Burundi. Kora Kora. Prove generali del Genocidio.

5 Nov

Testimonianze e prove del genocidio che il regime di Nkurunziza sta preparando per mantenersi al potere. La tattica utilizzata, gli obiettivi, nomi e cognomi dei responsabili che intendono realizzare il secondo olocausto africano.

Dopo sette mesi di crisi politica il Burundi sta vivendo l’ennesima drammatica svolta. L’Unione Africana, supportata dalla comunità internazionale ha lanciato, con estremo ritardo, l’ultimatum. Colloqui di pace con tutte le forze politiche del Burundi o intervento militare per liberare il paese dal regime del CNDD-FDD. Tempo a disposizione: 30 giorni. Quello che resta del partito al potere, il CNDD (molti suoi dirigenti sono fuggiti all’estero) e il pastore Nkurunziza hanno reagito come previsto rifiutando di aprire colloqui di pace con i partiti di opposizione, la società civile e i generali del esercito che hanno tentato un golpe democratico e che ora hanno formato dei gruppi armati contro il governo illegittimo. Questo rifiuto e la dichiarazione di guerra a tutto il mondo fatta ufficialmente dal CNDD tramite il comunicato N. 38/2015 sembrano atti di pura follia. Al contrario sono lucide manovre originate da una strategia ben chiara per mantenere il potere: scatenare il genocidio.

L’Olocausto Africano del 1994 in Rwanda era stato preparato tramite una organizzazione del genocidio e si attendeva il Fattore X, rappresentato dall’assassinio del presidente Juvenal Habyarimana deciso dalla moglie Agathe e dai irriducibili del governo HutuPower incolpando i tutsi. L’assassinio di Habyrimana fu compiuto per evitare gli accordi con il movimento di liberazione ruandese FPR supportato dalle truppe ugandesi. Habyrimana fece l’errore di dimostrare una volontà a condividere il potere e di creare un governo di unità nazionale con il leader ribelle Paul Kagame. Questo decretò la sua morte e fece scoppiare il genocidio.

Ventun anni più tardi la situazione in Burundi è simile in quanto uno degli attori della crisi burundese è lo stesso del Olocausto del 1994. Parliamo delle Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda FDLR che hanno praticamente assunto il potere in Burundi. Pierre Nkurunziza, grazie all’esempio storico di Habyrimana, evita di mostrare la minima volontà di dialogo con l’opposizione. Sarebbe immediatamente ucciso dai terroristi ruandesi, trasformandolo così nel fattore X per il genocidio. Le sue guardie del corpo da un mese sono state sostituite da miliziani delle FDLR. Al contrario Nkurunziza sta cercando di mantenere al potere e salvaguardare la sua vita tramite l’eliminazione di ogni forma di opposizione. Manipolato dalle FDLR e preso dalle circostanze storiche nella mente del pastore protestante riaffiora tutto l’odio etnico che lo spinse a fare e ordinare vari crimini di guerra durante il conflitto precedente (1993 -2004). La natura genocidaria di Nkurunziza era ben conosciuta dalla Comunità Internazionale, soprattutto dalla Francia e dalle congregazione religiose più reazionarie della Chiesa Cattolica, quali la Comunità di Sant’Egidio. Eppure non si esitò un istante a favorire la sua ascesa alla presidenza e a tollerare per dieci anni il suo potere, volutamente ignorando i segnali del progetto di supremazia razziale. Fino al 2013 si sosteneva che Nkurunziza fosse una garanzia di stabilità e di pace per il Burundi e la regione. La Comunità di Sant’Egidio lo ha abbandonato agli inizi di ottobre…

La necessità di mantenere il potere viene identificata ormai chiaramente nella necessità di eliminare tutti i tutsi, considerati a torto l’unica fonte di resistenza popolare. Anche se più rozza e meno organizzata di quella ruandese la preparazione della “Soluzione Finale” non è stata improvvisata. Durante i primi due mandati come presidente, Nkurunziza ha segretamente pianificato l’orribile evento.

Preludio del Genocidio. La conquista delle istituzioni e la divisione razziale della società.
Comprando alcuni partiti e figure politiche di rilievo appartenenti alla minoranza tutsi ed evitando ogni persecuzione evidente dei tutsi, Nkurunziza ha lavorato pazientemente per permettere alle forze più radicali del Potere Hutu di controllare l’Assemblea Nazionale (il parlamento burundese), il Senato, la Giustizia i settori finanziari ed economici offrendo contemporaneamente una parvenza di democrazia alla Comunità Internazionale. Disponendo già del controllo della polizia ha progressivamente diminuito il controllo della minoranza tutsi sul esercito. Il numero delle forze armate è stato diminuito e progressivamente si sono infiltrati gli ex guerriglieri genocidari che combatterono al fianco di Nkurunziza durante la guerra civile. Una infiltrazione che va dai ranghi più bassi allo Stato Maggiore. Questo spiega il fallimento del colpo di stato dello scorso maggio e la passività del esercito che non interviene a fermare il massacro dei civili.

Attraverso le due principali istituzioni repubblicane: Senato e Assemblea Nazionale, l’ex presidente ha indebolito la referenze sociali storiche del Burundi: i clan formati da hutu e tutsi sulla base di categorie professionali e di appartenenza regionale definita “fratellanza di collina”. Questa struttura sociale non è riuscita ad impedire i vari massacri reciproci avvenuti nella storia del paese ma è stata capace di fermarli prima che giungessero allo stadio di genocidio. I clan sono stati sostituiti con il senso di appartenenza e di fedeltà al CNDD-FDD e alla ala giovanile del partito le Imbonerakure. Il movimento giovanile CNDD è in realtà una milizia paramilitare addestrata nel 2013 in Congo dalle FDLR con il bene placito del governo congolese e l’indifferenza della missione ONU di pace: MONUSCO. Il partito al potere e le Imbonerakure hanno tentato di radicalizzare la percezione tra la gente che la società burundese sia divisa in etnie dove ovviamente quella tutsi rappresenta il male e il pericolo da annientare.

Tutti coloro che si aggregavano al CNDD e alle Imbonerakure godevano di privilegi inauditi. I dirigenti, anche quelli di origine tutsi, all’interno della compagine governativa potevano arricchirsi. La corruzione è diventata incontrollabile ma estremamente funzionale per stringere rapporti di lealtà e vassallaggio. Prima di presentarsi alle elezioni ottenendo un terzo mandato Nkurunziza ha attuato un colpo di stato costituzionale nel gennaio 2014 che di fatto restaurava il potere hutu nel paese. Alla popolazione rimanevano due scelte: accettare il dominio hutu o opporsi. Il rifiuto del terzo mandato espresso dalla popolazione è in realtà il rifiuto del Hutu Power.

Gestione della conflittualità sociale. Dallo scontro politico allo scontro etnico.
L’opposizione al terzo mandato e al potere Hutu ha assunto proporzioni sociali non calcolate dal regime, convinto che solo la minoranza tutsi si sarebbe opposta. Al contrario il regime ha visto con orrore la partecipazione alle manifestazioni di decine di migliaia di hutu che hanno spostato lo scontro da quello tradizionale (etnico) a quello politico. Dopo una repressione cieca e rabbiosa il regime ha compreso il rischio che l’opposizione hutu delle città si estendesse anche tra le popolazioni hutu delle campagne, decretando così la fine del Hutu Power. Per scongiurare il pericolo il regime ha varato una strategia della tensione e repressioni mirate. Ha sguinzagliato i miliziani Imbonerakure in abiti civili nei quartieri per dissimulare falsi attacchi contro la polizia offrendo così il pretesto alle forze dell’ordine di intervenire e massacrare la popolazione. Ha ucciso decine di civili hutu gettando i loro corpi nei quartieri a maggioranza tutsi per simulare regolamenti di conti e dispute etniche. Non sicuro della lealtà della polizia e cosciente della poca preparazione dei giovani Imbonerakure ha stretto un accordo politico con i terroristi ruandesi delle FDLR chiedendo di gestire la resistenza del regime alla democrazia. L’accordo prevede la compartecipazione al potere da parte delle FDLR. Miliziani e leader terroristi sono stati immediatamente naturalizzati burundesi con false carte di identità.

Il piano di etnicizzare lo scontro ha trovato molte resistenze e varie volte Nkurunziza ha dimostrato di non essere all’altezza della situazione: crisi depressive, mancanza di lucidità, fobie, ordini contraddittori. Questo ha provocato una fuga dei dirigenti e dei ministri del CNDD e il concreto rischio che il regime crollasse. È in questa delicata fase che le FDLR hanno preso il controllo della situazione trasformando Nkurunziza e il CNDD in meri strumenti. Le FDLR hanno visto nel Burundi l’opportunità di controllare un paese, di accedere alle massime cariche del potere e di rafforzarsi in previsione della invasione del Rwanda. Una situazione molto più vantaggiosa di quella di un gruppo armato in Congo costretto a fare accordi con il regime di Kinshasa e a combattere per esso. Il colpo di stato silenzioso delle FDLR ha creato le condizioni per il genocidio.

Radio Mille Colline versione burundese.
Come in ogni genocidio che si rispetti è di vitale importanza avere dei media che diffondano l’odio etnico. Mentre in Rwanda tali media erano stati preparati in largo anticipo, in Burundi il regime ha dovuto improvvisarli a scapito della loro efficacia. Il primo passo è stata la sistematica eliminazione delle Radio, delle TV e dei giornali indipendenti avvenuta tra il maggio e il settembre scorsi. Il secondo passo è stata l’eliminazione fisica di tutti gli operatori democratici che lavorano presso la Radio Televisione Nazionale Burundese RTNB. Le vittime sono state sostituite da fanatici del CNDD e da esperti in comunicazione delle FDLR. Ora la RTNB è l’unico media nel paese. Diffonde continuamente propaganda pro Nkurunziza e false notizie per manipolare la popolazione e creare una coscienza etnica da usare contro i tutsi e gli oppositori hutu. Nei programmi della RTNB si parla ora della Maggioranza Etnica (gli hutu) e del pericolo ruandese (i tutsi). RTNB con la sua diffusione radio in tutto il paese è destinata a svolgere lo stesso ruolo che svolse la Radio Mille Colline nel 1994 in Rwanda. RTNB, come del resto Nkurunziza e il regime, ha adottato il classico duplice linguaggio. In francese vengono trasmessi programmi contenenti messaggi rassicuranti e positivi (rivolti agli stranieri). In Kirundi i propositi di morte e genocidio.

Prove generali e pulizia etnica.
Da alcune settimane i massacri contro la popolazione hanno subito una trasformazione che è passata quasi inosservata. I giovani oppositori hutu vengono arrestati e malmenati mentre i loro compagni di lotta tutsi, barbaramente torturati e uccisi. Da repressione generalizzata l’operato delle forze dell’ordine si è trasformato in una pulizia etnica compiuta attraverso i massacri sistematici delle famiglie tutsi della capitale e in altre città.

Dopo questo salto di qualità i massacri a carattere etnico contro i tutsi sono drammaticamente aumentati con lo scopo di assaggiare il terreno e vedere la fedeltà delle masse hutu. Una settimana fa cento tutsi sono stati massacrati a Cibitoke dalle Imbonerakure e dai terroristi ruandese FDLR. Due giorni fa un corteo funebre di ritorno dal funerale di un giovane ragazzo assassinato dalla polizia, è stato attaccato dai terroristi ruandesi che hanno compiuto una carneficina. Sedici persone sono state uccise sul colpo. Altre portate nei campi e decapitate. Il governo parla di un morto e incolpa l’opposizione. I media regionali parlano di 16 vittime. Testimonianze oculari di quaranta vittime. L’orrendo massacro è stato compiuto presso la località di Buringa comune di Gihanga vicino al aeroporto internazionale e alla capitale Bujumbura. Secondo fonti interne l’ordine del massacro è stato dato dal colonnello Desire Nduwamahoro, comandante delle unità anti sommossa della polizia.

La svolta dettata da Ndikuriyo e Nkurunziza.
Rifiutate di fatto le proposte di pace della Comunità Internazionale la compagine genocidaria FDLR, CNDD, Imbonerakure necessitava di una svolta. Il compito è stato affidato al presidente illegale del Senato Reverien Ndikuriyo e al pastore protestante Pierre Nkurunziza. Il discorso ai capi quartieri di Ndikuriyo e l’ultimatum di resa incondizionata lanciato da Nkurunziza all’opposizione rivelano l’intenzione di attuare il genocidio. Il 30 ottobre Ndijuriyo convoca tutti i capi quartiere hutu della capitale per chiarire le intenzioni del governo. ‘On vas tous à travailler” (andiamo tutti a lavorare) informa Ndikuriyo ai capi quartiere ordinandogli di iniziare ad organizzarsi presso la capitale, le principali città e nelle campagne. Sottolineando che si aspetta da loro lealtà patriottica in difesa del governo democratico del CNDD-FDD il presidente del senato offre loro la garanzia di immunità. “Quando userete violenza sarà per una causa giusta. Nessuno vi condannerà.” Come incentivo offre loro le proprietà delle vittime. Ricordatevi che vi è la possibilità di acquisire le terre e le case dei traditori. Questa è un’ottima opportunità. Loro non meritano di avere delle proprietà. Voi si. Se volete i terreni e le case è sufficiente che andiate a lavorare quando vi daremo l’ordine.” Gli ordini impartiti ai capi quartiere sono stati condivisi da Pascal Nyabenda presidente della Assemblea Nazionale.

Guadagnare tempo e creare il Fattore X
Seppur accelerate le preparazioni del genocidio necessitano ancora di tempo. A livello internazionale i 30 giorni dati al governo per accettare i colloqui di pace per evitare l’intervento della forza militare africana sotto comando della Unione Africana, sono stati una inaspettata manna piovuta dal cielo. L’accelerazione della pulizia etnica (non ancora giunta allo stadio di genocidio) è attuata esclusivamente di notte. Al giorno il paese vive in pace. Di notte iniziano a cadere le teste. Questa è una tattica adottata per non far comprendere in pieno alla Comunità Internazionale la gravità della situazione e il rischio di genocidio.

Avendo ottenuto sufficiente tempo prima di gestire l’eventuale presenza di truppe militari africane in Burundi, il regime si è concentrato nel cercare il Fattore X. L’ultimatum lanciato da Nkurunziza il 02 novembre scorso rappresenta il Fattore X. L’ultimatum è rivolto alla opposizione e alla società civile. Tutti devono depositare le armi (escluse ovviamente le milizie genocidarie Imbonerakure) entro il 7 novembre. A chi accetterà la resa incondizionata verrà garantita una amnistia dopo qualche mese di permanenza in campi di rieducazione. Il 08 novembre la polizia e l’esercito recupererà con la forza le armi e i ribelli verranno considerati terroristi da abbattere.

Una legge anti terrorismo sta per essere approvata dal Senato e Assemblea Nazionale per offrire la necessaria copertura legale al genocidio. L’ex presidente ha ordinato ai paesi occidentali, Tanzania, Rwanda e Congo di deportare immediatamente tutti gli esuli politici ricercati dal governo e ora dichiarati già dei terroristi. Nkurunziza sa perfettamente che la popolazione non consegnerà mai le armi, unico mezzo per difendersi dai genocidari. L’ultimatum non è rivolto ai burundesi, ma all’opinione pubblica internazionale. Quando inizieranno le operazioni di genocidio, esse saranno camuffate da normali operazioni di polizia per recuperare tra la popolazione le armi detenute illegalmente ad ultimatum scaduto. Le violenze saranno minimizzate dal unico media operativo nel paese: RTNB. L’informazione della società civile sarà fatta passare come opera di calunnie della propaganda tutsi.

Identificazione del nemico.
Nel 1994 i genocidari che ora compongono le FDLR alla guida del Burundi non hanno mai usato il termine Tutsi per indicare le loro vittime. Usavano il termine “scarafaggi”, un codice per non far capire le reali intenzioni alla Comunità Internazionale. Nel 2015 in Burundi le FDLR e il regime hanno cognato un nuovo codice per parlare dei tutsi. “Al Shabaab” prendendo in prestito il nome della famosa organizzazione terroristica islamica della Somalia. Un termine scelto non a caso in quanto il regime intende dipingere i tutsi come terroristi e come stranieri che provengono dalla Somalia. Come i terroristi somali di Al Shabbab anche i tutsi burundesi devono essere abbattuti.

Incitamento delle masse contadine hutu.
Emissari del CNDD ed “esperti” delle FDLR sono stati inviati in ogni villaggio e cittadina per arruolare la mano d’opera e organizzare l’apparato amministrativo che dovrà gestire il genocidio. Ieri il Primo Vice Presidente del regime illegittimo Gaston Sindimwo è disceso nel comune di Ntahangwa per incontrare gli amministratori e valutare la situazione della sicurezza. Era accompagnato dai ministri della Comunicazione, Interno, Giustizia e Sicurezza oltre che dal sindaco di Bujumbura. Il discorso di Sindimwo era in codice. Ha onorato le vittime innocenti (hutu) causate dai nemici della pace (tutsi). Ha elogiato il coraggio della polizia (che è al 70% composta dai terroristi ruandesi FDLR). Più chiaro e minaccioso è stato il Ministro della Sicurezza Interna: Alain Gullaume Bunyoni. “La polizia dispone di armi sufficienti per disarmare la popolazione civile. È nell’interesse di chi detiene delle armi di consegnarle, prima che sia troppo tardi”.

All’interno del paese i discorsi sono più crudi, secondo le informazioni ricevute. I funzionari della morte arrivano nei villaggi con casse di birra e aria da festa. Parlano della necessità di difendere il paese dal Belgio che vuole colonizzare nuovamente il Burundi. Avvertono che i Bianchi non possono farlo direttamente quindi metteranno al potere i loro amici tutsi ruandesi. Una volta al potere i ruandesi massacreranno i contadini hutu per rubargli le terre e ridistribuirle ai tutsi burundesi e ruandesi. Per scongiurare il pericolo occorre colpire per primi. Seguendo l’esempio del presidente del Senato, gli emissari della morte promettono immunità e le terre liberate dagli originali proprietari trucidati e vendute a prezzi politici ai patrioti della nazione. Nelle campagne si sta arruolando vari contadini poveri e semi analfabeti hutu. Dopo averli ridotti alla fame e costretti alla ignoranza (il tasso di scolarizzazione nelle campagne è stato volutamente tenuto basso) ora si cerca di convincerli a compiere il genocidio.

Fino ad ora tutti gli esperti regionali concordavano con l’idea che i contadini hutu non avrebbero accettato di attuare il genocidio. Smentite a queste teorie provengono dal massacro di Cibitoke dove i contadini hutu hanno partecipato. Bande armate alla meglio di contadini hutu stanno già circolando all’interno del paese. Al momento non si registrano ancora massacri di tutsi nelle campagne forse perché l’ora X non è ancora scoccata. Questi contadini hanno ricevuto uniformi della polizia, secondo le testimonianze locali. “Li abbiamo incontrati e ci abbiamo parlato credendo che fossero dei poliziotti. Solo quando all’arrivo dei veri poliziotti questi si sono nascosti abbiamo capito che erano delle bande armate” testimonia una donna al sito di informazione Iwaku Burundi. Secondo le autorità locali si tratterebbe di bande di ribelli. Dichiarazione smentita dalle testimonianze che affermano che le autorità locali hanno incontrato queste misteriose bande in un clima cordiale attuando colloqui a porte chiuse.

Vicina l’ora X
Il piano di genocidio ha ricevuto un codice di battaglia: Kora Kora (lavorare, nel senso genocidario di sterminare il nemico). Liste dettagliate delle vittime circolano nel paese. Sui social network come Facebook sono esplosi gli incitamenti alla violenza etnica da parte dei giovani Imbonerakure. Il più angosciante, destinato a diventare il macabro simbolo della tragedia, ritrae un giovane all’interno di una auto che liscia un machete appena comprato. La frase che accompagna la fotografia è “Ora che sono finite le elezioni dobbiamo iniziare a lavorare”. Questi messaggi rispondono alla tecnica, collaudata nel 1994 in Rwanda, di terrorizzare le vittime prima del genocidio. L’obiettivo è di infondere coraggio e senso di onnipotenza a coloro che devono compiere il genocidio. Si intende inoltre infondere un senso di fatalità ed impotenza nelle vittime designate. Evidente le regia degli esperti del genocidio le Interhawame alias FDLR.

Nkurunziza ha messo al sicuro la sua famiglia. Moglie e figli sono partiti domenica scorsa per l’India assieme ad un ingente riserva di valuta estera ritirata dalla Banca Centrale, ormai svuotata. Posti di blocco sono stati eretti nella capitale, nelle principali città e asse stradali all’interno del paese. La TV in inglese di CCTV Cina due giorni fa ha ripreso un posto di blocco eretto a Bujumbura controllato da polizia e civili questi ultimi non armati. Dallo scorso fine settimana le attività di pulizia etnica si sono intensificate, come testimonia Innocent Muhozi presidente del Osservatorio della Stampa Burundese e direttore generale della Radio televisione Reinassance sul sito di informazione VOA (Voice Of Afrique) “La popolazione è costretta ad utilizzare le armi per difendersi. Senza armi sarebbero arrestati, torturati ed assassinati” afferma Muhozi. Le incursioni della polizia (leggi dei terroristi ruandesi FDLR) hanno un unico obiettivo: rendere tecnicamente impossibile la consegna delle armi ed iniziare il genocidio.

La data previsa, secondo le fughe di notizie, per l’inizio è tra il 8 e il 10 novembre. I genocidari si sono dati fino alla fine di dicembre per attuare il lavoro. “Natale lo festeggeremo senza gli Al-Shabaab. Non ci sarà nessun somalo vivo in Burundi” recita in Kirundi uno spot pubblicato da un giovane Imbonerakure su Facebook.

Menti e responsabili del genocidio.
Pierre Nkurunziza, ex presidente burundese, che attualmente occupa la carica illegittima di Capo di Stato.

Reverien Ndikuriyo presidente del Senato a cui è stato affidato il compito di convincere i capi zona, capi quartiere e capi villaggi di trovare la mano d’opera per il genocidio.

Pascal Nyabenda presidente della Assemblea Nazionale avente compiti simili al suo collega Ndkuriyo.

Gaston Sindimwo Primo Vice Presidente incaricato della coordinazione politica della amministrazione pubblica che deve gestire il genocidio.

Alain Gullaume Bunyoni Ministro della Sicurezza Interna incaricato della coordinazione generale del genocidio e Leason Officer con le milizie FDLR.

Il Colonnello Joseph Niyonzimana alias Kakungu comandante del SNR (Service National des Renseignements) i servizi segreti burundesi, incaricato della coordinazione tra SNR, polizia, Imbonerakure e FDLR durante le operazioni di “nettoyage” (pulizia).

Il Colonnello Desire Uwamohoro autore del recente massacro contro il convoglio funebre e direttore della Unità Anti Sommossa della polizia burundese. Incaricato di radere al suolo i quartieri di: Mutaka, Cibitoke, Ngagara, Nyagabiga a Bujumbura.

Il Commissario Alexandre Muyenge della Dipartimento del Appoggio Istituzionale incaricato della coordinazione dei reparti polizia, della distribuzione di armi ai civili e della coordinazione con il leader delle Imbonerakure per l’inquadramento e la gestione operativa delle nuove reclute genocidarie arruolate dalle campagne.

Dalla parte delle Imbonerakure il nome del leader sembra protetto dal segreto dopo l’uccisione del leader storico Tharcisse Niyongabo. Il fondatore delle Imbonerakure fu ucciso dalla opposizione armata il 17 giugno 2015 presso il comune di Bubanza.

Félicien Kabuga l’uomo d’affari hutu ruandese che finanziò il genocidio nel 1994, ricercato da tutte le polizie del mondo. Capo militare dell’armata FDLR in Burundi incaricato della corretta esecuzione del lavoro e del controllo “rapprochè” (ravvicinato) su Nkurunziza. In realtà Felicien Kabuga è l’uomo forte che controlla il Burundi e che detiene le sorti del paese.

Parola d’ordine. Sacrificare i nostri fratelli.
Il regime è consapevole che, a differenza del Rwanda, la maggior parte degli hutu, soprattutto nella capitale e nelle principali città non risponderà all’appello. Il rischio è che partecipi attivamente nella difesa della democrazia opponendosi al genocidio. Dinnanzi a questo costato è stato impartito l’ordine di sacrificare parte della popolazione hutu con una percentuale di 1 vittima hutu per ogni 10 vittime tutsi. Su una popolazione di circa 10 milioni gli hutu rappresentano circa 7,5 milioni e i tutsi 2,5 milioni di persone. La scelta di sacrificare gli hutu non è solo dettata dalla necessità di stroncare la resistenza ma anche di camuffare il genocidio.

Ci sarà la reazione popolare?
Il Burundi del 2015 non è il Rwanda del 1994. Dinnanzi al rischio ora reale di genocidio l’opposizione non si vuol far trovare impreparata. Da paesi vicini sta giungendo una impressionante quantità di armi pesanti. Istruttori militari e commando d’élite africani affiancano la ribellione democratica e armata. Quasi tutti i soldati tutsi del esercito hanno disertato e si sono uniti alla ribellione. Tra i disertori si contano anche decine di centinaia di soldati hutu. È stato creato un coordinamento dei vari gruppi armati. Due giorni fa si sono registrati i primi seri combattimenti presso Bujumbura Rural, la provincia prossima alla capitale, storicamente feudo del gruppo armato hutu Fronte Nazionale di Liberazione FNL. Se il loro leader Rwasa è entrato nella compagine del governo illegittimo e probabilmente condivide i piani di genocidio, non si riesce a capire quale posizione prenderanno i miliziani armati del FNL. Si prevedono due stadi di resistenza. Il primo a livello di quartiere. Uomini, donne, bambini, anziani sono chiamati a resistere al genocidio con qualunque arma a loro disposizione. Anche se reso difficile dai cordoni della polizia l’approvvigionamento di armi e munizioni sembra affluire nei quartieri a rischio della capitale. Il secondo a livello di ribellione armata. Sferrare l’attacco sulle forze genocidarie e liberare il paese. La parola d’ordine è: nessun prigioniero tra Imbonerakure e FLDR. Solo i poliziotti che si arrendono avranno la vita salva dopo aver verificato che siano realmente burundesi.

Il genocidio come carta vincente per mantenere il potere.
Risuonano vive come ieri le parole pronunciate da un ufficiale dell’esercito ugandese appellato sulla crisi burundese una settimana fa. “Le FDLR saranno dei criminali ma non dei pazzi. Sanno cosa stanno facendo”. Il governo è a conoscenza della reale forza della opposizione e comprende che sarà molto difficile attuare il genocidio. Allora perché intraprendere questa strada? CNDD e FDLR hanno compreso che l’unica possibilità di mantenere il potere è quella del genocidio. Attuandolo scateneranno la reazione armata della popolazione. In questo modo sarà facile far credere alla Comunità Internazionale e alla Unione Africana che non si tratti di un genocidio ma di una guerra civile. Se questa percezione (guerra civile e non genocidio) prevarrà a livello internazionale influenzerà il mandato delle forze militari africane che da “full combat” contro il regime si potrebbe trasformare in una missione di mantenimento della pace che riconoscerebbe le parti belligeranti, governo illegittimo compreso. Questo offrirebbe la possibilità al CNDD e alle FDLR di trasformarsi in interlocutori impossibili da ignorare per ristabilire la pace.

Contattati vari leader della opposizione armata, essi si dichiararono sicuri di poter sconfiggere il regime e le forze genocidarie fermando l’olocausto e impedendo che si consolidi la guerra civile trasformando la forza d’intervento militare africana in una missione di mantenimento della pace. Durante i giorni febbrili di preparazione del genocidio da una parte e della liberazione del paese dall’altra nelle campagne del paese viene distribuita birra gratis.

Questo serve a rendere euforici i contadini hutu. Esperti terroristi ruandesi e agenti genocidari del governo, dopo averli ubriacati li incitano: Kora Kora! Sterminare! Annientare! Sradicare gli Al-Shabaab mentre le lame dei machete vengono affilate, pronte per l’uso.

Questo dossier è basato su testimonianze dirette, dichiarazioni ufficiali e analisi dettate da esperti regionali. Sinceramente spero che questa accurata denuncia di un probabile secondo olocausto africano sia sconfessata dai fatti anche a danno della mia reputazione giornalistica. In questo dramma preannunciato non dall’ aprile 2015, ma dieci anni fa come reagisce in ultima analisi la Comunità Internazionale?

Gli Stati hanno tendenza ad agire non secondo una morale universale tesa a far prevalere la giustizia ma in funzione di propri interessi politici ed economici. Questo spiega l’inerzia di fatto della Comunità Internazionale dinnanzi al dramma burundese” spiega il Generale Didier Nyambariza uno dei leader della resistenza democratica burundese al genocidio in preparazione.

Fulvio Beltrami
Uganda, Kampala
@Fulviobeltrami

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