Burundi. Il grande inganno degli accordi di pace di Arusha

11 Giu

L’attuale crisi in Burundi si basa sulla determinazione del presidente Pierre Nkurunziza di ottenere un’altro mandato dopo dieci anni di potere. Secondo il partito al governo, il Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia – Forze per la Difesa della Democrazia (CNDD-FDD), Nkurunziza si puo’ presentare alle elezioni del 2015 in quanto, in caso di vittoria, sarebbe il secondo e non il terzo mandato. Quello ottenuto nel 2005 rientrerebbe in circostanze straordinarie che esulano dalle regole costituzionali. I leader dell’opposizione e della società civile sono di parere contrario. Il mandato del 2005 rientra nel limiti previsti dalla Costituzione, quindi Nkurunziza non si può presentare alle elezioni attuali.

Pierre Nkurunziza, Signore della Guerra e leader del gruppo razial nazista CNDD-FDD dopo la fine della guerra civile ricevette ironicamente il posto di Ministro del Buon Governo dal presidente di transizione Domitien Ndayizeye. A seguito delle vittorie ottenute dal suo partito nelle elezioni amministrative del giugno e luglio 2005 Nkurunziza fu eletto presidente dal parlamento a maggioranza CNDD-FDD che fungeva allora ruoli di coleggio elettorale. Il 26 agosto 2005 assunse la carica del presidente del Burundi. Fu rieletto nel 2011 a seguito di elezioni trucatissime dove era praticamente l’unico candidato visto che i partiti di opposizione avevano rifiutato di partecipare a quella che denunciarono come una volgare farsa dell’esercizio democratico del voto.

Secondo l’articolo 96 della Costituzione del 2005 il presidente della repubblica deve essere eletto a suffragio universale per un mandato di cinque anni rinnovabile una sola volta. Quindi è chiaro che Nkurunziza non può ora presentarsi per la terza volta. Purtroppo il primo mandato del 2005 ricade sul articolo XV della Costituzione che fissa le regole per la Presidenza Straordinaria del Post Conflitto. Di conseguenza il presidente considera il mandato del 2005 non rientrante nel calcolo dei limiti massimi presidenziali sanciti dalla Costituzione.
Come è possibile che all’interno della stessa Costituzione esistano due articoli contradittori sui limiti presidenziali?

Questo caos costituzionale unico al mondo è stato deliberatamente creato nel 2000 durante gli accordi di pace di Arusha promossi dalla Comunità di Sant’Egidio, l’ex presidente sud africano Thabo Mbeki e l’ex presidente americano Bill Clinton. Nel contesto storico della regione dei Grandi Laghi, Stati Uniti e Francia necessitavano di porre fine al più presto al conflitto minore del Burundi per concentrarsi sul compromesso politico capace di creare una equa e conveniente spartizione delle risorse naturali del Congo, afflitto da due guerre Pan Africani senza vincitori e vinti. Il principale obiettivo per le potenze occidentali era quello di mantenere i diritti di rapina sul Congo e la guerra civile burundese rappresentava solo problemi ed incertezze. Nel 2000 il governo tutsi del presidente Pierre Buyoya firmò gli accordi di pace con l’opposizione armata hutu. La pace fu attuata solo nel 2003 con il cessate il fuoco definitivo e la creazione del governo transitorio del presidente Domitien Ndayizeye.

Gli accordi di Arusha si sviluppano su diversi protocolli. Quello pertinente ai limiti presidenziali riguarda la democrazia e il buon governo (protocollo n. 11). Nel protocollo viene descritto che il primo mandato presidenziale deve essere considerato straordinario e scollegato dalla Costituzione. Nel tentativo, riuscito, di rafforzare il mandato straordinario del presidente fu creato l’articolo XV della Costituzione del 2005. Secondo vari osservatori politici il protocollo 11 e l’articolo XV sarebbero il frutto di un’astuzia ideata da esperti della Comunità di Sant’Egidio e altri attori minori per rafforzare il partito loro beniamino: il CNDD-FDD. Un trucco che le potenze occidentali e africane non si accorsero per la fretta di giungere a degli accordi di pace e terminare questo fastidioso conflitto minore.

L’inganno legale, all’inizio compreso da nessuno, ha permesso lo scorso maggio alla Corte Costituzionale di dichiarare legittimo il terzo mandato di Nkurunziza riferendosi al protocollo n. 11 e all’articolo XV. La Corte Costituzionale afferma che gli accordi di Arusha sono la colonna portante della Costituzione del 2005.

Giuristi africani ed internazionali evidenziano il loro disaccordo sull’interpretazione data dalla Corte Costituzionale burundese completamente controllata da Nkurunziza. Gli accordi di pace di Arusha furono creati per un scopo ben preciso: terminare la guerra civile e avviare il paese alla democrazia. Non rientra negli accordi internazionali sotto il Trattato della Convenzione di Vienna. È un semplice accordo di validità temporale e regionale che non può influenzare la Costituzione di un paese. La validità degli accordi terminò il 9 agosto 2005. Quando un accordo termina le parti sono libere da ogni impegno e non possono rifarsi all’accordo originario senza formulare nuove discussioni e firmare emendamenti o nuovi accordi simili.

La Corte Costituzionale burundese al contrario afferma che gli accordi di Arusha sono ancora in vigore e che costituiscono la base della Costituzione del 2005. Nella Costituzione si fa riferimenti giuridici a vari accordi internazionali escluso quello di Arusha. Riguardo all’articolo XV la Costituzione chiarisce che ha una natura provvisoria e validità solo durante il periodo post conflitto. In nessun caso l’articolo XV puo’ abrogare o sostituire i limiti presidenziali sanciti dall’articolo 19.

Questa è la confuzione legale creata dalla Comunità di Sant’Egidio e altri attori minori nel 2000 che sta permettendo a Nkurunziza di continuare a pretendere il terzo mandato. Le Nazioni Unite non sono esenti da colpe. Stanno dichiarando che gli accordi di Arusha sono ancora validi anche se non completamente rispettati. Questo rafforza la posizione di Nkurunziza. L’affermazione è totalmente falsa in quanto smentita dalle stesse Nazioni Unite nel 2005. Il 9 agosto 2005 il Comitato di Controllo della pace in Burundi dichiaro’ gli accordi di Arusha terminati con successo. La Segreteria Generale ONU fece propria la dichiarazione sancendo la fine della validità giuridica degli accordi, e rendendo nulli il protocolo 11 e l’articolo XV.

Secondo il Consigliere legale Charles KM Kambabda, basato a New Yorj, la confuzione costituzionale è artificiale è non rappresenta il vero problema che ha originato la crisi in Burundi.

Il Burundi è sconvolto da una profonda crisi politica ed economica sia a livello nazionale che internazionale. A livello nazionale il partito al potere è troppo forte in termini di risorse e tesserati, rispetto alla opposizione. Anche nelle migliori e trasparenti elezioni la possibilità per l’opposizione di vincerle è pressochè nulla. Al difuori del governo ci sono pochissime possibilità di soppravivenza politica in quanto il paese è poverissimo e i fondi per un politico di carriera sono disponibili solo all’interno del CNDD-FDD. Questo crea una situazione diabolica che pone il Burundi su un vulcano attivissimo anche se sonnecchiante che può scoppiare in un qualiasi momento e per una qualsiasi ragione. Il Burundi, non dimentichiamoci, è la porta d’ingresso per tutti gli affari sporchi del Congo.”, spiega il Dr. Kambabda.

Fulvio Beltrami
Uganda, Kampala
@Fulviobeltrami

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