Repubblica Centroafricana. Il finto colpo di stato

19 Ott

Giovedì 16 ottobre il governo provvisorio centroafricano ha annunciato un tentativo di colpo di stato contro la presidente ad Interim Catherine Samba Panza. L’annuncio di un cosi grave attentato in un paese sconvolto dalla guerra civile, etnica e religiosa dal ottobre 2013 è immediatamente apparso sospetto agli osservatori politici africani. Il governo non ha incolpato nessuna forza politica o militare limitandosi a parlare di una non ben definita “coalizione di forze negative”. Secondo la versione ufficiale fornita dal portaparola del governo: Antoniette Montaigne dietro gli scontri tra le milizie cattoliche Anti-Balaka e le milizie islamiche Seleka della scorsa settimana si cela un tentativo di colpo di stato attuato da una coalizione di forze politiche che avrebbe distribuito alla popolazione denaro e armi nel tentativo di rovesciare il governo provvisorio, bloccare la transazione democratica e l’organizzazione di libere elezioni.

Armi pesanti e leggere sono state consegnate alla popolazione, sopratutto ai giovani, chiedendogli di protestare contro il governo e di richiedere le dimissioni del presidente Catherine Samba Panza e del Primo Ministro”, recita il comunicato. I tre giorni di duri combattimenti tra le milizie Anti-Baraka e quelle delle Seleka, che hanno sconvolto la capitale e le principali città del paese costringendo oltre 6.000 persone a fuggire dalle proprie abitazioni, sono il più grave regresso per la fragile pace del paese fin dall’arrivo delle forze di occupazione francese. Gli scontri hanno evidenziato l’impreparazione della truppe dei caschi blu recentemente stanziate nel paese. Solo l’intervento dell’esercito francese, ancora operativo nel paese, è riuscito a controllare la situazione.

Quasi contemporaneamente allo scoppio degli scontri il paese è stato sconvolto da dure manifestazioni popolari in protesta contro la presidente Ad Interim. I manifestanti, soprattutto giovani, la accusano di essersi appropriata di 10 milioni di dollari provenienti dai fondi di aiuto elargiti dall’Angola. Accusa smentita da Samba Panza mercoledì 15 ottobre tramite un comunicato trasmesso dalla radio nazionale. “Siamo una democrazia compiuta e tutte le opinioni sono permesse e rispettate. Dinnanzi alle odiose accuse rivoltemi applico il mio principio di lasciar morire i pesci cattivi del proprio veleno continuando il mio operato di riappacificazione del paese e rafforzamento della democrazia. Un impegno da me svolto con determinazione che nessuno potrà fermare. Invito la popolazione a non credere alle menzogne sparse con l’intento di aumentare il caos e l’odio. La invito a continuare a porre fiducia nel mio operato e a sostenermi in quanto tutti sanno che mi sto battendo per ridare una speranza al nostro paese” ha affermato la presidente alla radio nazionale.

Eppure le accuse dei giovani manifestanti non sembrano frutto di una calunnia dell’opposizione centroafricana. Lo scandalo è stato riportato dal mensile Jeune Afrique lo scorso 29 settembre. L’indagine giornalistica svolta dal prestigioso mensile francofono specializzato nelle tematiche africane rivela la gestione estremamente opaca di 10 milioni di dollari concessi dal governo angolano per sostenere l’economia del paese distrutta dalla guerra civile e dal caos politico. Di questo ingente finanziamento non vi è traccia e la sua gestione ha provocato inquietudine presso i principali enti finanziatori internazionali tra i quali: la Banca Mondiale, il FMI e la Banca Africana per lo Sviluppo.

Il governo angolano ha confermato l’esistenza di seri dubbi di malversazione e appropriazione indebita dei fondi elargiti alla Repubblica Centroafricana per sostenere l’economia del paese, il funzionamento amministrativo del governo provvisorio e rispondere alle emergenze umanitarie. Come prima reazione il governo del Congo Brazzaville, ora entrato nell’economia dei petro-dollari, ha congelato gli aiuti promessi al Centroafrica in attesa di chiarimenti sulla sparizione dei 10 milioni di dollari elargiti dal governo angolano. In un classico gioco delle tre carte che sembra contraddistinguere la politica della terza donna africana che ricopre la carica di Presidente, Samba Panza ha negato l’accusa dinnanzi alla popolazione e nello stesso tempo ha assicurato gli enti finanziatori di aver risolto il problema ordinando un audit finanziario per verificare se i fondi sono stati sottratti o male utilizzati, ammettendo di fatto che il problema esiste veramente.

L’assicurazione è stata data durante la recente Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, accompagnata dalla richiesta di ricevere nuovi finanziamenti da parte della Comunità Internazionale. Secondo fonti credibili dell’opposizione, supportate da vari analisti politici e giornalisti africani i violenti scontri sono stati iniziati dalle milizie cristiane Anti-Baraka protette sia dal governo che dal contingente militare francese. Milizie responsabili della pulizia etnica su grande scala compiuta contro la comunità mussulmana centroafricana e straniera presente nel paese tra il gennaio e il giugno 2014 con la diretta complicità delle forze armate francesi che hanno attivamente partecipato ai pogrom come diversi testimoni affermano.

Secondo la pesante accusa le forze armate francesi avrebbero favorito le pulizie etniche contro la comunità mussulmana esattamente come favorirono e parteciparono al genocidio ruandese durante l’Operazione Turquoise nel 1994. Se le accuse di complicità diretta nel tentativo di genocidio in Centoafrica sono ancora da provare quelle relative al Rwanda sono una realtà storica ammessa anche da vari investigatori della magistratura e del parlamento francese. Nonostante le evidenze prodotte il governo dell’epoca, lo Stato Maggiore delle forze di difesa e i dirigenti della sinistra Cellula Africana dell’Eliseo (nota con il nome di France-Afrique) non sono stati perseguiti per la loro partecipazione al genocidio ruandese.

Ritornando agli avvenimenti della Repubblica Centroafricana il governo è accusato di aver istigato le violenze e l’inizio degli scontri armando e finanziando le milizie cristiane Anti-Balaka al fine di interrompere le proteste popolari che rischiavano di creare la più seria crisi politica dall’avvento al potere di Samba Panza e la dimissione del governo transitorio considerato dalla popolazione centroafricana un mero pupazzo della Francia. Dinnanzi al rischio di venir scoperto il governo avrebbe diffuso la falsa notizia del tentativo di colpo di stato. “Questi stratagemmi sono a corto respiro. I 10 milioni di dollari sono entrati nelle tasche di Samba Panza e della sua corte dei miracoli e non sono i soli fondi ad essere spariti. Samba Panza è consapevole di essere un burattino della Francia e di non avere molto tempo né un futuro politico nel paese, quindi sta approfittando della temporanea e alquanto fragile posizione di potere per racimolare più soldi possibili al fine di assicurarsi una serena e dorata pensione” spiega un giornalista centroafricano rifugiatosi a Kampala e protetto dall’anonimato in quanto teme ritorsioni contro i suoi familiari rimasti a Bangui.

Sulle accuse di malversazione dei fondi e le proteste popolari il governo francese e il presidente Francois HHollande hanno accuratamente evitato di fare qualsiasi commento pubblico, limitandosi a confermare le violenze inter religiose scoppiate la scorsa settimana ma, per motivi di decenza, non confermando la tesi del colpo di stato divulgata dal governo provvisorio di Bangui. L’Eliseo sembra ora preoccupato in quanto la situazione nella Repubblica Centroafricana sta sfuggendogli di mano e la multinazionale energetica AREVA è impossibilitata ad iniziare l’estrazione delle ingenti riserve di uranio presenti nel paese, come da precedenti scenari ipotizzati, ora evidentemente non più attuabili.

Per dovere di onestà giornalistica si deve precisare che la Chiesa Cattolica e il Vaticano non sono coinvolti nei pogrom contro la comunità mussulmana in Centroafrica, nonostante che le milizie cristiane Anti-Baraka affermino di aver il sostegno del clero cattolico locale. Una affermazione duramente smentita dai principali Mullah mussulmani del paese che testimoniano l’operato del clero cattolico intento a rischiare la propria vita per salvare centinaia di vite umane. Almeno in Centroafrica la Santa Sede non ha applicato le sue consuete e storiche simpatie ed appoggi alle ideologie naziste e di supremazia razziale o religiosa. Che sia un effetto secondario del vento di cambiamento del Papa Buono? Ancora presto per affermarlo con certezza.

Fulvio Beltrami
Kampala, Uganda

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Una Risposta to “Repubblica Centroafricana. Il finto colpo di stato”

  1. aldo 29 ottobre 2014 a 16:34 #

    approfitto del vs. sito per sapere qualcosa di più sulla situazione ebola nella Guinea Bissau….tutte le notizie parlano di Guinea (Konakri suppongo) grazie…

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