Mission in terra Africana. In anteprima il video. Giudicate voi.

25 Nov

Dal luglio 2013 mi sono chiesto quali sono i reali motivi che hanno fatto scatenare un acceso dibattito attorno al reality show Mission ideato da RAI, UNHCR Italia, e la Ong Intersos. L’idea di far conoscere al gran pubblico la realtà di milioni di persone che languiscono nei campi profughi sparsi nel mondo é di per se interessante quindi non vi sarebbero motivi di ostacolarla. Eppure una petizione lanciata lo scorso luglio da uno studente universitario per bloccare la messa in onda della trasmissione ha raggiunto in pochi giorni oltre 90.000 firme e contemporaneamente il mondo del volontariato e delle Ong italiane si é schierato contro gli ideatori di Mission dando vita ad una frattura ormai insanabile tra due schieramenti opposti e poche possibilità di riconciliazione e dialogo.

Da una parte abbiamo la maggioranza delle Ong che si schierano contro Mission definendola senza mezzi termini “Pornografia Umanitaria”, dall’altra assistiamo ad una difesa ad oltranza della trasmissione portata avanti dai suoi promotori.

Abbiamo vissuto Mission, e lo stiamo vivendo, per quello che è: un tentativo innovativo di programma di prima serata, diretto quindi al vasto pubblico, per presentare alcuni temi sociali a partire da quello dei rifugiati; facendolo in modo piacevole ma anche con la massima attenzione e il massimo rispetto per le persone, la loro sofferenza, la loro dignità, rendendole protagoniste nel raccontarsi.”, informa il Presidente di Intersos Nino Sergi.

Per quanto concerne l’utilizzo di personaggi noti, la RAI ha deciso di coinvolgere dei volti noti del mondo della TV in quanto sono persone che hanno grande familiarità con il pubblico delle prime serate di RAI 1, quindi ritenuti capaci di avvicinare le famiglie italiane al dramma dei rifugiati.”, spiega l’ufficio stampa UNHCR Italia in una lettera a noi indirizzata.

Dinnanzi a questo serio dibattito il sottoscritto e un collega giornalista italiano E.Z. abbiamo deciso di indagare in due paesi africani dove sono state girate delle puntate di Mission: la Repubblica Democratica del Congo e il Sud Sudan.

Le indagini effettuate sul terreno, la raccolta di alcune testimonianze di cooperanti Intersos e i documenti video che abbiamo ricevuto offrono, a nostro avviso, un quadro chiaro, lucido ed imparziale di cosa é realmente successo durante le riprese di Mission in terra africana che aiuta a comprendere se questa trasmissione abbia la qualità necessaria e se i VIP coinvolti siano stati in grado  di far conoscere in modo appropriato  al grande pubblico il dramma dei rifugiati sparsi nel mondo come sostengono i suoi promotori. Nella nostra inchiesta ci siamo anche soffermati su come sono state coinvolte le autorità locali e il rispetto delle leggi in vigore per l’accreditamento giornalistico nei due Stati Sovrani africani.

Per correttezza giornalistica dal 18 ottobre scorso abbiamo inviato una serie di email a Dinamo Comunicazioni Srl (società incaricata dalla RAI per girare le riprese di Mission), UNHCR Italia e Intersos al fine di garantire un corretto approfondimento su questo innovativo sperimento di comunicazione umanitaria, Mission, permettendo ai promotori di partecipare e integrare l’articolo relativo alle indagini sulla trasmissione effettuate in Africa prima della sua uscita, evitando così notizie-mostro. Alcuni di loro hanno preferito il silenzio, altri delle non-risposte e altri ancora hanno dimostrato la loro disponibilità e serietà dando la loro versione che sarà fedelmente riportate nei due  articoli dedicati a Mission in terra Africana.

Iniziamo con la pubblicazione di un estratto delle riprese della puntata di Mission in Congo, teoricamente girate nei dintorni di Doruma, all’est del paese come ci ha ufficialmente confermato l’ufficio stampa di UNHCR Italia. Il video, ci é pervenuto da un cooperante di Intersos che ha chiesto di essere protetto dall’anonimato.

Dopo averlo sottoposto a verifiche tecniche per assicurarci della sua autenticità, lo rendiamo pubblico in anteprima affinché ognuno di noi si possa fare un’idea favorevole o contraria alla trasmissione non sulla base di un acceso quanto giusto e fondato dibattito su principi e valori all’interno del mondo del volontariato italiano, ma sulla base di un frammento di questa trasmissione.

Sottoposto alla visione della comunità congolese in Uganda, il video sembra contenere molti dubbi sulla località esatta delle riprese che potrebbe non essere Doruma. La comunità congolese é concorde nell’affermare che non si tratta di un campo profughi ma di un tranquillo villaggio congolese non toccato dalla guerra. La scena iniziale con la Barale che aiuta in cucina ha alte probabilità di essere stata girata in una abitazione privata.

Il video, anche se di breve durata, mostra una dimensione di finto-reality realizzato a metà strada tra gioco, fiction, isola dei famosi, in una atmosfera familiare, tranquilla e gioiosa impossibile da trovare in un campo profughi. I protagonisti sono solo i VIP impegnati in pseudo-lavori manuali preparati ad hoc che mostrano il lavoro dell’operatore umanitario come banale e che chiunque potrebbe improvvisare, persino Paola e Filiberto.

Raramente si vedono gli operatori umanitari e i rifugiati sembrano essere dei semplici e tranquilli paesani, per meglio dire delle comparse pagate che non hanno nulla a che vedere con rifugiati, bambini soldato e donne schiavizzate da miliziani: i “veri protagonisti” di Mission secondo i suoi ideatori.

VIDEO CLIP Mission: Anteprima video Paola Barale, Emanuele Filiberto di Savoia con UNHCR e Intersos in RD Congo

Domani seguirà un articolo inerente agli esiti delle indagini condotte nella Repubblica Democratica del Congo e nella Repubblica del Sud Sudan al fine di illustrare le metodologie utilizzate per la realizzazione delle riprese e il superamento di certe difficoltà burocratiche africane…

Di Fulvio Feltrami

Giornalista Freelance
Kampala, Uganda

8 Risposte to “Mission in terra Africana. In anteprima il video. Giudicate voi.”

  1. Raffaele Masto 25 novembre 2013 a 15:52 #

    Bravi. Grazie. Si, certamente quell’atmosfera che si “sente” nel video non è proprio quella di un campo profughi. Bel lavoro. Complimenti. Una bella idea giornalistica, ben realizzata che conferma quanto sia ingiusta quella trasmissione. Raffaele Masto

  2. Daniele Diamante 26 novembre 2013 a 16:40 #

    Quindi come possiamo fare noi per impedire questa ridicolaggine oltre all’aver firmato la petizione on line?p.s. grazie per il tuo servizio

  3. Ludovico 26 novembre 2013 a 16:54 #

    Premesso che sono contrario all’idea di Mission in sé, trovo quest’articolo decisamente fazioso.
    Perché mai non ci dovrebbe essere un’atmosfera gioiosa in un campo profughi? e in Congo per di piú?
    L’articolo é anche male informato: le riprese sono fatte a Doruma, dove NON ci sono campi profughi, fatta eccezione per l’insediamento di Gangala dove una decina di migliaia di sfollati interni si sono spostati ormai tre anni fa.

    Credo che l’iniziativa di UNHCR-RAI-Intersos sia abbastanza controproducente di per sé, non vedo perché ci sia il bisogno di produrre informazione fazioa e sbagliata per sotterrare ancora di piú il progetto

    • African Voices 26 novembre 2013 a 18:31 #

      Ludovico, credo che le tue risposte, visto che non le trovi qui, le puoi trovare leggendo questo articolo di Silvestro Montanaro che spiega bene cosa è cosa ci si trova in un campo profughi e alcuni dei motivi per cui questo, non è come dici tu un articolo fazioso e il motivo per cui la gioia che si percepisce nel video è lontano da quello che si percepice in un vero campo profughi. Grazie e buona lettura.
      http://carlinhoutopia.wix.com/ceraunavolta#!i-senza-vergogna/c21l8

      • Ludovico 26 novembre 2013 a 21:23 #

        Fulvio,
        la realtà non è una sola, e per quanto commovente e “di denuncia” sia l’articolo di Silvestro Montanaro, esiterei a definirla unica lettura possibile della sfaccettata realtà delle situazioni dei campi in Africa, con i quali molti dei lettori di questo blog, tra cui il sottoscritto, hanno a che fare quotidianamente.
        Silvestro esprime una frustrazione di molti, e si fa portavoce di un crescente senso di risentimento per il “circo” umanitario, probabilmente fondato. Faccio parte di quella categoria di professionisti che Silvestro definisce ciarlatani e buffoni, e non lo biasimo. Credo però che il giudizio dato attraverso la lente dell’empatia e della misericordia non sia il più onesto, e il più adatto per definire in modo univoco quello che ogni giorni ci troviamo a fare, nelle più disparate occasioni.
        Nessuno dice che dobbiamo essere definiti santi, o eroi. Tutt’altro, preferirei che nel dare un giudizio, se proprio si deve, ci si giudicasse sulle scelte, sula professionalità, sul senso del dovere, sul risultato. E’ un lavoro, con qualcosa di più dentro.
        Nessuno osa dare del cialtrone o del parassita a un pompiere, a un avvocato, o a un giornalista, che lavorano anch’essi, guarda un po’, per risolvere e denunciare crisi più o meno grandi.
        Nel bene e nel male, ci sono delle persone che hanno scelto di fare questo lavoro per dare una mano piuttosto che stare nel loro salotto a firmare una petizione online e credendo cosí di salvare il mondo.

        Ogni volta che torno in Italia, mi stupisco di quanto questo risentimento verso l’umanitario stia crescendo, e di quanto sia molto disinformato da letture troppo semplicistiche, e troppo ammiccanti alla critica facile. Un programma di divulgazione su un canale televisivo nazionale, o una rubrica ben scritta in un blog, possono aiutare tantissimo in questo senso. Credo che lo scopo di Mission fosse questo, all’inizio.

        Con ció ribasisco quanto detto: Mission è una porcata, e purtroppo non aiuterá la comunicazione e l’informazione riguardo le crisi umanitarie, a meno che il format celebrità-si-sporca-le-mani-e-magari-fa-vedere-le-tette (molto italiano, a mio avviso) non lasci il posto a qualcosa di piú completo.

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    […] ravvivare il fuoco acceso sotto le braci ci ha pensato ieri un articolo del blog African Voices, uno dei primi siti che insieme a Info-cooperazione ha seguito il caso […]

  2. Mission in terra Africana. In anteprima il video. | Migranti Torino - 2 dicembre 2013

    […] Fonte: https://africanvoicess.wordpress.com/2013/11/25/mission-in-terra-africana-in-anteprima-il-video-giudi… […]

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