Ebola. Vaccini sperimentali. Il vero rischio per l’umanità

25 Nov

Ultimo dei tre articoli del giornalista e reporter Fulvio Beltrami che da anni vive a Kampala, Uganda e da sempre impegnato in inchieste spesso scomode ai poteri forti. I tre articoli sono frutto di un’inchiesta dello stesso giornalista su Ebola in West Africa.

Con grande ‘sorpresa‘ dell’autore, questi tre articoli sono stati censurati dopo la loro pubblicazione su L’Indro agli inizi di novembre.

Nonostante i dati clamorosamente truccati dall’organizzazione Mondiale della Sanità sul contagio di Ebola nell’Africa Occidentale, è scientificamente impossibile dichiarare un reale rischio epidemiologico mondiale. Gli stessi ricercatori al servizio delle multinazionali farmaceutiche, nei loro rari interventi pubblici, lo ammettono. Il Dr. Alfredo Nicosia, docente del Dipartimento di medicina molecolare e biotecnologie mediche presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e direttore scientifico e Co-fondatore di Okairos, la società biotecnologica fondata nel 2007 che sta sperimentando un vaccino contro l’Ebola per conto della multinazionale svizzera GlaxoSmithKline, ammette che il virus riscontra difficoltà a diffondersi a livello mondiale.

La prima di queste difficoltà è legata all’elevato tasso di mortalità. “Paradossalmente se il virus uccide rapidamente il suo ospite, rimane più circoscritto. Un virus che uccide in fretta è sì un pericolo ma lavora quasi contro se stesso. Per contrarre l’infezione ci deve essere un contatto fisico con fluidi – come sangue, feci, urina – di un organismo infettato. Il virus non si trasmette per via aerea. Inoltre il trasferimento del virus da una regione endemica a una non endemica difficilmente può avvenire attraverso i migranti, che si imbarcano in lunghi viaggi e che morirebbero prima di arrivare. Il rischio arriva semmai da persone che prendono l’aereo, e ora si stanno adottando molte misure di sicurezza al riguardo”, afferma il Dr. Nicosia alla stampa italiana. I severi controlli medici imposti ai principali aeroporti internazionali riducono al minimo questo ultimo rischio.

La pandemia mondiale che stenta ad avverarsi, nonostante sia quotidianamente ventilata dai media occidentali, sembra non essere in grado di giustificare la folle guerra tra le case farmaceutiche per trovare vaccino e cura contro l’Ebola. Come hanno dimostrato i precedenti casi di contagio in Uganda negli anni Novanta e Duemila e quelli recenti in Nigeria, un qualsiasi paese dotato di un sufficiente sistema sanitario è in grado di contenere l’epidemia al suo esordio. I milioni di dollari spesi per le ricerche mediche sul virus sarebbero quindi ingiustificati dinnanzi a ben altre priorità, quali la scoperta di vaccini e cure veramente efficaci a malattie ben più pericolose quali HIV/AIDS o le varie forme tumorali.

Purtroppo è troppo tardi per fermare la corsa alla scoperta di vaccino e cura contro l’Ebola. La GlaksoSmithKline ha investito 250 milioni di euro, la Johnson & Johnson 200 milioni di dollari, i governi canadese e americano assieme alla multinazionale Newlink Genetics 350 milioni di dollari. Tutte le multinazionali farmaceutiche impegnate nella lotta contro il virus hanno registrato aumenti speculativi delle loro azioni quotate in borsa che variano dal 2 al 8%. Una loro rinuncia a sperimentare sugli esseri umani il vaccino creerebbe un collasso azionario oltre alla perdita delle ingenti somme di denaro finora investite nelle ricerche. Uno rischio che queste multinazionali non possono permettersi di correre.

Ci sono inoltre due fondamentali vittorie ottenute dalle multinazionali che impediscono la marcia indietro. La falsa pandemia dell’Ebola, sapientemente creata dai mass media occidentali, ha infranto due tabù che limitavano fortemente la ricerca di nuovi farmaci rendendola costosissima: le rigidissime regole imposte sulla sperimentazione umana e le riserve di molti governi nel permettere la sperimentazione di vaccini tratti da virus geneticamente modificati. Grazie alla complicità dell’Organizzazione Mondiale della Salute, la sperimentazione, priva di qualsiasi regolamentazione giuridica e linee di condotta etico-scientifica, quindi selvaggia, è già iniziata nei paesi africani colpiti dall’epidemia grazie alla passività dei loro stessi governi. Nei vari casi di inizio epidemia registratesi in Uganda il governo ha impedito ogni tentativo di strumentalizzazione e di interferenze occidentali, obbligando il OMS e le Ong sanitarie internazionali ad agire sotto la coordinazione del Ministero della Sanità ugandese che dettava metodologie e indirizzi di intervento. Il governo ugandese non ha mia permesso sperimentazioni di farmaci contro l’Ebola sui propri cittadini sopratutto se effettuati fuori dal contesto rigorosamente scientifico dei laboratori di ricerca. Purtroppo nei tre paesi dell’Africa Occidentali sconvolti da decenni di brutali guerre civili guidati da governi deboli e corrotti, tutto sembra permesso. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, consapevolmente ha accettato di legalizzare la sperimentazione priva di regolamentazioni che nei paesi “civili” sarebbe considerata illegale al fine di garantire favolosi profitti alle multinazionali coinvolte.

I vaccini, tutti scoperti uno o due anni fa, sono già testati sugli operatori sanitari africani con la scusa di proteggere questi soggetti a rischio. Ovviamente non si parla di sperimentazione di massa sui loro colleghi occidentali impegnati nella lotta contro il virus se non a livello volontario e dietro assicurazioni legali che esentino di qualsiasi responsabilità le case farmaceutiche. Dal gennaio 2015 centinaia di migliaia di dosi di vaccini sperimentali saranno distribuite dal OMS alle popolazioni dei tre paesi africani, nonostante che tutte le multinazionali farmaceutiche affermino che una sperimentazione “relativamente sicura” sarà possibile solo verso aprile maggio 2015. La sola Johnson & Johnson prevede di sperimentare 250.000 dosi del suo vaccino a partire dal 20 gennaio 2015.

Tutti questi vaccini, a cui si è concesso la sperimentazione di massa sugli esseri umani, non sono mai usciti dalla fase 1 della sperimentazione (quella sugli animali). Le sole assicurazioni che durante questa fase iniziale le ricerche hanno ottenuto risultati positivi provengono dalle dichiarazioni fatte dalle multinazionali farmaceutiche coinvolte nel grande business. Nessun rapporto scientifico sui risultati delle sperimentazioni è disponibile all’opinione pubblica o alla comunità scientifica internazionale. Sono disponibili solo ad una ristretta e compiacente fascia di esperti OMS che hanno l’obbligo della confidenza e del segreto professionale. Questo rende impossibile verificare se le affermazioni unilaterali fornite dalla ditte farmaceutiche siano veritiere e scientificamente fondate. Le ricerche sono protette da copyright e svolte nel più assoluto segreto.

La sperimentazione che sarà attuata nei tre paesi africani è in realtà una sperimentazione selvaggia di almeno tre vaccini sperimentali che innescherà una feroce competizione tra le principali multinazionali coinvolte: GlaxoSmithKline, Johnson & Johnson, e Newlink Genetics. Il vaccino che otterrà i migliori risultati sarà riconosciuto valido dal OMS e si potrà avviare la sua commercializzazione a scala planetaria. La sperimentazione senza regole accorcerà i tempi normalmente imposti dai governi per riconoscere l’efficacia di un farmaco oltre ogni ragionevole dubbio: dai 5 ai 10 anni. Dopo un brevissimo periodo di tempo (forse 6 mesi o un anno) il vaccino che darà i migliori risultati sarà riconosciuto valido e commercializzato. Una pratica inaccettabile per la comunità scientifica internazionale ma che verrà resa accettabile dall’opera dei media occidentali che, dall’attuale terrorismo informativo sulla “epidemia del secolo”, passeranno a divulgare ed elogiare la “scoperta del secolo” del vaccino miracoloso.

La guerra tra i colossi mondiali della ricerca farmaceutica che si scatenerà nel 2015 nell’Africa Occidentale ridurrà le misure preventive e la rigorosità scientifica per constatare e controllare gli effetti collaterali dei vaccini, creando il reale rischio del verificarsi di incontrollate e non previste reazioni a catena in grado di sviluppare una nuova forma di malattia contagiosa creando il rischio di una vera e propria pandemia. Possibilità non relegata nei film di fantascienza Hollywoodiani in quanto la sperimentazione in Africa Occidentale non avverrà all’interno di laboratori specializzati e attrezzati ma direttamente tra la popolazione. I ricercatori impegnati in questo azzardo sanitario, sono ben consapevoli dell’assenza di sperimentazione etica e dei rischi sanitari collaterali incontrollabili ma hanno scelto di emulare Ponzio Pilato durante il processo a Gesù.

Noi non decidiamo a cosa saranno destinate le dosi di vaccini perché lo sviluppo clinico è in mano a un consorzio internazionale che fa capo all’Organizzazione Mondiale della Sanità e alla stessa Glaxo. Questo consorzio sta lavorando per accelerare il processi di sviluppo, che normalmente impiegherebbe anni, per arrivare già nel 2015 alle prime prove cliniche in Africa. Noi ci occupiamo della produzione delle dosi nei laboratori di Napoli e Pomezia” specifica al quotidiano La Repubblica il Dr. Nicosia nel evidente obiettivo di mettere le mani avanti ed esentarsi da eventuali future responsabilità in caso di disastro.

Un disastro possibile per la natura dei vaccini in fase di sperimentazione. La maggioranza di essi sono stati elaborati infrangendo la metodologia delle ricerche tradizionali dei vaccini che si basano sul principio naturale di stimolare l’organismo a riconoscere il virus o batterio patogeno, favorendo la produzione di anticorpi. Le multinazionali farmaceutiche impegnate nelle ricerche del vaccino contro l’Ebola si sono avventurate nel semi sconosciuto campo della modificazione genetica. Il nuovo ed alquanto azzardato concetto base è di attuare una mutazione indotta di un virus affinché da minaccia patogena si trasformi in un valido contributo contro la malattia.

Il vaccino italiano che sarà sperimentato in Africa, si basa su una sperimentazione genetica ottenuta tramite l’inserimento del DNA dell’agente patogeno dell’Ebola all’interno di un virus delle scimmie (adenovirus) innocuo per l’uomo. Questo vaccino stimolerà e potenzierà i linfociti T-killer che vanno in circolo nell’organismo e se trovano una cellula infettata da un virus la uccidono. Almeno questo è quanto ipotizzano e sperano i ricercatori. Al momento attuale nessuno di loro è in grado di garantire il controllo del virus geneticamente modificato iniettato nel corpo umano né la sua efficacia nel rafforzare correttamente e senza pericoli i linfociti T-killer.

E se qualcosa andasse storto? Se il vaccino-virus, una volta introdotto nell’organismo umano, subisse una ulteriore mutazione genetica e sviluppasse una malattia sconosciuta arrivando allo stadio più pericoloso: quello della trasmissione per via aerea? Se i linfociti T-killer, artificialmente iper stimolati nell’opera di distruzione, perdessero la loro capacità di riconoscere le cellule infette iniziando ad attaccare ed annientare anche le cellule sane? È pronto un piano di contenimento, una cura o un contro-vaccino? Per il momento i ricercatori sembrano non avere risposte a queste domande. Solo la sperimentazione senza regole sui “negri” offrirà eventuali chiarimenti.

Dinnanzi a questa sperimentazione azzardata le riserve adottate dalla Chiesa Cattolica diventano plausibili e giustificate. “L’uomo non si può sostituirsi a Dio nella manipolazione della natura”, sopratutto quando la conoscenza della scienza genetica è ancora a livelli primordiali, quindi necessita di estrema cautela e rigorosa ricerca scientifica. Eppure esiste un altro metodo, naturale e più sicuro. Quello di studiare gli anticorpi delle persone sopravvissute all’Ebola (oltre il 50% dei pazienti infettati) per comprendere i meccanismi di difesa e replicarli senza la necessità di ricorrere a mutazioni genetiche che allo stadio attuale delle scoperte scientifiche equivalgono al gioco della roulette russa. Perché non ci si concentra su questa alternativa? La risposta è semplice. La ricerca basata sugli anticorpi generati dai sopravvissuti alla malattia sarebbe priva di copyright e quindi non assicurerebbe guadagni esclusivi.

Il crimine commesso dal OMS è quello di permettere alle multinazionali farmaceutiche di infrangere la rete di severe restrizioni giuridiche ed etiche che regolano la sperimentazione dei farmaci sugli esseri umani accelerando il processo che si fonderà su basi non scientifiche ma di emergenza (per altro mediaticamente creata). Fino ad ora l’unica comunità scientifica che ha osato infrangere ogni regola etica nelle sperimentazioni è stata quella tedesca durante il periodo nazista dove i medici e ricercatori potevano sperimentare impuniti su cavie umane: gli ebrei rinchiusi nei campi di concentramento. Tra i pionieri della sperimentazioni senza regole vanno tristemente ricordati: il Professore Dr. Carl Clauberg, il Dr. Horst Shumann e il Dr. Josef Mengele.

Tempi brevissimi di sperimentazione sono un enorme vantaggio, quasi un regalo alle multinazionali farmaceutiche, in considerazione che i tempi attuali di sperimentazione (dai 5 ai 10 anni) obbligano ad un elevato sforzo finanziario che le multinazionali devono affrontare senza la certezza di ottenere validi risultati su nuovi vaccini o farmaci. Costi che saranno notevolmente minimizzati grazie all’eccezione che il OMS ha concesso per contenere l’epidemia di Ebola, trasformando questa terribile malattia in un cavallo di Troia per la sperimentazione genetica senza scrupoli e senza regole che può essere replicata per qualsiasi altra malattia a condizione di creare una realtà virtuale di pericolo ed emergenza. Una sperimentazione che segue le stesse azzardate e pionieristiche procedure del vaccino anti Ebola, per curare varie malattie come l’epatite C, la malaria, varie forme di influenza e tumori, come specifica società biotecnologica italiana Okairos nella sua pagina web di accoglienza.

Alcuni film catastrofici di Hollywood come la trilogia “Residence Evil” o “I’m Leggend” raccontano di una umanità distrutta causa sperimentazioni di vaccini e cure ottenute tramite mutazioni genetiche sfuggite dal controllo di scienziati e medici. Uno scenario che potrebbe rischiare di diventare realtà. Timori infondati delle solite Cassandre o rischio per la sopravvivenza del genere umano ciecamente e caparbiamente sottovalutato dalle multinazionali dinnanzi alla possibilità di incassare profitti ultra miliardari? Non ci rimane che attendere e vedere come si svilupperà la situazione. Una attesa non certamente tranquilla.

Fulvio Beltrami
Uganda, Kampala
Twitter @FulvioBeltrami

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

” o “I’m Leggend” raccontano di una umanità distrutta causa sperimentazioni di vaccini e cure ottenute tramite mutazioni genetiche sfuggite dal controllo di scienziati e medici. Uno scenario che potrebbe rischiare di diventare realtà. Timori infondati delle solite Cassandre o rischio per la sopravvivenza del genere umano ciecamente e caparbiamente sottovalutato dalle multinazionali dinnanzi alla possibilità di incassare profitti ultra miliardari? Non ci rimane che attendere e vedere come si svilupperà la situazione. Una attesa non certamente tranquilla.

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