Burundi. Guerra tra hutu, massacri di tutsi e venti di guerra regionali.

10 Gen

Dopo le prime notizie relative agli scontri tra una misteriosa colonna di ribelli e l’esercito regolare burundese, avvenuti nella notte tra il 29 e il 30 dicembre 2014, testimonianze oculari e associazioni locali in difesa dei diritti umani denunciano una drammatica situazione nel paese. Gli scontri presso la località di Cibitoke si sono estesi a tutto il distretto impegnando due divisioni di fanteria dell’esercito regolare. Il gruppo armato sarebbe stato composto da oltre 400 uomini, il doppio degli effettivi inizialmente dichiarati dalle fonti governative burundesi. Secondo il portaparola dell’esercito oltre 90 guerriglieri sarebbero abbattuti. Durante i combattimenti 20 militari sarebbero stati uccisi. I combattimenti, tutt’ora in corso anche se con intensità minore, stanno durando da una settimana. La colonna di ribelli è stata finalmente identificata. Trattasi di un gruppo di guerriglieri hutu burundesi e ruandesi precedentemente alleato al gruppo terroristico FDLR.

I ribelli, che avevano l’obiettivo di raggiungere la foresta di Kibira, erano entrati in territorio burundese dal vicina provincia congolese del Sud Kivu il 29 dicembre senza che la polizia e le forze di difesa burundesi intervenissero. Una passività considerata “normale” visto che la colonna ribelle era tecnicamente considerata “amica” in quanto composta da milizie estremiste Hutupower alleate al partito CNDP-FDD e al presidente Pierre Nkurunziza, operanti nel settore Kibila Ondes, Sud Kivu. L’ordine di attaccare la colonna ribelle è giunto direttamente dal presidente. Dinnanzi al constato di forti divergenze all’interno dello Stato Maggiore dell’esercito sulla opportunità di eseguire o meno gli ordini presidenziali innescando un conflitto Inter-etnico tra hutu, il governo è stato costretto ad impiegare le milizie genocidarie Imbonerakure. Testimonianze oculari affermano che almeno 40 ribelli fatti prigionieri sono stati barbaramente giustiziati da queste milizie genocidarie a colpi di machete.

La popolazione del distretto è stata costretta ad assistere alle esecuzioni dei ribelli catturati. Attivisti della società civile burundese denunciano il presidente e il governo CNDD-FDD di aver commesso gravi crimini di guerra, non rispettando la Convenzione di Ginevra che prevede la protezione dei prigionieri di guerra ed utilizzando civili nelle operazioni militari. Crimini ben documentati e sufficienti per richiedere alla Corte Penale Internazionale di aprire una inchiesta sul presidente burundese e sul suo entourage politico militare. Secondo le informazioni raccolte dalla società civile burundese i violentissimi combattimenti durati una settimana sono stati seguiti da una caccia all’uomo di cui vittime non sono state unicamente le forze ribelli intercettate dal governo. Le prove raccolte fino ad ora parlano di esecuzioni extra giudiziarie di vari esponenti politici dell’opposizione appartenenti al partito FNL-PLPH (Fronte Nazionale di Liberazione – Partito di Liberazione del Popolo Hutu) di cui leader: Agathon Rwasa è considerato il candidato naturale alle presidenziali del giugno 2015 per il secondo partito hutu del Burundi.

I giovani miliziani Imbonakure avrebbero ricevuto l’ordine di “equilibrare i rapporti demografici” del distretto, eliminando il più alto numero possibile di cittadini burundesi di origine tutsi. Testimonianze oculari riportano alla società civile che durante la settimana di combattimenti (dal 30 dicembre 2014 e il 05 gennaio 2015) nel distretto è stato compiuto un vero e proprio pogrom. Decine di civili tutsi sarebbero stati barbaramente trucidati a colpi di machete, donne e bambini compresi. La società civile sta tentando di ottenere prove concrete di questo pogrom. Al momento sono disponibili solo prove induttive. Varie famiglie tutsi sono state dichiarate “disperse” dai borgomastri del distretto. Secondo la loro versione avrebbero abbandonato le loro residenze per sfuggire ai combattimenti e si attende il loro rientro in quanto l’esercito ha ora il fermo controllo del territorio. Secondo informazioni pervenute da attivisti dell’opposizione i genocidari Imbonakure avrebbero ricevuto l’ordine di bruciare i corpi delle vittime tutsi per far scomparire le prove.

Secondo un email ricevuto da un attivista della società civile protetto da anonimato il pogrom di tutsi nel distretto di Gibitoke è una triste realtà e sarebbe stato una esercitazione in previsione di programmare ben più estesi contro la minoranza tutsi del paese. La popolazione civile (sia hutu che tutsi) è sotto shock cosi come l’opinione pubblica nazionale e i giornalisti burundesi. Le Intelligence ugandese e ruandese stanno intravvedendo la possibilità di un conflitto esteso tra forze hutu che principalmente coinvolgerebbe milizie genocidarie ora considerate “avverse” al regime Nkurunziza, comprese anche quelle appartenenti alla formazione politica-militare del FNL. All’interno di questa guerra tra hutu vi sarebbe anche il piano di attuare pogrom su vasta scala contro la popolazione tutsi. L’obiettivo non sarebbe quello di attivare il piano genocidario scoperto lo scorso aprile dai servizi segreti della Missione di Pace ONU in Burundi ma di approfittare del conflitto in corso per diminuire la percentuale di tutsi in vari distretti del paese. Dinnanzi a queste accuse il governo ha scelto il più accurato silenzio.

A distanza di una settimana dall’inizio degli scontri il governo non ha reso ancora noto l’identità dei ribelli ne confermato il massacro di prigionieri di guerra e civili tutsi. “Il conflitto hutu-hutu iniziato in Burundi e i pogrom contro i civili tutsi rientrano in una catastrofica e pericolosissima situazione regionale che coinvolge direttamente l’est del Congo. Il presidente Pierre Nkurunziza e gli alti esponenti del CNDD-FDD si erano resi disponibili a cacciare dal territorio burundese i terroristi ruandesi del FDLR. I recenti scontri sembrano portare ad una conclusione diametralmente opposta. Lo scontro armato contro la colonna di ribelli hutu intercettata a fine dicembre sarebbe stato teso ad annientare una formazione precedentemente alleata al regime burundese e alla FDLR che, dallo scorso novembre, sarebbe entrata in forti dissidi politici strategici con i suoi alleati. Le FDLR sembrano rimanere intatte e protette dal governo burundese”, afferma un responsabile della ISO (Internal Security Organisation), i servizi segreti ugandesi, sottolineando la strana coincidenza delle operazioni militari dei Caschi Blu dell’ONU in Congo (MONUSCO) e dell’esercito regolare congolese (FARDC) contro le milizie dell’opposizione hutu al governo di Nkurunziza presenti all’est del paese: le FNL.

Le operazioni militari congiunte tra la Brigata d’Intervento della MONUSCO e le forze regolari congolesi FARDC contro i miliziani FNL sono iniziate lunedì 05 gennaio. Lo Stato Maggiore congolese afferma di aver riconquistato i territori dell’altopiano di Uvira (Sud Kivu) confinante con il Burundi. In questi territori erano state installate base operative dei ribelli burundesi FNL. Secondo il bollettino di guerra del governo di Kinshasa in meno di sei ore le forze congiunte congolesi-ONU avrebbero sconfitto i miliziani FNL obbligandoli alla fuga senza registrare perdite. Un non definito numero di miliziani burundesi sarebbe stato ucciso. Nonostante le conferme provenienti dal portaparola della MONUSCO, le affermazioni del governo congolese sono difficili da verificare. Secondo esperti militari della regione l’attacco è realmente avvenuto ma non nelle proporzioni descritte. I reparti FNL, avvertiti 24 ore prima da elementi dell’esercito congolese, avrebbero deciso di abbandonare le basi per evitare uno scontro aperto. Una decisione basata sull’informazione che la MONUSCO intendeva utilizzare elicotteri da combattimento.

Una arma micidiale difficile da contrastare da parte delle milizie FNL prive di missili terra aria o di batterie anti aeree. La decisione di attaccare le FNL sull’altopiano di Uvira sarebbe stata presa dinnanzi al constato di un cambiamento di attitudine dei miliziani burundesi che avrebbero dimostrato nelle ultime settimane non ben specificati atteggiamenti aggressivi, secondo quanto riportato dal portaparola della MONUSCO, il Colonnello Felix Bass, all’emittente radiofonica Radio Okapi, noto organo di propaganda della MONUSCO strettamente legato alla propaganda del governo congolese. Sempre secondo il Colonnello Felix Bass l’attacco alle FNL sarebbe un forte segnale della determinazione della MONUSCO di neutralizzare il gruppo terroristico ruandese FDLR. La date-line per il disarmo delle FDLR è scaduta il 02 gennaio scorso. Il tempo concesso per la smobilitazione volontaria (sei mesi) ha offerto ben scarsi risultati. Meno di 350 miliziani FLDR si sarebbero arresi. Trattasi per la maggioranza di vecchi miliziani ormai non idonei ai combattimenti e membri delle loro famiglie che avrebbero consegnato armi ormai inutilizzabili.

Il grosso dell’esercito terroristico che conta 12.000 effettivi (2.500 secondo fonti MONUSCO) sarebbe stazionato in Burundi (8.000 uomini), nelle province est del Congo del Nord e Sud Kivu e a Kisangani. Dallo scorso novembre si sta registrando un’accelerazione sul reclutamento attuato da questo gruppo terroristico autore del genocidio del 1994 in Rwanda presso le migliaia di giovani congolesi disoccupati privi di qualsiasi futuro. Le ambiguità della MONUSCO basate su una alleanza di fatto con le FDLR attuata durante la guerra contro il movimento guerrigliero Banyaruanda M23 e la dimostrata protezione rivolta a questi terroristi, sta creando una forte spaccatura politica all’interno della Brigata d’Intervento ONU principalmente composta da soldati inviati dalla Tanzania e dal Sudafrica. Il 02 gennaio scorso il presidente sudafricano Jacob Zuma ha ufficialmente dichiarato l’urgenza di neutralizzare militarmente le FDLR dando come priorità assoluta l’inizio delle operazioni militari contro questo gruppo terroristico, rispetto ad altri gruppi armati presenti nell’est del Congo.

La presa di posizione del Sud Africa, fortemente contrastata dalla Tanzania e dal capo della missione di pace in Congo: Martin Kobler (accusato di nutrire forti simpatie verso i genocidari Hutupower e di evidenti sentimenti antitutsi), sarebbe dettata dalla alleanza politica-militare ufficiosamente stabilita con l’Uganda nel settembre 2013. Una alleanza che ha come obiettivo il controllo politico militare ed economico da parte di queste due potenze continentali sulla regione dei Grandi Laghi. Nonostante le pressioni sudafricane la realtà sul terreno è drasticamente opposta. Le milizie FDLR rimangono libere di spostarsi e di prepararsi ad una eventuale invasione del Rwanda mentre ad essere attaccate sono le milizie avverse a regimi alleati del governo di Kinshasa e della Francia come nel caso delle FNL burundesi. Secondo esperti militari regionali la MONUSCO avrebbe attaccato le basi FNL collocate sull’altopiano di Uvira per impedire i piani di invasione militare di queste milizie in Burundi, con l’obiettivo di abbattere la dittatura instaurata dal presidente Nkurunziza prima delle elezioni del prossimo giugno.

A complicare la situazione è stata la scelta del governo ugandese di proteggere i guerriglieri tutsi del M23. Il presidente Yoweri Museveni non ha rispettato gli accordi presi con il governo congolese di rimpatriare in Congo i guerriglieri del M23 protetti in Uganda dal dicembre 2013. A metà di dicembre 2014 l’esercito ugandese ha organizzato una fuga di oltre 1.200 guerriglieri M23 e finti combattimenti per coprire le evidenti complicità del governo di Kampala con questo gruppo armato, diretta minaccia per la stabilità e l’integrità territoriale della Repubblica Democratica del Congo. I miliziani del M23 si starebbero preparando per riprendere le attività militari all’est del Congo, dopo aver stretto alleanze politiche e militari con altri gruppi armati congolesi avversi al regime del presidente Joseph Kabila compresi milizie indipendentistiche della provincia del Katanga.

Nel frattempo il Rwanda sta rafforzando la sua presenza militare ai confini con Congo e Burundi, il suo servizio di Intelligence all’interno del paese per scoprire cellule clandestine dei genocidari FDLR e le sue attività diplomatiche tese a garantire appoggi politico militari per una eventuale invasione del Congo in caso di manifesta e prolungata volontà di non intervento contro le FDLR da parte della MONUSCO e dell’esercito congolese. Gli ultimi successi diplomatici ottenuti da Kigali sono l’alleanza di fatto con la super potenza regionale: l’Angola e la creazione di una NATO africana. Il presidente ruandese Paul Kagame ha stretto una alleanza politica militare con il presidente angolano Carlos Dos Santos, tesa ad evitare uno scontro con il potentissimo esercito angolano in caso di invasione del Congo. L’Angola fu la principale forza militare che impedì la vittoria degli eserciti ugandesi e ruandesi durante la seconda guerra panafricana combattuta in Congo dal 1997 al 2004.

In questi giorni il Rwanda sta firmando accordi di cooperazione militare con Uganda e Kenya che portano alla nascita di un Patto Atlantico NATO nell’Africa Orientale. L’obiettivo è di creare un super esercito regionale capace di intervenire per la difesa degli interessi nazionali dei tre Stati membri. Interessi che riguardano anche la neutralizzazione di gruppi terroristici (FDLR comprese) utilizzando “attacchi preventivi” in suolo straniero. Un Patto Atlantico africano fortemente contrastato dalla Tanzania, Stato fondatore della Comunità Economica dell’Africa Orientale assieme al Kenya e all’Uganda. L’unica e triste differenza relativa alla precaria situazione politica militare dei Grandi Laghi rispetto agli avvenimenti del 2014 sembra essere l’accelerazione dei preparativi di guerra in previsione di un regolamento di conti su base economiche (controllo delle risorse naturali del Congo) ed etniche (difesa delle etnie tutsi che vivono nella regione). Una guerra dalle dimensioni e sviluppi devastanti ed incontrollabili che può essere fermata da una chiara inversione della politica della missione di pace in Congo MONUSCO.

Solo una chiara ed efficace campagna militare che neutralizzi il gruppo terroristico FDLR può togliere qualsiasi argomento accettabile ai regimi di Kampala e Kigali e a tutte le altre forze regionali che stanno promuovendo i venti di guerra con il chiaro obiettivo di cancellare dalla carta geografica la Repubblica Democratica del Congo, balcanizzando l’immenso paese africano detentore del 42% delle ricchezze naturali del Continente.

 

Fulvio Belytami
Kampala, Uganda
@FulvioBeltrami

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