Traffico umano, torture e corruzione da funzionari eritrei ed egiziani. – Storia di Awet.

13 Feb

Da quando aveva lasciato il Sudan è stato quattro giorni nascosto sotto le coperte nel retro di un pick-up. Prima per cinque giorni da era stato  incatenato con altri sotto un albero nel deserto. Per otto giorni in arresto da poliziotti e soldati che lo avevano arrestato mentre entrava in Sudan dall’Eritrea, e lo hanno venduto ai trafficanti. La notte precedente hanno dormito vicino al Nilo, e poi di nuovo in movimento, da qualche parte in Egitto. Per sicurezza non citeremeo il suo vero nome ma lo chiameremo Awet.

I due camion stavano trasportando 17 prigionieri e guidando velocemente, ma come hanno passato il checkpoint Awet ha sollevato la coperta un pò la sua coperta. Vide una divisa di un ufficiale egiziano con la mano alzata faceva cenno al convoglio dei trafficanti di passare velocemente. Erano già stati sequestrati, incatenati, picchiati e affamati, ma il peggio doveva ancora venire.

Il convoglio che trasporta Awet ha raggiunto la costa orientale d’Egitto nel buio. Ancora incatenati alle caviglie, i prigionieri sono stati messi in modo da guadare il mare in attesa di una barca in attesa. Una bambina era troppo piccola da gestire, e sua madre era troppo debole per portare con lei, così Awet se la mise sulle spalle.

Dopo sei ore in mare, hanno raggiunto il Sinai, scaricati a mezzo chilometro ancora con le loro catene fino a riva, dove sono stati caricati sui camion pick-up. Sono stati poi guidati in una casa, dove sono stati venduti ancora a diversi acquirenti. Awet e altri cinque sono stati portati in un’altra casa, bendati, ammanettati e costretti ad ascoltare voci di sofferenza intorno a loro. C’erano già altri otto prigionieri .

Questo non è un caso isolato, secondo una stima in un rapporto da Tilburg University, più di 25.000 persone sono state rapite dai trafficanti in Sudan e Eritrea dal 2010, prima di essere portato alla penisola del Sinai e torturati per estorcere un riscatto ai loro parenti all’estero. La tortura avviene spesso, mentre i parenti ascoltano al telefono, una tecnica utilizzata per garantire che il denaro sia pagato in fretta. Si tratta di un commercio lucroso, la stima è che £ 365.000.000 di riscatti, secondo il rapporto, siano stati pagati negli ultimi tre anni.

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Ho intervistato Awet nel mese di dicembre per conto di Human Rights Watch, che ha pubblicato ieri un rapporto basato su 37 interviste con le vittime delle bande di traffico. Undici degli intervistati raccontato 19 casi di collusione da parte della polizia egiziana o soldati. Molti hanno anche raccontato il coinvolgimento delle guardie di frontiera sudanesi, che sono noti per arrestare i profughi dall’Eritrea prima di venderli alle bande.

Prima che il rapporto fosse pubblicato, si è sospettato che un vasto commercio che tale non poteva avvenire senza che funzionari chiudessero un occhio. E di recente, infatti, un trafficante chiamato con il nome di Abu Faris, senza mezzi termini ha detto ad un giornalista del Sinai di aver corrotto agenti di sicurezza per far sì che guardassero dall’altra parte.
“Abbiamo contrabbandato immigrati dai confini egiziani, sudanesi al confine Peace Bridge e al tunnel di Shahid Ahmed Hamdy in Suez, pagando grosse tangenti lungo la strada“, ha riferito. “Poi li abbiamo messi in un magazzino, offrendo loro cibo in cambio di altri fondi che avevamo già pagato come tangenti al fine di facilitare il loro accesso al punto di frontiera.”
Lunedì,in un’intervista telefonica, un portavoce del ministero degli esteri egiziano ha negato che i funzionari egiziani siano coinvolti nel permettere la tratta di esseri umani. Ha riferito che questa pratica si era drasticamente ridotta dal luglio del 2013, quando il governo ha sostenuto un massiccio intervento militare assicurando maggiore presenza e sicurezza nel Sinai e sui confini della nazione che è stata successivamente rafforzata. Perché le rotte di contrabbando sono utilizzati anche per armi e droga, ha detto, sono un rischio per la sicurezza e devono essere sorvegliati.
Tuttavia, secondo l’attivista Meron Estafanos , che controlla il commercio dalla sua base in Svezia, dal novembre del 2013, il flusso di telefonate disperate ha lentamente cominciato ad aumentare.
Secondo diverse testimonianza, prima ai servizi di sicurezza erano a conosceva delle posizioni di alcune delle case di tortura, ma nessuno è mai riuscito ad agire. Nel 2012, per esempio, una ONG con sede al Cairo e abitanti si oppongono al commercio  e hanno dato dettagli delle case di tortura alla polizia, che non ha fatto nulla. “Non c’è modo non possiamo farci niente. Quella zona è conosciuta per essere sotto il controllo di gruppi ben armati. La polizia non può entrare“, ha detto un ufficiale. Il General Intelligence Services, equivalente della CIA o MI6, ha detto che avevano “altre priorità”.
Nel giugno del 2013, alcuni abitanti del luogo frustrati hanno cominciato a prendere provvedimenti personali, organizzando proprie incursioni armate in poche case di tortura. Da allora, le autorità insistono che sono stati presi provvedimenti.
Durante la sua prigionia, Awet è stato svegliato alle 5:00 ogni mattina per essere picchiato. Ma lui è stato fortunato. Un uomo socievole e amico, aveva molti amici e una famiglia con collegamenti all’estero. Nel giro di un mese hanno alzato il $ 33.000 20.000) i suoi rapitori li hanno trasferiti a un intermediario in Arabia Saudita. I più sfortunati non potevano pagare, e spesso sono deceduti alle loro torture.
Di notte ci hanno portato un cadavere coperto con una coperta e ce lo mostrarono,” ha detto Awet. “Ed essi dissero: Guardate, questo ragazzo è stato ucciso perché non ha pagato.” Loro ci dissero di seppellirlo in modo che il cadavere non marcisce “.
Altre vittime ricordano di aver condiviso le loro celle con i corpi dei morti per giorni o costretti ad abbracciare i cadaveri.
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Leggendo le testimonianze dei sopravvissuti, emergono temi comuni: le elettrochoc, gli stupri, bruciature con il fuoco e la plastica fusa, le frustate e percosse. Diverse vittime denunciano di essere stati appesi per i polsi al soffitto con le braccia legate dietro la schiena.“Mi hanno appeso tre volte e le mie braccia hanno fatto molto male. Ora non le posso più usare. È difficile fare le cose senza le braccia“, ha detto un uomo.
Awet alla fine ha fatto base al Cairo, dove sta aspettando l’UNHCR per elaborare la sua richiesta per il reinsediamento. Egli è in grado di lavorare e vive con altri sopravvissuti facendo volantinaggio a £ 35 al mese. Molti hanno profonde difficoltà psicologiche e vivono nella paura di essere ripresi da parte delle bande, che hanno informatori nella comunità eritrea e minacciano chiunque scoprono abbia parlato alla stampa.
Anche se è svolta da bande criminali comuni, il commercio si basa su funzionari statali in ogni punto, e ad ogni livello. Come altri rifugiati, Awet è fuggito dall’Eritrea dopo essere stato sottoposto a 16 anni di servizio militare forzato in una delle più povere nazioni più militarizzate del mondo. I funzionari eritrei sono profondamente implicati nel commercio. Secondo il gruppo di monitoraggio del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la Somalia e l’Eritrea, per esempio, in alcuni casi le commissioni di riscatto vengono trasferiti ai diplomatici eritrei all’estero.
Il rapporto 2013 afferma: “Il Gruppo di monitoraggio ha anche ricevuto una testimonianza per quanto riguarda le tasse di riscatto che sono stati versati direttamente ai funzionari eritrei. In un caso, un cittadino eritreo con sede in Germania, è stato costretto a raccogliere circa 9.000 € da amici e parenti per liberare due suoi cugini che erano stati rapiti nel Sinai, in Egitto, nel 2011, dopo che erano fuggiti dall’ Eritrea e si erano in una carovana di tratta di esseri umani in Sudan. I fondi sono stati trasferiti a un membro della famiglia in Eritrea che ha consegnato in contanti all’ufficio per la sicurezza del governo di Asmara.
Repressione dell’Egitto nel Sinai potrebbe aver frenato i sistemi di tortura, per ora, anche se i ricercatori temono che riappariranno altrove, o nello stesso luogo, una volta che la campagna contro i militanti è finita. Alcuni abitanti del luogo dicono che è routine danneggiando i civili nel perseguimento di radicali ribelli islamici .
Ma per le vittime della tratta in salvo dalle autorità, il calvario è tutt’altro che finito. Una volta che sono stati raccolti, vengono poi imprigionati nelle stazioni di polizia egiziane. Al momento, non solo all’UNHCR viene negato il diritto di visitare le vittime, ma le autorità esigono che i prigionieri raccogano fondi per il proprio volo per Etiopia (che accetta profughi eritrei), quale condizione del rilascio, una domanda raccapricciante e costosa  in cambio della richiesta fatta dai trafficanti.
Ho detto al portavoce del ministero degli esteri che l’Egitto dovrebbe almeno prontamente permettere a queste persone di andare in Etiopia, se questo è ciò che vogliono. Ha risposto chiedendo alle agenzie internazionali e governi stranieri di contribuire a pagare per il processo. Bisogna essere in due per ballare il tango“, ha detto.Awet è forte. Ho la sensazione che  lui riescirà a costruire una nuova vita, una volta fuori dall’Egitto. Ma il volto angosciato di un giovane suo amico, che è stato torturato molto più duramente e per molto più tempo, resta con me. Più di un anno dopo la sua fuga sembrava malato e profondamente a disagio, sempre spaventato, sempre preoccupato, anche se in un luogo sicuro.
Articolo originale QUI
Traduzione a cura di African Voices
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