Dalla puntata pilota ad oggi: la miseria di Mission in poche righe. Ma noi, non ci crediamo!

4 Dic

Ma ve la sareste mai persa la puntata pilota di Mission dove, sembra che, avremmo visto Barbara de Rossi lavarsi le mani con l’amuchina dopo ogni volta aver toccato un bimbo rifugiato?
Ma noi non ci crediamo…

7000 € sarebbe il “gettone”, come l’ha chiamato la RAI, per Albano e ad ognuna delle sue figlie partecipanti al reality show Mission per un totale di 21.000 € per una decina di giorni di ‘set cinematografico‘ con tanto di copioni scritti e truccatori al seguito, a fare finta di fare i cooperanti. Somma che un cooperante, senza bandiere da eroe, si fa un mazzo tanto in quei posti e in media impiega quasi due anni a percepire.
Ma noi non ci crediamo….

Ogni funzionario UNHCR, che ‘eroicamente’ accompagnava Albano, avrebbero percepito diarie da 300 euro circa al giorno, oltre a stipendi e alloggi pagati. Certo che poi i fondi raccolti tramite gli sms andranno a finanziare “attività” nei paesi coinvolti, cioè recuperare le spese per i vari Celladin, le Amicucci e le Iucci e magari coprire qualche costo di struttura.
Ma noi, non ci crediamo…

Albano, le figlie e il codazzo INTERSOS/UNHCR/Dinamo che li seguiva nel reality show avrebbe ‘eroicamente’ soggiornato in un bell’ hotel di Amman (il Renad), non esattamente come fanno tutti i cooperanti e i rifugiati.
Ma noi, non ci crediamo …

(Fonte: Anonimo/a, lo stesso/a che ci ha inviato il video, ha fornito in anticipo il programma delle registrazioni alla RAI di Torino e la data della conferenza stampa con i retroscena delle due organizzazioni umanitarie)
Ma noi non ci crediamo.

Buona visione questa sera su RAIUNO, in prima serata, della prima vergognosa trasmissione disumanitaria, Mission.

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2 Risposte to “Dalla puntata pilota ad oggi: la miseria di Mission in poche righe. Ma noi, non ci crediamo!”

  1. abdoulayebah 18 dicembre 2013 a 07:42 #

    Ho firmato due petizioni contro The Mission l’estate scorsa e assistito un’amica a scrivere un articolo che riprendeva le critiche diffuse da vari media e ONG. Alla fine Mission si è rivelato diverso da quello che temevo. Dopo aver visto i due servizi, la mia visione è cambiata.

    Se non si umilia la povera gente, sono del parere che ogni azione tesa a informare il pubblico a proposito delle condizioni di vita dei rifugiati e del lavoro di chi cerca di alleviarne le sofferenze non sia in eccesso. Per una volta, mettiamo da parte la retorica e le critiche che spiegano il verificarsi di queste situazioni di crisi.

    Appena il 16 dicembre, le agenzie ONU hanno lanciato un appello per assistere i rifugiati siriani di 6,5 miliardi, la maggiore richiesta mai avanzata per rifugiati di una singola operazione.

    Con questo programma si è ottenuta una maggiore visibilità della vita di persone che si trovano in situazioni di estremo disaggio per colpa altrui. A chi crede che lo share sia l’elemento più importante, vorrei chiedere quanto esso sarebbe stato se si fossero chiamati degli “esperti” di geopolitica a trattare di quest’argomento? Oppure, giacché lo share sarà in ogni caso basso per i programmi impegnati, non si deve trattare di argomenti di questa natura in prime-time?

    La persona più criticata in questo programma è stata il “principino” Emanuele Filiberto. Ma, quanta gente sa che tutti i suoi compensi per la partecipazione a questo programma saranno devoluti all’orfanotrofio Mama Anakuja in Kenya, che sostiene da oramai quattro anni?

    Preferisco azioni concrete come questa di The Mission della RAI, nonostante tutti i timori iniziali, alle ideologie e alle polemiche. Quando sono le necessità che dettano le regole, non c’è posto per le sottigliezze. Più che mai, è il caso di dire grigio o nero, basta che il gatto acchiappi topi. Oppure se si preferisce, a caval donato non si guarda in bocca.

    Non ho dimenticato di argomentare su quanto guadagna il personale dell’ONU che ha accompagnato la troupe della RAI. Non vale la pena di soffermarsi su questa polemica, di vecchia data. Dirò solo che esiste una regola secondo cui, il trattamento del personale delle Nazioni unite deve essere di pari livello di quello dell’istituzione che offre le migliori condizioni. Tuttavia, negli ultimi decenni ci sono vari stati che pagano più delle Nazioni unite e offrono altre condizioni di trattamento migliori.

  2. Gianmarco Brocchi (@gimmykin) 23 dicembre 2013 a 15:03 #

    Amico, sarei anche d’accordo con te, ma potresti citare la fonte da cui hai trovato i dati? Così magari mi posso informare di più anche io.
    PS: se puoi, potresti togliere le virgole tra il “noi” e “non ci crediamo”? La virgola tra soggetto e predicato non si mette [https://it.wikipedia.org/wiki/Virgola]. Grazie.

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