Uganda. Rovinata la reputazione dell’esercito?

28 Apr

La Ugandan People Defence Forces – UPDF (Forze di Difesa Popolare Ugandese), é stata creata nel 1995 come trasformazione del esercito guerrigliero National Resistance Army (Esercito di Resistenza Nazionale) utilizzato da Yoweri Museveni per conquistare il potere nel 1987.

L’esercito, forte di 50.000 effettivi é suddiviso in 5 divisioni di fanteria, 3 di artiglieria pesante, 4 divisioni corazzate che utilizzano i carri armati sovietici T-55. L’aeronautica militare conta 7 Sukoi Su-30MK2, i moderni caccia supersonici russi con prestazioni nettamente superiori rispetto a quelli americani, gli F-15 Strike Eagle. Oltre a questi gioielli di tecnologia dal costo unitario di 78,3 milioni di dollari, l’aeronautica militare ugandese conta 05 caccia MIG23, 6 caccia MIG 21, 03 Aero L-39 Albatros 02 Aermacchi SF-260, entrambi caccia leggeri il primo di fabbricazione slovacca e il secondo di fabbricazione italiana. Questa limitata flotta aerea rende l’Uganda la quinta potenza aeronautica militare dopo Sud Africa, Egitto, Angola, Nigeria e la prima in assoluto nella Regione dei Grandi Laghi. Dal 2013 l’aeronautica militare possiede anche 5 droni di ricognizione e 4 da combattimento regalati dagli Stati Uniti per la lotta contro il terrorismo internazionale.

Il UPDF ha creato una sinergia tra l’aviazione e la fanteria sul modello americano con l’utilizzo di elicotteri da combattimento Mil Mi-24 Hind, Agusta-Bell AB-206 JetRanger e vari elicotteri trasporto truppe tra i quali il AB.212, il FFA AS-202 Bravo, il Bell 412, e il Mil-17 Hip-H. Il numero preciso di elicotteri é un segreto di Stato sopratutto per quanto riguarda gli elicotteri Augusta di cui alcune fonti informano dell’acquisto di oltre 15 esemplari, un vero e proprio affare per la famosa ditta italiana.

L’utilizzo degli elicotteri é identico a quello del esercito americano. Gli elicotteri da combattimento vengono utilizzati per spianare il terreno o in supporto a reparti in difficoltà, mentre quelli di trasporto per assicurare rapidi spostamenti di uomini e materiali dalle retrovie al fronte e viceversa. Nella regione il UPDF, grazie al sapiente utilizzo degli elicotteri, può essere operativo a livello bellico in 6 ore dalla decisione presa dallo Stato Maggiore.

L’età minima di arruolamento prevista é di 13 anni. Una scelta originata ai tempi della guerra di liberazione e mai modificata nonostante le pesanti e continue critiche di varie associazioni in difesa dei diritti umani. Si calcola che il 08% dei soldati attualmente in servizio abbiano una età compresa tra i 13 e il 17 anni, normalmente utilizzati per la difesa e non per campagne militari estere.

Ufficialmente l’utilizzo dei bambini soldato, denominati i kadogos, é vietato dal 1988 quando il Presidente Yoweri Museveni decretò il disarmo dei giovani guerriglieri e il loro reintegro nel tessuto sociale ed economico del paese. Il nome kadogos é originato dalla prima scuola che assorbì nel febbraio 1988 ottocento bambini soldati dismessi dall’esercito: la Mbarara Kadogo School. Dagli anni Novanta in poi non vi sono prove evidenti del utilizzo di kadogos in quanto la loro presenza all’interno del esercito viene discretamente occultata.

Il UPDF é la struttura portante del potere detenuto dal Presidente Museveni. Essendo formato originalmente dai guerriglieri che liberarono il paese, il UPDF ha svolto un importante ruolo nelle guerre civili al nord prima contro i residui del UPA (Uganda People Army) l’esercito di Obote che si erano alleati ad una guerriglia originaria della etnia Acholi denominata Holy Spirit Army (l’Esercito dello Spirito Santo). Successivamente (1988 – 2004) il UPDF ha combattuto al nord contro il sanguinario movimento guerrigliero Lord Resistence Army (L’esercito di Resistenza del Signore) guidato da Joseph Kony, anch’esso proveniente dalla etnia Acholi, la stessa di Milton Obote.

Se al NRA si riconosce il merito di aver liberato il paese e di aver reso possibile uno sviluppo economico senza precedenti e il lento rafforzamento della democrazia, al UPDF si riconosce il merito di aver sconfitto i vari gruppi ribelli al nord e di aver assicurato oltre 27 anni di stabilità nel paese.

Entrambe le formazioni militari sono composte da una fortissima ed importante componente Tutsi Ruandese, proveniente dalla diaspora che si rifugiò in Uganda a seguito dei primi massacri contro i tutsi avvenuti in Rwanda nel 1959. Paul Kagame (attuale Presidente del Rwanda), il mitico Fred Rwigyema, leader storico della ribellione ruandese ucciso durante il primo tentativo di liberare il Rwanda dal regine razziale nazista di Juvenal Habyariamana nel 1991, il Colonnello Peter Baingana e il Colonnello Medico Chris Bunyenyezi (tutti tutsi ruandesi), formarono il nucleo più combattivo e capace dello Stato Maggiore rivoluzionario e contribuirono alla creazione del moderno esercito UPDF prima di intraprendere la liberazione del Rwanda (primo tentativo nel 1991, secondo nel 1993) che si concluso con l’ultimo drammatico colpo di coda del regime Habyariamana: il Genocidio attuato nel 1994.

Dal 1996 al 2004 il UPDF é stato costretto a sostenere contemporaneamente la guerra civile al nord e le due invasioni del Congo (1996 e 1998). Dal 2001 l’esercito si é trasformato anche in un centro di reclutamento per i Contratctors privati americani inviando circa 8.000 soldati a combattere in Afganistan e Iraq.

Nel 2007 viene inaugurata la stagione delle “forze di pace” africane con l’inizio dell’avventura in Somalia. Attualmente il UPDF “Peace Keeping Force” é presente in 8 Paesi Africani: Costa d’Avorio, Darfur (Sudan), Liberia, Mali, Repubblica Centroafricana, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sud Sudan.

L’idea della forza di pace é stata originata dal Presidente Museveni per aumentare il prestigio del paese e rendere il UPDF indispensabile per risolvere le varie crisi africane utilizzando forze autoctone, come prevede la moderna dottrina militare americana destinata al Continente.

Dal dicembre 2013 il UPDF é impegnato nella guerra civile in Sud Sudan a sostegno del Presidente Salva Kiir. La forza di invasione ugandese é capitanata niente meno dal figlio del Presidente: Muhoozi Kainerugaba. Reparti UPDF sono illegalmente presenti al est del Congo dal ottobre 2013 e vari soldati ugandesi hanno partecipato alla ribellione congolese del Movimento 23 MarzoM23 (aprile 2013 – dicembre 2013), camuffati da ribelli congolesi.

Ai 50.000 effettivi ufficialmente dichiarati occorre aggiungere i 10.000 soldati delle Forze Speciali incaricati della difesa del Presidente e dei giacimenti petroliferi sotto il comando del Generarle Brigadiere Muhoozi, circa 6.000 uomini appartenenti alle forze para militari, 8.000 uomini impiegati nelle ditte private di sicurezza e di 16.000 soldati arruolati nella polizia nazionale. L’esatto numero dei effettivi UPDF é tutt’ora sconosciuto.

Noto, al contrario, il ruolo politico ed economico del UPDF. Il 94% dei ministri e parlamentari del National Revolutionary Mouvement (al potere) e dei vari partiti di opposizione, proviene dall’esercito compreso lo storico oppositore Kizza Besigye. Il UPDF controlla circa il 42% dell’economia nazionale riuscendo a egemonizzare anche la cultura ugandese attraverso la promozione dei tipici valori militari e patriottici.

L’esercito ufficialmente assorbe il 18% del budget nazionale annuale. In realtà la percentuale si aggira attorno al 34% per un totale di 1,2 miliardi di dollari annuali.

A questo si devono aggiungere gli aiuti militari Europei e Americani, il pagamento dei peace keaping ugandesi impegnati nei vari teatri di guerra africani. Per il solo contingente ugandese in Somalia viene riconosciuto un finanziamento di 400 milioni di Euro. Dal 2012 la Cina sta diventando un importante finanziatore del UPDF: 2,3 milioni di euro all’anno.

Secondo dati forniti dalla Banca Mondiale dal 2010 i principali fornitori di armi al UPDF sono (in grado di importanza): Russia, Cina, Polonia, Stati Uniti e Italia. Questo dato non deve far trarre in inganno. I principali fornitori non sono necessariamente i principali finanziatori. Stati Uniti e Unione Europea preferiscono finanziare l’acquisto di armi del UPDF tramite triangolazioni commerciali utilizzando fornitori russi, cinesi, polacchi e italiani.

Ricevendo addestramento principalmente da Stati Uniti e Israele ma anche da Cina, Russia e Nord Corea, il UPDF é il quarto esercito africano più importante. Dal 2012 la vecchia guardia rivoluzionaria viene progressivamente sostituita con giovani Colonnelli e Generali formati presso l’accademia militare di West Point e in Israele. La nuova generazione di comando del UPDF rappresenta la base politica per il Generale Brigadiere Muhoozi e la sua probabile candidatura a Presidente nel 2020.

Grazie a questi importanti finanziamenti il UPDF é il principale fulcro dei fornitori nazionali ed internazionali di armi, equipaggiamento militare, alta tecnologia, logistica e alimentari. Rappresenta inoltre la più facile e ben pagata occupazione per centinaia di migliaia di giovani ugandesi.

Il Presidente Museveni, forte della esperienza in Somalia, sta ora spingendo per creare la prima forza militare africana di pronto intervento indipendente dal Occidente, in collaborazione con Angola, Rwanda e Sud Africa.

É proprio nella più importante e prestigiosa missione di pace, quella in Somalia, che l’esercito ugandese sta rischiando seriamente di perdere la sua fama di integralità morale e di disciplina. L’intervento ugandese in Somalia registra il più basso numero di vittime civili dei moderne guerre.

Il 16 aprile scorso il quotidiano filo governativo The New Vision riporta la notizia che i reparti dell’esercito ugandese addestrano in Somalia anche le milizie terroristiche Al-Shabaab che dovrebbero combattere. L’articolo ha creato una ondata di indignazione nazionale e una serie di arresti all’interno del esercito.

Lo scandalo parte da una accurata denuncia del Caporale Jackson Byabagambi che presentò il 14 aprile prove inconfutabili dei avvenuti addestramenti dei terroristi somali in basi militari ugandesi in Somalia, l’ultimo dei quali conclusosi il 10 aprile 2014.

Il Maggiore Frank Kawero, e il Capitano Hassan Wantimba, incaricati della formazione dei soldati somali presso la caserma Aljazeera, Somalia, sono stati immediatamente arrestati e sottoposti a processo presso la Corte Marziale.

A distanza di soli dieci giorni il principale quotidiano dell’opposizione Daily Monitor pubblica un articolo di denuncia sul contingente UPDF in Somalia che ha provocato l’arresto del Colonnello Hassaan Kimbowa attualmente sottoposto alla Corte Marziale presso il tribunale militare di Makindye.

Il Colonnello Kimbowa é accusato dal Caporale Ayub Masumbuko di aver venduto a civili somali carburante e attrezzature logistiche (camion, generatori, frigo, stufe, attrezzature per cucine da campo) per oltre 460.000 dollari.

Il Caporale Masumbuko ha fornito prove video e documentazione che chiaramente testimoniano il traffico organizzato dal Colonnello presso il campo militare Base Camp Abdullah ex base della marina AMISOM, il contingente militare africano in Somalia.

Ogni vendita di carburante avveniva per un controvalore di 5.350 dollari, ovviamente sottostimato rispetto a prezzo di mercato in Somalia. Gli acquirenti erano commercianti somali che rimettevano il carburante sul mercato civile riuscendo ad ottenere un largo margine di profitto. L’ordine della consegna veniva dal Colonnello Kimbowa.” testimonia il Caporale Masumbuko.

Anche il Luogotenente Colonnello Benson Olanya é stato inchiodato dalle prove presentate dal Tenente Stephen Murashi. Nel suo caso oltre al carburante anche le attrezzature logistiche in dotazione al contingente ugandese in Somalia, rientravano nelle sue attività di vendita clandestina.

Queste attività rappresentano un insulto e un tradimento ai soldati ugandesi che stanno combattendo in Somalia per fermare la minaccia terroristica nel paese e in Africa. Mentre i soldati sono costretti a usare carbone e legna per riscaldarsi il cibo, i loro comandanti vendono carburante e attrezzature logistiche”, afferma il Tenente Murashi.

Esperti militari regionali affermano che non vi é alcuna garanzia che a questo traffico illegale abbiano beneficiato esclusivamente i commercianti somali, nutrendo il dubbio che parte di esso sia stato comprato indirettamente dal gruppo terroristico Al-Shabaab. Il verdetto per i Colonnelli Kimbowa e Olanya é previsto per il 13 maggio 2014. Entrambi rischiano la pena di morte.

A seguito di questi due conseguitivi scandali é scattata un’operazione di marketing tesa a convincere l’opinione pubblica che siano casi isolati che verranno puniti in modo esemplare. L’integrità morale ed etica del UPDF rimarrebbe inalterata.
Affermazione che contrasta o, peggio ancora, copre, le attività illegali commesse da Generali e Colonnelli dell’esercito ugandese fin dall’epoca della seconda guerra Pan Africana in Congo. Dal 1998 al 2004 vari alti ufficiali del UPDF sono stati coinvolti al est del Congo in immensi traffici di legname pregiato, minerali preziosi e valuta pregiata costruendosi delle vere e proprie fortune in Uganda.

In Sud Sudan dal 2010 l’esercito ugandese é sospettato di partecipare attivamente al contrabbando di avorio contribuendo alla quasi estensione degli elefanti nella giovane nazione africana.
L’immagine della dedizione che il Governo nutre verso la più importante istituzione del paese: l’esercito, é stata compromessa dal trattamento riservato ai soldati ugandesi in Somalia.

Il 16 marzo 2012 il settimanale cattolico ugandese The Observer , denunciava il mancato pagamento dei soldati impegnati nella campagna militare in Somalia.
Secondo i contratti firmati, le Nazioni Unite pagano 1.028 dollari ad ogni soldato somalo. Il Governo Ugandese si trattiene 200 dollari in tasse e paga 928 dollari (100 in Somalia e il saldo sui singoli conti bancari). Una vera e propria fortuna considerando che il salario medio é di 150 dollari e la paga dei soldati ugandesi non impegnati in Somalia non supera i 200 dollari.

Le testimonianze di soldati raccolte dal The Observer rivelarono all’epoca enormi ritardi sui pagamenti in Uganda che compromettevano seriamente la sopravvivenza finanziaria delle loro famiglie e il morale dei soldati sul fronte.

Il portavoce dell’esercito ammise i ritardi sui pagamenti addossando però la colpa non allo Stato Maggiore ma alla Banca Centrale dell’Uganda, assicurando che il Governo avrebbe risolto il problema entro poche settimane.

Una promessa evidentemente dimenticata allo spegnersi dei riflettori dei media nazionali. Ritardi sui pagamenti delle paghe dei soldati vennero denunciati dal network radiofonico Uganda Radio Newtwork il 26 gennaio 2013. Secondo l’indagine svolta da questo media ugandese la situazione non solo continuava dalla prima denuncia fatta dal The Observer ma era addirittura peggiorata.

Il contingente ugandese (8.000 uomini) rappresenta il 36,5 per cento del totale delle forze AMISOM impegnate in Somalia (22.078 uomini). I secondi contingenti militari più importanti sono quello Burundese (5.432 uomini) e quello etiope (4.395 uomini). Attualmente il contingente ugandese é posto sotto il comando del Generale Luogotenente Silas Ntigurirwa.

L’AMISOM fu creato dall’Unione Africana il 19 gennaio 2007 con approvazione del Consigli di Sicurezza delle Nazioni Unite(Risoluzione n 2093). A differenza dei peace keaping ONU l’AMISOM ha il pieno mandato operativo sia di difesa che di offesa.

I recenti scandali registrati in Somalia si aggiungono all’eterno problema dei soldati fantasma. Trattasi di soldati morti in combattimento che sono ancora registrati nei libri paga dell’esercito. I loro stipendi, , finiscono nelle tasche dei Colonnelli dei reparti di appartenenza impedendo alle famiglie di ricevere la pensione di guerra. Secondo un rapporto redatto dal Generale David Tinyefuza nel 2002 si registravano 18.000 soldati fantasma ancora teoricamente attivi all’interno del esercito. Dalla pubblicazione del rapporto ai giorni nostri il Governo non fornisce più dati precisi. Secondo alcune stime attualmente il fenomeno dovrebbe riguardare circa 12.000 soldati, evidenziando una diminuzione della truffa amministrativa che testimonierebbe gli sforzi compiuti dal Governo e dallo Stato Maggiore per combattere il fenomeno.

Le diserzioni dal 2012 sono in costante aumento (circa 1.000 uomini all’anno) così come gli omicidi e i suicidi commessi dai veterani ritornati a casa dopo le campagne del Afganistan, Congo, Iraq e Somalia.

Nell’attuale campagna in Sud Sudan l’esercito é accusato di inviare al fronte reparti appartenenti ad etnie tradizionalmente avverse a quella dei Banyangole (l’etnia del Presidente Museveni).

Innegabile che vi siano problemi e corruzione all’interno del UPDF ma il fenomeno é nettamente inferiore rispetto a eserciti di altri paesi africani e non intacca alla base l’esercito ugandese. Il UPDF rimane un potente deterrente alla destabilizzazione regionale e uno dei principali attori di pace nel Continente”, ci rassicura un Tenente Maggiore sotto copertura di anonimato.

Che la corruzione sia inferiore a quella registrata in altri eserciti (Kenya e Congo in prima linea) é sicuramente vero però si deve far sottolineare che queste deviazioni dal 2011 sono in costante aumento. Le condanne esemplari che periodicamente vengono inflitte agli autori dei casi più eclatanti non deve far dimenticare il clima di impunità generalizzata che Generali e Colonnelli del UPDF godono. L’impunità sta lentamente corrodendo la reputazione conquistata nei duri anni della guerra partigiana e la fiducia che il UPDF gode ancora tra la popolazione. Una realtà che dovrebbe far riflettere il Comandante Supremo dell’esercito: il Presidente Yoweri Museveni, il Ministro della Difesa: Crispus Kiyonga e il Capo dello Stato Maggiore, il Generale Katumba Wamala.

Fulvio Beltrami
Kampala Uganda

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