Burundi. L’odio atavico contro la libera informazione.

18 Feb

Stavo attendendola e puntualmente è arrivata la reazione ai miei articoli sul Burundi.

Da due giorni sto ricevendo dei messaggi su Facebook di cittadini burundesi chiaramente schierati a livello politico.
Il filo conduttore dei messaggi è la totale negazione degli atti criminali commessi dall’attuale governo e documentati da Nazioni Unite, Associazioni internazionali in difesa dei diritti umani, Ong e testimoni locali.

Il governo CNDD-FDD e il Presidente Nkurunziza non starebbero promuovendo nessuna campagna di uccisioni extra giudiziarie, le Imbonerakure non esisterebbero, i terroristi FDLR non sarebbero mai entrati in Burundi, nessun progetto di genocidio in atto. Promozione dei valori democratici e della coesistenza etnica da parte del governo.

Questa ondata di negazionismo è associata ad insulti che tendono ad associarmi ai “scarafaggi” cioe’ ai Tutsi. Secondo questi interventi sarei pagato dal governo ruandese o, nelle migliori delle ipotesi, un giornalista dilettante che racconta menzogne.

C’è chi si spinge oltre, abbandonandosi agli insulti.

Infine la minaccia, ciliegina sulla torta: “Fatti vedere in Burundi e farai la fine dei tuoi sporchi amici Tutsi”.
Questa minaccia, gli insulti e l’opera di negazionismo sono tutti segnali di una intolleranza e di un fanatismo cieco tipico della ideologia del Hutupower che ha le stesse dinamiche e logiche del Nazismo e del terrorismo di matrice islamica.

Chiunque non si allinei alla causa hutu deve essere contrastato e se possibile abbattuto, come purtroppo è successo alle nostre tre suore connazionali nel settembre 2014: Olga, Lucia, Bernadetta

Questo fanatismo cieco è la base primordiale per ogni pulizia etnica e genocidio. L’odio per il nemico viene portato all’estremo fin quando ucciderlo diventa cosa buona e giusta. Le stesse convinzioni dei miliziani di Boko Haram in Nigeria o del ISIS in Iraq.

Questo illustra bene l’attuale situazione in Burundi, uno dei paesi a maggior rischio per i giornalisti (anche stranieri).
Una situazione anacronistica che si rifà a ideologie concepite nel 1957 che la stessa Chiesa Cattolica (all’epoca ispiratrice) ha recentemente ripudiato. Ideologie inserite nel contesto della Guerra Fredda e del mantenimento delle zone di influenza nelle ex colonie da parte delle potenze occidentali costrette a concedere l’indipendenza in quanto incapaci di sostenere lunghissime guerre e costosissimi eserciti di occupazione territoriale.

È vitale che il Burundi si allinei al nuovo corso africano, fatto di scambi commerciali e nuove sfide (dalla razionale gestione della manna petrolifera all’avvio della rivoluzione industriale). Un nuovo corso che sta trasformando anche i rapporti internazionali con un progressivo distacco dall’Occidente in contemporanea alla ricerca di nuove partnership con paesi emergenti dalla Cina all’Iran, dalla Russia al Brasile.

Purtroppo l’attuale classe dirigente del paese non è intenzionata ad allinearsi al nuovo corso e si ostina a difendere ideali di supremazia razziale superati e nefasti. Una difesa ad oltranza che porta a concepire piani di sterminio, e alla psicosi dell’accerchiamento dove ogni interlocutore leggermente contrario o con altri punti di vista è automaticamente un pericoloso nemico interno o un loro pernicioso alleato straniero.

Questa classe dirigente, che si appoggia alle masse contadine hutu analfabete e da essa sfruttate e costrette a vivere nella più assoluta miseria, per soppravvivere necessita del nemico o per meglio dire del fantasma del suo nemico: il Tutsi.

Il Burundi, come ogni altro paese al mondo, non puó permettersi di avere una politica anacronistica ed autarchica isolata dal contesto regionale ed internazionale. Il cambiamento, che si voglia o no, è inevitabile.

Putroppo ho il timore che il cambiamento avverrà attraverso un violento regolamento di conti e un genocidio, di cui spero rimanga solo un tentativo impossibile da attuare.

Fulvio Beltrami per African Voices
Kampala, Uganda
@FulvioBeltrami

Una Risposta to “Burundi. L’odio atavico contro la libera informazione.”

  1. Alan 21 febbraio 2015 a 11:48 #

    Caro Fulvio Beltrami, non credi che stai cascando nello stesso errore di quelli che stai criticando nel tuo articolo? perche tu devi pensare che chi non la pensa come te oppure la vede in un altro modo per forza quelli sono da paragonare ai nazisti, boko haram etc…
    Ad esempio, Io non credo manco per un po che in Burundi ci sia un problema tra i hutu ed i Tutsi in modo assoluto! il problema che c’e in Burundi è politico e ti assicuro che i Hutu e Tutsi non hanno nessun problema tra di loro, ognuno si dimena come può per la sopravvivenza nella loro povertà e problemi quotidiani pero che ci sia sto oddio etnico addirittura preparazione del genocidio Io non ne ho visto e non ne vedo.
    la liberta di espressione? beh in tutta la regione mi piacerebbe sapere un altro paese meglio del burundi in questo ambito…
    Caro per finire, vorrei che tu capisca che nel momento in cui tu pubblichi una cosa tramite i mezzi di comunicazione pubblica, ti devi aspettare che qualcuno replichi o reagisca senza essere pregiudicato altrimenti poi non ti lamentare neanche te se qualcuno trovi che tu sia schierato…
    Gira aho uba wubahwe mugenzi.

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