La Nigeria vista da Enza Guccione, la suora italiana molto ‘speciale’.

3 Set

Villaggio Igbedor Da circa 2 anni assistiamo ai molti cambiamenti che scuotono la Nigeria, a volte positivi, ma più spesso negativi che ci inducono a pensare che sia uno Stato allo sbando tra diritti violati, una politica fantasma, una guerra senza fine con i Boko Haram e infine l’Ebola che sta cominciando a seminare paura tra le popolazioni nigeriane.

Ho pensato che sarebbe stato interessante parlarne con una donna italiana che vive e conosce molto bene il tessuto della Nigeria ed è nata questa chiacchierata con Enza Guccione, la suora italiana speciale che vive nel sud della Nigeria da 18 anni.
Suor Enza si trasferì in Nigeria nel 1996 e attualmente è responsabile della comunitá di Igbedor, un’isolata cittadina collocato su una isola fluviale tra lo Stato di Kogi e quello di Amambra.

D: Suor Enza, non conosco profondamente ogni realtà della Nigeria sia per le dimensioni del paese che per il numero elevatissimo di abitanti. Il messaggio che ho percepito riguardo Goodluck Jonathan è che sia una persona incapace di governare il paese e allo stesso tempo sia molto scaltro nell’usare un evento negativo per coprirne un altro già esistente. La stampa internazionale solo delle cose più eclatanti ma non parla ad esempio della condizione dei bambini. Molti di loro spariscono, è un dato che coinvolge tutto il paese? Chi li rapisce? Qual’é la loro sorte? Perché nessuno ne parla? Il governo quanto è coinvolto nel non fermare questo traffico?

R: La Nigeria e’ un paese vastissimo non solo come estensione geografica e di popolazione. Le etnie sono tante e altrettante le lingue locali. Il problema fondamentale (enorme, a mio parere) è il tribalismo che crea lotte interne continue portando corruzione, ingovernabilità e incrementa povertà e violenza. La corruzione politica poi distrugge il progresso e la crescita del paese. I Boko Haram erano stati pagati e chiamati da politici corrotti (oppositori di Goodluck) per destabilizzare il governo di Jonathan, il quale è stato fatto apparire come un incapace. Dietro a tutto questo sono convinta ci siano le grandi Multinazionali. Guarda gli Usa, per esempio. Sono venuti in Nigeria con lo scopo di scovare i Boko Haram e liberare le ragazze. In realtà è ben noto che gli americani sono andati a circondare e proteggere le loro basi petrolifere in Cameroon e i loro interessi. Specie da quando la Nigeria ha deciso di orientarsi verso la Cina, lasciando gli Usa, Jonathan è entrato nel bersaglio degli interessi multinazionali, di coloro che non accettano il cambiamento con il calo degli interessi economici. Occorrono presidenti che stiano al gioco ‘tanto antico‘ degli Usa, della Francia…… Sono convinta che se Jonathan avesse avuto dei veri politici collaboratori, le sorti della Nigeria sarebbero state ben diverse e il progresso e lo sviluppo sarebbero oggi migliori. Siamo prossimi alle elezioni presidenziali. Boko Haram è stato un pretesto di destabilizzazione proprio in vista delle votazioni. Ricordo bene le carneficine che ci furono prima dell’elezione di Obasanjo e come Yara’dua misteriosamente si ammalò, lasciò la Nigeria e poi si seppe che morì di malattia…. Il Tribalismo è ancora molto forte, ma le Multinazionali creano ancora schiavi.

La questione bambini rientra nel giro della corruzione internazionale e mondiale. La mafia mondiale ha le sue cellule ovunque,saluto soprattutto dove c’è povertà. I bambini purtroppo sono nel mirino per via della vendita clandestina di organi. Chi ci sia dietro è difficile da definire, almeno per me.
E’ una matassa talmente aggrovigliata, che trovarne il capo è un’impresa non semplice, anche da spiegare. E’ come la mafia delle prostituzioni, dove governi, malavita e le
multinazionali giocano la loro parte. Una macchina per fare fior di quattrini sfruttando l’ignoranza, l’ingenuità’, la precarietà di chi sogna un futuro migliore… non sapendo che dietro l’angolo c’è purtroppo molto spesso la morte. A mio parere le multinazionali,
le grandi potenze, hanno una enorme parte di responsabilità in tutto questo, specie quando si nascondono dietro le ‘bandiere’ con la scritta ‘Pace‘ o ‘Diritti Umani dei Bambini‘…

Credo che i Media in questo campo potrebbero fare molto scrivendone, parlandone, destando le conoscenze e scuotendo le coscienze, ma purtroppo anche i Media sono asserviti alla politica e l’informazione è di parte, filtrata, guidata, corrotta e piegata alle convenienze politiche, che sono poi quelle economiche e di potere… e non parlo solo dei Media Nigeriani!

Da che sono in Nigeria (1996) non mi pare di aver mai sentito parlare del traffico di bambini, intendo dire da stampa nigeriana o da notiziari locali. Si è incominciato a parlare di traffico di giovani ragazze da avviare alla prostituzione, per l’iniziativa delle suore Missionarie della Consolata che si battono in prima fila a Benin City, dove sembra esserci il cuore del traffico della prostituzione. Proprio in quella città so che stanno lavorando a tappeto per creare informazione proprio su questo campo, nelle scuole e nei villaggi.

D: Ci sono ancora più di 100 ragazze che risultano rapite da Boko Haram, credi che torneranno mai alle loro famiglie? La stampa internazionale se ne occupata il tempo necessario di cavalcare la moda del #BringBackOurGirls, poi se ne sono dimenticati (African Voices no), cosa è necessario fare per scuotere le coscienze?

R: La campagna ‘#BringBackOurGirls‘ è stata un’onda da cavalcare, uno scoop da rimbalzare, secondo me, che ha avuto solo il tempo che è servito per fare e sfruttare la notizia. I Media: dai più grandi ai più piccoli, i VIPs e chiunque facesse informazione, l’hanno sfruttata per mettersi in mostra, per incrementare le vendite, per comparire una volta di più in uno scenario globale che fa dell’immagine una priorità, e non delle priorità un’evidenza. E se da una parte era necessario far sapere al mondo, dall’altra parte è servito solo a creare l’immagine negativa del presidente Jonathan, che serviva ai politici avversi, per destabilizzare il governo. La gente comune pensa che le ragazze che si dicono essere state “rapite”, siano in realtà parte di una macchinazione per la destabilizzazione del governo. Di queste ragazze infatti le famiglie non hanno rivelato Nome e Foto. Potrebbe anche essere che le famiglie abbiano ricevuto danaro per una storia inventata del rapimento e che proprio perché non circolano foto e nomi, quelle stesse ragazze si muovano liberamente. Insomma, falsi rapimenti. Adesso che però Boko Haram sta prendendo una forma diversa da quella iniziale, la situazione è cambiata: i politici stessi non parlano più di ‘patteggiamenti’ con Boko Haram.

D: Quando in Nigeria è uscita la legge che prevede l’ergastolo per gli omosessuali nigeriani ci sono giunte storie molto brutte di brutali pestaggi e denunce tra gli abitanti. La situazione è ancora la stessa? Perché c’è tanta paura della sessualità in Nigeria e in Africa in generale?

R: La sessualità, come la famiglia, sono ritenuti sacri e inviolabili nella cultura e nella profonda religiosità insita nei nigeriani e africani in genere. Violare questi principi è ritenuto abominevole. Per questo non se ne parla, non si insegna nelle scuole… L’omosessualità è ritenuta una realtà contraria a questo principio di sacralità, una realtà ‘diversa‘ dalla normalità. Dopo le prime reazioni furiose contro gli omosessuali di cui si è parlato, oggi sembra, almeno per quel che ne so, che le reazioni verso gli omosessuali stiano cambiando. C’è un approccio di dialogo e di rispetto per la persona, maggiore che nei mesi scorsi, anche se resta, di fatto, la disapprovazione per l’omosessualità. Del resto anche in Italia ed in Europa ci son voluti anni prima di avere un’idea e una visione diversa circa l’omosessualità. Pretendere dagli Africani un salto immediato o fare gli scandalizzati di fronte alle loro concezioni della vita, della sessualità e dell’omosessualità,¬ mi sembra un pò fuori luogo. Sono certa che il tempo trasformerà anche loro, fermo restando il fatto che ogni persona ha diritto di esistere e va rispettata al di là della sua ideologia, sessualità, cultura, condizione sociale o altro.

D: Seppure ancora con numeri molto bassi, l’Ebola è arrivata in Nigeria anche se il paese non confina con nessuno degli Stati colpiti duramente dal virus; che collegamento ci può essere con quanto sta accadendo in Guinea, Liberia e Sierra Leone? Credi che ci possa essere un estensione del virus su larga scala?

R: Quando ho cominciato a leggere notizie circa le stragi provocate dall’Ebola in Liberia dove tra l’altro ho dei carissimi amici, mi sono detta che purtroppo piove sempre sul bagnato… L’Ebola è un Virus come lo è l’HIV. Non è apparso dal nulla ultimamente, è da parecchi anni che semina stragi in Africa, ma come sempre non se ne è parlato se non in modo superficiale. La cosa che mi irrita è leggere che si spendono miliardi di dollari a cercare acqua su Marte, a costruire aerei da guerra, manipolare geni in laboratorio, a creare un essere vivente computerizzato, ma in tutti questi anni non si è riusciti a trovare per l’Ebola una cura adeguata. Doveva colpire un Occidentale perché medici e scienziati improvvisamente scoprissero vaccini e possibili ‘cure da testare‘ e naturalmente sugli africani… Credo che l’Ebola si diffonda per contagio e a meno che non ci siano condizioni igienico-sanitarie adeguate, sarà destinato a diffondersi. In Nigeria se ne parla, si crea conoscenza, si informa su certi comportamenti importanti per evitare il contagio.

Prego solo che chi è interessato unicamente alle risorse naturali della Nigeria, si metta una mano sulla Coscienza e si renda conto che la prima risorsa naturale importante sono gli esseri viventi verso i quali non si può e non si deve speculare. Sono più che convinta che esiste già una cura medica capace di fermare questa strage. Le multinazionali farmaceutiche dovrebbero smettere di manovrare l’intero mondo solo a proprio profitto.

D: Suor Enza, dove vivi e qual’è la missione che svolgi in Nigeria?

R: Dal 2009 vivo in un’isola fluviale, Igbedor, nel fiume Niger nel Sud-Ovest della Nigeria. Cerco di prendermi cura più che posso dei bambini (circa 5000 da 0 a 12 anni) e delle donne in gravidanza. In Igbedor non esistono strade carrabili a motore, non c’e’ corrente elettrica, non c’è acqua potabile, non c’è un ospedale ( il più vicino è a 5 ore di barca a motore) non ci sono scuole funzionanti. La popolazione vive di agricoltura e pesca, e spesso si muore di colera, febbre gialla, dissenteria, (i bambini sono i più colpiti) e le donne in gravidanza, molto spesso, partoriscono o muoiono nei barconi mentre si recano all’ospedale più vicino. A Igbedor siamo perennemente in stato di emergenza, e le tante porte a cui ho bussato fino ad ora, sembrano restare chiuse e sorde.
Villaggio Igbedor 053Abbiamo bisogno di fondi per costruire una scuola, pannelli solari per generare corrente, un impianto di potabilizzazione d’acqua, una barca a motore coperta che faciliti il trasporto in ospedale e una bettolina per il trasporto di materiale, medici volontari e/o infermieri, un sistema di comunicazione satellitare (e fondi per i relativi consumi) che ci aiuti a comunicare col mondo per farci conoscere, perché le vie di comunicazione canoniche, cellulare e Internet, sono talmente scadenti, da impedire una comunicazione costante ed efficace.
Saremmo felici se AfricanVoices ci facesse conoscere, ci aiutasse ad aprire finalmente qualche porta.

Grazie a Suor Enza, una suora e una donna speciale.
Per seguire le iniziative della missione di Suor Enza clicca QUI
Guarda il sito e contatta Suor Enza, clicca QUI

 

Marco Pugliese
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