Israele deporta i migranti in Ruanda e Uganda. Una doverosa precisazione, non sempre i rifugiati sono vittime..

18 Mag

Sulla stimata Africa Rivista è comparso un interessante articolo sull’immigrazione forzata del Governo Israeliano di immigrati definiti “clandestini” in due paesi africani: Rwanda e Uganda. Confermo la notizia e gli accordi stipulati tra Tel Aviv, Kampala e Kigali. Accordi che in Uganda non sono segreti, nonostante i tentativi del governo di mantenerli tali. Personalmente trovo discutibile la scelta fatta dai presidenti Yoweri Museveni e Paul Kagame, e condannabile la scelta israeliana che conferma la profonda ideologia razzista del suo governo, ideologia non certo condivisa dalla maggioranza degli israeliani. Eppure alcune precisazioni sono necessarie per quanto riguarda gli immigrati espulsi da Israele ed accolti in Uganda.

Il soggiorno ai “clandestini” africani provenienti da Israele è stato concesso per motivi umanitari. Cosa significa questo? Secondo la legge ugandese lo statuto di rifugiato garantisce il diritto di abitare ovunque l’individuo voglia sul territorio nazionale, il diritto alla assistenza sanitaria per lui e per tutta la sua famiglia. Il diritto all’educazione gratuita dei figli fino alla scuola media. Il diritto di lavorare sia come dipendente sia come lavoratore autonomo. La legge ugandese sui rifugiati è una tra le più avanzate al mondo e una tra le meglio applicate. Questo lodevole primato non è certo dovuto da uno spirito umanitario del presidente Museveni ma da freddi calcoli politici militari. Un rifugiato integrato socialmente ed economicamente nella società che lo ospita è meno incline a creare attività eversive o arruolarsi a guerriglie. L’integrazione giova al rifugiato e alla sicurezza interna del paese. Dinnanzia alla realtà, che io tocco con mano ogni giorno, mi risulta non credibile che gli immigrati espulsi siano costretti a vivere da clandestini in Uganda.

Confermo anche come veritiera la notizia che Israele dona 3.500 dollari a persona pur di sbarazzarsi degli immigrati africani. Indipendentemente dalle considerazioni sul razzismo del governo israeliano è doveroso far notare che nessun altro governo occidentale offre tale somma a dei clandestini espulsi, Italia compresa. Semplicemente li rimpatriano con la forza. Visto che i rifugiati in Uganda hanno il diritto di aprire attività commerciali, 3.500 dollari ammontano a 8.750.000 scellini ugandesi. Una considerevole somma di denaro che permette di aprire una discreta attività commerciale. Milioni di ugandesi sarebbero felicissimi di possedere questa piccola fortuna e mettere su un ristorantino, una fabbrichetta artigianale, un allevamento di polli di medie dimensioni, un negozio di vendita cellulari ed accessori, o abbigliamento, o un’agenzia di consulenze. Visto che la maggioranza di queste persone espulse sono Etiopi ed Eritrei, questi rifugiati godono anche del vantaggio della presenza in Uganda di una forte comunità del loro paese nota per la sua grande solidarietà.

Quindi gli immigrati espulsi da Israele non hanno dinnanzi a loro un futuro di clandestini e di miseria in Uganda. Al contrario possono integrarsi a pieno diritto nella società che li ospita. Agli occhi degli ugandesi sono anche dei privilegiati, possedendo una somma di denaro che un ugandese deve sudare 6 anni per ottenerla (a messo che abbia un lavoro). Se questi africani espulsi da Israele desiderano spendere i 3.500 dollari ricevuti per pagare un viaggio allucinante che potrebbe loro costare la vita, per giungere a Lampedusa o in altre località europee, questo è una loro libera scelta, ma non devono accusare un paese africano che è ha una politica migratoria tollerante che non è stata nemmeno intaccata dall’emergenza terroristica nella regione, ne’ fare affermazioni totalmente false di “clandestinità e futuro nero” in Uganda per provocare pietismo e far scattare la solidarietà di brave ed oneste persone europee, purtroppo inconsapevoli della realtà.

Pur essendo un Pan Africanista convinto ed amando il Continente, mi sento in dovere di avvertire i lettori e i cittadini italiani in generale. Attenzione: a volte i miei fratelli africani sono abili nel giocare il ruolo di vittime per scopi di lucro. Noi occidentali siamo meno abili a comprendere questi giochi. La mora è che non sempre le vittime sono genuine. Il problema dei flussi migratori è complesso. Ogni capriccio semplicistico (dal razzismo alla difesa ad oltranza degli immigrati e clandestini) non aiuta a comprenderlo e a risolverlo.

L’articolo di Africa Rivista

 

Fulvio Bektrami
Kampala, Uganda
@Fulviobeltrami

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