L’Irlanda infrange il muro di silenzio sulle schiave africane in Europa

12 Feb

Irlanda del Nord, una ex prostituta Nigeriana vince la causa con lo Stato che aveva rifiutato il diritto di asilo politico non riconoscendola vittima del traffico di essere umani. Secondo recenti indagini l’Italia è divenuta uno dei centri di smistamento Europei delle prostitute Africane. Due giornaliste nigeriane e un rapporto dell’Ambasciata Americana a Roma rivelano pesanti responsabilità delle autorità italiane.

Belfast, Nord Irlanda, Marzo 2001. Rebecca (nome inventato per proteggere l’identità della vittima) giunge presso la sede di Alliance Party (un partito-associazione fondato nel 1970 con l’obiettivo di migliorare la situazione sociale ed economica delle comunità Irlandesi e immigrate) denunciando di essere vittima del traffico di esseri umani internazionale.

L’incubo risale al 2003, quando Rebecca riceve un’opportunità di lavoro in Portogallo come cameriera tramite un immigrato nigeriano, amico di famiglia che si offre di anticipare il biglietto aereo e il costo del visto turistico. Una volta giunta a Lisbona, viene rinchiusa in un bordello clandestino e costretta a prostituirsi.

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