La disperazione dopo l’illusione: Bujumbura dopo il fallimento del colpo di stato

17 Mag

Venerdì 15 maggio, all’alba, tre golpisti – tra cui uno dei pianificatori il Generale Maggiore Cyrille Ndaiyrukye – sono stati arrestati dopo aver dichiarato di aver fallito e di volersi arrendere, almeno questo è quanto riportato dai maggiori media internazionali.

 Il fallimento del tentativo di colpo di stato in Burundi lascia un’eredità pesante: terrore, delusione e disperazione.
Molti accusano i golpisti di aver mandato all’aria un movimento non violento che stava raccogliendo successi. Altri li difendono come degli eroi che hanno rischiato la vita per salvare la popolazione dai soprusi del potere. I primi non esitano ad accogliere l’ipotesi di un colpo di stato organizzato dal Cndd-Fdd per giustificare la caccia ai dissidenti, i secondi difendono invece la tesi di una certa “ingenuità” dei golpisti nel pianificare il colpo di stato.

Nonostante l’appello della società civile a riprendere le manifestazioni,  gli abitanti dei quartieri dove la protesta si era diffusa esitano a scendere in strada. I media indipendenti non esistono più, sono stati distrutti durante il colpo di stato dalla polizia e dagli imbonerakure
(la milizia armata creata dal partito al potere), nessuna copertura mediatica, dunque, che era comunque una garanzia di protezione contro gli abusi delle forze dell’ordine. I principali leaders dell’opposizione sono in esilio, temendo per la loro vita. Dei testimoni raccontano che Imbonerakure e militanti del Cndd-Fdd sfilano nei quartieri armi alla mano, nessuno ha osato fare foto, ma l’avvertimento è chiaro. Nei quartieri la gente ha paura, e ciò spiega la lentezza con cui l’opposizione cerca di rimettersi in moto. Nel frattempo uccisioni e deportazioni notturne si contano in varie parti della città e si vocifera di una lista di gente dell’opposizione da eliminare messa su dal governo. Nel frattempo l’UNHCR conta più di 100mila rifugiati nei paesi limitrofi.

Le dinamiche del colpo di stato lasciano molte domande senza risposta. E’ evidente che i golpisti hanno sbagliato i loro calcoli, ma è proprio questo che lascia stupiti i burundesi come gli osservatori internazionali più abituati alle vicissitudini di questo paese. Godefroid Niyombare e Cyrille Ndaiyrukye, i due principali organizzatori del golpe, hanno una lunga esperienza militare. Godefroid è stato uno dei capi della ribellione nata nel 1994, e Cyrille era ministro della Difesa al governo Buyoya nel 1996, dunque colui che guidava le operazioni militari contro i ribelli: caso, fatalità?

Il destino fa strani scherzi! Probabilmente i due, forti del sostegno popolare, hanno peccato un po’ d’ingenuità, pensando di poter allineare dietro di loro anche quella parte dell’esercito che restava fedele al potere. Il tempo perso nelle negoziazioni con il Capo di Stato Maggiore, al fine di giungere ad un accordo ed evitare un bagno di sangue, sono risultate fatali. L’accordo non è stato trovato, e le forze fedeli al governo hanno rinforzato la difesa di alcuni punti strategici: la Radio Nazionale, la Presidenza, la sede nazionale del partito. I rinforzi attesi, soprattutto i battaglioni del campo militare di Mwaro, non sono mai arrivati. Nessune truppa delle basi militari fuori Bujumbura si è mobilitata in sostegno ai golpisti.

Isolati, con pochi uomini, hanno fallito gli assalti lanciati per conquistare la Rntb (la radio Nazionale), e molti soldati hanno cominciato a fare marcia indietro, rimanendo con appena una cinquantina di uomini. Questa ricostruzione resta sommaria e provvisoria. Molte questioni sono in sospeso: perché i golpisti non hanno colpito immediatamente la Rntb e la Presidenza? Come mai i rinforzi non sono arrivati? Difficile pensare che due Generali di tale calibro agiscano senza il controllo della maggioranza dell’esercito. Come spiegare la posizione del Ministro della Difesa che sembrava favorevole al colpo di stato ma, che non ha agito in alcun modo per sostenerlo? E come spiegare la resa di cui i giornali del mondo intero parlano?

Difficile credere che il Generale Cyrille Ndaiyrukye, sicuramente consapevole di cosa andava incontro, si sia arreso facendosi torturare, picchiare quasi a morte e umiliare pubblicamente con una dichiarazione imbarazzante rilasciata alla televisione  (Il Generale Ndaiyrukye, dopo l’arresto, parlando alla televisione nazionale ha fatto appello alla fine delle manifestazioni e “ammesso” di aver imparato la lezione, dichiarando di non essere stato torturato).

Speriamo che i prossimi giorni possano dare risposte a queste ed altre domande, e che nonostante l’imbavagliamento dei media e della società civile e la paura dilagante il popolo burundese possa continuare il suo cammino verso la libertà.

Valeria Alfieri
(Phd Università Sorbona/Napoli L’Orientale)
@valerialfieri

 

 

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