I nove presidenti più ricchi in Africa.

7 Mar

L’Africa è un continente in continua crescita economica e futuro polo economico mondiale. La classe media sta aumentando cosi’ come i consumi. Vari paesi africani rappresentano ottimi mercati per le ditte occidentali e la febbre del consumusmo ha contagiato milioni di africani. Super potenze militari ed economiche stanno sorgendo come: Sud Africa, Kenya, Nigeria, Angola, Rwanda, Ghana, Algeria, Egitto, Uganda. Tutti paesi candidati per entrare nel club del Primo Mondo. Purtroppo alla guida di molti paesi si trovano uomini senza scrupolo che negano lo sviluppo alla loro popolazione gestendo le risorse naturali e petrolifere come un affare di famiglia. Inutile dire che questi presidenti sono spesso gli uomini più ricchi del continente.
African Voices vi propone la classifica dei TOP TEN presidenti più ricchi d’Africa.

Al primo posto troviamo Jose Eduardo dos Santos, presidente dell’Angola.
santos

Patrimonio personale: 20 miliardi di dollari. 34 anni al potere. Il 70% della popolazione angolana vive con meno di due dollari al giorno nonostante che il reddito procapite annuo nominale sia di 6.484 dollari. Sua figlia, Isabel dos Santos detiene una fortuna personale pari a 3,8 miliardi di dollari che le ha permesso di divenire la donna più ricca dell’Africa.

Al secondo posto troviamo Mohammed VI Re del Marocco.

marocco

Patrimonio personale: 2,5 miliardi di dollari. 15 anni al potere ottenuto per diritto ereditario alla morte del padre nel 1999. Il reddito procapite è di3.458 dollari annui. Re Mohammed VI gode presso l’Occidente della fama di un despota illuminato che ha migliorato le condizioni di vita della popolazione e i diritti umani nel paese. Nella realtà ogni impresa o business di rilievo deve prevedere una quota azionaria detenuta dal re. I diritti umani sono garantiti solo a condizione di non mettere in discussione la Monarchia. Insultare il Re e la sua famiglia è un reato gravissimo.

Al terzo posto troviamo Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, detto il mafioso, presidente della Guinea Equatoriale.

guinea

Patrimonio personale: 600 milioni di dollari. 34 anni al potere ottenuto per colpo di stato attuato nel 1979, uccidendo suo zio Francisco Macias Nguema. Negli anni Novanta il paese divenne uno tra i principali produttori africani di petrolio ma la maggioranza della popolazione vive nella assoluta povertà, nonostante che il reddito procapito nominale è il più alto del continente: 25.929 dollari annui. Il presidente e la sua famiglia controllano tutte le attività economiche del paese, anche il piccolo commercio. La Guinea Equatoriale è stata trasformata da Obiang in un paese narcotrafficante, principale snodo commerciale per l’Europa dei stupefacenti provenienti da Afganistan, Colombia e Messico. Nel 2011 gli Stati Uniti hanno confiscato proprietà appartenente al figlio del presidente: Teodoro Nguema Obiang Mangue per un valore di 70 milioni di dollari pagate con i narco dollari.

Al quarto posto troviamo Uhuru Kenyatta, presidene del Kenya

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Patrimonio personale: 500 milioni di dollari. Un anno al potere ottenuto democraticamente vicendo le elezioni. Figlio del primo presidente del Kenya: Jommo Kenyatta, Uhuru è proprietario della più grande industria agro alimentare del paese: la Brookside Daires della catena di media Mediamax, della catena alberghiera Heritage, della Commercial Bank e 82.000 ettari di terra coltivabile. Il reddito procapite nominale è di 3.138 dollari annui. Il presidente Uhuru ha promesso di trasformare il Kenya in un paese del Primo Mondo entro il 2030 e si è fatto garante dell’unità del paese combattendo contro il tribalismo. Nelle violenze post elettorali del 2007 organizzó le squadre della morte Kikuyu contro l’etnia rivale Luo, per conto dell’allora presidente Kibaki. Le sue responsabilità gli hanno causato un procedimento giudiziario presso la Corte Penale Internazionale. Procedimento archiviato grazie alle pressioni dei paesi africani promosse dai presidenti di Uganda e Rwanda. Nel paese la corruzione è ormai incontrollabile e il terrorismo dilaga senza che i servizi segreti e le forze dell’ordine siano capaci di fermarlo. Fortissime rimangono le tensioni tribali a cui si associa una assurda guerra promossa dal governo contro la minoranza mussulmana nelle città costiere di Malindi e Mombasa. Il governo Uhuru protegge a spada tratta la florida comunità di mafiosi italiani che vive a Malindi, minacciando ogni giornalista che intende fare approfondite inchieste sui nostri connazionali. Il Kenya è destinato a diventare un importante produttore di petrolio entro il 2020.

Al quinto posto troviamo Paul Biya, presidente del Camerun, detto: l’enfant terrible de la France (il cattivo bambino della Francia)

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Patrimonio personale: 200 milioni di dollari. 31 anni al potere ottenuto con elezioni fraudolenti. Nonostante che il reddito pro capite nominale sia di 2.981 dollari annui, il 48% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Il paese stenta a decollare economicamente. Paul Biya e sua moglie vivono nel lusso più sfrenato permettendosi di spendere 30.000 euro al giorno per affittare ville da sogno nei paesi europei dove si recano in vancanza. Seppur nominalmente nel paese vige la democrazia, l’opposizione è sistematicamente comprata o repressa e Biya ha dichiarato che il suo mandato terminerà con la sua morte.

Al sesto posto troviamo Re Mswati III, monarca dello Swaziland.
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Patrimonio personale: 100 milioni di dollari. 31 anni al potere ottenuto per diritto ereditario all’età di 18 anni nel 1986 alla morte di suo padre, il Re Sobhuza II. Mswati è il Quindicesimo Re più ricco al mondo secondo i dati forniti da Forbes Magazine. Ha 13 mogli che spendono annualmente 6 milioni di dollari in shopping. Il parlamento è costretto ad allocare nel budget annulae 61 milioni di dollari per le spese correnti del Re e della sua famiglia. Fanatico di auto d’epoca detiene una collezione invidiata al mondo in cui vi è anche un raro modello della Daimler Chrusler del 62 dal valore di 500.000 dollari. Detiene la proprietà delle miniere di diamanti da cui riscuote i diritti di sfruttamento dalla multinazionali versando una parte a sua discrezione allo Stato. Tutti i partiti sono illegali e non vi è nessun accenno di democrazia. Il paese è il più povere del continente e detiene il più alto tasso di sieropositivi (32% della popolazione). Dal 2011 lo Swaziland ha dichiarato bancarotta ed è sostenuto dal Sud Africa che lo sta trasformando in una sua colonia. Durante la grande crisi il re Mswati ha perso 100 milioni di dollari del suo patrimonio personale che ora sta progressivamente recuperando dalle casse dello Stato.

Al settimo posto troviamo anche Goodluck Jonathan, presidente della Nigeria.
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Patrimonio personale: 100 milioni di dollari. 04 anni al potere ottenuto democraticamente. La Nigeria è il primo produttore africano di petrolio ma non ha raffinerie sufficienti per la sua lavorazione e il 80% del carburante è importato dall’Europa e Stati Uniti. Il reddito procapite nominale è di 3.416 dollari annui ma il 42% della popolazione al sud vive in assoluta povertà. La percentuale aumenta al 64% al nord. La corruzione è stata instituzionalizzata e non si tenta più di eradicarla facendo parte del sistema economico e politico del paese. Metà del nord Nigeria è occupato dalle milizie terroristiche di Boko Haram che dal 2009 combatte il governo centrale per creare un Califfato Islamico nel nord. Durante questo mese, marzo 2015, si dovrebbero tenere le elezioni presidenziali alle quali Goodluck partecipa, come candidato del People Democratic Party.

All’ottavo posto troviamo Idriss Deby, presidente del Ciad.
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Patrimonio personale: 100 milioni di dollari. 23 anni al potere ottenuto grazie ad un colpo di stato nel 1990. Idriss Deby, della tribù nomade guerriera Zagawa, dall’avvento al potere ha condotta una serie interminabile di guerre civili (tutt’ora in corso), per la maggioranza promosse da suoi cugini e parenti. Grande protetto della Francia divenne alleato scomodo nel 2005. Nel 2007 Parigi tentó di eliminarlo finanziando ed armando l’opposizione armata che ingaggió la famosa battaglia di Ndjamena, durata una settimana. Uscito vittorioso dallo scontro Deby costrinse la Francia a riconoscerlo come alleato pena la rottura delle relazioni tra i due paesi. Il Ciad è uno dei paesi più poveri e primitivi dell’Africa con oltre la metà della superficie arida ed incoltivabile. I giacimenti di petrolio sono gestisti da multinazionali americane con contratti considerati i più svantaggiosi per un paese africano. Deby detiene il 60% delle quote azionarie ciadiane nello sfruttamento petrolifero. Non esistono raffinerie nel paese. Ora sta sfruttando la minaccia terroristica per proporsi come forza militare contro l’estremismo islamico. Truppe ciadiane sono presenti in Nigeria impegnate a combattere Boko Haram. Non vi è alcuna speranza di cambiamento di regime se non per via militare o per la morte del presidente dittatore.

Al nono ed ultimo posto troviamo il cugino povero: Robert Mugabe, presidente dello Zimbawe, detto il Dinosauro d’Africa.
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Patrimonio personale: 10 milioni di dollari. 35 anni al potere ottenuto grazie alla lotta di liberazione contro il regime razziale Boero della Rhodesia. Mugabe è la figura più controversa dei capi di stato africani. Pan Africanista convinto è sorretto da un odio ancestrale contro l’Occidente. Nel 2000 ha espopriato le terre ai latifondisti bianchi per ridistribuirle ai contadini neri. Questo ha scatenato l’ira dell’Occidente che ha imposto terribili sanzioni economiche che hanno fatto quasi fallire il paese. Il fallimento è stato evitato grazie al supporto della Cina. Dal 2003 lo Zimbabwe conosce una forte instabilità politica che ha rischiato di tramutarsi in guerra civile. Un terzo della popolazione attiva è immigrato nel vicino Sud Africa per poter soppravvivere. Il paese ora si sta riprendendo e Mugabe ha stravinto nelle elezioni del 2013. Attualmente ricopre la carica di Capo della Unione Africana ed ha giurato di pronuovere una politica anti occidentale a favore del continente africano. Una settimana fa ha ammesso che la riforma agraria è stato un disastro.

African Voice apre una colletta per aiutare questo povero presidente africano, evidentemente sfavorito rispetto ai suoi omologhi più fortunati.

by Fulvio Beltrami
@FulvioBeltrami
per African Voices

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