Violenza e Democrazia: il paradosso dell’emancipazione socio-politica dei giovani burundesi

11 Mag

«Buongiorno “ma belle”, sto bene, ma qui la situazione è catastrofica. Noi siamo veramente decisi a lottare contro il partito al potere, contro l’ingiustizia. Anche adesso, sono nel bel mezzo del combattimento, io, tutti i burundesi, noi abbiamo già deciso. Ti ringrazio del pensiero, ma adesso ti dico arrivederci, devo tornare a combattere. Un gruppo di poliziotti sta attaccando i manifestanti, dobbiamo fermarli. Parliamo dopo. Buona giornata ». Queste le parole con cui A., 27 anni, risponde ad un mio messaggio di allerta su facebook, giovedì 30 aprile, che fa seguito alle notizie allarmanti, provenienti da diversi fronti, sulle recenti evoluzioni politiche in Burundi, un piccolo paese nel cuore dei Grandi Laghi.

Io, tutti i burundesi, noi abbiamo già deciso”, questa frase racconta di tante cose, racconta di un cittadino consapevole che si assume la responsabilità della propria scelta; di militanti di una formazione politica che mettono in atto le direttive del partito; della speranza di un cambiamento reclamato da un popolo sovrano che “decide”, e rompe con alcune “idees récues” sul continente africano. Prime fra tutte quella di popoli non consapevoli dei valori democratici, quella di un continente perennemente in guerra per le risorse economiche, e di una gioventù allo sbaraglio e criminale.

A. è un ex-combattente e un militante del Fronte Nazionale di Liberazione (Fnl) di Agathon Rwasa, uno dei partiti d’opposizione all’attuale partito al potere, il Cndd-Fdd. E’ diplomato come infermiere, ed è il più grande dei suoi cinque fratelli. Abita in un quartiere periferico, uno dei più poveri della capitale. Lui come tanti altri giovani, membri di partiti politici di opposizione, di associazioni della società civile, dei media, o semplicemente indipendenti, sono scesi in strada per manifestare contro il terzo mandato del Presidente, Pierre Nkurunziza, che giudicano non conforme alla Costituzione (la quale prevede un massimo di due mandati. Qui una cronaca continuamente in aggiornamento delle manifestazioni: https://taccuinoaltrove.wordpress.com/2015/04/28/burundi-pre-elezioni-2015/ ).

A. è arrabbiato ma determinato, poco dopo mi confessa “Ho offerto la mia vita a Dio soltanto, mi rifiuto di morire come un cane a causa dei soprusi del partito al potere. Devo difendere il mio paese”. Poi aggiunge “Siamo stanchi e affamati, io ho difficoltà a trovare i soldi per comprarmi da mangiare. E terribile, ma ci siamo abituati”.

Variegato è il panorama socio-politico degli attori in campo, cosi come varie sono le motivazioni che spingono questi giovani a rischiare la propria vita: la lotta alle ingiustizie e la difesa della patria si sommano a preoccupazioni più materiali, come trovare i soldi per portar da mangiare a casa. Contrariamente a quanto alcuni osservatori sostengono, la crisi attuale ha ben poco a che fare con la questione etnica, che oramai dimora ai margini della vita politica. Peculiarità delle manifestazioni contro il terzo mandato è proprio une mobilitazione multietnica della gioventù urbana, e non solo : giovani, giovanissimi, anche appena adolescenti, e nella maggior parte dei casi militanti di formazioni politiche. Le proteste sono infatti nate proprio in quei quartieri roccaforte di alcuni partiti politici di opposizione, come il Msd di Alexis Sindihije e il Fnl di Agathon Rwasa. Questi partiti nel 2010 boicottarono le elezioni nazionali dopo aver denunciato casi di frode a cui la comunità internazionale fece orecchie da mercante.

Raramente una missione di monitoraggio elettorale ha invalidato i risultati elettorali e messo in discussione la legittimità del partito vincente, per questioni economiche, per mantenere la sicurezza e la stabilità politica, e cosi via. Quando nel 2010 alcuni partiti si sono ritirati dal processo elettorale, la risposta immediata della comunità internazionale è stata “diamo loro degli incentivi economici allettanti per invitarli a tornare sui propri passi”, nessun partito ha ceduto. Questa visione ridotta ed ingiusta che i leaders politici africani siano motivati solo da logiche opportuniste, e che la popolazione non si interessi alle vicende politiche perché alle prese con le esigenze quotidiane di sopravvivenza, impedisce di cogliere aspetti di una realtà molto più complessa. Nel 2010, le formazioni politiche rimaste fuori dal processo elettorale hanno creato un fronte comune, l’Adc-Ikibiri, con l’obiettivo di dare il via ad una forma di opposizione extra-parlamentare. Tale coalizione è stata giudicata una scelta strategicamente perdente dalla maggior parte degli osservatori internazionali, i quali ritenevano che ciò consentiva al Cndd-Fdd di governare indisturbato, ed al suo presidente Pierre Nkurunziza di restare incontrastato sul “trono”. Tuttavia, i partiti d’opposizione hanno continuato a mobilitare fuori e dentro il paese, raccogliendo e incanalando malcontenti e insoddisfazioni di larghe frange popolari.

La politica sempre più corrotta del partito al potere, la perpetrazione di arresti arbitrari e assassinii politici, la creazione di una vera e propria milizia di giovani ex-combattenti (gli imbonerakure) armati ed addestrati militarmente in Congo dal Cndd-Fdd, hanno contribuito a fomentare rabbia e desiderio di rivalsa, anche tra coloro che avevano inizialmente sostenuto e simpatizzato per il Cndd-Fdd, e sperato che l’ascesa al potere di Nkurunziza nel 2005 portasse pace e sviluppo al paese. I giovani, in particolare, risentono maggiormente di queste speranze deluse, e sono i primi ferventi militanti dei partiti politici d’opposizione. La guerra ha, infatti, generato un’ampia mobilitazione politica e incrementato l’idea che fare politica significa “prendere in mano il proprio destino”, per “cercare di cambiare le cose”. I partiti divengono quindi delle arene di contestazione, d’espressione e, perché no, di “rivoluzione” democratica. Tale “rivoluzione”, tuttavia, è tutt’altro che pacifica. La violenza è presente nel linguaggio, nelle strategie e nelle azioni di tutti i partiti politici burundesi, come dimostrano le manifestazioni di questi giorni. Nonostante gli appelli a manifestazioni non violente, e nonostante il fatto che alle armi della polizia i manifestanti oppongono pietre e scandiscono slogan simbolici, si contano delle vittime anche tra le forze dell’ordine, e non si può escludere la possibilità che anche i manifestanti si armino.

C’è da sottolineare che il moto di protesta non proviene solo dai partiti d’opposizione e dalla società civile, ma all’interno dello stesso Cndd-Fdd diverse correnti hanno manifestato linee di pensiero discordanti con quella dominante nel partito. Il gruppo dei cosiddetti “frondeurs” raggruppa militanti civili, e influenti uomini dell’esercito, che si sono apertamente schierati contro il terzo mandato, alcuni di essi vivono attualmente in esilio. Con grande sorpresa la Chiesa burundese, che dal 2005 sembra rimanere a fianco del Cndd-Fdd, ha fatto appello al rispetto della Costituzione, sfiduciando la terza candidatura di Pierre Nkurunziza. L’esercito, invece, mantiene una posizione più ambigua. Fino a qualche giorno fa, una linea di frattura sembrava delinearsi all’interno della forze armate tra due correnti: l’una che annunciava il rispetto della costituzione e degli Accordi di Arusha, l’latra che si affrettava a dichiarare la sua fedeltà alle autorità. Nelle ultime ore, invece, l’esercito sembra raggiungere le posizioni della polizia, intimando i manifestanti di fermare le proteste. E proprio l’esercito sembra rappresentare l’ago della bilancia nel futuro prossimo di questo paese.

Se l’ala contro il terzo mandato dovesse scendere ufficialmente in campo a fianco dei manifestanti, indubbiamente la situazione degenererebbe pericolosamente. Non poche voci fanno riferimento ad un probabile colpo di stato militare, ma non sono pochi neanche coloro che ritengono questa opzione inverosimile, dato che l’esercito rimane fedele al governo. Si potrebbe, in realtà, ipotizzare che dal momento in cui l’Uprona, l’ex-partito unico (a dominanza tutsi) ha ufficializzato la candidatura per le presidenziali, facendo seguito a quella del Presidente uscente Nkurunziza, anche quella parte dell’esercito che sembrava opporsi al terzo mandato ha fatto marcia indietro. Il potere di Nkurunziza e il precario equilibrio del suo regime, infatti, si fondano su una sorta di “compromesso” tra il Cndd-Fdd e l’Uprona, che condividono il governo del paese nonché il controllo dell’esercito, fin dal 2005. Probabilmente dinnanzi all’irremovibilità di Nkurunziza e all’escalation di violenza, l’Uprona ha preferito evitare il rischio di una nuova guerra e mantenere la sua fetta elettorale, trascinando con sé quella porzione di forze armate su cui ancora esercita un controllo.

Ciò che è certo è che l’attuale crisi burundese ha poco o nulla a che fare con la questione etnica del passato, sempre più messa ai margini della vita politica. Non solo l’Uprona, partito considerato a maggioranza tutsi, divide il potere con il Cndd-Fdd, ma i partiti d’opposizione sono etnicamente misti e le manifestazioni che hanno interessato molti quartieri della capitale, ed oltre, non seguono logiche etniche anzi, la condivisione di una causa comune ha messo ancor più in evidenza il superamento delle divisione etniche, soprattutto tra i giovani scesi in piazza per protestare, i quali non esitano a dichiarare a tal proposito “siamo stanchi di essere manipolati dagli uomini politici che pensano solo a riempirsi la pancia. Lo sappiamo oramai che le divisioni etniche sono state create dagli uomini al potere”.

Sabato si è ufficialmente concluso il termine per presentare le candidature alle elezioni presidenziali. Tra i principali leader politici dei partiti d’opposizione, solo Agathon Rwasa ha dichiarato ufficialmente la sua candidatura. Gli altri partiti, come quelli della coalizione Adc-Ikibiri, restano coerenti con il loro “No al terzo mandato” e per il momento non hanno rilasciato dichiarazioni. Difficile ad oggi valutare le loro risorse e capacità, e la possibilità di una possibile distribuzione di armi ai manifestanti senza l’appoggio dell’esercito. Sicuramente i prossimi giorni saranno decisivi per determinare la tenuta e l’orientamento delle elezioni. Nel “migliore” – si fa per dire – degli scenari, le proteste si esauriranno spontaneamente per “sfinimento”, nel giro di poco e Nkurunziza sarà molto probabilmente rieletto con le stesse modalità del 2010.
Nel peggiore i manifestanti si faranno massacrare, oppure parte dell’esercito deciderà di scendere in campo a fianco dei manifestanti, portando ad una pericolosa escalation di violenza.

 

Valeria Alfieri
(Phd Università Sorbona/Napoli L’Orientale)

Annunci

3 Risposte to “Violenza e Democrazia: il paradosso dell’emancipazione socio-politica dei giovani burundesi”

  1. urban 11 maggio 2015 a 21:21 #

    Grazie alla voce che dà ai miei paesani,% spero che gli italiani curiosi potranno capire meglio cosa sta succedendo laggiù meglio ancora, il governo italiano chiderà spiegazione sulla morte delle tre suore e magari una indagine serio e indipendente.

Trackbacks/Pingbacks

  1. I media, la retorica del genocidio ed i profeti dello scontro etnico in Burundi | Frontiere - 22 novembre 2015

    […] 14 Vedi i miei articoli risalenti al mese di maggio su Frontierenews: http://frontierenews.it/2015/05/burundi-vietato-parlare-delle-proteste/; http://frontierenews.it/2015/05/il-burundi-tra-speranze-democratiche-e-il-rischio-di-una-nuova-guerra-civile/; e su Africanvoices: https://africanvoicess.wordpress.com/2015/05/11/violenza-e-democrazia-il-paradosso-dellemancipazione… ; https://africanvoicess.wordpress.com/2015/05/27/tout-va-bien-au-burundi-monsieur-le-president-la-sorda-ostinazione-del-presidente-nkurunziza/ […]

  2. Les medias, la rhétorique du génocide et les prophètes du conflit ethnique au Burundi | AFRICAN VOICES - 3 dicembre 2015

    […] [28https://africanvoicess.wordpress.com/2015/05/11/violenza-e-democrazia-il-paradosso-dellemancipazione…] […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: