Kenya. I Retroscena della Poligamia Legalizzata

31 Mar

La scorsa settimana il Parlamento Keniota ha legalizzato la poligamia attraverso il Marriage Bill, una legge che permette ai cittadini maschi di sposare legalmente altre donne oltre il primo matrimonio contratto. La legge non limita il numero di mogli legali che, normalmente, é associato alla disponibilità finanziaria dell’uomo.

La poligamia ha però dei limiti di applicazione. É valida per tutti i cittadini di comprovata fede Mussulmana o Animista. Per i cittadini di fedi che non prevedono la poligamia la legge non offre nessuna copertura giuridica e la poligamia rimane reato.
Il Marriage Bill é stato oggetto di un lungo ed acceso dibattito Parlamentare durato vari mesi, trovando una forte opposizione dei Parlamentari donne e associazioni femministe che considerano la legalizzazione della poligamia come la promozione di questa pratica strettamente abbinata alle culture patriarcali e maschiliste.
“La legge lede profondamente la dignità delle mogli e delle donne in generale e dimostra quanto rispetto governo e società keniote hanno verso il mondo femminile.”, afferma Nancy Baraza, Giudice e Professoressa di Legge presso la Università di Nairobi.
I promotori della legge, al contrario, affermano la necessità di regolamentare una situazione di fatto per meglio proteggere le donne keniote. La legge vieta di contrarre matrimoni con minorenni (pratica molto diffusa) e tutela finanziariamente e legalmente tutte le mogli dello stesso nucleo familiare, compresi i diritti di eredità e trasferimento pensione e beni del marito eventualmente deceduto.
Secondo il campo pro poligamia la legge é stata ideata per proteggere le donne che contraggono matrimoni secondo usi mussulmani o animisti, trovandosi spesso in una situazione precaria causa la mancanza di diritti dovuta dal non riconoscimento del suo matrimonio. La legge assicura che ogni moglie di una famiglia poligama abbia gli stessi diritti e protezioni.
Oggetto di violente opposizioni é stato l’articolo di legge che legalizza la decisione del marito di contrarre un secondo, terzo, quarto, quinto matrimonio senza il consenso della prima moglie.
In molti casi nelle comunità mussulmane e animiste il consenso della prima moglie é quasi obbligatorio e spesso é proprio lei che cerca la consorte per suo marito. Normalmente la prima moglie sui 40, 50 anni incoraggia il marito a sposare una seconda o terza moglie più giovane per avere un valido aiuto per i lavori domestici ed evitare che gli appetiti sessuali del marito vengano soddisfatti all’esterno del nucleo familiare rivolgendosi al mercato della prostituzione o instaurando rapporti extraconiugali che danneggiano direttamente il reddito familiare.
Il Marriage Bill ha volutamente trascurato di prendere in considerazione il fenomeno della poligamia nel suo completo aspetto. In Kenya, come in Uganda, la poligamia é sia maschile che femminile.
Per le donne la scelta di avere numerosi partner può essere economica o ludica dipende dalle condizioni di classe. Una donna di classe povera o modesta necessita di avere diverse fonti di entrate per sostenere la prole, necessità assicurata nel avere diversi partner fissi. Normalmente la scelta del partner si rivolge verso uomini di mezza età e benestanti.
Una donna della media alta borghesia sceglie la poligamia per soddisfare i propri appetiti e fantasmi sessuali. Normalmente la scelta del partner si orienta verso giovani di classi modeste che vengono mantenuti agli studi o facilitati nel trovare un’occupazione fissa.
La legge si concentra solo sulla poligamia maschile in quanto la società keniota, come quella ugandese, non ha mai voluto riconoscere la realtà della poligamia femminile.
“La legalizzazione della poligamia per determinate comunità religiose é sicuramente l’aspetto più eclatante di una pessima legge contro le donne in Kenya.”, fa notare L. Muthoni Wanyeki opinionista keniota e Direttore di Amnesty International per l’Africa Orientale.
“Il Marriage Bill approvato dal Parlamento non é riuscito a garantire i diritti civili e patrimoniali della sposa già negati dal Matrimonial Property Act, approvato lo scorso gennaio.
La legge prevede la separazione dei beni tra i coniugi un regime estremamente sfavorevole in quanto, spesso, alle donne non vengono riconosciuti i diritti di eredità patrimoniale trovandosi così alla mercé finanziaria del marito. Il regime unico di comunione dei beni salvaguardava la donna che poteva accedere a beni ed eredità del consorte e responsabilizzava quest’ultimo al adeguato sostegno familiare.
Ora, con l’introduzione della separazione dei beni la moglie difficilmente potrà accedere ad una equa eredità in quanto soldi e beni del marito sono legati alla sua famiglia di origine. La legge prevede solo una quota minima del 30% come garanzia verso la moglie.
La scelta di questo regime differenziato del patrimonio familiare rischia di essere presa unilateralmente dal marito senza che la donna sia informata, aumentando così il suo stato di dipendenza e instabilità finanziaria. Anche la quota minima del 30% non risolve alcun problema in quanto la moglie può essere facilmente vittima di raggiri finanziari della famiglia del marito deceduto non avendo a disposizione alcuna informazione esatta sul esatto totale della liquidità bancaria e dei beni immobiliari del consorte.
Il Marriage Bill, tra la legalizzazione della poligamia e l’introduzione del concetto di separazione dei beni, é l’incarnazione del predominio patriarcale sulla società Keniota protetto ora dal Governo attraverso leggi incuranti delle loro caratteristiche anticostituzionali, contro i diritti civili e le pari opportunità.”. spiega L. Muthoni Wanyeki.
In Tanzania la poligamia é stata legalizzata nel 1971 con il Marriage Act. Come nel caso del Kenya la legge tanzaniana vieta la poligamia per le famiglie cristiane mentre la permette per i mussulmani e gli animisti. L’unica pecca della legge sulla poligamia in Tanzania é l’età minima della sposa che é rimasta a 15 anni come la tradizione prevede. L’articolo, in netto contrasto con il codice penale e la Costituzione non é stato fino ad ora adeguato alla maggior età.
Nel febbraio scorso il Deputato Costituzionale e Responsabile degli Affari Legali Angela Kairuki ha promosso l’idea di un referendum per modificare l’età minima da 15 a 18 anni, accusando la legge di non proteggere sufficientemente i diritti allo studio e all’indipendenza finanziaria delle mogli minorenni che dalla tutela del padre passano per legge sotto la tutela del marito fino a maggior età.
Negli altri Paesi della Regione dei Grandi Laghi, come nella maggioranza dei Paesi Africani, la poligamia é vietata per legge ma ampiamente tollerata. In Uganda e Rwanda la poligamia viene di fatto attuata tramite il concetto di amante. Concetto simile in Burundi e Congo tramite il “Deuxiem Bureau” (il secondo ufficio).
Spesso queste unioni di fatto comportano anche la prole ma espongono la seconda o terza moglie alla totale assenza di garanzie, tutele e diritti non essendo l’unione riconosciuta dalla legge.

Fulvio Beltrami
Kampala Uganda.

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  1. Su quel che resta del Matrimonio, eliminando l’eterosessualità | MAKTUB - 4 giugno 2015

    […] rappresentante. Se Wikipedia non mente, in Senegal il 47% dei matrimoni è poligamico. La recente legge varata in Kenia per regolarizzare la poliginia viene criticata per motivi di insufficienza: regolarizza le unioni […]

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