Giornalismo italiano. Grandi firme, informazione di seconda mano e plagio.

11 Apr

Il plagio è un fenomeno assai frequente nel giornalismo italiano. Le scelte editoriali dei grandi quotidiani e riveste italiane a partire dagli anni Novanta portarono ad una drastica riduzione dei costi per compensare il calo di vendita dettato dalla crisi editoriale. Le prime vittime furono i reporter e gli inviati speciali. Gli editori compensarono la perdita di informazioni di prima mano con l’acquisto di pacchetti informativi da agenzie stampa internazionali. Visto che queste agenzie sono principalmente occidentali in un decennio si arrivò alla standardizzazione dell’informazione. Una standardizzazione a totale scapito della professione giornalistica e della verità. Le grandi agenzie stampa decidono quali notizie dare risalto e quali messaggi diffondere.Contemporaneamente all’utilizzo delle agenzie stampa le redazioni iniziarono a comprimere il proprio personale, introducendo il precariato, sostituendo i giornalisti esperti con un esercito di giovani collaboratori. Questo permise di ridurre ulteriormente i costi sempre a scapito della qualità del servizio di informazione.

Con la diffusione dell’internet e del “villaggio globale” le redazioni italiane fanno allegramente largo uso del sciacallaggio: riprendere notizie di giornalisti stranieri senza citarne la fonte e presentare i loro servizi come opera propria. Le prime vittime di questo sciacallaggio sono naturalmente i giornalisti del Terzo Mondo.

Il plagio ora è diventato uno strumento comune e moralmente accettato anche dalla maggioranza delle grandi firme del giornalismo italiano che sono sopravvissute alla ristrutturazione e ai tagli degli anni Novanta e Duemila. Il plagio ha il pregio di ridurre ulteriormente i costi derivanti dall’acquisto di pacchetti informativi presso le grandi agenzie stampa e di presentare la notizia come farina del proprio sacco.

Per quanto riguarda le informazioni provenienti dall’Africa varie grandi firme italiane e l’esercito di giovani collaboratori ad esse collegate attingono notizie dalle principali fonti di informazione professionale e di prima mano emerse in questo ultimo decennio: African Voices, il blog di Sancara, Fulvio Beltrami, e la storica MISNA.

Anche lo sciacallaggio è un fenomeno tipicamente ed esclusivamente italiano. Nessun altro giornale straniero si sognerebbe di rubare una notizia o un articolo. Se viene pubblicato un articolo di un giornalista che scrive per altri giornali, la redazione chiede il permesso all’interessato e pattuisce il compenso dei diritti d’autore. Nel caso che un giornalista utilizzi parti di un articolo scritto da un suo collega ne cita la fonte in segno di rispetto e solidarietà giornalistica. Frequenti sono le promozioni reciproche tra i giornalisti stranieri.

Sono questi due importanti elementi: il rispetto e la solidarietà giornalistica che mancano all’editoria e alle grandi firme italiane.

Oltre che moralmente discutibile, il plagio, porta progressivamente ad una drastica diminuzione della qualità dell’informazione. Non è un caso che i principali scoop degli ultimi quattro anni su avvenimenti che riguardano l’Africa sono stati fatti da “outsiders”, giornalisti indipendenti che si tengono saggiamente lontani dal circuito ufficiale dell’informazione italiana. Scoop possibili in quanto questi “outsiders” applicano le stesse modalità giornalistiche dei grandi reporters ed inviati speciali degli anni Settanta, Ottanta che resero grande il giornalismo italiano. Presenza constante sui luoghi dove sono originate le notizie; conoscenza approfondita del contesto sociale, politico, economico, culturale e storico; contatti e rete di informatori affidabili; collaborazione con i giornalisti locali.

Rincuora pensare che plagio e sciacallaggio sono destinati a terminare con la sparizione di queste grandi firme del giornalismo italiano a cui va il sincero augurio dell’immortalità. Una estinzione dettata dal fatto che le grandi firme non compiono più il sacro dovere di formare nuovi giornalisti ma si avvalgono di una schiera di cortigiani – collaboratori giovani, sfruttando i loro talenti ma stando ben attenti a non farli crescere professionalmente per non trasformarli in potenziali concorrenti. L’Italia è l’unico paese al mondo dove esiste una corporazione chiusa di giornalisti protetta dall’iscrizione all’Albo dei Giornalisti Italiani. Una lobby impenetrabile e auto referenziale.

Questa è la misera realtà del giornalismo italiano una volta considerato uno tra i più professionali esistenti in Occidente…

Per quanto riguarda il sottoscritto ben venga il sciacallaggio per il semplice motivo che la mia missione è quella di diffondere le notizie dall’Africa e far conoscere questo Continente destinato a diventare uno dei principali centri politici ed economici mondiali. Mi sta più a cuore questa diffusione che guadagni derivati da diritti d’autore e compensi giornalistici.

La foto è in omaggio a Montanelli giornalista di altri tempi…

But this is just my opinion.

Dedicato a AFRICAN VOICES

Fulvio Beltrami
Kampala, Uganda
@Fulviobeltrami

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Una Risposta to “Giornalismo italiano. Grandi firme, informazione di seconda mano e plagio.”

  1. Ferruccio Gianola 3 maggio 2015 a 06:13 #

    Uno degli ultimi paragrafi, dove dici che a te sta a cuore diffondere le notizie sull’Africa ti fa onore, ma è schifo non vedere i propri lavori apprezzati e spesso “rubati”

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