LIBIA. IL FALLIMENTO FRANCESE

7 Mag

Nella primavera araba in Libia, abilmente deragliata dalla potenze occidentali, e la consecutiva caduta del regime, la Francia ha svolto un ruolo di primo piano, nonostante che il, Fú Colonnello Gaddafi avesse finanziato nel 2007 la campagna elettorale del ex Presidente Nicolas Sarkozy con svariate decine di milioni di dollari americani. Il ringraziamento ricevuto é stato il suo macabro assassinio, privandolo di un giusto processo per i crimini commessi durante la sua dittatura, uno dei peggiori torti fatti al popolo libico che é stato privato della giustizia contro la dittatura subita per un lungo tentennio.

Il ruolo di primo piano giocato dalla Francia fu deciso dal ex Presidente Sarkozy che pose la Potenza europea alla guida dei “rivoluzionari” ben attenta a non finanziare romantiche figure aspiranti alla democrazia o peggio ancora al socialismo ma realisti signori della guerra, poco importava se sospettati di avere legami con Al-Qaeda.

L’obiettivo era di instaurare un “governo amico” capace di ringraziare adeguatamente la Francia assicurandole i migliori contratti per la ricostruzione del paese e lo sfruttamento della manna petrolifera libica a scapito di Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti.
Gli uomini dell’Eliseo erano il Primo Ministro Ali Zeidan e Ziad Takieddine, di nazionalità Franco-Libica detentore di un patrimonio immobiliare stimato ad oltre 40 milioni di euro e già pratico delle esigenze dell’industria francese degli armamenti a cui aveva procurato diversi contratti milionari con l’Arabia Saudita, la Libia, il Pakistan e la Siria, quando il nome del Presidente Assad era ancora nella lista dei “Good Guys”.

Dal marzo scorso i due uomini del Eliseo non esistono più. Ali Zeidan é stato dismesso da Primo Ministro martedì 11 marzo 2014. Ziad Takieddine é stato irrimediabilmente coinvolto in vecchi scandali di corruzione tra Francia e l’ex regime Gaddafi. Divenuto un personaggio troppo famoso per la stampa francese, Takieddine é caduto in disgrazia dopo i recenti ordini di inchieste giudiziarie impartiti dalla Magistratura parigina. Tutti al Eliso, Francois Hollande compreso concordano: Takieddine é un personaggio bruciato.

Ora la Francia é costretta a cercare nuovi uomini in un scenario politico sempre più caotico ed incerto. “La Libia, continua a muoversi sul filo del rasoio, in balia di un’instabilità che rischia di divenire cronica qualora non si riesca a trovare lo slancio necessario a restaurare la legalità” osserva il collega Andrea Ranelletti in un suo recente articolo sulla situazione libica pubblicato sul quotidiano online L’Indro.

L’instabilità della Libia si basa sul caos. Rapimenti e assassinii sono diventati la regola protetti dalla totale impunità grazie a istituzioni deboli ed impotenti. Le rivalità tra le diverse forze politiche confessionali e claniche si regolano a colpi di cannone e con la creazione di nuovi gruppi ribelli. Il loro primo obiettivo sono i giacimenti petroliferi.

All’interno dei questo scenario si é installato il network jihadista del Nord Africa: conosciuto come Al-Qaeda Magreb che attualmente controlla il flusso di immigrati clandestini, armi, droga, merci di contrabbando che quotidianamente transitano lungo i confine della Libia con destinazione Europa e Medio Oriente. Se questi gruppi terroristici sono utili per far passare parte del arsenale militare venduto dalle multinazionali francesi di armamenti ai “rivoluzionari Siriani” (leggasi ai terroristi di Al-Qaeda operativi in Siria), non rappresentano certamente il partner ideale per le industrie francesi, quelle “pulite”, tanto per intenderci.

Il network jihadista sembra destinato a consolidarsi secondo il parere del collega giornalista Eli Lake. “Sin dall’attacco del 11 settembre contro il consolato Americano di Bengazi, i gruppi jihadisti affliliati regionali di Al-Qaeda hanno preso territorio in Libia. Famosi leader terroristi come Tantoush stanno gestendo basi operative in Libia, una a soli 27 km dalla capitale, mostrando come la situazione della sicurezza nel paese sia deteriorata.”, spiega Eli Lake.

In questa situazione di pieno caos dove anche il regime di Pyongyang invia tranquillamente navi cisterne battenti bandiera Nord Coreana per approvvigionarsi del prezioso petrolio libico, le Cancellerie Occidentali non riescono più a riconoscere gli “amici” dai “nemici” arrivando forse a rimpiangere il vecchio dittatore che aveva un pregio: di essere il solo interlocutore in Libia.

Questa confusione, che rischia di ridurre in cenere molti piani geo-strategici, regna incontrastata presso la Cellula degli Affari Africani dell’Eliseo, comunemente nota come: France Afrique, in cerca di suoi nuovi uomini difficili da individuare.

Da tempo si pensava di poter contare su Hassan Aldroe, Vice Ministro dell’Industria prematuramente considerato un uomo del Eliseo. Purtroppo il suo assassinio nel gennaio scorso ha chiuso ogni possibilità di rafforzare la fruttuosa collaborazione. Rimane sempre irrisolto il compito titanico di individuare i “Good Guys”.

L’ingrato compito sembra essere stato affidato al Generale Gerald Longuet, ex Ministro francese della Difesa nel Governo Sarkozy che lo scorso aprile si é recato in Libia per una visita a Tripoli e a Misrata, ufficialmente per discutere sulla sicurezza, la formazione del nuovo esercito libico e rinnovare i precedenti accordi sulla sicurezza delle frontiere e sulle politiche migratorie.

Visto che il Governo non può nemmeno sognarsi di intraprendere serie discussioni su sicurezza, controllo frontiere e politiche migratorie, non avendo il controllo del paese e che l’esercito libico esiste solo sulla carta, quali sono stati i veri argomenti trattati da Monsieur Longuet a Tripoli e sopratutto a Misrata, regno dei ribelli indipendentistici?

Secondo fughe di notizie, riportate anche dal sito di informazione africano: Slate Afrique, Longuet a Tripoli si sarebbe intrattenuto privatamente con il Ministro della Difesa Abdallah Al-Thani per verificare se il suo omologo libico sia l’uomo giusto.

Da scrupoloso servitore della Repubblica, Longuet ha evidentemente cercato l’uomo giusto anche tra i ribelli di Misrata, villa martire della rivoluzione e oggetto di scandalosi desideri delle ditte edili francesi ansiose di partecipare alla ricostruzione di questa importante e storica città della Libia. A Misrata Longuet ha incontrato il leader dellla ribellione che lo ha decorato con una bella medaglia in riconoscimento del popolo di Misrata per il sostegno della Francia durante la “rivoluzione”.

I detrattori di Longuet giudicano il suo tour libico come infruttuoso. Al contrario sembra che alcuni semi siano stati gettati e il Generale francese abbia riportato a casa un nome sussurrato all’orecchio dell’incredulo Hollande: Mohamed Benjelloun

Un uomo d’affari marocchino di cittadinanza Svizzera che dal 2013 é emerso come il principale imprenditore sia in Libia che in Medio Oriente. Il Generale Longuet ha suggerito al suo Presidente di far incontrare Benjelloun con i capitani di industria francese, al momento assai demoralizzati sulla questione libica, ricordando ad Hollande che il candidato a divenire “amico della Francia” nel passato é stato un amico autentico di Gaddafi senza però compromettersi o rimanere coinvolto nella rovinosa caduta del dittatore.

Oltre alla questione economica la France Afrique deve risolvere la rovinosa situazione militare degli interventi in Mali e nella Repubblica Centroafricana originati dall’intervento in Libia, madre di tutte le battaglie del glorioso esercito neo coloniale francese, che soffre di una ormai visibile ed ingombrante presenza di reparti speciali della fazione di ultra destra dell’esercito Repubblicano Francese su cui pesa il sospetto di sostenere le milizie cristiane centroafricane nelle pulizie etniche contro la comunità mussulmana del tormentato paese. Il rischio che la situazione libica si riproduca fedelmente in Mali e nella Repubblica Centroafricana é ormai evidente.

Se ciò non bastasse l’avventura libica ha regalato alla Francia altri problemi, legati ai rapporti con le tribù arabe guerrigliere utilizzate dal Eliseo per abbattere il regime di Gaddafi.

I Toubous, etnia nomade presente in Ciad, Niger, Libia e Mali, a cui il clan dei Zagawa del Presidente ciadiano Idris Itno Deby é alleato grazie ai legami di parentela, stanno rivendicando alla Francia il loro bottino di guerra, tramite la partecipazione dei profitti petroliferi libici, per la loro opera di mercenari contro il regime di Gaddafi richiesta dal Eliseo durante i gloriosi giorni della “spontanea rivoluzione popolare” in Libia.

All’inizio del dicembre 2013 l’allora Primo Ministro Ali Zeidan, assistito da dei consiglieri militari francesi, si era incontrato con il leader militare dei Toubous, il Colonnello Wardougou Barca.

Quest’ultimo, durante l’incontro, ha rivendicato una rappresentazione tribale all’interno del governo libico e la possibilità di accedere a parte dei profitti petroliferi della regione di Fezzan, dei giacimenti di Sebha e Koufra. La rivendicazione non é stata ancora esaudita dal Governo di Tripoli e recentemente il Colonnello Barca ha minacciato di dichiarare la regione di Fezzan uno Stato indipendente con il pieno supporto di paesi africani amici, probabilmente il Ciad e lo stesso Niger.

I Toureg, principali attori del conflitto maliano e una popolazione che vive a cavallo tra Algeria, Niger, Mali e Libia, hanno recentemente rivendicato la nazionalità libica per 14.000 famiglie. Ai tentennamenti di Tripoli e Parigi, hanno risposto con un raid militare nella regione di Fezzan presso il giacimento petrolifero di El Sharara e con l’intensificarsi degli attacchi terroristici nel nord Mali contro le truppe francesi e quelle della missione di pace Africana finanziata dalle Nazioni Unite.

Come nel caso dei “amici” libici la Francia ora rischia di perdere anche quelli delle tribù arabe e mussulmane dei paesi africani confinanti alla Libia con un ulteriore aggravarsi della instabilità regionale ai danni delle multinazionali francesi, prima tra tutte la multinazionale del nucleare: AREVA che controlla i giacimenti di uranio in Niger e sta finanziando la spedizione coloniale francese in Mali dove ci sono altri giacimenti di uranio molto appetitosi. L’avventura Libica sta facendo passare al Presidente Hollande parecchie notti insonni, essendo lui consapevole che nulla sta funzionando per il verso giusto, il mondo imprenditoriale francese inizia ad innervosirsi e le elezioni si avvicinano.

Eppure il Presidente Hollande sembra non essere ancora pienamente conscio del fallimento della politica della Cellula Africana del Eliseo che lui stesso aveva promesso di chiudere considerandola un’anacronistica vestigia del passato. Nella regione dei Grandi Laghi, Hollande si sta gettando a testa bassa in un futuro e non auspicabile conflitto regionale e in un genocidio, sostenendo il moribondo regime cleptomane di Kinshasa gestito da un sempre più allucinato Presidente Joseph Kabila, finanziando, armando e sostenendo politicamente il gruppo terroristico ruandese FDLR immerso nei preparativi di invasione del Rwanda e sostenendo il Regime razziale Burundese del Presidente Pierre Nkurunziza che sta preparando il primo genocidio su larga scala nel Burundi.

Che dire? “Bon Travail, Monsieur Hollande!”

di Fulvio Beltrami
African Voices, Kampala Uganda
@FulvioBeltrami

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