Prigione e Assasinio in Burundi soffocano Libertà e Democrazia.

11 Mag

Jean Pacifique Samugabo, un ragazzo burundese come tanti altri. La ragazza, gli amici, qualche buona Amstel e alla domenica tutti a giocare a pallavolo sulla spiaggia del Tankanika. Come tutti i ragazzi nutre sogni comuni. Trovare un buon lavoro, sposarsi, avere figli, comprarsi la macchina e poi la casa. Sono questi sogni che lo hanno spinto a scendere in piazza, a manifestare contro un governo da lui e altri milioni di ragazzi come lui considerato come una crudele e anacronistica tirannia. La Costituzione parla chiaro: due mandati presidenziali! Eppure Pierre Nkurunziza considera la costituzione come carta igienica e pretende un terzo mandato. Tutti sanno che dopo il terzo mandato pretenderà la presidenza a vita! Vuole emulare il vicino presidente ugandese: Yoweri Museveni, ma la differenza è abissale. Lui è odiato dalla popolazione, l’altro amato. Lui elimina fisicamente gli oppositori. L’altro li coinvolge nel ben oliato sistema di potere come si faceva ai tempi della Democrazia Cristiana. Lui sta affamando il paese. L’altro sta donando progresso e benessere distorto si, ma reale e tangibile.

Ma ritorniamo a Jean. È sceso in piazza convinto che la democrazia sia l’unica garanzia di futuro. Lui è della generazione che ripudia l’odio etnico.
La generazione che comprende che solo nell’unità vi è benessere e progresso. Lui rappresenta la NUOVA AFRICA, quell’Africa fatta di giovani che a differenza dei nostri sono pronti a morire per difendere il loro futuro, reclamato a viva voce. Jean come altri 623 cittadini burundesi si trova in prigione. Sapete cosa significa essere in prigione in Burundi? Non mi addentro nei dettagli, ma qualunque persona intelligente mi ha già compreso. È in prigione perché non ha scelto di entrare nelle milizie genocidarie Imbonerakure. È in prigione perché osa parlare di democrazia e rifiuta termini nefasti quali Hutu e Tutsi. Non si esagera nell’affermare che Jean come gli altri giovani è in pericolo di morte. Nel Burundi di Nkurunziza si sparisce nel nulla con grande diletto dei coccodrilli del Tankanika, ora più grassi che mai.

Possiamo fare qualcosa? Si, dobbiamo farlo.
Dobbiamo mantenere la pressione contro questa tirannia disumana e rifiutare false promesse di pace e dialogo pronunciate da lupi travestiti da agnelli. La pace e il dialogo saranno possibili solo dopo la caduta della dittatura, quando tutti i burundesi potranno esprimere liberamente il loro pensiero non solo nel segreto dell’urna elettorale, ma al bar con gli amici senza che le spie di regime registrino i discorsi e fotografano i volti. Senza entrare nelle liste nere delle persone che non amano Nkurunziza. L’Informazione ha già fortemente danneggiato Nkurunziza e tutti quelli che parlano di pace e segretamente supportano il sogno di un terrificante regime razziale. Continuamo a mantenere la pressione informativa, diffondiamo ogni notizia utile e rifiutiamo ogni proposta nefasta che tenti di allontanare il diritto di vivere in un paese normale e in uno stato democratico.

Siamo con te Jean come siamo con il popolo burundese. E se qualcuno ci bollerà come partigiani, avrà ragione. Anche noi giornalisti a volte siamo chiamati a schierarci poiché dinnanzi a crimini così orrendi un’informazione distante e distaccata è del tutto inappropriata e rasenta il crimine.

Fulvio Beltrami
Bujumbura, Burundi
@Fulviobeltrami

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