Burundi. Le Nazioni Unite informano della preparazione di un genocidio.

16 Apr

Il 03 aprile 2014 l’Ufficio delle Nazioni Unite in Burundi informa il Quartiere Generale delle Nazioni Unite a New York dell’avvenuta distribuzione di armi e uniformi di esercito e polizia ai giovani miliziani Imbonerakure.

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Imbonerakure (letteralmente: quelli che vedono lontano) é una milizia para militare creata dal partito al potere CNDD- FDD e composta da fanatici dell’ideologia di superiorità razziale Hutu Power, autori di diverse esecuzioni extra giudiziarie contro membri dell’opposizione attuate fin dal 2013. L’Ufficio delle Nazioni Unite ha documentato 27 casi di violenze politiche contro l’opposizione dal Gennaio 2014 a data odierna. Gli Imbonerakure sono organizzati sul modello della tristemente nota milizia Ruandese Interahamwe, autrice del Genocidio del 1994.

Il giornalista burundese Roland Rugero e l’attivista burundese dei diritti umani Léonce Ngendakumana informano che una radio REMA FM sta preparando delle trasmissioni di odio etnico rivolte alla popolazione e un servizio di coordinamento per le operazioni di genocidio rivolto ai miliziani Imbonerakure proprio come fece Radio Mille Colline prima e durante il genocidio in Ruanda del 1994. Tra i organizzatori di Radio Mille Colline vi era un belga di origine italiana: Georges Reggiu.

Condannato a 12 anni di reclusione nel giungo 2000 dal Tribunale Speciale per i Crimini in Ruanda ad Arusha (Tanzania) durante il famoso “Media Trial” (il processo ai media), Reggiu fu incarcerato in Tanzania dove scontò i primi 8 anni. Successivamente estradato in Italia nel febbraio 2008 grazie ad un accordo sulla esecuzione della pena firmato tra il governo italiano e le Nazioni Unite, il 21 aprile 2009, due anni e dieci mesi prima del termine della condanna, Raggiu beneficiò di una inspiegabile amnistia firmata personalmente dal Primo Ministro Silvio Berlusconi. Uscito dal carcere, Raggiu fece perdere le sue tracce.

Dal gennaio 2014 il Burundi sta vivendo una pericolosissima crisi politica causa il tentativo del Presidente Pierre Nkurunziza di modificare la Costituzione per ottenere il terzo mandato Presidenziale nel 2015.

L’intento del Presidente Nkurunziza e del suo partito, Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia – Forze per la Difesa della Democrazia (CNDD-FDD), é quello di rafforzare il controllo razziale Hutu sul paese.

Dodici gli emendamenti costituzionali che si intende attuare. Tra i più importanti: distruggere l’attuale equilibrio di potere etnico, ridurre il quorum necessario in Parlamento per l’approvazione delle leggi da due terzi a semplice maggioranza, proibire il diritto di associazione sindacale e diritto di sciopero ai giudici, esercito e polizia, restringere il Parlamento ai soli partiti che ottengono il 5% dei voti, dotare il Governo del potere di decidere unilateralmente i criteri per l’eleggibilità dei candidati alle elezioni Presidenziali.

Dietro questi cambiamenti costituzionali proposti si nasconderebbe l’obiettivo del Presidente Nkurunziza e del CNDD-FDD di distruggere il delicato equilibro di potere tra la maggioranza hutu e la minoranza tutsi, stabilito negli accordi di pace di Arusha, Tanzania, firmati tra le parti belligeranti nel 2000 che mise fine a 7 anni di terribile guerra civile ed etnica.

L’equilibrio etnico è assicurato da un Presidente hutu e un Vice Presidente tutsi con quasi gli stessi poteri. La proposta del CNDD-FDD è quella di privare di questi poteri il Vice Presidente trasformandolo in una figura di rappresentanza per trasferirli al Primo Ministro nominato dal Presidente che attualmente è anche il Presidente del partito al potere.

Il primo febbraio scorso il Presidente Nkurunziza ha portato alle dimissioni il Vice Presidente della Repubblica Berbard Busokoza, di origini tutsi causa divergenze politiche nate tra le due più alte cariche istituzionali del paese sul progetto di revisione costituzionale. Il Presidente Nkurunziza ha tentato anche di imporre al principale partito di opposizione tutsi: UPRONA, un Presidente di suo scelta. A seguito delle dimissioni del Vice Presidente l’alleanza di governo tra CNDD-FDD e UPRONA é stata interrotta.

Il 21 marzo scorso il parlamento burundese ha bocciato la proposta presidenziale della revisione della Costituzione per un voto, impedendo così al Presidente Nkurunziza di potersi candidare al terzo mandato e di istituzionalizzare il progetto di dominio razziale hutu sul Paese.

L’8 marzo 2014, una manifestazione in occasione della Festa della Donna é stata interrotta da cariche di inaudita brutalità delle forze anti sommossa burundesi con un bilancio provvisori di 14 feriti e 71 arresti di alti esponenti dell’opposizione tra cui Alexis Sinduhije Presidente del partito: Movimento Solidarietà e Democrazia (MSD). Nella repressione della manifestazione la polizia non ha esitato a sparare pallottole vere e a compiere atti di violenza sessuale contro le donne. Il 13 marzo, il Tribunale di Bujumbura ha condannato Alexis Sijduhije e i 71 attivisti politici all’ergastolo sulla base della accuse di tentativo insurrezionale.

Ora il messaggio cifrato delle Nazioni Unite, reso pubblico da The Guardian e dal The Times, apre inquietanti scenari sul futuro del piccolo paese centro africano e sull’intera Regione dei Grandi Laghi già sconvolta dalle guerre civili nella Repubblica Centroafricana e Sud Sudan e da forti tensioni tra Ruanda, Uganda e Congo.

Il verificarsi di un genocidio in Burundi implicherebbe un automatico intervento militare degli eserciti Ruandese e Ugandese in difesa della popolazione Burundese con possibilità di estensione del conflitto alla Repubblica Democratica del Congo, che fino ad ora, ospita il gruppo terroristico ruandese FDLR (formato da ex genocidari del 1994).

Dal agosto 2013 il FDLR sta preparando una invasione del Rwanda per abbattere l’attuale governo e “finire il lavoro” interrotto nel 1994. Un primo tentativo di invasione é stato attuato nel settembre 2013 con il supporto diretto del Governo di Kinshasa e della Francia: Operazione Abacunzi.

Martin Kobler, il responsabile della missione di pace ONU in Congo: MONUSCO nel febbraio scorso assicurò l’impegno delle Nazioni Unite a distruggere definitivamente e senza pietà il gruppo terroristico ruandese FDLR.

Il 13 marzo 2014 France24 pubblica la notizia che le truppe ONU hanno lanciato un’offensiva contro i ribelli ruandesi al est del paese. Fonti diplomatiche e testimoni oculari in loco affermano che l’offensiva sia stata in realtá una operazione di marketing orchestrata dalla MONUSCO e dal Governo di Kinshasa. Le forze FDLR (valutate attorno ai 12.000 uomini) rimangono intatte e pronte ad invadere il Ruanda.

La notizia dei preparativi del genocidio in Burundi é stata confermata da fonti occidentali stanziate nel paese africano.

Secondo vari esperti regionali ed internazionali il CNDD-FDD non prenderebbe neppure in minima considerazione l’ipotesi di lasciare il potere nel 2015. Il Presidente si é rivolto alla corte costituzionale (da lui nominata) per una parere sulla modifica della Costituzione al fine di annullare il voto contrario del Parlamento.

L’intransigenza di Nkurunziza e del suo partito rischia di portare il Burundi ad una nuova guerra civile. Il rischio di spostare il conflitto su un piano etnico é alto. La carta etnica servirebbe per poter indirizzare e strumentalizzare la violenza e la rabbia degli hutu ridotti alla fame dalla sciagurata gestione del paese attuata dal Presidente e dal suo partito. La minoranza tutsi dividerebbe cosí la responsabile di tutti i mali del Burundi. Logica e scenari giá vissuti durante la crisi economica e politica in Rwanda dal 1991 al 1994.

Giocare la carta etnica non é solo una mossa pericolosa e disperata per il Governo, ma anche un crimine. Dall’indipendenza (1962) il Burundi ha giá registrato due pulizie etniche che sono andate molto vicine al genocidio. Il 27 aprile 1972 si assistette ad una ribellione di alcuni reparti hutu dell’esercito nelle cittá di Romonge e Nyanza. I ribelli dichiarono la Repubblica Indipendente del Martyazo. Durante la rivolta furono sterminati in pochi giorni oltre 1.200 tutsi e hutu che si rifiutarono di unirsi alla ribellione. Come reazione il Presidente tutsi Michel Micombero prolocamó la legge marziale e soppresse la ribellione. Durante l’offensiva militare dell’esercito regolare (controllato per la maggioranza da tutsi) si registrarono massacri di massa. Almeno 15.000 hutu furono uccisi tra cui molti esponenti della intellighentia hutu. Circa 30.000 hutu si rifugiarono nei paesi vicini: Zaire, Ruanda e Tanzania.

Il 30 aprile 1972 ribelli hutu supportati dalla guerriglia congolese di Mulele attacarono la cittá di frontiera Gitega e la capitale Bujumbura causando la morte di oltre 35.000 tutsi.

Nel maggio 1973 giovani leader hutu in esilio in Rwanda, Tanzania, Zaire organizzarono tre distinti attacchi nel tentativo, fallito, di rovesciare il governo. Durante l’invasione si registrarono massacri della popolazione. Il preciso numero di tutsi e hutu uccisi rimane tutt’ora ignoto.

Il 21 ottobre 1993 furono uccisi 25.000 tutsi a seguito della rivolta hutu causata dall’assassinio del Presidente Melchior Ndadaye (hutu) attuata dal reparti dell’esercito.

La guerra civile 1993 – 2003 fece 300.000 morti su una popolazione di 8,7 milioni di persone.

Secondo fonti certe tutti i paesi di una certa rilevanza hanno inviato ambasciatori e ministri per convincere Nkurunziza a cambiare politica e liberarsi dei generali estremisti che controllano il governo, esprimergli disaccordo e spingerlo ad osservare le regole democratiche che si è impegnato a rispettare. Anche l’Italia ha inviato una delegazione diplomatica per convincere il Presidente Burundese a desistere dal piano genocidario. L’Ambasciatore Italiano Stefano Antonio Dejak a Kampala, Uganda, la scorsa settimana era in missione a Bujumbura Burundi. L’Ambasciata Italiana in Uganda gestisce le relazioni diplomatiche anche con Burundi e Rwanda dove ci é solo la rappresentanza consolare. African Voices tenterà di contattare L’Ambasciatore Dejak e il Console Onorario in Burundi: Guido Ghirini per avere notizie più dettagliate in merito.

Pubblichiamo il testo integrale del messaggio criptato promettendo di seguire da vicino e costantemente l’evoluzione di questi drammatici avvenimenti in Burundi tenendovi informati.

Il Fax del genocidio in Burundi. 03 aprile 2014

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Fulvio Beltrami per African Voices
Kampala, Uganda

 

10 Risposte to “Burundi. Le Nazioni Unite informano della preparazione di un genocidio.”

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