Ebola. Fine di una epidemia inventata

24 Gen

L’epidemia di Ebola che ha colpito l’Africa Occidentale è entrata nella sua fase discendente. Lo dichiara un rapporto pubblicato la scorsa settimana dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). “I casi di contagio continuano a diminuire drasticamente in Guinea, Liberia e Sierra Leone” affermano gli esperti. Eppure fino a due settimane fa si parlava di rischio di contagio mondiale. Come è possibile che ora la terribile epidemia stia improvvisamente finendo? Dopo mesi di ignobile terrorismo mediatico e dati falsificati forniti proprio dal OMS sembra giunto finalmente il momento di trarre le conclusioni dando spazio alla ragione e alla informazione scientifica non a quella sensazionalistica. I casi dichiarati nei tre paesi sono 21.689. Le morti registrate: 8.626. Soffermiamoci su questi dati. La prima evidenza che salta agli occhi è il bassissimo tasso di mortalità della malattia, corrispondente al 39,77%.

Questo è dovuto dal ceppo del virus scoppiato in Africa Occidentale che è il meno virulento dei tre ceppi conosciuti a livello mondiale. Nella regione dei Grandi Laghi, tra il Congo e l’Uganda esiste il ceppo più pericoloso che registra un tasso di mortalità pari al 80%. Nelle tre epidemie registrate in Uganda negli anni Novanta e Duemila la capacità di contagio del virus era altissima e rapidissima. Nonostante un sistema sanitario nazionale sufficientemente attrezzato e moderno per contenere l’epidemia, la fortuna dell’Uganda è insita nell’elevato tasso di mortalità e nel rapidissimo decorso della malattia (dal contagio alla morte): pochi giorni. Questo ha impedito lo scoppio di una epidemia vera e propria e facilitato il contenimento della malattia.

Anche i numeri di persone contagiate dall’Ebola nell’Africa Occidentale è scientificamente irrilevante per dichiarare una situazione epidemica, nonostante che i media occidentali ci abbiano sempre detto che in questa parte del Continente stava avvenendo una ecatombe. I tre paesi hanno una popolazione di circa 18 milioni di persone. L’Ebola ha contagiato il 0,12% della popolazione regionale. Una percentuale assai misera che non giustifica l’allarmismo di cui siamo stati vittime per almeno sei mesi. Il contagio non ha raggiunto il mondo occidentale, salvo rarissimi casi riguardanti personale sanitario contagiato durante l’assistenza umanitaria prestata nei tre paesi africani. Non è nemmeno riuscito ad espandersi nella regione. Il Senegal e la Nigeria hanno debellato l’inizio del contagio in meno di due mesi e senza aiuti sanitari. Persino il Mali, paese in guerra civile, è riuscito a controllare in pochissimo tempo l’inizio di Ebola.

Dinnanzi alla facilità di debellare la malattia dobbiamo porci la domanda: perché i tre paesi africani colpiti ci hanno messo circa otto mesi a debellarla? La risposta è semplice quanto drammatica. Nonostante i milioni di dollari spesi dalle organizzazioni ONU, ONG e donatori internazionali durante l’ultimo decennio il sistema sanitario dei tre paesi (tutti usciti da orrende e lunghissime guerre civili) tutt’ora è inesistente. Dove è finito questo gigantesco flusso economico di aiuti umanitari? Una seconda risposta, non condivisa dall’insieme della comunità scientifica e sanitaria internazionale, ma che circola in alcune correnti scientifiche e tra osservatori politici africani colpevolizza proprio l’occidente e il OMS. Secondo loro l’epidemia (se cosi la vogliamo etichettare anche se in modo scientificamente improprio) è durata mesi e mesi a causa della scarsa risposta dell’occidente negli aiuti sanitari. L’unico paese che ha immediatamente risposto e in modo adeguato non è occidentale: Cuba. L’impegno dell’esercito di medici cubani inviato dall’Avana nei tre paesi africani e la loro efficacia sul terreno ha superato di gran lunga tutte le organizzazioni umanitarie occidentali, comprese quelle che possono essere considerate tra le migliori che sono intervenute in Guinea, Liberia e Sierra Leone: MSF e la ONG di Gino Strada, Emergency.

Queste semplici osservazioni fanno capire quanta informazione distorta e terroristica ci è giunta. Ora è tempo di bilanci, purtroppo assai sconcertanti. La domanda d’obbligo è chi ci ha guadagnato in questa storia e chi ci ha perso. Sicuramente i tre paesi africani hanno perso su tutti i fronti. Il danno economico dovuto dall’embargo cinicamente attuato ma non ufficialmente dichiarato dall’Occidente ammonta a 25 miliardi di dollari secondo la Banca Mondiale. Un danno spaventoso per questi tre paesi che sono agli ultimi posti della classifica dello sviluppo in Africa, con crescite economiche annue ridicole, infrastrutture inesistenti, processo di ricostruzione post bellica mai completato e spaventosi debiti pubblici. Anche sul punto di vista dell’immagine questi paesi escono totalmente distrutti. Liberia, Guinea e Sierra Leone sono diventati sinonimo di Ebola, cioè di una terribile e mortale malattia capace di mettere a repentaglio l’umanità secondo quanto ci hanno detto per mesi i nostri autorevoli media.

Per dei paesi poveri del Terzo Mondo l’immagine che hanno all’estero è di vitale importanza per attirare investimenti, turismo e prestiti internazionali. Anche l’Africa in generale ha subito un grave danno di immagine. Per l’ennesima volta l’Africa è sinonimo di morte e distruzione. Alcuni carissimi amici congolesi e nigeriani mi hanno riferito di aver subito umilianti trattamenti alle frontiere europee, sospettati di essere contagiati dall’Ebola in quanto negri ed africani. A livello internazionale il OMS ha perduto molta credibilità tra il mondo medico scientifico (quello serio e non al soldo delle multinazionali farmaceutiche). Truccare i dati sul contagio, e non essere in grado di debellare in poche settimane la malattia (come hanno fatto Mali, Nigeria e Senegal) di certo non sono azioni di cui andare fieri.

Se è lampante chi ha perduto in questo fattaccio meno lampante è chi ci ha guadagnato. Questa mancanza di chiarezza non è dovuta da una analisi complessa ma da un semplice quanto deplorevole occultamento della informazione. I nomi dei vincitori sono noti e semplici da indovinare: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e le multinazionali farmaceutiche in primis la Glaxo. La potenza imperialista americana è riuscita a ricreare il protettorato della fine Ottocento in Liberia, paese considerato dalla Casa Bianca strategico sotto un punto di vista militare ed economico (visto gli ingenti giacimenti petroliferi scoperti nelle sue acque territoriali). Il governo di Ellen Johnson Sirleaf è odiato dalla maggioranza della popolazione. Gli ultimi risultati elettorali, dove l’opposizione ha stravinto, sono la prova più evidente. Questo rappresentava prima della “emergenza Ebola” un grave rischio per gli Stati Uniti. Un cambiamento di regime tramite una democratizzazione del paese, poteva drammaticamente mettere in forse gli investimenti americani a favore di una politica nazionalistica magari appoggiata da potenze concorrenti quali la Cina.

Ora con il protettorato instaurato grazie all’invio di 6.000 soldati d’élite nel paese africano, questo rischio è stato allontanato. Stesso dicasi per le ex potenze coloniali che hanno consolidato la loro presenza militare nelle due strategiche ex colonie: la Gran Bretagna in Sierra Leone e la Francia in Guinea. Come nel caso della Liberia questi due paesi africani detengono importanti giacimenti petroliferi di recente scoperta, governi debolissimi ed instabili e covano rischi dell’insorgere di una politica nazionalistica in chiave anti occidentale. Pericoli che saranno abilmente controllati dai soldati inglesi e francesi, ovviamente lontani dai riflettori dei propri media, per non urtare la sensibilità del grande pubblico o, peggio ancora, correre il rischio dell’aprirsi di inchieste sul rispetto dei diritti umani.

Le case farmaceutiche internazionali sono riuscite ad infrangere una rigida regolamentazione sulla sperimentazione di vaccini e nuovi farmaci che la comunità internazionale ha fino ad ora loro imposto, costringendole a lunghi e costosissimi anni di seria ricerca. Sfruttando il terrorismo psicologico informativo e la complicità del OMS, la Glaxo e le altre case farmaceutiche internazionali hanno potuto sperimentare vaccini e medicinali nei tre paesi africani in un clima di totale assenza di regolamentazione giuridica e scientifica che rappresenta un vero e prorpio rischio per l’umanità. L’efficacia di questi vaccini e medicinali verrà comprovata solo se si otterranno risultati positivi. In caso contrario si otterrà la morte delle cavie umane africane che si contano a migliaia. Decessi che verranno accuratamente occultati in quanto la fase discendente dell’Ebola fa si che la malattia e gli avvenimenti ad essa collegati, non siano più di interesse per le prime pagine dei giornali e dei network occidentali dell’informazione.

Paradossalmente e a conferma dei dubbi nutriti, l’arrivo dei soldati occidentali e l’inizio della sperimentazione dei vaccini e farmaci, coincide con la fase finale della malattia. Ironico, non trovate? Dimenticavo di riferire una buona notizia sottolineata dall’Organizzazione Mondiale della Salute. Gli esperti di questa agenzia internazionale hanno dichiarato che ora i tre paesi hanno una sufficiente capacità di gestire ed isolare i casi di contagio grazie all’aiuto internazionale. Alla domanda di quali capacità esattamente si tratti, posta da un giornalista del settimanale politico economico: The East African, un esperto del OMS risponde: “I tre paesi ora hanno una sufficiente capacità di sotterrare i corpi delle persone che sono morte di Ebola”. Il settimanale africano non ha ritenuto di apportare commenti a questa spiegazione…

Fulvio Beltrami per African Voices
Kampala,Uganda
@FulvioBeltrami

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