Archivio | luglio, 2014

Cuneo, 18 Luglio “Cena degli Avanzi. Tutti a tavola … senza sprechi”.

16 Lug

Seconda edizione di questo importante appuntamento che l’Associazione LVIA e alcune importanti realtàdell’associazionismo cuneese Pro Natura, Confcommercio, Coldiretti, Confcooperative, Caritas Diocesana, Commissione Nuovi stili di Vita (Diocesi di Cuneo e Fossano), Centro Migranti,  ACLI – organizzano con il duplice obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’inquietante fenomeno degli sprechi alimentari e di raccogliere fondi a sostegno dei progetti di sicurezza alimentare che LVIA promuove nel Sahel, in particolare in Burkina Faso.

 

L’evento rientra nelle azioni promosse dalla Campagna “Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro” promosso da Caritas italiana e Focsiv – Volontari nel Mondo.

Per partecipare alla cena è preferibile prenotarsi entro il 17 luglio, ma è anche possibile presentarsi direttamente in piazza il giorno dell’evento. Il costo è di 18 euro (10 euro per i bambini sotto i 10 anni) e parte del ricavato sosterrà appunto i progetti di LVIA.

 

E’ possibile consultare la pagina del sito LVIA dedicata all’evento per maggiori informazioni e diffondere l’iniziativa anche attraverso l’evento facebook..

Comunicato Stampa:

A Cuneo il 18 luglio LVIA organizza la
“Cena degli Avanzi: tutti a tavola…senza sprechi”

Venerdì 18 Luglio alle ore 19.30 in piazza Europa (lato Ippogrifo) a Cuneo, l’associazione LVIA organizza la Cena degli Avanzi, all’insegna della solidarietà e della lotta allo spreco alimentare.
L’iniziativa, dal nome “Cena degli avanzi: tutti a tavola…senza sprechi” è organizzata in collaborazione con diverse associazioni del territorio: Pro Natura, Confcommercio, Coldiretti, Confcooperative, Caritas Diocesana, Commissione Nuovi stili di Vita – Diocesi di Cuneo e Fossano, Centro Migranti, ACLI. Il contributo è di 18 euro (10 euro per i bambini sotto i dieci anni) che sarà destinato al sostegno dei progetti di sicurezza alimentare che LVIA promuove nella regione africana del Sahel.

Una persona su otto nel mondo non riesce a fare un pasto tutti i giorni: 842 milioni di persone, in totale, soffrono la fame. Di questi, 36 milioni di bambini, che sono i più vulnerabili, muoiono ogni anno di malattie legate alla malnutrizione (dati FAO).
Per contro, 1 miliardo e mezzo di persone mangiano troppo e 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vanno sprecate ogni anno: quantità corrispondente ad un terzo della produzione mondiale di alimenti. L’Italia fa purtroppo la sua parte: secondo Coldiretti oltre 10 milioni di tonnellate di cibo vanno sprecate ogni anno nel nostro Paese.

La sfida della lotta allo spreco alimentare diventa strategica per ricondurre in un’ottica di giustizia il rapporto che l’umanità ha con il cibo: la Cena degli Avanzi vuole condividere con il territorio la necessità di ridurre gli sprechi quotidiani per un consumo responsabile. Necessità raccolta dalla Campagna nazionale “Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro”, lanciata da Caritas Italiana e da FOCSIV – Volontari nel Mondo a fine febbraio (www.cibopertutti.it), e all’interno della quale questo evento rientra, come azione concreta di informazione e sensibilizzazione sulle tematiche promosse. La Campagna raccoglie l’appello di Papa Francesco che ha pronunciato parole chiare sulla necessità di rimuovere le cause della fame e gli ostacoli posti da una finanza senza controllo e dai modelli prevalenti di sviluppo economico.

Con la partecipazione alla cena si contribuirà anche a sostenere un progetto che l’Associazione LVIA promuove in Burkina Faso, nella regione del Sahel africano, dove opera per rafforzare le organizzazioni contadine e rurali che operano per affermare il proprio diritto a partecipare alla grande sfida di nutrire il pianeta. Tale azione è una risposta concreta all’appello che le Nazioni Unite hanno lanciato in questo 2014, Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare, come strumento di lotta alla povertà e salvaguardia ambientale.

L’evento vedrà il coinvolgimento dell’Associazione “MangiArti – Ristoratori artigiani di Cuneo” che raggruppa alcuni dei migliori cuochi dei ristoranti cuneesi e che proporrà un menù con ingredienti offerti in gran parte da aziende del territorio: due antipasti (milanesine di pollo e zucchine novelle in carpione e insalatina di orzo perlato con verdurine, pomodori datterini e basilico), un primo (pasta pasticciata al ragù), un secondo (Bocconcini di vitello in umido con erbe aromatiche e piselli) e un dolce (Torta di nocciole con crema di cioccolato), il tutto accompagnato da vino e acqua.

Per ridurre al minimo la produzione di rifiuti, ogni partecipante è invitato a provvedere autonomamente portando le stoviglie da casa (piatti, bicchiere e posate). Saranno comunque disponibili sul posto kit completi di stoviglie usa e getta, ottenibili con un contributo aggiuntivo di 2 euro).

Si ricorda che per partecipare alla cena è gradita la prenotazione entro il 17 luglio presso uno dei seguenti negozi/esercizi:

■ Libreria Ippogrifo P.za Europa, 3; ■ Renzo Abbigliamento P.za Europa, 9; ■ Cuba Relais Du Chocolat P.za Europa, 14; ■ Original Marines P.za Europa, 26; ■ 012 Benetton P.za Europa, 26; ■ Erboristeria Ginko Biloba C.so G. Ferraris, 25; ■ Spaccio del Parmigiano C.so G. Ferraris, 28; ■ Videocenter Expert C.so Nizza, 72; ■ Ristorante Torrismondi Via M. Coppin,o 33; ■ Votre Maison C.so Nizza, 56; ■ Pizzeria Tramonti C.so G. Ferraris, 11; ■ Chiapella C.so G. Ferraris, 19■ LVIA Via S. Grandis, 38; ■ Agenzia Viaggi Bramardi Via C. Emanuele III, 43

L’evento è patrocinato dalla Provincia e dal Comune di Cuneo e può contare sulla collaborazione di: Associazione Autonoma Panificatori della Provincia di Cuneo, Eco Tecnologie, Coop Cuneo, Pier H2O, Ovostura, Bar Corso, Bar Haiti, ASTEC, Linea carta srl, UnipolSai Assicurazioni -Nuova MAA, Marolo Guglielmo Azienda Vitivinicola, MEC spa, Caseificio cooperativo Valle Josina, Giordano Dario Autotrasporti, Castelmar impianti elettrici;

Per informazioni è possibile contattare la segreteria organizzativa della manifestazione, presso LVIA: referente Cristina Baudino – Corso IV Novembre 28 – tel 0171 696975 email:
azionilocali@lvia.it

 

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CONGO. M23 GOLD. BETWEEN DUBAI AND ROME.

4 Lug

Since January 2014 the journalists of the Great Lakes Region, including myself, were aware of Congolese rebel movement M23spoils of war“. Following the decision to withdraw from the east of the Congo putting up 20 months devastating war. The withdrawal was ordered by Ugandan President Yoweri Museveni to avoid a direct confrontation between the rebellion and the brigade of intervention under command of UN peacekeeping mission in Congo, MONUSCO. A direct confrontation could compromise the reinforcement of the Kampala – Pretoria aims to achieve the goal of geo strategic control of East Africa and Southern Africa. A direct confrontation could increase the friction between the member states of the East African Community (EAC), already arrived to dangerous levels due to the diplomatic war between Tanzania and Rwanda in place from 2013. Within the brigade intervention there are the troops of South Africa and Tanzania.

The spoils of war, composed by precious metals, coal, precious wood and revenue taxes is estimated at 57 million dollars, of which 23% consists of looted gold (13.5 million dollars). The main beneficiaries of this bloody treasure are: the military high command of the Congolese rebel movements M23, primarily the General Sultani Makenga (currently in exile in Uganda), the Ugandan government, senior officers of the Congolese army supposed to fight the M23, a major refinery in Dubai, and two western multinationals: one American and one European. The rich documentation in the hand of some regional journalists, however, has undergone a six-month self-censorship for security reasons. During this time no one had the courage to publish this information due to expected reactions by regional and Western powers. The news had become in practice a great scoop but not publishable.

To break the silence was the regional weekly The East African in its issue of 28 June 2014. A two-page dossier explains the network among M23, Uganda and the Congolese army that made possible this historic looting that largely exceeds the total value the looting of raw materials in DRC implemented by Uganda during the Pan-African war (1998 – 2004): approximately $ 10 million as estimated by the United Nations, which in 2010 forced the government to Kampala damages Kinshasa government. Decision that Uganda largely ignored until now.

There are still shrouded in a cloak of mystery and silence the identity of the refinery of gold in Dubai and the two western multinationals. On the other hand we talk about the complicity of LMBA (London Bullion Market Assets), the only stock exchange in the world to determine gold buying and selling prices and the commercial transaction rules of golden traceability to prevent the market from being flooded of gold extract from the areas of conflict. The spoils of war amounts to 4 tons of gold, half of which sold to Dubai from December 18 to 26, 2013, thanks to a series of business transactions hyper secret, organized by the Government of Uganda in collaboration with the refinery in Dubai and the two western multinationals. Copies of the documents relating to this transaction in which they appear the identity of the partners – accomplices: European, American and Middle Eastern countries, it would be in possession of a Kenyan journalist but not published at the time for serious safety reasons. The reticence, fortunately broken by The East African, was due to the awareness of journalists in possession of evidence, testimony and documentation, about personal risk in publishing a preview of the news.
Awareness reinforced by the attitude of the United Nations which, while being aware of the immense trafficking, has decided to implement an information blackout in order to permit a monitoring reinforcing of the trade in precious metals, monitoring actually in force.

The first clear evidence available to the public is represented by the statistics on gold price trend at the LMBA London for the month of December. The international price for a kilogram of gold recorded on December 2, 2013 was $ 30,221. On December 18 there was a sudden drop of 5%. The negative trend will further decline of 5.8% December 20. At the end of the month the price of gold will be decreased by 6.2%: $ 28,345 per kilo. The substantial fall in the international price coincides with the dates of the “underground” transactions concerning the sale of gold looted by the M23 in the Congo. Two tons of gold sold on the international market price has decrease gold price of 6.2%. December 02, 2013 gold price will be restored only February 26, 2014 when a kilogram of gold will be quoted $ 30,230.

As well as a significant quantity of gold may have been placed on the market to Dubai from a country known to be involved with the instability of the Congo, escaping all international controls, it remains a mystery that hints at the international complicity, and feeds the suspicion of a involvement of high finance. A complicity that was the determining factor in making possible the sale of a similar amount of illegal gold despite the restrictions imposed by U.S. law against conflict minerals: the Dodd-Frank Act and similar legislation recently passed by the European Parliament. The remaining treasure (other 2 tons of gold) stored in various locations safe protected by the Ugandan army, is at present, unmarketable. The United Nations, in cooperation with the U.S., EU and most international financial institutions, is implementing a strict monitoring of all transactions in gold of the Great Lakes region to intercept M23 gold.

This unity of international purpose has forced even the Ugandan government, the main author of the plunder, to apply scrupulously the monitoring of gold purchases. A paradoxical situation: a country that has organized the looting and is hiding the illicit gold in its territory that must temporally bloc all selling operation. The totality of Western and Asian companies legally operating in the gold market in Uganda are very careful not to buy part of this gold because such operation would be easily traced by the control mechanisms. We are speaking about a serious international crime: the financing of rebellions and armed groups. The total embargo on M23 gold, implemented by foreign companies operating legally in the precious metals sector in the region of the Great Lakes: Burundi, Kenya, Rwanda, Tanzania and Uganda, has forced M23 leaders to opt for unconventional indirect means.

The first way was to implement the sale of 2 tons still kept in areas militarily protected within Uganda, through the parallel channel connected to the international mafia. Attempt not grieve reached, since no fluctuation in the international gold price of a certain level has been recorded at the LMBA London after the “big shot” in December 2013. Attempting to use the black market would also involve the financial circuits and Italian business.

In March, 2014, inside of the colorful arena of international investors in Uganda appear a young Italian broker with huge amounts of capital available for the purchase of gold. According to statements made by the same careless young Italian (about 31 years old) during social events, the funds have been made available by two well-known Italian entrepreneurs of Rome of Jewish origin with close connections with the powers of Italy.

Relying on the support of a well-known Italian citizenship and former public servant residing in Uganda for 20 years, the Italian “broker” have attempt to install a laboratory for verification of authenticity and a small gold refinery at a private residence rented in residential area Mwenga, Kampala. No registration of the firm, even on false pretenses, was made by this “broker” and its alleged Italian Jewish financiers. Their emissary was in possession of a tourist visa valid for three months. The funds, approximately € 800,000 deposited in a foreign currency account with the possibility of funding of up to € 2 million per month, were kept at the famous Egyptian financial institution in Uganda: Cairo International Bank. A well-known institution involved in several national financial scandals, suspected of money laundering and for having “saved” 14% of deposits and assets belonging to the Mubarak family, at the time of the fall of the Egyptian regime during the Arab Spring.

Because of the young Italian broker unusual behavior, the clandestine activities of this improvised and folklorist modern Italian gold seeker, have attracted the attention of a Kenyan journalist who conducted a mock negotiation pretending to be a gold seller from DRC. As reported by the journalist on false pretenses, during the two meetings that took place at the Sheraton Hotel in Kampala, the young Italian always assisted by fellow countryman residing in Kampala, would have clarified the complete willingness to buy gold without certification of origin, the ideal situation to place M23 gold. According to Italian young man affirmed, the transport was free from problems because he was already in possession of fake permits issued by the Ugandan government and a preferential runway at the airport of Ciampino, Italy, away from prying eyes and unexpected controls.

The journalistic investigation has not been completed due to the sudden closure of the buying activities and the return of the young broker in Italy. According to the information available, but not confirmed, the hypothetical investor from Rome decided to suspend the operation due to the behavior of their extravagant and completely naive man in Uganda. According to testimonies collected also from Ugandan high class prostitutes, the young broker would not have made any secret of his mission and buying methodology, becoming soon a well-known personality in Kampala worldly circles: Big Mike, The Babbles and Cayenne. In less than two months the illegal activities of the young broker had become public domain in Kampala, making it clearly impossible to implement operations that require a proper environment of discretion and secrecy, giving rise to the decision of investor to call back their country representative.

Personally I cannot confirm the news of the Kenyan colleague, despite he claims to have sufficient documentation to substantiate the findings of the investigation, evidences not viewed by me. However, I can confirm the existence of a young Italian gold broker which was telling a similar story between April and May 2014. As a matter of fact that I can confirm that the young gold broker and his Italian consultant are not currently present in Uganda. The first for business reasons and the second for a vacation of two months…

The second way attempted to recycle M23 gold is to try to sell it by passing it as gold from South Sudan, through the complicity of several army generals south Sudan (SPLA) still loyal to President Salva Kiir. Since last May, international gold buyer legally operative in Uganda are receiving bids from South Sudanese Generals relating to gold sale in quantities of 150, 200 kg per month. The recycling operation of M23 gold seems to find serious difficulties due to the reluctance of international companies to implement l purchases of gold from South Sudan that are not accompanied by clear certificates of origin in accordance with the strict U.N. regulations.

M23 gold is now preserved in the secret places in Uganda and blocked by the difficulty of selling, that would not resolved soon. M23 gold is supposed to finance what? The rearmament of the Congolese rebel group M23 for a possible future reactivation of its rebellion in DRC. To ensure huge profits to Sultani Makenga and UPDF generals involved in the operation. To solve the deficit of the Ugandan government in the financing of wars to procure, secret wars and peacekeeping missions in Somalia, Central African Republic and South Sudan. According to the results of the journalistic investigations conduct which this article represents only a preview intentionally not detailed, no international companies is involved in buying M23 gold, destined to languish for a long time in places secret in Uganda.

 

Fulvio Beltrami.
@FulvioBeltrami
Goma. Democratic Republic of Congo.

Boko Haram. La testimonianza di una suora italiana.

2 Lug

È stata veramente una fortuna poter intervistare Enza Guccione, una suora italiana che vive nel sud della Nigeria da 18 anni. Suor Enza si trasferì in Nigeria nel 1996 e attualmente è responsabile della comunitá di Igbedor, una isolata cittadina collocato su una isola fluviale tra lo Stato di Kogi e quello di Amambra. Nel 2009, Suor Enza contribuí alla creazione della prima scuola materna ed elementare nella cittadina: la Emmanuel Childrenlanda Nursery/Primary School of Igbedor, dove circa 400 bambini frequentano oggi regolarmente le lezioni. Nello stesso anno Suor Enza fonda, con l’aiuto del vescovo di Onitsha, l’associazione Emmanuel Family Foundation che si occupa di assistenza umanitaria alla popolazione di Igbedor.

Forte dell’ esperienze acquisite in 18 anni di permanenza in Nigeria, Suor Enza ha accettato di rilasciarci questa intervista in esclusiva che verte sull’emergenza terroristica di Boko Haram. Una finta emergenza creata dalla instabilità politica interna, dall’incapacità di garantire un armonioso sviluppo economico e da interferenze internazionali, in primis Stati Uniti e Unione Europea.

Suor Enza, da quanti anni è in Nigeria e cosa sta facendo?

Sono in Nigeria da 18 anni. Mi dedico come meglio posso alla popolazione di Igbedor, un’isola fluviale nel Niger tra lo Stato del Kogi e del Anambra. Un’isola dimenticata dal governo locale, dagli istituti religiosi ( noi siamo le prime ed uniche suore che vivono nell’isola ). La missione che dirigo si occupa di alleviare le sofferenze tramite concreti aiuti nei settori scolastico e idrico. La popolazione è costituita da circa 5000 bambini da 0. A 12 anni secondo i dati di un censimento fatto nel 2005, senza scuole funzionanti, ospedali, elettricità’ acqua potabile. La città più vicina è a circa 4/5 ore di imbarcazione.

Come vive personalmente la guerra civile al nord scatenata da Boko Haram?

Gli attacchi dei Boko Haram personalmente li vivo con molta amarezza soprattutto per le vittime innocenti che causano, per i disordini di destabilizzazione politica che portano in un paese cosi grande e ricco di risorse naturali da poter porsi ad un livello economico pari agli Stati Occidentali.

La guerra civile innescata da Boko Haram ha come obiettivo scatenare una guerra religiosa come si sta assistendo nella Repubblica Centroafricana. Ci stanno riuscendo? Quale è la posizione della Chiesa Cattolica e delle altre chiese cristiane?

Non credo che stiano tentando o stiano riuscendo a scatenare una guerra religiosa. Non si vedono e sentono musulmani armarsi contro cristiani e viceversa. La maggioranza dei cristiani vive insieme ad una minoranza di musulmani nel sud ovest della Nigeria e tutto qui procede serenamente. Cristiani e musulmani vivono nelle stesse città, frequentano gli stessi mercati, i bambini frequentano le stesse scuole. La Chiesa stessa non vive nessuno stato di allarme o pericolo rivolto ai cristiani. Vive il dolore per una situazione di terrorismo che continua a seminare vittime innocenti, destabilizzazione causata da “forze maggiori” che tentano solo di prenderne il controllo e il dominio. Se fosse una guerra di religione, certamente Boko Haram avrebbe dovuto spostarsi verso il Sud Ovest non restare vicino alle frontiere con il Ciad, Niger e Camerun a prevalenza di religione islamica.

Boko Haram riceve un supporto attivo della popolazione mussulmana?

In Igbedor vivono gruppi musulmani. Dai loro discorsi e reazioni, non approvano affatto gli attentati dei Boko Haram. Li definiscono degli ‘”assassini‘” pagati, senza alcun ideale politico o religioso, come degli “assunti” per un business qualunque. E questa è anche la convinzione dei tanti cristiani che abitano da queste parti, negli stati del Anambra e Kogi.

Come spiega che le principali vittime di Boko Haram sono la popolazione civile mussulmana del nord?

A mio parere è solo un caso che Boko Haram si sia scagliato verso la popolazione musulmana del nord. Penso che se al nord avessero abitato popolazioni cristiane, sarebbe stato lo stesso. Credo invece che si siano scagliati contro la popolazione di quel posto, indistintamente, semplicemente perché è un punto strategico per le loro comparse e fughe. Infatti dopo i loro attacchi si ritirano nelle frontiere con il Ciad, Niger e Camerun dove difficilmente riescono ad essere rintracciati. Ed è sorprendente notare come le loro zone sono abbastanza circoscritte. Anni fa tentarono di raggiungere Bayelsa nel sud, ma i miliziani del Delta li bloccarono. Da allora, le loro zone sono rimaste quelle del Nord Ovest.

Come si svolge la vita quotidiana, in particolare al nord, con la paura di attacchi da parte di Boko Haram?

Vivendo al Sud posso solo immaginare come si vive al Nord con il pensiero di una esplosione in qualsiasi minuto del giorno o della notte, in qualsiasi luogo, specie nelle scuole, nei mercati, per strada e persino nei luoghi di culto. Questa situazione crea panico, diffidenza, tensione costanti, ribellioni e reazioni aggressive tra la popolazione che necessariamente tenterà di proteggersi iniziando a non fidarsi di nessuno.

Quali sono i pericoli dell’associare Boko Haram all’Islam?

Credo che associare i Boko Haram agli islamici crei una sorta di forza ai fondamentalisti, concentrando l’attenzione su di loro incoraggiandoli ad emergere ancora di più rendendoli una sorta di potenza da temere.

Mi conferma che vi è una forte presenza di jihadisti stranieri all’interno di Boko Haram?

Si, sono convinta che i Boko Haram sono jihadisti stranieri reclutati e ben pagati insieme a pochi nigeriani usati come informatori.

Secondo Glen Ford, giornalista americano, Boko Haram non sarebbe altro che una sigla, un marchio, utilizzato da quasi 100 gruppi terroristici islamici e sostenuto da Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, e dalle monarchie arabe per interferire nella vita politica ed economica della Nigeria. Lei concorda con questa analisi?

Boko Haram è stato sconfitto molti anni addietro. Adesso è solo una Sigla dietro la quale si nasconde il terrorismo (islamico o meno) che cerca di destabilizzare il paese, supportato dalle grandi potenze mondiali le quali forniscono armi che diversamente i terroristi non potrebbero permettersi. Sono più che convinta che dietro tutte le guerre in Africa come in altri paesi dell’America Latina, ci siano le super potenze con i loro grandi interessi verso le risorse naturali di questi continenti. È sempre più comodo che gli africani si facciano guerra tra loro mentre l’occidente continua a rubar loro petrolio, diamanti, cobalto…..

Cosa ne pensa del fatto che Jonathan abbia accettato l’aiuto degli Stati Uniti per cercare le oltre 200 ragazze scomparse e che, a distanza di tre mesi, esse non siano state ancora ritrovate e Boko Haram ha attuato un altro rapimento di massa tra giovedì 19 e domenica 22 giugno 2014 in alcuni villaggi del Borno, nord est del paese?

Si parla di 91 persone rapite tra cui molti bambini. Non so cosa abbia spinto Il Presidente ad accettare l’aiuto degli Stati Uniti per il ritrovamento delle 200 ragazze. Certo è che nella situazione di caos in cui si trova al momento la Nigeria, è difficile capire cosa sia meglio fare, soprattutto trovandosi solo. Ciò di cui sono convinta è che gli Stati Uniti nel corso della storia hanno cercato di dominare il mondo intero. Se le loro capacità strategiche, le energie … fossero state messe al servizio del bene e dello sviluppo del mondo, sarebbe stato un grandissimo onore per gli Stati Uniti abbattendo le frontiere e le discriminazioni e contribuendo ad un mondo più eguale. Purtroppo tutte le super potenze mostrano quell’aspetto infantile dei bambini che amano mettersi in mostra dominando i coetanei più deboli. Credo, per quel poco di esperienza che ho, che solo i Nigeriani uniti potranno liberare la loro Nazione da questa situazione in cui si trova il paese, e uscire da queste nuove forme di schiavitù. I nuovi attentati e sequestri a mio parere avranno fine solo nel momento in cui Jonathan non sarà rieletto e al suo posto ci sarà un Presidente che continui a fare gli interessi dell’occidente, dimenticando gli interessi dei suoi connazionali. Questo lo definisco corruzione e chi continuerà a pagarne il prezzo saranno sempre e solo gli innocenti.

Sempre secondo Glen Ford il movimento popolare Bring Backs Our Girls, creato dai genitori delle ragazze rapite, sarebbe stato condannato a restare un fenomeno di protesta locale se non fosse stata attuata un’opera di ampliamento di questa giusta causa dai servizi segreti francesi e americani tramite un sapiente utilizzo dei social network. Lei concorda con questa analisi?

Il movimento popolare Bring Backs Our Girls è stato il fenomeno che ha spinto l’attenzione dei media su un caso che come migliaia di altri sarebbe rimasto soffocato. Anche se credo, di controparte sia stata la scusa ben motivata per far arrivare Francia, UN in Nigeria ad attuare il loro piano strategico, non a favore delle giovani rapite o della Nigeria, ma per salvaguardare la produzione petrolifera che sembra ormai grandemente orientata verso Cina e India.

I piani occidentali nella lotta contro il terrorismo in Nigeria stanno trovando una seria opposizione del presidente Jonathan Goodluck che, pur dimostrando la volontà di collaborare, ha precisato che tale cooperazione può terminare qualora mettesse a repentaglio gli interessi e la sovranità nazionale. Come giudica la presa di posizione del presidente nigeriano?

Personalmente ammiro molto il Presidente Jonathan Goodluck che si trova dentro ad un vespaio, ostacolato e lasciato solo da politici corrotti interessati al proprio bene, non curanti della crescita dello sviluppo e del progresso dei Nigeriani intesi come popolo unitario e non tribù o religioni. Sono in supporto delle decisioni e affermazioni del Presidente. Se gli accordi circa gli aiuti da parte della Francia, UN … ed altri non fossero veramente rivolti al bene della Nazione e compromettessero questa stessa, quei patti e accordi dovranno essere interrotti subito

Secondo lei il governo federale è veramente incapace di proteggere i propri cittadini e sconfiggere Boko Haram?

Il Governo Federale può benissimo sconfiggere I ribelli e i terroristi, come in tutti gli altri paesi del mondo, solo se l’interesse di tutti i governanti è rivolto verso la Nigeria. Purtroppo uno dei fenomeni causa di tutto questo è proprio la corruzione dei politici e che l’occidente usa come buona opportunità per se stesso, approfittandone.

Come giudica le iniziative di gruppi di auto difesa popolare al nord tra i quali anche reparti femminili che collaborano con l’esercito? Sono gruppi formati da mussulmani e cristiani?

Resto convinta che i musulmani e cristiani non c’entrano niente. I gruppi di auto difesa sono formati da Nigeriani che vogliono pace e serenità nelle loro famiglie, nei loro villaggi, nelle loro scuole, nella Nazione. Che poi siano di credenza cristiana o musulmana, non fa alcuna differenza.

Si sta notando una strana coincidenza. Dall’annuncio di Goodluck relativo a privilegiare gli interessi nazionali alla cooperazione con le potenze occidentali per sconfiggere il terrorismo, sono drasticamente aumentati gli attacchi di Boko Haram ormai attuati su tutto il paese. Lei come se lo spiega?

Chi è dietro i Boko ha solo un intento: prendere il dominio. Se Jonathan mostra di andar fuori track, certamente gli attentati aumenteranno per impaurire, creare più confusione, fomentare focolai contro il bene e la serenità’ del paese. L’ex Presidente Obasanjo durante il suo mandato mostrò di saper tenere a bada Boko Haram, perché i suoi rapporti con l’occidente specie UN andavano a gonfie vele. Fu proprio in quel periodo che addirittura il leader di Boko Haram venne ucciso e il gruppo terrorista si disintegrò.

Quali sono le interazioni tra la guerra civile, Boko Haram, la politica nigeriana e la produzione petrolifera?

Secondo le mie impressioni, la politica nigeriana, famosa per la grande corruzione, non ha un interesse mirato verso la crescita del paese. Ha un solo interesse: arricchirsi, sfruttando quella grandissima risorsa naturale che è il petrolio e che si trova solo nel sud ovest della nazione. Da qui la continua lotta per chi deve mettere le mani su questa grande fortuna naturale. Terrorismo e mondo occidentale fanno parte di questa continua lotta di potere.

Secondo lei una maggior collaborazione da parte di Goodluck Jonathan con Boko Haram ( come per esempio il rilascio di alcuni membri imprigionati) aumenterebbe o diminuirebbe gli attacchi?

Secondo me no. La trattativa basata sul rilascio di altri terroristi non risolverebbe il caso, forse calmerebbe momentaneamente le acque e aiuterebbe a pianificare altri attacchi e ricatti. Sono dell’idea che per sconfiggere il terrorismo bisogna innanzitutto impegnarsi a costruire il futuro della Nazione, puntando sull’istruzione per tutti, creando posti di lavoro specie per i giovani e impegnando le risorse per il bene dei Nigeriani senza distinzione, puntando alla difesa dei diritti umani di tutti i cittadini. Il terrorismo generalmente esplode quando le disuguaglianze e gli sfruttamenti sono troppi e continui. I Boko Haram, secondo me, si fermeranno solo quando la corruzione dei politici e delle forze principali della Nazione sarà smantellata.

Secondo lei quante possibilità avrà l’intervento militare occidentale contro Boko Haram? Ci sarà veramente? Non vi é il rischio di un allargamento del conflitto?

Dalle esperienze passate penso che anche qui in Nigeria, l’intervento militare occidentale porterà solo più caos, problemi e confusione senza risolvere niente. Sembra una farsa, il cane che insegue la coda, Le armi chiamano armi, e la guerra in qualsiasi posto in qualsiasi tempo non ha mai portato bene, progresso e crescita.

Quali soluzione alternative lei propone?

La soluzione alternativa secondo me, dovrebbe partire dalla base, creando coscienze diverse che si impegnino a sconfiggere la mentalità del tribalismo che crea divisioni e si cominci a sentirsi e vedersi tutti come un solo popolo di una sola nazione. Questo svilupperà il senso della solidarietà dell’interesse per il bene comune, per lo sviluppo comune dell’intera nazione. Solo così la corruzione politica potrà essere distrutta e la Nigeria e i Nigeriani potranno avere e godere dell’onore, dignità e prestigio che sono loro di diritto.

di Fulvio Beltrami & Ludovica Iaccino.

Nigeria. Boko Haram terrorist emergency. Interview with Enza Guccione, an Italian nun leaving in Nigeria.

2 Lug

It was a change to do a detailed interview about Boko Haram terrorist emergency with Enza Guccione, an Italian nun who has been living in Southern Nigeria for 18 years.

Sister Enza moved to Nigeria in 1996 and is currently looking after the community of Igbedor, a river island between Kogi State and Anambra State.

In 2009, sister Enza contributed to the creation of the Emmanuel Childrenland Nursery/Primary School in Igbedor, where about 400 children attend lessons. In the same year she and the bishop of Onitsha, Southern Nigeria, founded the NGO Emmanuel Family, aimed at providing humanitarian assistance to the people of Igbedor.

Drawing on her years of experience in the country, Sister Enza thinks Boko Haram is the result of Nigeria’s internal instability, politicians’ lack of effort to promote the country’s development and international interferences mostly originated by U.S. and European Union.

Sister Enza, how long have you been living in Nigeria and what do you there?

I have been living in Nigeria for 18 years. I dedicate myself to the care of Igbedor, a Niger’s river island between Kogi State and Anambra State. This island has been forgotten by the local government, by religious institutions (we are the only nuns who live on this island). The mission I run aims at alleviating people’s sufferings by improving education and the water system.

Here, there are about 5000 children, aged 0 to 12, according a 2005 census. There are no schools, no hospitals, no electricity and no drinkable water. The closest city is 4-5 hours by boat.

What is you personal experience of the Boko Haram’s insurgence in Northern Nigeria?

I am very sad due to Boko Haram ’s attacks, which cause the death of many innocents. They also cause political destabilisation in a country which is so rich of natural resources that could be compared (from an economical standpoint) to some Western countries.

Boko Haram’s civil war aims at sparking a religious war – as we are witnessing in Central African Republic’s conflict – are they succeeding? What is the position of the Catholic Church and other christian churches?
I don’t think the insurgents are engaging in a religious war. There are no Muslims taking up arms against Christians or vice-versa. Christians live together with the Muslim minority in the south-west of the country…days go by serenely.

Christians and Muslims live in the same cities, go to the same markets. Their children go to the same schools. The Church has not perceived any imminent danger to Christians. We are very sad due to the terrorism which keeps claiming innocent lives and tries to take control of the country.

If there was a religious war, Boko Haram would have focuses their attacks in the south-west of Nigeria, instead of the north, so close to Ciad, Niger and Cameroon – where the inhabitants are mainly Muslims.

Does Boko Haram receive support from the Muslim population?

There are Muslims in Igbedor, they do not approve Boko Haram’s attacks. They define the insurgents as “paid assassins” without any political or religious agenda. This is also what many Christians from Anambra e Kogi believe.

How do you explain that Boko Haram’s main victims are Muslim from Northern Nigeria?

I think it is just a case that Boko Haram is targeting the Muslim population who lives in the north. If there were Christians there, it would be the same. I think the insurgents are targeting the north because it is a strategic area for them to carry out the attacks and then escape near the borders with Chad, Niger and Cameroon, where it is difficult to locate them.

It is surprising to note that the areas where they stay are highly circumscribed. A few years ago the insurgents tried to reach Bayelsa, in the south, but militias from the Delta stopped them. Since then, they have been staying in the north-west of Nigeria.

How is daily life in the north, where people fear Boko Haram’s attacks?

Living in the south, I can only imagine how people live in the north. Their life is constantly threatened by a possible explosion which could happen any minute, in every place, especially in schools, at local markets, on the streets and even in religious places. This situation creates panic, diffidence, tensions, rebellions and aggressive behaviours between people who will try to protect themselves and will stop trusting others.

What are the dangers of associating Boko haram to Islam?

I think that associating Boko Haram to Islam gives strength to extremists: this gives them more attention and helps them to emerge as a power that has to be feared.

Can you confirm there are foreign jihadists inside Boko Haram?

Yes, I believe Boko Haram are foreign jihadists who are recruited and paid together with other Nigerians, who are used as informers.

According to American journalist Glen Ford, Boko Haram is just “a brand” used by almost 100 Islamist terror groups. Ford also thinks Boko Haram are supported by the US, France, the UK and by the Arab monarchies, to interfere with Nigeria’s economic and political life. Do you agree?

Boko Haram was defeated many years ago. It is now just a brand, behind which terrorism (Islamic and non) hides and tries to destabilise the country. This brand is supported by big world powers which provide weapons to terrorist who, otherwise, could not afford.

I am more than sure that behind all the wars in Africa, as in Latin America, there are world superpowers and their interest in natural resources available in such continents.

It is convenient that Africans kill each other while the West keeps stealing oil, diamonds, cobalt from them.

What do you think about the fact that Nigeria’s President Goodluck Jonathan accepted the US’ help to find more than 200 missing girls and that, after more three motnhs, the girls have not yet been found and Boko Haram carried out another mass abduction of 91 people in some villages in Borno State between Thursday 19 June and Sunday 21 June?

I don’t know what led Jonathan to accept the US’ help to find the missing girls. In this situation of chaos, it is difficult for the president to understand the right thing to do, especially if he is alone.

I believe that the US, throughout history, have tried to dominate the whole world. If their strategic abilities and energies were used for good things – like to guarantee the world’s development – that would honour the US and would destroy any discrimination in favour of a more just world.

Unfortunately superpowers are like babies, they want to show up their skills and dominate the weak ones.

I think that only united Nigerians can free their nation from the current situation and from new forms of slavery.

I think the new attacks and kidnaps will end only if Jonathan is not re-elected and he is substituted by a president able to collaborate with the West, forgetting national interests.

This scenario, in my opinion, is “corruption” and innocent people will pay the price.

According to Glen Ford, the popular movement Bring Backs Our Girls – created by the missing girls’ parents – would have been just a local phenomenon, if American and French secret services had not helped raise awareness on the issue via social media. Do you agree with Ford’s view?

The popular movement of Bring Backs Our Girls is a phenomenon which led international media to focus on a case similar to other thousands which are left forgotten. I believe the movement was an excuse for the UN and France to go to Nigeria to follow their agenda, which will not benefit the kidnapped girls or Nigeria in general.

Their agenda will only safeguard the oil production which, at the moment, seems to be oriented towards China and India.

Western countries’ plans to counterfeit terrorism are opposed by Jonathan who showrf his will to collaborate, but has also stated that the cooperation with the West will terminate if national interests are undermined. What do you think about Jonathan’s stand?

I really admire President Jonathan Goodluck, who has been caught inside a crisis and has been left alone by other politicians who do not care about the development of Nigeria as a united group and not as many tribal groups with different religions.
I support the president’s decisions.

If the agreement with the UN and western countries such as France are not aimed at the wellness of the nation, they should be immediately ended.

Do you think the federal government is really incapable of defying Boko Haram and protecting its citizens?

The federal government can defy the rebels and terrorists – as in any other country in the world – only if there is a communal interest towards the development of Nigeria.

Unfortunately, one of the causes of terrorism is the widespread corruption of politicians that Western countries exploit for their own interests.

What do you think about the vigilantes groups, which include also female members, and which collaborate with the army? Are these groups formed by Christians or Muslims?

I think Muslims and Christian have nothing to do with this. The vigilante groups are formed by Nigerians who want peace and serenity in their villages, in their schools, in the whole nation.

The fact that they are Muslims or Christians does not make any difference.

There is a strange coincidence. Since Jonathan announced the government would put national interests before a possible cooperation with Western powers to defy terrorism, Boko Haram’s attacks have drastically increased throughout the country. How do you explain this?

Boko Haram’s leaders have only one aim: to take the lead of the country. If Jonathan shows his weakness, attacks will certainly increase to speed fear and confusion. Former president Obasanjo showed he was able to control Boko Haram, because his relationships with Western countries and the UN were going really well. It was during his post that Boko Haram’s former leader was killed and the terror group disintegrated.

What are the interactions between civil war, Boko Haram, Nigerian politic and oil production?

According to my opinion, Nigerian politics – famous for its great corruption – does not aim to promote the country’s development. Politicians’ only interest is to get rich by exploiting the country’s oil, in the south-west of Nigeria.

Thus, there is a continuous struggle to decide who owns this great natural resource. Terrorism and western countries are all part of this fight for the hegemony over oil production.

Do you think a majour collaboration between Goodluck Jonathan with Boko Haram ( for example the release of some Boko haram members who are currently in jail) will increase or decrease the attacks?

I think no. The negotiations based on the release of terrorists will not solve the case. It could lead to a temporary situation of calm during which further attacks will be planned.

I think that to defeat terrorism, leaders have to help build up a solid future for the nation, by aiming at providing education for everybody, creating jobs for the youths, using the country’s natural resources to help Nigerians without distinctions and guaranteeing the recognition of basic human rights to all the citizens.

Terrorism is usually generated when there are too many inequalities and forms of exploitation in a country. I think Boko Haram will stop only when politicians and authorities’ corruption will be dismantled.

Do you think there are concrete chances of a Western intervention against Boko Haram? Will this increase the risk of spreading the conflict further?

From past experiences (in Nigeria too), the Western military intervention will only bring confusion and will not solve anything. It seems a farce: like a dog who chases his tale.
Weapons call weapons and war, in any part of the world, has never brought progress and development.

What alternative solutions do you suggest?

I think the alternative solutions should start from the bottom: we must create different consciences which help defy tribal mentality. Tribalism creates divisions, we need people who feel as one population in one nation. This will help develop a sense of solidarity among people.

This is the way to defy political corruption and Nigerians will finally be able to enjoy honour, dignity and prestige….all things they deserve.

 

by Fulvio Beltrami & Ludovica Iaccino.

Libro: “Le mamme di tutti i bambini e altre storie dal Kenya.”

1 Lug

Il testo: un reportage di viaggio che esce dalle solite rotte turistiche del Kenya. È un viaggio nell’umanità di questo paese, un’esperienza durata tre mesi in un villaggio a 120 km a nord est di Nairobi. Spiega l’autrice: “Non credevo che potessero succedere così tante cose in una piccola missione sperduta in Africa, come a Ndithini. Cercherò di dare il mio aiuto alla congregazione delle Piccole figlie di San Giuseppe di Verona che operano qui da vent’anni. E a questa gente che vive in villaggi sperduti sugli altopiani kenioti, in questa terra rossa che ti entra nella pelle, terra calpestate da greggi di pecore e bambini a piedi nudi, terra dove gli uomini abbandonano donne e figli, dove la vita media non arriva a cinquanta anni, dove la promiscuità sessuale e l’AIDS uccidono lasciando ferite indelebili a generazioni innocenti che di colpa hanno solo quella di essere venuti al mondo. Se un buon musulmano almeno una volta nella vita deve recarsi alla Mecca, un buon cattolico, o meglio ancora un buon ‘essere umano’, almeno una volta nella vita dovrebbe venire a vedere con i suoi occhi cosa succede in questi luoghi.”
Segue, alla fine del reportage, una serie di lettere scritte dalla missione durante un successivo soggiorno di sei mesi. Un periodo di tempo che ha dato vita a un progetto. Alla costruzione di un centro per bambini disabili che abitano nei dintorni di Ndithini con una sala per la fisioterapia. Il progetto Rafiki Centre è sostenuto da Domus Onlus e da tante persone che hanno deciso di aiutarmi perché mi hanno dato fiducia e perché credono in quello che sto facendo”.

L’autore: Paola Pedrini, classe ’76, vive a Fiorenzuola d’Arda (PC). Giornalista e scrittrice, lavora nel mondo della comunicazione da diversi anni. Instancabile viaggiatrice, si dedica negli ultimi anni alla scoperta dell’Asia, visitando Cambogia, Vietnam, Indonesia, Thailandia, prima che la grande passione per l’India la porti a visitare cinque volte il paese delle contraddizioni, quel paese che ti entra nell’anima per non uscirne mai più. Dalla passione per i viaggi e per la scrittura nascono i suoi reportage. Con la casa editrice Polaris ha pubblicato “La mia India, pensieri in viaggio” (2011) e “Gli angeli di Calcutta, sguardi sulla città e sul volontariato” (2012). Dopo diverse esperienze di volontariato in Italia e all’estero, a Calcutta in un centro fondato da Madre Teresa e in Kenya con l’associazione Domus Onlus, decide di frequentare un corso professionale per Operatore Socio Sanitario per lavorare e scrivere per il sociale.

CASA EDITRICE POLARIS