L’ipocrisia Britannica nei confronti dell’Africa.

22 Mar

Un rapporto redatto dal governo britannico accusa il governo sudanese di essere il principale autore delle violazioni dei diritti umani nel paese.

Il rapporto elenca numerosi e gravi violazioni incluse mancanza di libertà, torture, abusi ed ingiustizie contro le donne, mancanza di libertà religiosa. Il governo di Khartoum ha risposto alle accuse il 15 marzo scorso. Il portaparola del Ministero degli Affari Esteri: Ali Al-Sadiq ha dichiarato in una conferenza stampa che il Sudan non ha mai affermato che la situazione dei diritti umani è migliorata nel paese. Il Sudan è permanentemente in guerra fin dai primi anni Settanta. La maggioranza di queste guerre civili hanno una chiara matrice indipendentista rivendicata da numerosi movimenti armati che hanno come obiettivo quello di dissolvere in pezzi il paese, cancellarlo come entità nazionale e rimpiazzarlo con una miriade di staterelli che diventerebbero per forza di cose satelliti o protettorati di Potenze regionali o internazionali.

La prima vittoria riportata da questo movimento indipendentistico underground è quella della separazione del Sud dal Sudan. A distanza di meno di due anni dall’indipendenza la Repubblica del Sud Sudan è sprofondata nell’abisso della guerra etnica e rischia il collasso. Vari analisti politici africani sospettano che la maggioranza dei movimenti indipendentistici armati sudanesi siano supportati dalle potenze occidentali, con l’obiettivo di distruggere il Sudan. I principali sospettati sono gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. In una guerra civile prolungata per anni è purtroppo facile che i diritti umani siano violati e che vari crimini di guerra siano commessi. Questa è una dolorosa e ripugnate verità non solo in Sudan ma in ogni altra parte del pianeta. Basta pensare alla ex Jugoslavia o ai recenti conflitti in Ucraina e Siria. Queste tre guerre civili (di cui due occidentali) dimostrano che i crimini di guerra o contro l’umanità sono spesso commessi da entrambe le parti belligeranti. Nel caso del Sudan per decenni l’Occidente ha insistito ad accusare solo il governo di Khartoum. Questo sembra più propaganda che vera ricerca di giustizia.

La maggioranza dei movimenti armati nel Darfur, come il Justice Equity MMovement (JEM) sono famosi per prestare scarsa attenzione ai diritti umani e per offrire i loro servizi di mercenari in vari conflitti africani. Il governo di Bechir ha limitato la libertà civile durante questi lunghi anni di guerra. Una ‘non giustificabile’ ma reale reazione di ogni paese in guerra. Basta pensare alle sorti riservate alle migliaia di migliaia di cittadini americani di origine giapponese o tedesca, rinchiusi in campi di concentramento per essere sospettati di collaborare con il nemico durante la Seconda Guerra Mondiale. Negli ultimi due anni Khartoum ha dimostrato la volontà di normalizzare la situazione. Purtroppo il governo risponde duramente ad ogni provocazione fatta dai gruppi armati che fino ad ora si rifiutano di partecipare a serie negoziazioni di pace.

Il Darfur è il più evidente caso di propaganda occidentale. Nessuno può negare che orrendi crimini di guerra siano stati commessi nella regione, ma è assurdo pensare che questi crimini siano stati unicamente commessi dall’esercito regolare. L’inchiesta della Corte Penale Internazionale (CPI), che ha trasformato il presidente Omar el Bechir in un ricercato, non si basa su prove, ma su accuse provenienti dall’opposizione armata. Nessuna inchiesta è stata compiuta direttamente dalla CPI nel Darfur. La mancanza di prove concrete ha costretto il Tribunale dell’Aia a congelare la procedura legale contro il presidente sudanese. Qualche giorno fa la CPI ha chiesto al governo di Khartoum di arrestare il proprio capo di stato. In alternativa la CPI ha chiesto alla missione ONU di pace in Sudan di provvedere all’arresto. Entrambe le richieste sono irrealistiche. La CPI rischia un altro flop dopo quello ottenuto nel caso contro il presidente keniota Uhuru Kenyatta. La maggioranza dei paesi africani è ormai insofferente alla giustizia selettiva della CIP che cerca di portare sul banco degli imputanti solo presunti criminali africani, ignorando crimini di guerra e contro l’umanità commessi da altri paesi tra i quali Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna.

Il governo di Londra è l’ultima autorità che può accusare un altro paese di violazione dei diritti umani. Dimenticati i numerosi crimini e genocidi commessi durante il suo passato coloniale. Nel 2014 la Gran Bretagna è uno tra i paesi dove i diritti umani vengono sistematicamente violati su base giornaliera. L’ultimo caso riguarda il centro di detenzione per immigrati clandestini di Harmondsworth dove sono detenuti migliaia di africani e asiatici. Da sette settimane i detenuti stanno facendo lo sciopero della fame in protesta alle condizioni disumane della prigione, ubicata vicino all’aeroporto londinese di Heathrow. “Stiamo lottando per far chiudere questo centro di detenzione e ottenere la libertà” dichiara un prigioniero ugandese, Ahmed, al reporter di RT: Harry Fear. Secondo il detenuto ugandese le condizioni disumane di vita nella prigione di Harmondsworth contrastano con il mito di libertà inglese. “Ci legano per giorni e giorni. Ci negano la libertà anche di espressione. Il sistema sanitario è totalmente disumano” denuncia Ahmed. Non è la prima volta che Harmondsworth si trova all’epicentro di uno scandalo nazionale. Nel 2004 un detenuto si suicidò a causa delle violenze subite dalle guardie carcerarie. Il Britain Home Office (il dipartimento immigrazione inglese) ha stimato che ogni anno 30.000 immigrati o richiedenti asilo sono detenuti a tempo illimitato senza aver commesso crimini od essere in una posizione illegale nel paese. Molti di esse sono incarcerati per mesi se non anni senza processo.

Il governo sudanese è accusato dalla CPI e dalla Gran Bretagna di non permettere una indagine indipendente nel Darfur o in altre parti del paese per verificare la veridicità delle violazioni dei diritti umani. Potrebbe essere vero, ma occorre sottolineare che anche la Gran Bretagna non permette indagini indipendenti su sospette violazioni dei diritti umani. Nel caso di Harmondsworth il governo inglese ha proibito una indagine tentata da giornalisti investigativi del Corporate Watch Group (CWC). “Voi bellimbusti! Pensate di intervistare i detenuti, prendere foto per raccontare le vostre storie ai media infangando la reputazione del Governo Inglese. Di certo non permetterò tutto questo” ha affermato al CWC un alto responsabile del centro di detenzione. Un proverbio africano dice: “Se vuoi punire i tuoi figli come padre devi essere un esempio di moralità e rettitudine”. Il dossier di Harmondsworth, le numerose discriminazioni razziali e violazioni dei diritti umani commesse nella ex potenza coloniale di certo non possono porre il governo inglese nella posizione di essere il giusto padre che possa punire dei fanciulli.

 

Luca Paltrinieri

Annunci

Una Risposta to “L’ipocrisia Britannica nei confronti dell’Africa.”

  1. NDAYIZEYE LEONARD 25 marzo 2015 a 20:53 #

    YOUR SUGGESTION IS THE RIGHT ONE!DO RESEARCH IN BURUNDI ON STEVIA PLANT THAT IS BEING CHASED BY POLITICAL MEMBERS OF CNDD FDD,A DYING PARTY!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: