Canale del Suez, l’opera faraonica che arricchisce il tiranno.

6 Ago

Da giorni le città egiziane sono invase di bandiere dell’Egitto e di bandiere rappresentanti una nave che attraversa il Canale del Suez.

Le bandiere sono ovunque, sui palazzi, vendute dagli ambulanti, sulle auto. Da settimane i media egiziani con programmi di propaganda politica, ubriacano il popolo con l’idea fittizia della stabilità economica totale che avrà inizio oggi con l’inaugurazione del nuovo Canale di Suez. Ed oggi, in occasione dell’inaugurazione faraonica che vedrà ospiti anche numerosi Capi di Stato, è stata dichiarata Festa Nazionale, aerei ed elicotteri sfrecciano nel cielo, i trasporti pubblici sono gratuiti così come le entrate di ingresso al giardino zoologico e gli altri parchi del Paese.

La gente si scambiano gli auguri come se davvero oggi si festeggiasse qualcosa che, concretamente cambierà la vita degli egiziani. Certo, con un Paese abitato da quasi 100 milioni di persone, il 40% del quale analfabeta, è facile far credere che con l’ampliamento del Canale del Suez gli stipendi aumenteranno, le scuole saranno pulite ed accessibili, gli ospedali luoghi di cura per ogni singolo cittadino e che il governo Al Sisi è l’unico capace di rimettere tutto in ordine. Ma la realtà è ben diversa.

Il progetto dell’ampliamento del Canale, ideato da Moubarak, voluto da Morsi, ma attuato solo da Al Sisi, è costato circa 64 bilioni di pounds egiziani ( (8.2 billion di dollari) e secondo le previsioni, la capacità del canale passerà da 47 a 93 navi al giorno, mentre le entrate economiche da 5,3 a 13,2 miliardi di dollari.

Nonostante questi bei numeri e l’immagine che Sisi ha voluto dare al mondo con il motto “Il Canale del Suez: il regalo dell’Egitto al mondo” da più parti arrivano le dichiarazioni di inutilità di tale progetto. Il membro della Commissione Suprema del Partito Socialdemocratico egiziano, Hisham Khalil è convinto che il nuovo canale non sia necessario. Infatti, considerando la debolezza del mercato globale, non c’era alcun bisogno di costruire un nuovo canale che possa accogliere 97 navi al giorno, quando il picco massimo di transiti si è raggiunto nel 2008 con 59 navi. Della stessa opinione Bloomberg business che in un report completo evidenzia come non c’era realmente bisogno di un progetto del genere nella situazione economica attuale.

Molte le critiche anche al consorzio Shair & Partners che si è occupato dello sviluppo del canale, ma non dello spreco delle risorse statali e della mancata creazione di stazioni di rifornimento, riparazioni o cantieri navali. E, se vogliamo parlare anche dal punto di vista ambientale, nel progetto mancano siti per la generazione di energia eolica, visto che è proprio il Canale di Suez una delle aree migliori per questa tipologia di impianti. Quindi, era davvero necessario spendere milioni e milioni di dollari in un progetto che abbellirà esteriormente l’immagine di un Paese internamente sofferente?

Da ieri circolano le foto di un uomo, egiziano, che è stato scaricato letteralmente, come fosse un sacco di immondizia, nei giardini nei pressi dell’ospedale di Imbaba, uno degli slums della capitale egiziana. Le foto, che girano in rete, mostrano l’uomo accasciato per terra, con una gamba ingessata, tra gli occhi dei curiosi. Dall’ospedale dicono che l’uomo non poteva pagarsi le cure e che quindi loro non potevano fare nulla. Le immagini, che rappresentano senza se e senza ma la disumanità, sono la perfetta descrizione non solo della sanità pubblica egiziana, ma di tutto ciò che lo stato dovrebbe ma non provvede ad ogni singolo cittadino. Ovvero, il diritto allo studio, alla salute e alla dignità.
L’uomo gettato per strada è rimasto lì, per terra, fino alla morte.

Saraà forse il nuovo Canale di Suez a donare alla popolazione egiziana i suoi diritti?

 

Scritto da Raja
Coscienza d’Egitto

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