Archivio | maggio, 2015

Meet Makerere University students that have developed an app to prevent cervical cancer

30 Mag

University team and technology against cervical cancer

This Is Uganda

vlcsnap-2015-04-30-15h17m55s577The Team Code Gurus from Uganda will amaze you. These incredible ladies;  Nanyombi Margaret Pearl, Ndagire Esther, Nairubi Pauline and Namanda Kaweesi Jackline all from the faculty of Information Computer Technology at Makerere University have developed an app that tests for Bacterial Vaginosis using both hardware and software.The hardware connects to the software using Bluetooth to tell whether women have healthy vaginal bacteria as explained in the Her Health BV video

Normally, there are a lot of “good” bacteria and some “bad” bacteria in the vagina. The good types help control the growth of the bad types. In women with bacterial vaginosis, the balance is upset. There are not enough good bacteria and too many bad bacteria. Usually a mild problem may go away on its own in a few days. However, it can lead to more serious problems if untreated. Problems such as cause cervical cancer, inflammatory pelvic and…

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LA RIESUMAZIONE DI THOMAS SANKARA

29 Mag
La riesumazione di ciò che si ritiene siano i resti dell’ex presidente del Burkina Faso Thomas Sankara è iniziatA.

Una volta riesumato potrà essere identificato formalmente – una richiesta di lunga data della famiglia e sostenitori di Thomas Sankara. Visto come il Che Guevara dell’Africa , il rivoluzionario antimperialista è stato frettolosamente sepolto con altri 12 nel colpo di stato del 1987. Il permesso di esumazione è stato negato durante il governo del suo successore, Blaise Compaore, che ha lasciato l’incarico lo scorso ottobre tra le proteste di del popolo.

Mr Compaore ha sempre negato di essere coinvolto nell’uccisione del ex leader, insistendo sul fatto che i “fatti sono noti“, e lui non ha “nulla da nascondere“. Mentre era in carica, il tribunale del Burkina Faso bloccato una richiesta della famiglia del signor Sankara perchè i suoi resti fossero riesumati. Ma il nuovo governo ad interim ha detto che alla famiglia del sig Sankara sarebbero dati i mezzi per aiutare a identificare il cadavere, secondo l’agenzia di stampa AFP.

Centinaia di persone sono andate al cimitero dove la riesumazione è avvenuta nella capitale del Burkina Faso, Ouagadougou, ma non sono stati ammessi in dalle forze di sicurezza. Miriam Sankara, la vedova dell’ex capo, ha detto alla BBC francesa a marzo che la famiglia voleva che fosse la magistratura a riesumare  il cadavere.

Chi era Thomas Sankara?

§ Un capitano dell’esercito dell’Alto Volta, una ex colonia francese in Africa occidentale

§ Leader al colpo di stato che ha spodestato il Col. Saye Zerbo come presidente nel 1982

§ ha preso il potere da Maj Jean-Baptiste Ouedraogo in una lotta di potere interna ed è diventato presidente nell’agosto 1983

§ ha adottato politiche di sinistra radicale e cercato di ridurre la corruzione del governo

§ ha cambiato il nome del paese da Alto Volta a Burkina Faso, che significa “la terra degli uomini integri

§ Ucciso in circostanze misteriose da un gruppo di soldati nell’ Ottobre 1987

«E se lo faranno, dovrà essere contestualmente nel processo giudiziario che abbiamo sempre chiesto, nel contesto di scoprire la verità e nella ricerca degli assassini del presidente Sankara“, ha detto la signora Sankara.

Suo marito è diventato presidente nel 1983, dopo una lotta di potere interna. Ha condotto il suo paese per quattro anni, fino alla sua morte, all’età di 37.

da Winnie Kamau
Kenya, Nairobi
@WinnieKamau254

EXHUMATION OF THOMAS SANKARA

29 Mag
The exhumation of what are believed to be the remains of Burkina Faso’s former President Thomas Sankara has begun.

Once exhumed they can be formally identified – a long-standing demand of Mr Thomas Sankara‘s family and supporters. Seen as Africa’s Che Guevara, the anti-imperialist revolutionary was hastily buried with 12 others in a 1987 coup. Permission for an exhumation was denied during the rule of his successor, Blaise Compaore, who left office last October amid street protests.

Mr Compaore has always denied being involved in the ex-leader’s killing, insisting that the “facts are known” and he has “nothing to hide“. While he was in office, a Burkina Faso court blocked a request by Mr Sankara’s family for his remains to be exhumed. But the new interim government said Mr Sankara’s family would be given the means to help identify the corpse, according to the AFP news agency.

Hundreds of people went to the graveyard where the exhumation is taken place in the Burkinabe capital, Ouagadougou, but were not allowed in by security forces, a local journalist reports. Miriam Sankara, the former leader’s widow, told the BBC French Service in March that the family wanted the judiciary to exhume the corpse.

Who was Thomas Sankara?

§  A captain in army of Upper Volta, a former French colony in West Africa

§  Instrumental in the coup that ousted Col Saye Zerbo as president in 1982

§  Took power from Maj Jean-Baptiste Ouedraogo in an internal power struggle and became president in August 1983

§  Adopted radical left-wing policies and sought to reduce government corruption

§  Changed the name of the country from Upper Volta to Burkina Faso, which means “the land of upright men

§  Killed in mysterious circumstances by a group of soldiers in October 1987

And if they do it, it should be in the context of a judicial process that we have always demanded, in the context of finding out the truth and the helping in the search for President Sankara’s murderers,” Mrs Sankara said.

Her husband became president in 1983 after an internal power struggle. He led his country for four years until his death at the age of 37.

by Winnie Kamau
Kenya, Nairobi
@WinnieKamau254

“Tout va bien au Burundi” Monsieur le Président : la sorda ostinazione del Presidente Nkurunziza

27 Mag

Sabato 23 maggio, Zedi Feruzi, uno dei leader del partito d’opposizione Upd, è stato assassinato insieme alla sua guardia del corpo davanti casa.
Dei testimoni raccontano che i presunti assassini erano vestiti da poliziotti ed avevano un’auto dei servizi segreti. Un regolamento di conti politico, una vendetta, nonché un monito grave a tutti i leaders dell’opposizione che è costato caro al governo burundese. Immediatamente l’opposizione ha dichiarato la sospensione del dialogo che le Nazioni Unite avevano avviato col governo burundese. Un dialogo tuttavia di facciata, a cui entrambe le parti partecipavano per “buon costume” verso la comunità internazionale, e che portava esclusivamente sul diritto alle manifestazioni, mentre il nocciolo della questione, il terzo mandato di Nkurunziza, era stato per il momento accantonato.

Zedi Feruzi, era il leader dell’ Upd-Nyakuri, una scissione dell’Upd pro-governativa. Recentemente aveva fatto un passo indietro, e si era riconciliato con l’ala maggioritaria del suo partito, partecipando in prima linea alle manifestazioni a Musaga. Il suo assassinio, dunque, rientra in un regolamento di conti con il partito al governo, ma rappresenta al tempo stesso un monito per tutti i potenziali “traditori”, nonché per tutti i leaders dell’opposizione che ancora vivono sul suolo burundese. Uccidere senza esitazione una personalità nota, significa essere pronti a fare lo stesso con chiunque altro.

Tuttavia questo assassinio ha scatenato le reazioni internazionali nonché radicalizzato le proteste. Buyenzi, il quartiere a maggioranza musulmano in cui l’Upd registra un grande consenso, si aggiunge ai manifestanti. Kinama e Kamenge scendono in strada. Lo stesso accade nel sud del paese, in cui i musulmani sono numerosi. La violenza del regime, anziché raggiungere il suo scopo, che è quello di mettere a tacere le proteste, ha come risultato un’intensificazione delle manifestazioni. Segno evidente che la gente è stanca dei soprusi e che il malcontento non è relegato solo a Bujumbura, cosi come il governo decanta da mesi. Il paese dunque non è in pace, come vorrebbe far apparire Nkurunziza, e la sua legittimità è messa in discussione anche fuori dalla capitale. Il decreto presidenziale firmato ieri, lunedi 25 maggio, mette ancora olio sul fuoco, ed il governo sembra non rendersene conto, illudendosi, forse, che la polizia e gli imbonerakure riusciranno a sedare con la forza anche il malcontento dei funzionari pubblici che non riceveranno i loro stipendi.

Il decreto prevede una serie di misure finanziarie volte a racimolare circa 25 milioni di euro per finanziare la campagna elettorale, sfidando cosi il venir meno dei finanziamenti internazionali (diversi paesi avevano sospeso l’erogazione di finanziamenti per coprire le spese elettorali), ma tali misure finiscono con il ripercuotersi sull’economia già disastrata delle zone rurali e sui salari dei dipendenti pubblici. Come se non bastasse, stamattina la Presidenza ha lanciato un appello ai cittadini a finanziare le elezioni. Il rischio di una vera e propria insurrezione è sempre più alto. Il paese è sull’orlo del baratro, ma il Presidente continua a dire che “tout va bien”, che il 99% del paese vive la pace, e continua la sua campagna elettorale elargendo sacchi di riso e donando mucche. A quanto pare i leaders burundesi sembrano non tener conto della lezione appresa dalla Costa d’Avorio, di quella esemplare del Burkina Faso, del rispetto dell’alternanza in Senegal e in Nigeria, e perseguono con cieco orgoglio sulla strada del
il trono o la morte”. Eppure da un recente sondaggio di Afrobaromètre appare chiaramente come la maggior parte dell’opinione pubblica africana sia favorevole a limitare costituzionalmente il numero di mandati presidenziali ad un massimo di due (vedi qui), ed all’interno del Burundi le manifestazioni s’ingigantiscono nonostante la conta giornaliera di morti e feriti che, a sua volta aumenta, e nonostante le sempre più forti pressioni internazionali.

La Francia si aggiunge finalmente al coro dei tagli, annunciando la decisione di sospendere il finanziamento alle forze di sicurezza burundesi, mentre gli Stati Uniti, baluardo dell’opposizione internazionale al terzo mandato sin dall’inizio della crisi, esorta il governo a non chiamare più i manifestanti “ribelli”. Un dialogo tra sordi, con un Presidente che non ha la minima intenzione di mollare la presa ed un’opposizione che mostra sempre più la sua forza numerica con l’accendersi delle proteste in diverse province del paese. Unico deterrente ad una escalation di violenza da parte delle autorità governative sono le macchine da presa dei giornalisti e le videocamere dei manifestanti: le immagini che colgono soprusi e misfatti in flagrante sono attualmente l’arma più utilizzata dall’opposizione per mettere in ginocchio il regime dinnanzi al mondo intero e per proteggere la vita dei manifestanti. Ma la speranza che tali armi non violente siano sufficienti alla “liberazione” diviene sempre più debole.

 

Valeria Alfieri
@valerialfieri

U.S. Is the world biggest market for illegal ivory.

24 Mag

Ivory trade is one of the worst plagues in Africa that kills an estimated 35,000 of Africa’s elephants annually, about one-tenth the remaining population. The Continent is losing its wildlife heritage. Elephants and rhinos are on the verge of extinction because the killing is faster than their capacity of reproduce. Ivory illegal trade is often linked to terrorist groups like the Somali Al-Shabaab, the Nigerian Boko Haram and the Rwandan FDLR. They already have access to cross borders to smuggle people, drugs, minerals and guns. So, ivory is just another elicit substance that they can get cash from. Thank to these activities done by African terrorist groups much of the money from the ivory trade goes on to fund global terrorism and criminal networks. It’s always hard to get a handle on any black market, but, worldwide, the ivory trade is thought to be worth about $19 billion.

The first responsible of international ivory illegal trade is China with 42 tones purchased every year. Most of illegal ivory is smuggled raw and China has a significant domestic processing industry. Several western organizations are tring to inform the international opinion and fight against this crime. The majority of Western countries have banned ivory trade since 1991 and they are pushing to reinforce international ivory ban laws. In first position we find US. Last July President Barak Obama issued a Executive Orders committing the United States to step up its efforts to combat wildlife traffickers that reduces the economic, social, tourist and environmental benefits for many African countries.

Obama fight against illegal trade is something not new on White House. Since 1989 US has been one of the first countries to ban ivory trade. At that time Congress approved the African Elephants Conservation Act that limit ivory trade except antique handcraft. Twenty years ago U.S. has signed an international CITES (Convention on International Trade in Endangered Species) treaty that partially banned ivory imports. On February 2014 the Presidential Direct Order 210 enforce the ivory ban except all antiques that has been imported and sold in US before February 26, 1976. As normal in a Unilateral World for Ivory issue Western Medias give to us an easy story. From one side the Bad Guys: China and other Asian countries like Thailand and Vietnam that they are the major illegal ivory buyers and the first responsible of African elephants and rhinos extinction risks. From the other side we have the Good Guys: European countries and U.S. that have banned the ivory trade and they promote the fight against international trafficking.

As usually Propaganda crushes against the Reality. U.S. is one of the worldwide major illegal ivory markets country. The Ivory traded in US is more to the one traded in China. Between the two countries there is a strong economic relation. China is processing the ivory and U.S. import final objects “Made in China”. If China is on the top of ivory buyers U.S. is among the world’s biggest markets. The most famous U.S. classified advertisements website Craigslist is selling yearly $15 millions of ivory objects according a report redacted by International Fund for Animal Welfare (IFAW) and Wildlife Conservation Society (WCS). The two animal defense organizations have spent a week on Craigslist in 28 cities, surveying and find ivory products to buy. Just in five-day period (between March 16 and 20, 2015) 456 ivory products and 75 related wildlife products (such as elephant skin) has been sold on Craigslist for a combinated list price of at least $1.4 million. 6,600 ivory items are being sold on Craigslist each year. San Francisco and Los Angeles have the highest number of ivory products sold of any other geographic area in U.S. The majority of ivory products sold on Craigslist are made in China or in other Asian countries.

Peter LaFontaine, campaign officer for IFAW accuse Craigslist to don’t do enough to stop ivory and wildlife products trade online. Craigslist is just the head of the iceberg. Despite governmental propaganda Obama Administration pay little attention on domestic illegal ivory trade, which experts say is the first world largest market for Asian ivory products. The illegal trade in U.S. is largely unmonitored and the laws regulating the ivory trade are often antiquated and confusing. In addition ivory monitoring agencies are underfunded and chronically short-staffed. There are only 200 agents across the U.S. and a single ivory or rhino horn investigation can occupy up to 30 agents and take 18 months. The Ivory Trade Monitoring Agency has the same number of agents as it did in the late 1970s even though the illegal ivory trade has dramatically increased in U.S. between ‘90s and 2000s.

Raw material price in Africa is estimate to $750 per kilo. China processed ivory items are sold to U.S. and other international markets for $1,500 per kilo. U.S. traders are selling these items at $2,500 per kilo. An elephant tusk weighs 14 kilo on average. This means that for any elephant killed African traffickers earn $147,000, Chinese processor industries $249,000 and U.S. sellers $490,000. According to recent IFAW inquires more than 24,740 ivory carvings and 3,209 elephant trophies with two tusks a piece are illegally imported in U.S. between 2009 and 2012. This data have dramatically increased starting on 2013. Every month an average of $2.5 million is available for sale via online auctions. The illegal ivory coming in U.S. is normally claimed as legal ivory thanks to custom agents corruption and the poor ivory legislation. U.S. government has banned ivory coming from African elephants but not the one coming from Asian elephants. 100 years old ivory antiquities trade is permit as the ivory objects imported in U.S. before February 1976. For illegal ivory traders is very easy to declare Asian origin of African ivory or declare the ivory object imported before 1976 or an antique handcraft.

Generally U.S. government permit ivory sell without certification from authorities except for the antiquities. The seller is granted to certificate the products origin under its own legal responsibility. This presents a serious problem for law enforcement. During inquires of suspect illegal ivory even high-tech tools are not adequate to understand if the product is pre-ban or post-ban dated. Authorities can find almost impossible to identify an African elephant ivory from an Asian elephant one. The only possibility to determinate pre-ban and African elephant origin of ivory product is via expensive destructive lab test that are out of Government budget. The majority of ivory products are declared antiquities with false certificates offer by U.S. public authorities under corruption. A market that produce annually nearly $2 millions of illegal revenue for public agents.

In the majority of U.S. ports the custom authorities doesn’t inspect suspect ship ivory containers even under official information by U.S. citizen. Wildlife trafficking is not considered a serious crimes and the legal consequences are limited to fines till $100,000 and the product confiscation. Confiscated ivory products are not burn but sell on illegal market by corrupt governmental agents. Even the Government often authorize unnoticed confiscated ivory sells in order to have the necessary cash to finance illegal actions abroad against country considered U.S. enemies. Just has it’s done by confiscated narcotics. If China is the first supply of ivory for the American market the second are U.S. hunters that are sport-hunting elephants in some African countries. U.S. law forecast that if you shoot an elephant yourself on a game reserve that you have paid for, it’s a legal kill. You can bring tusks into the U.S. Ones the tusks are inside of the country the hunters can easily sell them on black market. These juridical protection is grant because in most of the case U.S. hunters are coming from the High Society, the famous 1% that rules the first and most important West “democracy”.

In Uganda the sport-hunting is managed by an Italian citizen former soldier and mercenary with the collusion of UPDF Generals. The part of high sport-hunting fee (around $8,000 per person) go on the Generals pockets in order to assure a easy and smoothly exportation without be
The illegal ivory trade is a major U.S. internal problem even if historically U.S. Governments accuse others countries to be responsible and the show them at first place on the battle for species conservation” accuse Elizabeth Bennett, vice president for species conservation at the Wildlife Conservation Society. Pending implementation of measures proposed by Obama Administration last months one again doesn’t require for an item considered pre-ban ivory to be officially certified or documented and its sale does not need to be recorded. CITES certificate for antique ivory imported or exported from the U.S. is not obligatory. It’s sufficient an auto certification.

Ivory certification origin is easy to elude as the war mineral certification. This transform all law that not forecast a total ban in a pure governmental propaganda as the recent soft law on war mineral voted by E.U. Parliament and sold to public opinion as an historical conquer by bad faith politicians in order to increase their prestige and maintain their unjustified E.U. M.P. salaries.
All law on ivory, human trafficking and war minerals that are not touch the core of the problem: the Company and Government interests are designated to fail as the U.S. Frank-Dodd Act. Even the one-year ban on imports of ivory imposed by Beijing on February 2015 is more symbolic than effective. “In any case representing an important recognition by China of its role in the illegal ivory trade. China has been denying for a long time that the demand of ivory has been the cause of the killing of elephants”, observes Sammi Li, wildlife trade monitoring network TRAFFIC spokeswoman.

International organization monitoring and free lance journalist reports are pushing the public opinion to pressing their governments to reinforce the ban laws and the consumer to become more responsible. Fearing the bad publicity many international online marketplaces like eBay or Etsy are willing cooperating with law enforcement to reduce wildlife trafficking on their platforms. Craingslist too has promise to cooperate. Unlucky these promises are originated by the same tricks of mineral Western Company that assure to buy only no war minerals from Africa. A mere propaganda because the 68% of African precious minerals are coming from Sudan, DRCongo, RCA, all famous war areas. In the case of ivory the online marketplace platforms know very well how it is hard to regulate the ivory market, because if you are a seller of ivory products it is just sufficient to take the word ivory out of your product’s description. The online marketplace platform will never investigate on your product and no one is ever going to know what really you are selling a part the interested buyers. According to Sammi Li the only solution is a straight international and domestic total ban. Any kind of commercial transaction of ivory object must become a crime for the sellers as for the consumers.

African head of state and international stakeholders recently gathered in Congo Brazzaville for a four-day conference of fighting wildlife crime in Africa. The event focused on developing an African-led strategy and action plan to combat the illegal trade of the continental natural resources. “African head of state are really intentioned to fight ivory illegal trade. The fact that so many African country are coming together to address this issue and to put it in their agenda is a clear demonstration of their goodwill. I think that this may be a turning point for wildlife in Africa. In several countries like Kenya an Ethiopia we can see a real improvement on ivory illegal market fight.”, declare Charly Facheux vice president of Conservation for the African Wildlife Foundation.

The first African country leader on Ivory trade is Botswana that has imposed an almost complete ban on hunting wildlife in January 2014. This decision was the consequence of the bad publicity that Botswana suffered on 2012 when the elephant hunting for pleasure hit global headlines when it come to light that Spain’s King Juan Carlos had been on a hunt in Botswana during his country’s economic crisis. A photograph of him posing with a rifle next to a dead elephant propped against a tree caused outrage event if safari companies say that hunting can be part of a wider conservation plan. Botswana police and army are really fighting the illegal ivory trade and traffickers. Botswana in two years only has become a sanctuary for elephants that are essentially political refugees, fleeing persecution in neighboring countries. After flying over the country for 100 hours, Mike Chase co-founder of Elephant Without Borders, calculate that 130,000 elephants live now in Botswana – of a total population in Africa of 470,000. “These animals are highly intelligent. When they are being disturbed in another area, they will move to where they know they are going to be save and protect”, Chase said. Environmental Minister Tshekedi Khama is determined to preserve Botswana’s record on protecting its elephants. “The elephants will find refuge in this country and we will continue to assist them because if we don’t look after our species who’s going to?” he said.

FulvioBeltrami
Kampala, Uganda
@Fulviobeltrami

Stati Uniti. Il più grande mercato di avorio illegale al mondo.

24 Mag

Il commercio dell’avorio è una delle peggiori piaghe dell’Africa responsabile della morte di 35.000 elefanti ogni anno.
Il Continente sta letteralmente perdendo il suo patrimonio naturale. Elefanti e rinoceronti sono in serio rischio di estinzione in quanto il massacro provocato dai bracconieri è superiore alla loro capacità riproduttiva. Il commercio dell’avorio è spesso collegato alle attività di gruppi terroristici come Al-Shabaab, Boko Haram e i ruandesi FDLR. Organizzano già con successo i traffici continentali di minerali, droghe, armi, vendita di organi e la tratta di esseri umani. L’avorio diventa un altro mezzo illecito dove possono trarre i fondi necessari per finanziare le loro attività eversive. Grazie alle attività bracconaggio di questi gruppi terroristici africani la maggioranza dei profitti provenienti dalla vendita illegale di avorio entrano nei circuiti internazionali del terrorismo e dei network della criminalità organizzata. È sempre difficile quantificare il giro d’affari del mercato nero ma, a livello mondiale si stima che il traffico di avorio genera annualmente circa 19 miliardi di dollari di profitti.

Il primo responsabile del commercio internazionale di avorio è la Cina con 42 tonnellate comprate ogni anno. La maggior parte dell’avorio africano arriva in Cina sotto forma di materiale grezzo che viene successivamente lavorato nella florida industria artigianale cinese. Diverse organizzazioni occidentali cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale e di lottare contro questo crimine. La maggioranza dei paesi occidentali hanno parzialmente vietato la vendita di avorio fin dagli anni Novanta e fanno pressioni affinché le leggi internazionali contro il commercio illegale dell’avorio vengano rafforzate. In prima posizione in questa nobile guerra si trovano gli Stati Uniti. Nel luglio 2014 il presidente Barak Obama ha firmato un Ordine Esecutivo che obbliga il paese ad aumentare gli sforzi contro i trafficanti mondiali che riducono i benefici economici, sociali, turistici ed ambientali di molti paesi africani.

La lotta dell’Amministrazione Obama contro il commercio illegale di avorio non è certo una novità per la Casa Bianca. Fin dal 1989 gli Stati Uniti sono stati tra i primi paesi occidentali a proibire parzialmente in commercio dell’avorio. All’epoca il Congresso approvò il African Elephants Conservation Act con l’intento di limitare il commercio di oggetti in avorio ad eccezione dei pezzi di artigianato antichi. Venti anni fa gli Stati Uniti hanno firmato i trattati internazionali contro il commercio dell’avorio del CITES (Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie in via di Estinzione). Nel febbraio 2014 l’Ordine Presidenziale Diretto n. 210 ha rinforzato il divieto sull’avorio esclusi gli oggetti di antiquariato e quelli che sono stati importati nel paese prima del 26 febbraio 1976. Come normale in un Mondo Unilaterale anche per l’avorio i media occidentali ci propongono una storia semplice e lineare. Da una parte abbiamo i Bad Guys: Cina e altri paesi asiatici come Thailandia e Vietnam che commerciano in avorio causando l’estinzione degli elefanti e rinoceronti africani. Dall’altra abbiamo i Good Guys: Europa e Stati Uniti che tentano di rendere illegale il commercio e lottano contro i trafficanti internazionali.

Come al solito la Propaganda si infrange contro la Realtà. Gli Stati Uniti sono il primo mercato mondiale per l’avorio legale ed illegale. La quantità di avorio commercializzata in America supera quella commercializzata in Cina. Tra i due paesi esistono forti legami economici relativi al commercio dell’avorio. La Cina lavora la materia grezza e gli Stati Uniti importano i prodotti finiti “Made in China”. Se la Cina è il principale compratore di avorio gli Stati Uniti sono il principale consumatore mondiale. Il famoso sito di annunci economici online Craigslist vende ogni anno 15 milioni di dollari di prodotti in avorio secondo un recente rapporto redatto da International Fund for Animal Welfare (IFAW) e Wildlife Conservation Society (WCS). Il rapporto è frutto di una ricerca di prodotti in avorio venduti dal sito online durata una settimana e condotta in 28 città americane. In solo cinque giorni (dal 16 al 20 marzo 2015) 456 prodotti in avorio e 75 prodotti collegati ad animali selvaggi (quale pelle di elefante) sono stati venduti su Craigslist per un valore di un milione di dollari. Ogni anno Craigslist vende 6.600 prodotti in avorio. San Francisco e Los Angeles sono i principali mercati nazionali. La maggioranza dell’avorio venduto da Craigslist proviene dalla Cina e da altri paesi asiatici. Peter LaFontaine, un funzionario del IFAW accusa Craigslist di non fare sufficienti sforzi per interrompere la vendita online di avorio.

Purtroppo Craigslist rappresenta solo la punta del iceberg del mercato statunitense dell’avorio. In netto contrasto con la propaganda governativa l’Amministrazione Obama pone scarsa attenzione al commercio domestico di avorio nonostante che gli Stati Uniti siano il primo mercato occidentale per i prodotti asiatici. Il commercio illegale di avorio negli Stati Uniti è poco monitorato e le leggi sono inadeguate ed ambigue. Se ciò non bastasse le agenzie governative addette al monitoraggio e alla lotta dell’avorio illegale sono sotto finanziate e con un personale insufficiente. Ci sono in tutto il paese 200 agenti di sorveglianza contro il commercio illegale di avorio. Un numero irrilevante se pensiamo che una singola indagine richiede 18 mesi e coinvolge almeno 30 agenti. L’agenzia sul monitoraggio del commercio di avorio ha lo stesso personale degli anni Settanta nonostante che negli anni Novanta e Duemila il commercio in nero d’avorio sia drasticamente aumentato nel paese.

Il commercio d’avorio è un affare miliardario che accontenta tutti. La materia prima in Africa è venduta a 750 dollari al chilo. Gli oggetti lavorati in Cina sono venduti sul mercato internazionale a 1.500 dollari al chilo. I commercianti americani vendono questi oggetti a 2.500 dollari al chilo. Una zanna pesa mediamente 14 chili. Quindi su ogni esemplare abbattuto i bracconieri africani guadagnano 147.000 dollari, le ditte artigianali cinesi 249.000 dollari e i venditori americani 490.000 dollari. Secondo la recente inchiesta della IFAW, oltre 24.740 articoli in avorio e 3.209 trofei di elefanti con le due zanne incorporate sono stati venduti negli Stati Uniti tra il 2009 e il 2012. Queste cifre sono in drammatico aumento a partire dal 2013. In America comprare oggettistica in avorio è il nuovo trend mondano. Ogni mese sono venduti su aste online oggetti di avorio per una media di 2,5 milioni di dollari. L’avorio illegale entra negli Stati Uniti camuffato da avorio legale grazie alla corruzione della polizia di frontiera e alla farraginosa legislazione in materia. Gli Stati Uniti hanno proibito l’avorio proveniente da elefanti africani mentre accettano quello proveniente da elefanti asiatici. Le vendite di oggetti in avorio antichi di 100 anni o importati nel paese prima del 1976 sono considerate legali. Per i trafficanti internazionali è facilissimo far passare avorio africano per avorio asiatico e oggetti in avorio fabbricati due settimane prima come pezzi di antiquariato o oggettistica importata prima del 1976.

Di norma il governo americano permette la vendita di avorio senza certificazioni statali ad eccezione per i pezzi di antiquariato. È il venditore che garantisce l’origine del prodotto sotto la sua responsabilità giuridica. Questo rappresenta un serio problema per l’applicazione delle legge sul contrabbando di avorio. Durante le indagini su lotti di avorio illegale anche le attrezzature tecnologiche più sofisticate non riescono a determinare con esattezza se si tratta di avorio “vecchio” o di avorio proveniente da elefanti asiatici. Le uniche certificazioni sicure sono quelle prodotte in laboratorio. Visto il loro elevato costo sono fuori dalla capacità finanziaria dello stato federale. Gran parte dell’oggettistica in avorio viene dichiarata come pezzi di antiquariato tramite falsi certificati redatti da ufficiali pubblici corrotti. La corruzione porta ogni anno nelle tasche di questi ufficiali la ragguardevole cifra di 2 milioni di dollari. Nella maggioranza dei porti americani le autorità doganali non ispezionano navi sospettate di trasportare container di avorio illegale anche quando ricevono una segnalazione ufficiale. Il traffico di avorio, di prodotti legati e di animali rari non è considerato un reato maggiore e viene punito con un multa non superiore ai 100.000 dollari e la confisca del prodotto.

L’oggettistica in avorio confiscata viene rivenduta sul mercato sia a causa di agenti di polizia disonesti sia a causa dei piani di finanziamento occulto del governo americano. L’avorio come la droga serve per finanziare le attività sovversive che gli Stati Uniti compiono all’estero contro le nazioni considerate “nemiche”. Se la Cina è il primo fornitore di avorio i cacciatori americani sono i secondi. Partecipano ai safari in Africa uccidendo decine di elefanti di cui zanne sono fatte uscire dal paese tramite corruzione e vendute al mercato nero in America. La legge statunitense prevede che se un cittadino americano uccide personalmente un elefante in una riserva di caccia a pagamento ha il diritto di importare nel paese i trofei, comprese le zanne. Questa protezione giuridica è garantita grazie allo statuto sociale. I cacciatori di elefanti americani appartengono alla “Society” i ricchi. Quel 1% che comanda nella più grande democrazia occidentale. In Uganda la caccia nelle riserve è gestita da un italiano, ex militare e mercenario, che gode della protezione delle alte gerarchie dell’esercito. Parte delle quote per partecipare ad una battuta di caccia in Uganda pagate dai cacciatori americani (circa 8.000 dollari) serve per corrompere i funzionari della dogana ugandese per permettere l’esportazione dell’avorio. La parte corrisposta ai generali assicura una esportazione senza problemi e difficoltà.

Il commercio illegale di avorio è un problema interno agli Stati Uniti nonostante che i vari governi abbiano sempre accusato altri paesi e fanno a gara per dimostrare il loro impegno contro il traffico internazionale di avorio”, accusa Elizabeth Bennett vice presidente della associazione in difesa delle razze animali in via di estinzione: Wildlife Conservation Society. Le nuove misure legislative che sono sotto analisi del Congresso risultano inefficaci prima ancora che vengano approvate in quanto non tengono in considerazione l’obbligo dello Stato di certificare l’origine dell’oggettistica in avorio. Anche per le importazioni il certificato di origine CITES non è obbligatorio. Bastano delle semplice autocertificazioni.

Le certificazioni di origine dell’avorio sono facili da falsificare come quelle dei minerali provenienti dalla zone di conflitto. Questa facilità (ben nota ai potenti e ai politici) trasforma tutte le leggi che non prevedono un divieto assoluto di commercializzazione dell’avorio in pura propaganda politica come la recente legge varata dal Parlamento Europeo sui minerali di guerra, venduta agli ignari cittadini europei come una conquista storica. In realtà un cinico inganno compiuto da parlamentari europei in totale mala fede impegnati ad accrescere la propria popolarità per mantenere gli ingiustificati e vergognosi stipendi offerti dal Parlamento Europeo.

Tutte le leggi su avorio, traffico di esseri umani e di minerali di guerra che non prendono in considerazione il nocciolo del problema (gli interessi di governi e multinazionali) sono destinate a fallire come la legge sui minerali illegali dal Congo: la Frank-Dott Act. Anche la decisione presa lo scorso febbraio da Pechino di attuare una moratoria di un anno sugli acquisti di avorio dall’Africa sembra essere un gesto simbolico nei migliori dei casi o un atto di pura propaganda. “In tutti i modi rappresenta un importante ammissione da parte del governo cinese delle sue responsabilità sul commercio illegale dell’avorio. La Cina per decenni ha negato di essere tra i responsabili dell’estinzione di elefanti e rinoceronti in Africa”, afferma Sammi Li, la portavoce di TRAFFIC, associazione di monitoraggio sul traffico internazionale di animali.

Le organizzazioni internazionali in difesa della natura e coraggiosi giornalisti free lance stanno progressivamente spingendo l’opinione pubblica a premere sui propri governi affinché rinforzino le leggi contro il traffico d’avorio. Stanno inoltre aumentare il grado di responsabilità dei consumatori. Per paura di pubblicità negativa molti holding del commercio online come eBay o Etsy si dichiarano pronti a cooperare per rafforzare le leggi anti commercio di avorio e per ridurre il traffico connesso alle vendite nelle loro piattaforme. Anche Craingslist ha promesso di cooperare. Purtroppo queste promesse nascondono gli stessi trucchi delle multinazionali occidentali minerarie che assicurano di comprare minerali solo in paesi africani liberi da conflitti. Una vergognosa bugia in quanto il 69% della produzione di minerali preziosi proviene da: Sudan, Congo e Repubblica Centro Africana, tutti paesi afflitti da guerre civili. Nel caso dell’avorio le holding delle vendite online sono estremamente coscienti di quanto sia difficile regolare il mercato di questo genere di lusso. Per un venditore di prodotti in avorio è sufficiente eliminare la parola “avorio” dalla descrizione dell’articolo in vendita online. Ebay e le altre holding non andranno mai ad indagare sul prodotto offerto, limitandosi a riscuotere la provvigione sulle vendite. Nessuno saprà di cosa realmente si tratti ad eccezione dei compratori veramente interessati. Secondo Sammi Li ogni compra vendita di oggettistica in avorio deve essere resa illegale, senza eccezioni e i venditori e gli acquirenti perseguiti a livello giudiziario e severamente condannati. Solo cosi’ si potrà porre fine al genocidio dei pachidermi africani. Ogni altra mezza misura non serve a nulla.

I capi di stato africani e alcune compagnie del commercio internazionale si sono recentemente riuniti in Congo Brazzaville per una conferenza durata quattro giorni e concentrata sulla guerra al bracconaggio e alla vendita di avorio in Africa. L’evento si è focalizzato su come sviluppare una strategia tutta africana e un piano di azione comune per combattere il commercio illegale delle risorse naturali e della fauna continentale. “I capi di stato africani sembrano veramente intenzionati a combattere il traffico d’avorio. Il fatto che molti paesi africani si sono riuniti nel tentativo di trovare soluzioni adeguate e per inserire nelle loro agende politiche la lotta contro il traffico d’avorio è la più chiara dimostrazione della loro buona volontà. Penso che questa conferenza rappresenti il punto di non ritorno per la protezione della natura selvaggia in Africa. In molti paesi come il Kenya o l’Etiopia possiamo notare dei reali cambiamenti in positivo nella lotta contro il traffico d’avorio”, dichiara Charly Facheux vice presidente della Conservation for the African Wildlife Foundation.

Il paese africano all’avanguardia nella lotta contro il traffico d’avorio è il Botswana, che ha imposto un quasi completo divieto di cacciare gli elefanti a partire dal gennaio 2014. La decisione è scaturita dopo lo scandalo sofferto nel 2012 che ha causato una grave pubblicità negativa al paese dove l’industria turistica è importante quanto quella dei diamanti. All’epoca la caccia agli elefanti nel paese interessò le prime pagine dei giornali di tutto il mondo a causa della battuta di caccia fatta dal re di Spagna Juan Carlos durante il periodo più difficile della crisi economica nel suo paese. Una fotografia con lui ritratto in posa davanti ad un elefante abbattuto scatenò la condanna dell’opinione pubblica mondiale nonostante che le compagnie di safari si affrettarono ad affermare che la caccia era controllata e contribuiva ai piani di conservazione della specie.

La polizia e l’esercito del Botswana stanno realmente combattendo i trafficanti d’avorio. Il paese in soli due anni è diventato il santuario di centinaia di migliaia di elefanti che di fatto sono divenuti dei rifugiati politici essendo fuggiti dai paesi vicini dove sono cacciati senza pietà. Dopo 100 ore di sorveglianza aerea, Mike Chase, co-fondatore di Elephant Without Borders ha calcolato che attualmente in Botswana vivono 130.000 elefanti. La popolazione totale in Africa è stimata a 470.000 esemplari. “Questi animali sono estremamente intelligenti. Quando vengono disturbati nei vicini paesi si spostano in Botswana perché conoscono che qui sono protetti e possono vivere al sicuro dai bracconieri”, afferma Chase. Il Ministro dell’Ambiente Tshekedi Khama è determinato a mantenere il record del Botswana di primo paese africano protettore dei pachidermi. “Gli elefanti troveranno sempre un rifugio nel nostro paese e noi continueremo ad assisterli poiché se non salvaguardiamo noi le nostre specie nessuno potrà farlo al nostro posto” afferma il ministro Khama.

 

Fulvio Beltrami
Uganda, Kampala
@Fulviobeltrami

Breaking News. Burundi iniziano gli attentati terroristici ordinati dal governo.

23 Mag

La situazione sta precipitando drammaticamente. Secondo fonti degne di credibilità nel disperato tentativo di mantenere il potere il Presidente Pierre Nkurunziza ha ordinato ai servizi segreti di passare alla seconda fase della repressione: gli attentati terroristici contro la popolazione.
Oggi al mercato centrale di Bujumbura è stato perpetuato un attentato terroristico. Ignoti hanno gettato diverse granate provocando la morte di tre persone. Altre 26 sono state seriamente ferite. “L’attentato è stato compiuto dai terroristi ruandesi FDLR assoldati come mercenari da Nkurunziza.

Oggi al mercato centrale di Bujumbura è stato perpetuato un attentato terroristico. Ignoti hanno gettato diverse granate provocando la morte di tre persone. Altre 26 sono state seriamente ferite. “L’attentato è stato compiuto dai terroristi ruandesi FDLR assoldati come mercenari da Nkurunziza. L’obiettivo è di creare il terrore per indurre la popolazione ad accettare il terzo mandato e porre fine alle manifestazioni. È un vero e proprio crimine contro l’umanità. Al mercato vi erano madri e nonne intente a procurarsi derrate alimentari per le loro famiglie. Si stanno colpendo civili disarmati ed innocenti. Temo che questo sia solo l’inizio di una orrenda ondata di atti terroristici compiuti da criminali che la Conunità Internazionale e le Nazioni Unite hanno sempre rifiutato di neutralizzare nell’est del Congo. Non c’è più alcuna possibilità di dialogo. Occorre organizzare comitati di difesa armata. Ci occorrono armi e tante per ristabilire la democrazia nel nostro paese. I nostri fratelli africani ci devono aiutare con fatti concreti. Vogliano le armi.” Questa la testimonianza di un cittadino burundese contattato telefonicamente e protetto dall’anonimato.

Il governo ha puntualmente incolpato l’opposizione dell’attentato. Un’accusa priva di senso in quanto l’opposizione fino ad ora ha dimostrato nessuna intenzione di creare stragi tra la popolazione che la sostiene con determinazione. I servizi di sicurezza ugandesi pensano che la guerra civile sia ormai inevitabile. Fonti diplomatiche occidentali informano di intense attività preparatorie da parte di Kampala e Kigali per formare una resistenza armata, coinvolgendo anche le milizie hutu del FNL. Secondo queste fonti diplomatiche si registra ancora la presenza di agenti segreti ugandesi e ruandesi in Burundi anche se ora si è fatta più discreta e più efficace.

Secondo indiscrezioni ricevute e sottoposte a verifica, l’Unione Africana avrebbe ribadito ad Uganda e Ruanda che il loro intervento militare sarà autorizzato solo in caso di genocidio. Sotto banco, però, l’Unione Africana ha suggerito una specie di copertura o nulla osta per operazioni segrete in Burundi per ristabilire la democrazia. Una simile green light è giunta due settimane fa dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban ki Moon. Durante un colloquio con il presidente ugandese Yoweri Museveni il Segretario Generale ha richiesto il diretto coinvolgimento dell’Uganda per risolvere la crisi ugandese con i mezzi a disposizione. Considerando la mentalità del ex guerrigliero africano è facile intuire quali siano i mezzi disponibili. Vari osservatori africani giustificano in toto le probabili interferenze di Uganda e Ruanda in Burundi in quanto tese a prevenire un genocidio e il rafforzamento di un regime razial-nazista che metterebbe in serio pericolo la stabilità e la crescita economica dell’intera regione dell’Africa Orientale.

Fulvio Beltrami
Kampala, Uganda
@Fulviobeltrami

WORLD WITNESSES BEATIFICATION OF ITALIAN CATHOLIC SISTER IN KENYA

23 Mag

I am not a Catholic faithful but I am utterly impressed by the works of a selfless Lady Nurse who has taken the world by storm. Forgive my ignorance, I have read so much about Sr. Irene Stefani Nyaatha (Mother of Mercy) more profound is when she learnt the local language Gikuyu. This time in Kenya’s history was called the colonial times where the Whites had little to do with the natives. More impressive she followed up all her converts and wrote letters of encouragement to them in their local language.

Emulating the founder of Modern Nursing Florence Nigthingale, Sr. Stefani was one who literally walked in her shoes. The current issue of The Seed magazine, a Consolata Missionaries publication edited by Fr Daniel Mkado, has rich insights on Sr Irene. It states that Irene was born Aurelia Giocomina Mercede to Giovanni Stefani and Annunziata Massari on August 22, 1891 in Anfo Italy.

Sr. Stefani was born in a family of 7, and lost three of her siblings. Later she gave up school at an early age to nurse her ailing mother and take care of her father and her other siblings. Monsignor John Luciano writes, in his book Blessed Irene, that caring for her mother taught her “how to look after the sick, seeing their needs, and serving them with gentleness and dedication”.

Described as strong-willed and “enthusiastic in doing good to everyone”, her decision to join the religious life at the tender age of 20 was, therefore, no surprise. She left for Turin, Italy, on June 19, 1911, and on January 12, 1912, she became Sr Irene Stefani.

After completing her novitiate on January 29, 1914, she became a full Consolata missionary. With three other young sisters, she left for Kenya on December 28, 1914, arriving in January, during the First World War. She was taken to the Apostolic Vicarite of Nyeri where she served the community here she mingled with residents in coffee plantations and learnt the new language. At the height of First World War her calling to take care of people led her to join other missionaries as a Red Cross volunteer in Voi. Here she took care of the wounded soldiers among them the British.

She later worked in a similar capacity in the then Tanganyika at Kilwa, Lindi and Dar es Salaam. Monsignor Luciano says she gave herself to all and was not afraid of catching diseases from ill and wounded soldiers.

The Catholic faithful are coming from as far as South America, North America and Europe — where her 100-year-old order, Consolata Missionaries, has a presence — for the ceremony, which will put Sr. Irene just a step away from being named a saint. Among them are her relatives from Italy. Kenya’s President Uhuru Kenyatta is also expected to join Catholic faithful in this extraordinary moment. Millions more will watch the historic event at Kimathi University College on television.

At the end of her beatification, Sr Irene will be known as Blessed Irene. The title Blessed in the Catholic Church is recognition that a person entered heaven on the day of his or her death. As Blessed, Nyaatha, as she was fondly called by the Kikuyu of Gikondi in Nyeri, who benefited from her mercy, can now be invoked by Catholics in prayer to intercede to God on their behalf.

A miracle is required before one is declared Blessed, and it has to be subjected to scientific proof. However, the evidence is usually private, raising scepticism among doubting Thomases. Fr Daniel Bertea, the priest in charge of the Consolata Shrine in Westlands, Nairobi, said on Thursday that Sr. Irene’s first miracle was in Mozambique, a country she never set foot on, although she had a stint as a missionary in neighboring Tanzania.

In the parish of Nipepe, in the Diocese of Lichinga in 1989. A group of about 270 people in danger of death, offered their prayers through the intercession of Sr Irene, and the little water in the baptismal font, measuring between four and six litres, was multiplied to enable them to drink and wash for four days, before help arrived from outside.

It was at the height of Mozambique’s civil war between Frelimo government forces and the rebel Renamo movement. Many had been killed and wounded in the surrounding areas as they were caught in the crossfire of the two forces.

The Church was surrounded. Nobody would go out or come in, and the only available water to drink was what was contained in the small baptismal font.

Ordinarily, people would not drink the water in the font, but due to the danger that was surrounding them, they requested the catechist to grant them permission to drink the water. There were children and pregnant women, all of whom were sweating due to the congestion.

One expectant mother even gave birth in the midst of the confusion, delivering a baby girl, who was appropriately named Irene. They used the same water to wash the new-born baby. And for four days, the water continued to multiply to provide for all their needs.

They reported the miracle to the Parish priest, Fr Giuseppe Frizzi, who, incidentally, had been reading and re-reading the story of Sr Irene. It is after this miracle that more and more people came forward to report the extraordinary and supernatural events that had been happening in their lives in the time of civil war.

One catechist, Sebastiao Aranha, even says how he saw in a dream a white lady, dressed like the Consolata Sisters, holding a book in her hands and telling him to read a prayer. But Sebastiao told the visitor that he did not know how to read, and so the lady called a small child, who translated the prayer to the catechist.

In another reported miracle, a couple was led through a path full of land mines to safety.

According to Sr Serafina Sergi, the Regional Superior of the Consolata Sisters in Kenya, even today, Sr Irene “continues her missionary journey of compassion and love by obtaining many favours”.

According to Sr. Irene’s site shows a detailed account of her life. In 1920 she was appointed to “Our Lady of Divine Providence” Mission at Gikondi, where she remained until her death. With unconditional love she gave herself out in the pastoral activities of the Mission: Taught in school, Catechism in the parish, visited the villages.

She would run to help the sick, the dying and anyone who was in need of her help. She would never remain indifferent to the needs of the people. She would literally run and kneel at the bed-side of the sick, always with gentleness, respect and maternal care. The people nicknamed her Nyaatha: “Mother all mercy and love”.

To date she is still remembered like that and with other similar expressions, like: “Good mother who loves everyone”, “Secretary of the poor”, “Angel of charity”. The desire to announce Jesus Christ was immense and it greatly involved the life of sr. Irene. She would take advantages of any occasion to encounter to make the Lord and his Gospel known to people. She would naturally speak about God with joy and deep conviction.

At Gikondi she was the Superior of the Consolata Missionary sisters community for eight years. Even in this service she remained memorable for her charity towards her sisters, the guests, and anyone who would go to that house for different reasons.

She looked strong and in good health for few years. In the summer of 1930, physically she looked weak and had lost weight. In humility with the difficulties of the Institute and the vicariate she felt was good to offer her life to God. She did it for the sake of the Mission and of the Institute after obtaining the permission from her major superior.

On 20th October she started feeling sick, nevertheless she opted to go to visit a sick person, suffering from the plague. He was a teacher who had previously offended her by speaking badly about her and her way of teaching, in order to take her place in the school. She stayed for a long time at his bed-side. She embraced him and without realizing she inhaled his breath and this probably led to her infection. From that moment her health started deteriorating fast to the point of death which many described it as ‘Love killed her

And now that she has been beatified, many more people will continue to seek her intercession. Officially, she will become a channel of hope and intermediary, and her name will be invoked by the Universal Church throughout history.

Beatification precedes sainthood, which can be as swift as that of Pope John Paul II, who died on April 2, 2005 and was declared Blessed by his successor, Pope Benedict XVI, on May 1, 2011. 
Although a minimum of five years has been the rule between beatification and canonisation, it was waived in John Paul II’s case. He was canonised (declared a saint) alongside Pope John XXIII on April 27, 2014.

It is noteworthy that although John XXIII died on June 3, 1963, he was only beatified on September 3, 2000, before his joint canonisation with John Paul II. While John XXIII waited for nearly 51 years to be canonised, the case of John Paul II, whom mourners demanded to be declared saint at his funeral, was a record.

Saturday’s beatification of Sr Irene is a multiple first not just for Kenya, but for the Universal Church. It is the first time that such a ceremony has taken place on the African continent.

When renowned sports evangelist and Presbyterian Church of East Africa (PCEA) Elder Solomon Gacece squeezes his way into the packed Dedan Kimathi University of Technology grounds for the ceremony, he will be reaffirming what Nyaatha (‘Merciful Mother’) stood for — oneness of humanity.

The preacher, who is the chairman of the International Ecumenical Movement Kenya Chapter, will be leading his motley band of ecumenists, whose raison d’être is giving resonance to John 17:22: “That all may be one”.

Inevitably, she succumbed to the plague at only 39. It’s her service in the Red Cross that will see her remains carried to her final resting place by British soldiers.

by Winnie Kamau.
Freelance Data Journalist
Media Relations Consultan
@WinnieKamau254

 

Burundi. Il silenzio come modus operandi. Otto domande alla Comunità di Sant’Egidio che non hanno trovato risposte.

21 Mag

Nelle scorse settimane ho pubblicato due articoli su L’Indro e su African Voices riguardanti le attività della Comunità di Sant’Egidio in Burundi, che risalgono al 1996. Questa associazione laica cattolica, potentissima all’interno della Chiesa, è stata una dei principali autori degli accordi di pace di Arusha (2000) che posero fine alla guerra civile nel paese iniziata nel 1993. Nei miei articoli sollevavo tre questioni. Il dubbio che la Comunità di Sant’Egidio sostenesse il regime razzial-nazista del presidente Pierre Nkurunziza, il silenzio sulla presenza nel paese dei terroristi ruandesi delle FDLR di cui la Comunità di Sant’Egidio è sospettata di offrire un’appoggio politico, e il dubbio che si fossero create divergenze all’interno della Chiesa Cattolica sulla linea da tenere in Burundi tra la vecchia politica di supporto alle ideologie razziali HutuPower e il nuovo corso di Papa Francesco, rivolto al superamento delle contrapposizioni etniche al fine di instaurare nella regione dei Grandi Laghi una pace duratura.

Nello spirito della libera ma equa informazione si è deciso con la redazione de L’Indro di inviare a Sant’Egidio una intervista composta da otto domande sul Burundi. Domande ovviamente specifiche e mirate formulate da esperti della regione. L’obiettivo era quello di offrire alla Comunità di Sant’Egidio la possibilità di spiegare ai lettori italiani il suo punto di vista, le attività a favore della pace svolte nel Burundi e nella Regione dei Grandi Laghi e sfatare le affermazioni del sottoscritto riguardo ad una presunta “agenda segreta” in Burundi.

Putroppo la Comunità di Sant’Egidio ha gentilmente declinato di rispondere, privando il lettore di comprendere la situazione e di ascoltare “l’altra campana”. È stato scelto il silenzio, del resto rispettato anche sul loro sito dedicato alle loro attività in Africa in cui non compare una solo riga sui drammatici avvenimenti che sta vivendo il Burundi nonostante che la Comunità di Sant’Egidio abbia una sede nel paese ed è considerata una potenza spirituale.

Queste solo le otto domande poste alla Comunità di Sant’Egidio che non hanno trovato risposta. Ai lettori trarre le dovute conclusioni.
Concludo precisando che questo articolo è stato scritto con l’intento di offrire una informazione trasparente. Tutte le responsabilità ricadono sul sottoscritto che non ha consultato la redazione de L’Indro nella pubblicazione dell’intervista rifiutata dalla Comunità di Sant’Egidio.

Fulvio Beltrami
Kampala Uganda.
@Fulviobeltrami

Nota di African Voices. Il presente articolo non necessariamente è condiviso dalla redazione di African Voices cosi’ come le affermazione del suo autore. Viene pubblicato solo per dovere di cronaca.

1. La Comunità di Sant’Egidio è stata in prima linea negli accordi di pace di Roma e Arusha (Tanzania) che posero fine alla guerra civile in Burundi. Gli accordi prevedevano un’alternanza di potere che ora sembra non essere rispettata dal partito al potere CNDD-FDD. La decisione di ottenere un terzo mandato da parte del presidente Pierre Nkurunziza ha scatenato la rivolta popolare. Come vede la Comunità di Sant’Egidio la situazione nel paese africano? Concorda con l’analisi che CNDD-FDD e il presidente Nkurunziza hanno di fatto calpestato gli accordi di pace di Arusha per assicurarsi la continuità del potere?

2. Nelle prime settimane di aprile Monsignor Matteo Zuppi (promotore degli accordi di pace del 2000) ha reso visita in Burundi incontrandosi anche con il presidente Nkurunziza e presiedendo la giornata di preghiera organizzata dalla vostra associazione. Secondo vari analisti politici l’appello di pace e di dialogo della Comunità di Sant’Egidio nasconde una agenda segreta in supporto di un regime detestato dalla maggioranza della popolazione. Queste accuse sono fondate?

3. Come si spiega il repentino cambiamento di posizione politica della Chiesa Cattolica sulla crisi burundese? Fino a pochi giorni fa i vescovi burundesi si erano apertamente schierati contro la volontà del presidente Nkurunziza di ottenere il terzo mandato presidenziale. Ora invocano la pace, la fine delle manifestazioni, il dialogo e la partecipazione dei partiti di opposizione alle imminenti manifestazioni senza più opporsi alla candidatura di Nkurunziza.

4. Invocare il dialogo tra le parti senza mettere in dubbia la legalità costituzionale del terzo mandato del presidente Nkurunziza puó essere interpretato con un appoggio al regime che apertamente rivendica la supremazia razziale Hutu nel paese. È una interpretazione corretta?

5. Quale è la posizione della Comunità di Sant’Egidio sulla presenza in territorio burundese dei terroristi ruandesi FDLR, autori del genocidio del 1994 e del clima di terrore instaurato dal movimento giovanile CNDD-FDD denominato Imbonerakure (quelli che vedono lontano)?

6. Secondo le rivelazioni di accreditati media burundesi la morte delle tre suore italiane avvenuta in circostanze misteriose nel settembre 2014 sarebbe legata alla loro scoperta di una alleanza tra il governo CNDD-FDD e i terroristi ruandesi del FDLR e ai preparativi di genocidio attuati dal presidente Nkurunziza. Il barbaro omicidio sarebbe stato direttamente voluto dal governo per far tacere scomodi testimoni. Cosa ne pensa la Comunità di Sant’Egidio?

7. Le elezioni presidenziali previste per il 26 giugno 2015 potranno essere credibili dinnanzi alla decisione dei principali partiti di opposizione di non partecipare a quello che loro accusano essere un esercizio democratico pilotato con esito scontato?

8. Quali soluzioni concrete, al di la di generici discorsi di pace e dialogo, propone la Comunità di Sant’Egidio per la stabilità regionale evitando l’ombra di un terzo conflitto Pan Africano e contenendo sia le spinte razziali di alcuni paesi (Congo e Burundi) che quelle imperialistiche di altri (Uganda e Rwanda)?

KENYA DRAGS EAST AFRICA IN GENDER RULE

20 Mag

Kenya has always been seen as a leading force in East Africa. Taking the center stage and literally leading from the front. It is no wonder an envy of it partners in the region since they seem to have put their act all together. But wait. There’s a blemish that is turning this beautiful fruit to have a sour taste. Begging the question whether it is true from the saying; Kenya you preach water and drink wine.

Implementation of the Two-Third gender rule in order to accommodate equity in Kenya is not only a constitutional right but it is also affordable contrary to other opinions. A report released by the Institute of Economic Affairs in Kenya has disputed the notions opposed by some Legislators who claim it will be a costly affair. A fast approaching deadline for Kenya is August 27th 2015 requiring implementation of the constitution in Article 27 (8): “Not more than two thirds of the members of elective or appointive bodies shall be of the same gender”. This has elicited acidic reactions both in Parliament and outside. For the two-third rule to take effect and ensure that it works in Kenya an additional 70 seats will be required at an additional cost of 8.9 billion shillings from the current 7.6 billion shillings which is the cost of 5Km of the Standard Gauge Railway.

According to the report Kenya lags behind with 21% representation of women in parliament while Rwanda leads with 58% followed by Tanzania with 36% while Uganda and Burundi are at par with 35%.

Despite Kenya’s relatively large economy in East Africa it has not achieved gender equity in its legislature, measured by women in its national legislator. In Kenya’s August House there are 349 Members and only 68 are women while in the Senate 67 Members and only 18 of them are women. The report further shows the leadership appointment of women since March 2013 year to march 2015 has not met a third minimum threshold. With a total of 452 appointments 343 went to the men while 109 only were given to women.

The report shows under-representation of women in positions of power is untenable since a Kenya cannot progress economically and politically if they are not given a chance to participate in key decision making processes.

Pundits will ask what has been gains have been achieved in the rest of East Africa for having a huge women representation. Kevin Kavai of Open Institute attributed minimal difference seen in Women leadership as “Women will gain the respect required and make changes if they vie for the Leadership posts and not ask for leniency or nominations”.

UN Goodwill ambassador and former Kenyan Legislator Hon Dr. Phoebe Asiyo urged women to participate in elections like the men “Put your best foot forward and support women. But you know ladies you must prepare and stand for elections. You can do it because you have the numbers.”

Dr. Asiyo urged women not to lower the bar and take the bull by its horn saying “This is not about the cost. It’s just about women bringing different leadership in the country and in parliament.” Affirming the Research done by the Institute of Economic Affairs shows from the estimates of national Budget Allocation for 2014/15, to implement the two-third rule will be a drop in the ocean compared to the Executive estimated spending of over 60% of the National budget. Parliament consumes 1.5% of the National budget compared tothe Executive which consumes 42 times more of the public money.

Executive Director of Institute for Education and Democracy Brian Weke lauded the report saying “The additional seventy seats are quite cheaper than 5km of the Standard Gauge railway. Men should come out and support our women. It is a gender issue that will ensure women participate effectively in matters of governance in the country”.

This has raised a major concern among lawmakers and has led Kibra Legislator Ken Okoth to declare himself as the champion of the course that will see increase of women representation in parliament “I think it is affordable and I support this, we need more women representation. I have a formula which requires us to talk to the County assemblies 24 out of 27 support and then come to parliament and the bill will pass through the County assembly.” With an estimated additional cost of 21.1 million for one Parliamentary seat while 31.3 million shillings for a Senate seat East Africa is watching how Kenya will play out its card in implementing the two-third gender rule.

 

by Winnie Kamau
Freelance Data Journalist
Media Relations Consultant
@WinnieKamau254