitterà per aumentare la islamofobia e il governo francese giurerà di aumentare gli sforzi nella guerra contro il terrorismo, magari cercando di distruggere il regime di Assad in Siria, storico baluardo anti terroristico nella regione…

Assisteremo a mille ricostruzioni degli attacchi e le teorie del complotto compariranno come funghi aggiungendo confusione alla confusione e trasformando la verità in una interpretazione. Nessuno e sottolineo nessuno, però farà notare ai cittadini francesi che l’attacco di Parigi è la diretta conseguenza della politica imperiale del loro governo. Una politica in cui le 128 vittime di Parigi sono moltiplicate per mille. Dalla caduta del Muro la Francia ha intrapreso una politica estera aggressiva e criminale mirata a difendere l’economia francese che per il 48% si basa sulla rapina delle sue colonie africane. Visto lo stato di servitù in cui i paesi africani francofoni versano nei confronti della Francia il termine “ex colonie” risulta un insopportabile eufemismo e il suo utilizzo una mistificazione della realtà. Nel 1994 Parigi aiutò ad organizzare e a realizzare il genocidio in Rwanda. Quando gli avvenimenti preso una piega inaspettata, la vittoria del Fronte Patriottico Rwandese, Parigi inviò addirittura i suoi soldati. L’operazione Tourqoise, camuffata da operazione umanitaria, aveva il compito di salvare l’esercito genocidario per riorganizzarlo nel vicino Zaire (ora Congo) e lanciare la riconquista del Rwanda.

Questo salvataggio pose le basi per la prima guerra pan africana in Congo. Da quel maledetto 12 settembre 1996 quando le truppe ruandesi e ugandesi invasero lo Zaire per porre fine ai genocidari ruandesi sostenuti dalla Francia, il paese più ricco del mondo abitato da brava gente non si è più ripreso condannando 52 milioni di persone a vivere in un eterno incubo fatto di guerre a bassa intensità, miseria, corruzione, dittature, e violazione sistematica dei diritti umani. La Repubblica Centrafricana fu destabilizzata dalla Francia nel 2003 per mettere al potere un governo “amico” guidato dal Generale Francois Bozize.

Ahimè anche Bozize divenne inaffidabile e nel 2012 la Francia appoggiò la coalizione ribelle denominata Seleka per contrapporla al governo Bozize. Trattasi di un’accozzaglia di estremisti islamici che dimostrarono la loro incapacità di governare il paese con il presidente Michel Djotodia. Di nuovo gli strateghi francesi furono costretti a trovare altra mano d’opera: gli estremisti cristiani Anti Balaka che hanno compiuto una terribile pulizia etnica contro la minoranza mussulmana del paese. Ora la Repubblica Centrafricana è guidata da un governo fantoccio con a capo un presidente mai eletto: Charterine Samba-Panza e un caos di morte perenne. Tutte gravi responsabilità accuratamente nascoste dal governo francese.

In Mali la Francia ha finanziato i ribelli islamici del nord per abbattere un altro presidente africano non più di loro gradimento, facendo sprofondare il paese in una guerra civile che dura dal 2012. In Costa d’Avorio hanno addirittura attuato un colpo di stato contro un presidente che aveva veramente vinto le elezioni: Laurent Gagbo sostituendolo con un loro uomo, Alassane Ouattara. Un rispettabile ex funzionario del FMI. In realtà un signore della guerra leader delle “Forze Nuove” con troppi crimini contro l’umanità accuratamente nascosti da lui e i complici parigini. In Burkina Faso non hanno gradito la rivoluzione democratica che ha abbattuto il regime del loro amico Campaorè che gli aveva fatto un gran piacere trent’anni prima: quello di assassinare Thomas Sankara. Per fortuna il colpo di stato organizzato dalla Francia in Burkina Faso lo scorso settembre è fallito e il processo democratico nel paese africano continua malgrado Parigi.

Al est del Congo, Goma, capitale del Nord Kivu, istruttori militari francesi dal 2013 stanno addestrando il gruppo terroristico ruandese FDLR, quello che ora ha preso il potere in Burundi. La Francia, attraverso tenta FDLR, tenta da ventun anni di riconquistare il Rwanda. Non hanno mai perdonato due cose a Paul Kagame: quello di aver terminato il dominio francese e quello di aver ricostruito il Rwanda. La lista dei crimini compiuti in Africa dal governo francese è talmente lunga che occorrerebbe scrivere un saggio. Le sue multinazionali controllano interi Stati come la multinazionale nucleare AREVA che è il vero governo nel Niger. I suo servizi segreti nel 2014 hanno fornito armi al gruppo terroristico nigeriano Boko Haram per indebolire la Nigeria, potenza economica regionale. I Raffalle hanno contribuito ad abbattere il regime di Geddafi in Libia, regalando al popolo libico un medio evo fatto di sangue e di estremismo islamico.

La Francia dietro agli ideali della rivoluzione, traditi già in epoca napoleonica, nasconde un imperialismo basato sul concetto di superiorità e sul profondo disprezzo delle popolazione e della vita umana. La storia del suo colonialismo non è la civiltà portata ai lontani popoli primitivi, come la storiografia ufficiale insegna. È una storia di sterminio, genocidio, schiavitù. L’esempio meno conosciuto ma più eloquente fu la sorte riservata ad Haiti quando conquistò l’indipendenza nel 1803. La Francia domandò 150 milioni di franchi come indennizzo al governo e ai latifondisti francesi per aver perso le terre e i loro schiavi. Dopo aver constato l’impossibilità del neonato governo haitiano di pagare il ricatto la Francia diminuì l’assurda pretesa di risarcimento a 90 milioni pagabili in trenta anni. Quando nel 1915 il rifiuto di Haiti di pagare tale debito era divenuto palese, la Francia chiese agli Stati Uniti di invadere l’isola per costringerla ad onorarlo. Lo stesso anno in cui gli Stati Uniti entrarono in guerra contro la Germania in difesa della libertà dei popoli europei dall’oppressione del Kaiser. I Marine restarono ad Haiti fino al 1934 costringendo il governo a saldare il debito.

La piccola nazione dei Caraibi non si riprese più e ogni possibilità di sviluppo furono negate.
In Siria l’obiettivo è lo stesso. Il regime di Bashar Al-Assad ha sempre ricoperto il ruolo di freno al estremismo islamico nella regione ma da cinque anni la Francia è in prima linea a fomentare il suo collasso. La iniziale opposizione siriana è stata ben presto sostituita da una miriade di gruppi terroristici islamici fino ad arrivare ai giorni nostri in cui tra le fila dei ribelli si conta il 72% di mercenari stranieri trasformando la guerra di liberazione di un popolo in una guerra di invasione. Nonostante che l’esempio di cosa è successo in Libia dopo la caduta di Gheddafi sia recente, la Francia è in prima linea nel continuare ad alimentare il conflitto siriano senza nemmeno riflettere cosa sarà la Siria e l’intero Medio Oriente dopo la caduta di Assad.

I Jihadisti francesi che si uniscono al ISLI DAESH appartengono al sottoproletariato urbano di origine magrebina di cui ogni governo francese ha impedito sempre lavoro e dignità. Varie indagini hanno dimostrato che questi giovani disperati sono incoraggiati dai servizi segreti francesi ad unirsi al ISIL. Si calcola che circa 1.500 giovani francesi di origine magrebina si sono uniti al DAESH dopo un periodo di tre mesi di addestramento militare in Turchia. Dimostrate anche le triangolazioni di armi per i ribelli siriani che, ahimè, sono per la maggioranza estremisti islamici.

L’attacco terroristico di Parigi è la diretta conseguenza di questa politica estera di morte e distruzione. Una politica di cui gli occidentali rifiutano di riconoscerla come tale ma che Africani e Arabi pagano ogni santo giorno il pesante tributo di sangue. L’attacco a Parigi ha dimostrato la velleitaria convinzione del governo francese di poter dispensare terrore nel mondo per supremazie politiche ed economiche senza pagarne le conseguenze. Il governo francese non ha compreso evidentemente che non si può esportare guerre, violenza, morte e distruzione in tutto il mondo e sperare che il proprio paese rimanga immune dalla cieca violenza e dallo spirito di vendetta.

La politica francese in Medio Oriente ha contribuito all’espansione del terrorismo e l’attacco di Parigi ne è la diretta conseguenza. La Francia ha conosciuto ieri quello che in Siria viviamo da cinque anni.” afferma il presidente siriano in un comunicato alla agenzia di stampa Sana. “Le nostre scelte di guerra ci stanno presentando il conto di anni di violenza e di distruzione. Vediamo accadere in Europa quello che da anni accade in Afghanistan, in Iraq, in Siria. Diritti, democrazia e libertà sono l’unico modo di spezzare il cerchio della violenza e del terrore” Questo è il riassunto del pensiero del fondatore di Emergency, Gino Strada in un suo commento su Facebook.

L’attacco terroristico è frutto anche di una politica schizofrenica del governo francese nei riguardi del Islam (seconda religione nel paese) e della comunità mussulmana in Francia. La maggior parte dei francesi di origine magrebina sono cittadini di serie “D” sospettati di essere tutti potenziali terroristi. Tremila cittadini francesi sono in carcere a causa di questi sospetti. Cinquanta rifugiati politici di origine araba sono agli arresti domiciliari da oltre sette anni senza che la giustizia francese abbia mai avviato serie inchieste per verificare se sono realmente dei terroristi o se sono innocenti, contravvenendo ai più elementari diritti civici. Spesso i sospetti sono originati da denunce anonime come illustra un reportage trasmesso una settimana su TV5 Monde: “Perseguitati per la loro fede”.

Contemporaneamente a questa repressione cieca si assiste ad una tolleranza incomprensibile del Islam radicale in Francia. Negli ultimi tre anni si è permesso l’istallazione in territorio francese di 5000 Imam provenienti dal Qatar e dall’Arabia Saudita, paesi noti per finanziare il terrorismo internazionale. Tramite ingenti finanziamenti sauditi questi Imam creano in Francia dei focolari di terrorismo sottomettendo alle loro ideologie estremiste le comunità povere ed emarginate. Questo estremismo religioso si sta progressivamente sostituendo al Islam rendendo vani gli sforzi di guide religiose che intendono insegnare ai giovani i veri valori islamici quali Hassen Chalghoumi. Di origine tunisina è il presidente dell’associazione culturale dei mussulmani de Drancy e promuove tra le varie attività il dialogo tra mussulmani ed ebrei.

Per vincere il terrorismo e le barbarie occorre voltare pagina e fermare l’ideologia di dominio assoluto del Occidente. Stati Uniti, Francia, Germania e altre potenze occidentali devono comprendere che è più umano, intelligente ed economico collaborare con le potenze emergenti e gli altri paesi per garantire pace, stabilità e convivenza a livello mondiale. Occorre interrompere l’odiosa propaganda contro l’Islam associandolo ad un terrorismo islamico che è alieno alla religione mussulmana. Un terrorismo che abbiamo inventato noi, quando i signori della guerra americani decisero di creare Al Qaida per combattere i sovietici in Afganistan negli anni Ottanta. Anche il ISIL DAESH è stato creato da noi. Prima che questo gruppo fosse identificato come ottima arma contro il regime di Assad, era pressoché insignificante. Ora detiene un califfato tra Siria e Irak divenendo una minaccia per l’Africa e l’Europa. Urgente si rende un ripensamento della politica occidentale in Medio Oriente.

Occorre un diverso atteggiamento che veda il contenimento della politica aggressiva israeliana e riconosciuta la necessità di dissociarsi dalle monarchie arabe principali finanziatori del terrorismo internazionale promuovendo al contrario una processo di democratizzazione e liberazione della Penisola Araba. Questo atteggiamento non è auspicabile ma tappa obbligatoria per garantire la sicurezza in Europa. In ultima analisi occorre superare la colpevole ambiguità dell’Occidente nei rapporti con i paesi mussulmani e l’Africa in generale. Una ambiguità che è la vera causa dei queste tragedie. Inviare la portaerei “Charles de Gaule” in Medio Oriente per combattere lo Stato Islamico non servirà che a peggiorare la situazione. La portaerei partirà il 18 novembre e si nutrono seri dubbi che non sarà utilizzata contro i terroristi di DAESH ma contro il regime di Assad, con gravi rischi per la pace mondiale visto la presenza militare russa in Siria.

Un diverso approccio occidentale verso il mondo è obbligatorio in quanto la guerra al terrorismo non può essere vinta per una semplice e drammatica ragione: il terrorismo islamico è ancora considerato da alcune potenze occidentali come la miglior arma per destabilizzare paesi “nemici” che questi siano Siria o Nigeria, poco importa. Ma questa arma è incontrollabile, come la bomba atomica. Ammazza il nemico ma anche gli amici. Accetta di fare il lavoro sporco per noi ma matura una propria agenda politica che inevitabilmente porta a ribellarsi ai suoi padrini. Sono due anni che vari esperti occidentali avvertono del pericolo dei mercenari che inviamo ad ingrossare le file del ISIL contro Assad. Per due anni questi esperti, bollati da Cassandre maledette, ci hanno detto: “attenzione quelli li, formati sui campi di battaglia medio orientali, ritorneranno da noi per seminare la morte” I governi ridevano di loro. Ora sono costretti a imporre lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale…

Purtroppo questo cambiamento non si intravvede a breve termine. Si intravvede solo una spirale di violenza dove ad ogni attacco terroristico si risponde con attacchi di droni e la criminalizzazione del Islam. Le vittime francesi verranno vendicate uccidendo altre vittime arabe. Entrambi civili, entrambi innocenti. I governi ci spingono alle barbarie intellettuali e morali, fino ad arrivare a creare una giusta indignazione pubblica sulle vittime occidentali e una terrificante e disumana indifferenza verso le migliaia di vittime arabe o africane di una politica imperiale di governi occidentali che di democrazia odorano ben poco in questo periodo storico.

L’Islam è il nemico numero uno per l’Occidente ci ripetono. Eppure questa religione demonizzata non ha mai accettato o giustificato orribili atti come quelli compiuti quotidianamente dal ISIL DAESH una nostra creatura (ripeto) che ha superato per ferocia e barbarie anche Al-Qaida. Pochi ci ricordano che il 95% delle vittime dei terroristi islamicisono mussulmani che non la pensano come loro, musulmani che si oppongono alla pazzia di questi individui pagando delle volte con la propria vita.” come ricorda alle nostre coscienze assopite Soufiane Malouni, attivista arabo che vive a Roma.

Al contrario i governi occidentali fermano gli occhi sulla propaganda di odio religioso e razziale che vari media ed associazioni di ultra destra si permettono di fare aggravando la situazione. Una propaganda rozza, demenziale, identica a quella di Radio Mille Colline o del quotidiano Kangura durante il genocidio in Rwanda del 1994. Vietiamo l’Islam rivendica il sito di ultra destra francese Resistence Republicaine di cui motto è “ll fascismo islamico non passeràBastardi islamici. Questo è il titolo di prima pagina del quotidiano Libero. “Siamo tutti in pericolo, perché il terrorismo islamico non fa distinzione tra uomini e donne, fra combattenti e innocenti. Il terrorismo islamico vuole non solo uccidere, terrorizzare, ma colpire chiunque sia ritenuto un infedele.” Esclama urlando Maurizio Belpietro nel editoriale pubblicato su Libero on line tra la pubblicità della bambolina Barbie e quella di DASH il detersivo che regala lo sconto di 5 euro. No caro Belpietro. Non è l’Islam il pericolo ma persone come te che consapevolmente diffondono odio razziale con il sogno di vedere scorrere altro sangue. Non ti chiamo collega poiché c’è una netta differenza tra un giornalista e un propagandista di morte.

E che dire del direttore dell’Ansa che fa appello ai valori occidentali? Ma di quali valori parla questo? Democrazia, giustizia, diritti umani? Sono decenni che questi valori sono ignorati dinnanzi al unico valore occidentale imperante: il dio denaro. Quel dio che ci spinge a considerare l’Arabia Saudita come il nostro migliore alleato e ad offrirgli la presidenza annuale della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite. Un paese governato da una feroce e medioevale dinastia dove le donne sono lapidate e i gay decapitati in pubblica piazza. Uno stato terroristico fucina dei peggiori gruppi islamici, ISIL compreso.

Il direttore dell’Ansa forse crede che l’Occidente e l’uomo bianco siano stati inventati. La nostra stirpe discende dalla razza umana che ha una sola origine: l’Africa. La nostra cultura è contaminata in gran parte da quella islamica che durante il medio evo ha offerto all’Europa le miglior civiltà esistenti. La nostra stessa religione cattolica non è una religione europea. Noi credevano nelle divinità: Zeus, Giove, Odino. La religione cattolica ha lo stesso ceppo abramitico di quella Islamica ed ebraica. Tre religioni nate nel medio oriente, non certo in Europa.

L’attacco terroristico di Parigi ha nuovamente evidenziato la nostra immonda ipocrisia. Un’ora dopo il presidente Obama ha dichiarato tutta la sua solidarietà e condannato l’atto. Lo stesso presidente che ci ha messo otto mesi per condannare i piani genocidari in atto nel Burundi. Otto mesi in cui migliaia di civili burundesi sono stati massacrati barbaramente sotto l’indifferenza della Comunità Internazionale. Ci sono voluti i chiari propositi di genocidio pronunciati dal regime per far comprendere il pericolo. Quando l’ISIL ha abbattuto l’aereo russo nel Sinai i media sono stati tranquilli e i governi occidentali forse compiaciuti. Le vittime palestinesi sono ormai diventate una noia da evitare così some quelle siriane. È questa la cultura occidentale da accettare? Una cultura che crea differenze razziali sulle vittime, odio etnico e promesse di nuove violenze? Se questa è la cultura occidentale va abiurata con netta determinazione.

Purtroppo non ci sarà nessun cambiamento all’orizzonte. “È in corso una guerra e quando c’è una guerra bisogna organizzarsi per vincerlaafferma Massimo D’Alema il leader di una “sinistra” di remota memoria che vive nel lusso e privilegi, fanatico amante delle barche a vela e delle regate… Quindi il suggerimento è che anche l’Italia si deve avventurare nella crociata contro l’Islam non avendo nemmeno i mezzi per farlo? D’Alema è consapevole della preparazione delle nostre forze di sicurezza per fronteggiare l’ondata di terrorismo che si potrebbe abbattere in Italia?

Assisteremo ad altri lutti in occidente perché non siamo capaci di comprendere il male da noi generato e come fermarlo. Una incapacità che ci divora dall’interno assieme alla nostra decadente società avviata al tramonto. Mentre le 128 vittime parigine saranno sepolte nei cimiteri risulta ancora vivo l’insulto paradossale del loro presidente ripreso in una foto lo scorso maggio a brandire la scimitarra della conquista in Arabia Saudita, lo stato per eccellenza sponsor del terrorismo internazionale. Durante la sua visita, l’industria militare francese ha concluso ottimi affari. Cosi sembra…

Fulvio Beltrami
Giornalista Freelance
Uganda, Kampala
@Fulviobeltrami

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