Burundi. Il silenzio come modus operandi. Otto domande alla Comunità di Sant’Egidio che non hanno trovato risposte.

21 Mag

Nelle scorse settimane ho pubblicato due articoli su L’Indro e su African Voices riguardanti le attività della Comunità di Sant’Egidio in Burundi, che risalgono al 1996. Questa associazione laica cattolica, potentissima all’interno della Chiesa, è stata una dei principali autori degli accordi di pace di Arusha (2000) che posero fine alla guerra civile nel paese iniziata nel 1993. Nei miei articoli sollevavo tre questioni. Il dubbio che la Comunità di Sant’Egidio sostenesse il regime razzial-nazista del presidente Pierre Nkurunziza, il silenzio sulla presenza nel paese dei terroristi ruandesi delle FDLR di cui la Comunità di Sant’Egidio è sospettata di offrire un’appoggio politico, e il dubbio che si fossero create divergenze all’interno della Chiesa Cattolica sulla linea da tenere in Burundi tra la vecchia politica di supporto alle ideologie razziali HutuPower e il nuovo corso di Papa Francesco, rivolto al superamento delle contrapposizioni etniche al fine di instaurare nella regione dei Grandi Laghi una pace duratura.

Nello spirito della libera ma equa informazione si è deciso con la redazione de L’Indro di inviare a Sant’Egidio una intervista composta da otto domande sul Burundi. Domande ovviamente specifiche e mirate formulate da esperti della regione. L’obiettivo era quello di offrire alla Comunità di Sant’Egidio la possibilità di spiegare ai lettori italiani il suo punto di vista, le attività a favore della pace svolte nel Burundi e nella Regione dei Grandi Laghi e sfatare le affermazioni del sottoscritto riguardo ad una presunta “agenda segreta” in Burundi.

Putroppo la Comunità di Sant’Egidio ha gentilmente declinato di rispondere, privando il lettore di comprendere la situazione e di ascoltare “l’altra campana”. È stato scelto il silenzio, del resto rispettato anche sul loro sito dedicato alle loro attività in Africa in cui non compare una solo riga sui drammatici avvenimenti che sta vivendo il Burundi nonostante che la Comunità di Sant’Egidio abbia una sede nel paese ed è considerata una potenza spirituale.

Queste solo le otto domande poste alla Comunità di Sant’Egidio che non hanno trovato risposta. Ai lettori trarre le dovute conclusioni.
Concludo precisando che questo articolo è stato scritto con l’intento di offrire una informazione trasparente. Tutte le responsabilità ricadono sul sottoscritto che non ha consultato la redazione de L’Indro nella pubblicazione dell’intervista rifiutata dalla Comunità di Sant’Egidio.

Fulvio Beltrami
Kampala Uganda.
@Fulviobeltrami

Nota di African Voices. Il presente articolo non necessariamente è condiviso dalla redazione di African Voices cosi’ come le affermazione del suo autore. Viene pubblicato solo per dovere di cronaca.

1. La Comunità di Sant’Egidio è stata in prima linea negli accordi di pace di Roma e Arusha (Tanzania) che posero fine alla guerra civile in Burundi. Gli accordi prevedevano un’alternanza di potere che ora sembra non essere rispettata dal partito al potere CNDD-FDD. La decisione di ottenere un terzo mandato da parte del presidente Pierre Nkurunziza ha scatenato la rivolta popolare. Come vede la Comunità di Sant’Egidio la situazione nel paese africano? Concorda con l’analisi che CNDD-FDD e il presidente Nkurunziza hanno di fatto calpestato gli accordi di pace di Arusha per assicurarsi la continuità del potere?

2. Nelle prime settimane di aprile Monsignor Matteo Zuppi (promotore degli accordi di pace del 2000) ha reso visita in Burundi incontrandosi anche con il presidente Nkurunziza e presiedendo la giornata di preghiera organizzata dalla vostra associazione. Secondo vari analisti politici l’appello di pace e di dialogo della Comunità di Sant’Egidio nasconde una agenda segreta in supporto di un regime detestato dalla maggioranza della popolazione. Queste accuse sono fondate?

3. Come si spiega il repentino cambiamento di posizione politica della Chiesa Cattolica sulla crisi burundese? Fino a pochi giorni fa i vescovi burundesi si erano apertamente schierati contro la volontà del presidente Nkurunziza di ottenere il terzo mandato presidenziale. Ora invocano la pace, la fine delle manifestazioni, il dialogo e la partecipazione dei partiti di opposizione alle imminenti manifestazioni senza più opporsi alla candidatura di Nkurunziza.

4. Invocare il dialogo tra le parti senza mettere in dubbia la legalità costituzionale del terzo mandato del presidente Nkurunziza puó essere interpretato con un appoggio al regime che apertamente rivendica la supremazia razziale Hutu nel paese. È una interpretazione corretta?

5. Quale è la posizione della Comunità di Sant’Egidio sulla presenza in territorio burundese dei terroristi ruandesi FDLR, autori del genocidio del 1994 e del clima di terrore instaurato dal movimento giovanile CNDD-FDD denominato Imbonerakure (quelli che vedono lontano)?

6. Secondo le rivelazioni di accreditati media burundesi la morte delle tre suore italiane avvenuta in circostanze misteriose nel settembre 2014 sarebbe legata alla loro scoperta di una alleanza tra il governo CNDD-FDD e i terroristi ruandesi del FDLR e ai preparativi di genocidio attuati dal presidente Nkurunziza. Il barbaro omicidio sarebbe stato direttamente voluto dal governo per far tacere scomodi testimoni. Cosa ne pensa la Comunità di Sant’Egidio?

7. Le elezioni presidenziali previste per il 26 giugno 2015 potranno essere credibili dinnanzi alla decisione dei principali partiti di opposizione di non partecipare a quello che loro accusano essere un esercizio democratico pilotato con esito scontato?

8. Quali soluzioni concrete, al di la di generici discorsi di pace e dialogo, propone la Comunità di Sant’Egidio per la stabilità regionale evitando l’ombra di un terzo conflitto Pan Africano e contenendo sia le spinte razziali di alcuni paesi (Congo e Burundi) che quelle imperialistiche di altri (Uganda e Rwanda)?

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Una Risposta to “Burundi. Il silenzio come modus operandi. Otto domande alla Comunità di Sant’Egidio che non hanno trovato risposte.”

  1. Flavio Bassi 30 maggio 2015 a 19:12 #

    Le domande poste dal Giornalista Fulvio Beltrami sono più che legittime. Io, in primis, proprio perchè cresciuto in ambito fortemente cattolico, esprimo grandi perplessità sulla natura e i fondamenti che guidano la Comunità di Sant’Egidio. L’aspirazione alla pace è una cosa, la “diplomazia parallela” rivestita dalla figura di Gesù Cristo è tutt’altra cosa. Io non comprendo, in tutta franchezza, trattative “segrete” con un Governo di un altro paese da parte di organi non istituzionali. Il silenzio a queste domande di spiegazione rinforzano in me queste perplessità. E dò tutto il mio sostegno “cristiano” a Fulvio Beltrami.

    Flavio Bassi

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