Francia. La Guerre Noire in Congo.

4 Nov

“Impiegare una strategia diretta nella regione puo’ apparire
politicamente difficile da applicare. Noi disponiamo dei mezzi per
applicare una strategia indiretta che puo’ ristabilire un certo
equilibrio” scriveva il 6 maggio 1994 il Generale Quesnot in una nota
confidenziale al Presidente François Mitterant per convincerlo a
sostenere il regime razial nazista rwandese decapitato del suo leader
Juvenal Habyarimana e fermare l’avanzata dei “Khmers Noirs”, il
Fronte Patriottico Rwandese (FPR) guidato da Paul Kagame e sostenuto
da Stati Uniti, Gran Bretagna e Uganda. Il genocidio era prossimo al
suo termine grazie all’avanzata del FPR che aveva liberato gran parte
del paese. Per la Francia era necessario salvare il salvabile. Il 22
maggio 1994 ottenne dal ONU l’autorizzazione di inviare i militari nel
piccolo paese africano per proteggere la sua popolazione, dando il via
alla Operazione Turchese.

L’intento era quello di mantenere il controllo del nord ovest del
Rwanda, riorganizzare esercito e milizie genocidarie e riconquistare i
territori perduti a favore del FPR. Poco importava se la riconquista
avesse come consequenza la ripresa della soluzione finale: lo
sterminio di tutti i tutsi. L’importante era che il Rwanda rimanesse
sotto il controllo francofono a qualunque costo.

Nonostante scontri diretti tra esercito francese e ribelli, la
Francia si vide costretta a far ripiegare  governo e forze genocidarie
nel vicino Zaire lasciando il paese delle mille colline nelle mani di
Paul Kagame e Stati Uniti. Dallo Zaire le forze genocidarie con la
complicita’ delle agenzie umanitarie internazionali verranno
riorganizzate, finanziate e riarmate per la riconquista del Rwanda. La
Commissione sul olocausto del Parlamento francese appurera’ nella sua
inchiesta che i soldati francesi della Operazione Turchese furono
direttamente coinvolti nel genocidio di tutsti e hutu moderati nei
territori nord ovest sotto il loro controllo.

L’Operazione Turchese originera’ la caduta del regime del Maresciallo
Mobutu Sese Seko e due guerre pan africane. L’avanzata dei paesi
anglofoni fa registrare un duro colpo all’economia francese abituata a
disporre di materie prime a basso costo, indispensabili per sostenere
l’industria.

La Francia viene salvata in estremis dal suo rivale, gli Stati Uniti,
che propone nel 2004 un’allenza anglo francofona per contrastare la
penetrazione cinese nella regione. L’alleanza si basa su un’equa
spartizione delle risorse naturali congolesi e il Presidente Kabila
viene mantenuto al potere grazie a due elezioni truffa (2006 e 2011)
regolarmente riconosciute dai garanti occidentali della democrazia.
Nei sette anni di relativa pace il governo Kabila non ricostruisce il
paese e l’esercito. Al loro posto rafforza la corruzione, crea un
network mafioso per facilitare il traffico illegale di materie prime
in complicita’ con 40 gruppi armati all’est tra i quali le Forze
Democratiche per la Liberazione del Rwanda. I benefici vengono
equamente divisi tra la famiglia Kabila, politici, generali, signori
della guerra, multinazionali occidentali e compagnie ruandesi,
ugandesi, angolane e sud africane. Tra il 2004 e il 2011 si registra
tra la popolazione una insufficenza alimentare cronica e migliaia di
decessi dovuti alla fame.

Durante questa profiqua alleanza rimane irrisolto il problema etnico
dei congolesi di origine tutsi che provoca due ribellioni all’est:
quella del CNDP nel 2008 e quella attuale del Movimento 23 Marzo
conosciuto come M23.

La ribellione del Movimento 23 Marzo, sorta nel aprile 2012, segna la fine
dell’alleanza franco americana. In un primo momento il Presidente
Francois Holland si dissocia dal governo Kabila arrivando a definirlo
nel luglio 2012 una inaccettabile dittatura irrispettosa dei diritti
umani e appoggiando indirettamente la ribellione attraverso una
mancata presa di posizione sul M23.

Il cambiamento che porta alla rottura dell’alleanza Washington Parigi
avviene nel novembre 2012 quando i ribelli conquistano il capoluogo
del Nord Kivu, Goma. L’intelligence francese avverte Hollande del
rischio di perdere l’influenza sul Congo a favore di Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Rwanda e Uganda. Il Governo Kabila e’ sul punto di disintegrarsi e la
ribellione M23 domina militarmente l’est del paese. Il momento di un
cambiamento di regime sembra a portata di mano grazie ad una alleanza
tra i partiti di opposizione e la ribellione.

Alleanza bloccata dal oppositore storico Etienne Tsisekedi che
rifiuto’ di unirsi al M23 causa il suo profondo odio per i tutsi. Come
nel settembre del 1996 salvo’ il moribondo regime Mobutu quando parte
dello Stato Maggiore gli chiese di prendere le redini del paese
durante una ospitalizzazione del dittatore a Ginevra, Tsisekedi nel
dicembre 2012 salva il governo Kabila pur avendo sempre profondamente
odiato entrambi i regimi. Esperti politici regionali individuano in
Tsisekedi la sindrome dell’eterno oppositore che induce alla fobia di
governare.

L’economia francese in serie difficolta’ non riesce a contrastare
efficacemente il progetto tedesco di dominio sull’Europa. Perdere i
minerali quasi gratuiti del Congo sarrebbe un duro colpo per
la Grandeur Francais che vedrebbe ridotta produttivita’ e competivita’
della sua industria. Dinnanzi a questa eventualita’ il Presidente
Hollande riabilita Kabila e decide di intrapprendere la Guerre Noir in
Congo riaprendo il conflitto con Stati Uniti e Gran Bretagna. Il
momento e’ proficuo. Washington sta lottando disperatamente per
evitare o ritardare il collasso economico. Londra si rivolge alla Cina
nella speranza di risollevare la sua economia a crescita zero.

La Francia alleatasi al Belgio e al Blinderberg  Group, delinea una
strategia per riprendere il controllo della regione basata su sei
punti. Fallimento dei colloqui di pace di Kampala, giudicati dal
Eliseo troppo a favore di Uganda e Rwanda. Disintegrazione dell’unione
economica e politica della Comunita’ del Est Africa agendo su Burundi
e Tanzania. Rafforzamento del governo Kabila. Riarmo dell’esercito
congolese (FARDC). Guerra aperta contro il M23. Cambiamento di regime
in Rwanda.

Lunedi 21 ottobre i colloqui di pace a Kampala si impantanano
nuovamente a causa del categorico rifiuto di Kinshasa di concedete
amnistia ai leader ribelli, integrare il M23 nelle FARDC e accettare
il rientro di oltre 150.000 profughi tutsi congolesi.
“Il fallimento dei colloqui di pace questa volta sembra definitivo.
Sta prevalendo l’opzione militare con tutte le sue incognite” afferma
un esperto politico americano intervistato da Al Jazeera sabato 26
ottobre.

Da venerdi 25 ottobre la FARDC ha lanciato un’offensiva contro il M23
ottenendo buoni risultati iniziali tra cui la riconquista della
strategica cittadina di Kibumba al confine ruandese a 23 km da Goma.
Il M23, incalzato dai soldati congolesi ben armati e dall’aviazione e’
stato costretto a ripiegare.

Le nuove armi sono fornite dalla Francia grazie ad un ponte aereo da
Bujumbura capitale del Burundi. Almeno tre Antonov carichi di armi sono
atterrati a Goma secondo fonti diplomatiche. La Francia non si
limiterebbe al rifornimento di armi. Si sospetta la presenza di
istruttori militari in appoggio alla FARDC. Una presenza non ufficiale
come quella  in Rwanda tra il 1990 e il 1994 organizzata dal
Capitano Paul Barill, sospettato di aver organizzato l’abbattimento
del aereo presidenziale nel aprile 1994 che provoco’ la morte del Presidente Habyarimana.

L’attentato fu imputato ai ribelli di Kagame a seguito di una
inchiesta unilaterale eseguita dallo stesso Barill sotto richiesta
della First Lady Agathe  Habyarimana considerata la punta di diamante
degli estremisti hutu che progettarono ed attuarono la Soah africana.

Madame Agathe nelle settimane precedenti all’attentato aveva duramente
criticato la scelta di suo marito di instaurare la pace e formare un
governo di unita’ nazionale con Kagame. Al loro posto subentro’ il
genocidio di un milione di tutsi e hutu moderati. Agathe  Habyarimana
e’ tutt’ora protetta dalla Francia che ha rifiutato le numerose
richieste di estradizione sottoposte da Kigali e dal Tribunale
Speciale per i crimini in Rwanda con sede af Arusha, Tanzania.

L’intervento francese non si limiterebbe ad armi e consiglieri
militari. Almeno due caccia Rafalle sono stazionati presso
l’aereoporto di Kisangani. La loro presenza fa ipotizzare un eventuale
loro utilizzo in caso di necessita’ per supportare l’esercito
congolese.

La Guerre Noire francese teoricamente utilizza la FARDC e la brigata di
intervento della missione di pace ONU in Congo: MONUSCO, composta da
3000 soldati del Malawi, Sud Africa e Tanzania.

Sicuro della Tanzania il Presidente  Hollande chiede l’appoggio
militare del Sud Africa. Un aiuto che obbliga a compromessi ed
assicurazioni che gli interessi sudafricani non saranno compromessi
dal riequilibrio geostrategico agognato dall’Eliseo. Il Malawi non
sarebbe stato preso in considerazione per il momento. Il suo esercito
non e’ preparato militarmente ed e’ stato inviato in Congo dal
Presidente Joice Banda per compiacere l’Occidente.

Le truppe africane non sono un fattore determinante per la sconfitta
del M23. L’esercito sudafricano ha mantenuto la struttura delineata
dal ex regime Boero che lo condanna ad essere efficace nella
repressione della propria popolazione e non all’altezza di affrontare
guerriglie complesse o eserciti strutturati. Durante l’offensiva
estiva contro il M23 si e’ limitato ad offrire un sporadico supporto
aereo. La Tanzania non ha una forte tradizione militare. L’ultimo suo
intervento estero risale agli anni Sessanta quando invase l’Uganda
mettendo fine alla folle dittatura di Idi Amin Dada. Fu una facile
vittoria visto l’inconsistenza dell’esercito ugandese dell’epoca.
Nella guerra civile ruandese preferi’ non confrontarsi con i ribelli
del FPR nonostante i stretti legami economici e di parentela con la
famiglia Habyarimana. Durante la sua prova del fuoco contro il M23 in
Congo ha subito pesanti perdite ridotte ad una sola vittima per
necessita’ di propaganda interna e della MONUSCO.

Visto che i soldati sudafricani e malawuani non sono particolarmente
entusiasti a correre rischi partecipando ai combattimenti sul terreno
il lavoro sporco tocca ai soldati tanzaniani che, piu’ esposti dei
loro colleghi, registrano maggiori perdite. Al secondo giorno
dell’offensiva si registra tra il contingente tanzaniano un morto e un
ferito grave, secondo fonti ufficiali della MONUSCO. Probabilmente le
perdite sono maggiori. I soldati tanzaniani sono in Congo attratti
dalla paga offerta dall’ONU, in parte trattenuta dal governo di
Kikwete, un pizzo generalmente accettato dalle Nazioni Unite anche in
Somalia e in altre operazioni di pace in Africa. Sul lungo periodo la
paga ricevuta non potra’ reggere come unica motivazione dinnanzi
all’aumento delle casualita’. Anche i soldati tanzaniani diverranno
restii ad esporsi sul fronte come i loro colleghi sudafricani e
malawani.

Per sopperire alle mancanze della brigata d’intervento africana il
il governo Kabila e la Francia hanno fatto ricorso al movimento
terrorista Forze Demicratiche di Liberazione del Rwanda  con cui la
famiglia Kabila ha un decennio di felice e proficua collaborazione
nello sfruttamento illegale dei minerali nei territori occupati
all’est. Parte di questi minerali sono stati rivenduti dal fratello
del Presidente, Zoe Kabila a Uganda e Rwanda fedele alla regola di
buon senso: negli affari non esistono nemici sopratutto se disposti a
fare ottimi scambi commerciali.

Le FDLR sono state utilizzate in supporto all’ esercito regolare fin
dall’inizio della ribellione. La loro importanza strategica ha spinto
la Tanzania a siglare patti di collaborazione e a permettere di
utilizzare le sue frontiere nella sventata invasione del Rwanda lo
scorso settembre.

Per assicurarsi l’appoggio delle FDLR non solo e’ stato promesso
l’immunita’ ma la possibilita’ di riconquistare il potete nella loro
patria. Il movimento terroristico e’ considerato dalla France-Afrique
come un insispensabile alleato per attuare un cambiamento di regime in
Rwanda riprendendo il controllo del paese. Il rischio di genocidio non
e’ evidentemente preso in considerazione. Se avvera’ sara’ “une
histoire des negres”.

Nel progetto francofono le FDLR dovevano invadere il Rwanda lo scorso
settembre esportando la guerra e impedendo un intervento ruandese in
Congo. 12000 uomini erano pronti dal Congo e 2000 dalla Tanzania.
L’invasione e’ stata sventata dalle informazioni dei servizi segreti
americani che hanno permesso a Kigali di schierare l’esercito alle
frontiere annullando il fattore sorpresa. Due divisioni ugandesi erano
state poste al confine pronte ad entrare in Rwanda per sostenere il
governo Kagame.

L’invasione e’ stata rinviata e le FDLR utilizzate per sostenere gli
scontri piu’ duri contro il M23 con nuove armi ricevute dalla Francia
attraverso Kinshasa.

Le paure sulla capacitá militare della Brigata d’Intervento Africana coordinata dalla MONUSCO sono svanite con la disfatta del movimento ribelle M23 che si e’ dileguato nella natura dopo i primi tre giorni di intensi combattimenti.

Sconfitta la ribellione tutsi all’ est rimane il problema di un
governo corrotto e debole incapace di gestire il Congo. A questo si e’
posto rimedio puntando sul rafforzamento della corrente rimasta fedele
a Mobutu nota come il Gruppo Mobutista.

Questa corrente mise al potere Joseph Kabila alla morte del padre
Desiré Kabila nel gennaio 2001 prendendosi la rivincita sul Mweze (il
vecchio) che distrusse nel 1996 il regime Mobutu con l’aiuto di
Angola, Rwanda e Uganda. Il Gruppo Mobutista controlla la Famiglia
Kabila e il 58% delle ricchezze nazionali.

Nel discorso alla nazione fatto la scorsa settimana dal Presidente
Kabila si e’ annunciata la formazione di un governo di unita’
nazionale composto dalla corrente mobutista e dai settori piu’
estremisti e xenofobi della societa’ civile appartenenti alla lobby
economica politica controllata dalla Chiesa Cattolica che ha
trasformato l’odio contro i tutsi come ragione di vita. All’interno di
questa lobby vi sono molti esponenti politici e religiosi hutu
rwandesi responsabili del genocidio rifugiatesi nello Zaire dopo la
vittoria del FPR e 10 successivamente naturalizzati congolesi.

Il nuovo governo avra’ il compito di creare un Congo forte basato su
uno stato centralizzato. Per realizzarlo occorre una dittatura
controllata dai mobutusti esperti nell’arte.

Il progetto annulla le promesse fatte alle Province di  un governo
decentralizzato su basi federalistiche. La guida mobutista rafforzera’
la cultura della corruzione e della rapina interrotta per un breve
periodo da Desire Kabila e ripresa dal figlio alla morte del padre.

La nutrita presenza di alti funzionari franco belgi al discorso
presidenziale sembra essere stato un chiaro messaggio alla Comunita’
Internazionale e alle Nazioni Unite che la Francia intende riprendere
le redini del potere in Congo. La dinastia Kabila accetta di buon
grado di ricoprire un ruolo simbolico lasciando il potere in mani
mobutiste e francesi purche’ le sia permesso di continuare gli affari
mafiosi sui minerali. L’alternativa sarebbe la perdita del potere e
l’esilio nella migliore delle ipotesi.per spiare i propri cittadini. Reagiscono solo ora perche’ gli Stati Uniti hanno oltrpassato i limiti iniziando a spiare i Capi di Stato europei.

Questo scandalo e la sospensione della firma del nuovo trattato
economico USA Europa sono il preludio di una guerra fredda che sara’
principalmente combattuta per procura in Africa e in particolare nella
Regione dei Grandi Laghi per l’acesso a materie prime a basso costo
tentando di impedire lo sviluppo industriale del Continente. Ormai
neanche la lotta al terrorismo internazionale (in gran parte creato
dagli Stati Uniti) potra’ essere un elemento unificante.

Innescando la guerra totale in Congo la Francia sembra aver
sottovalutato le conseguenze e le reazioni a catena che si
svilupperanno nella regione. La popolazione congolese ad occidente
nutre un profondo odio per Kabila cosi’ come ha odiato Mobutu. Odii
eguali solo a quello verso i tutsi. Riabilitare Mobutu significhera’
aumentare rancori storici ed indignazione.

Le Province hanno puntato tutto sul federalismo stanche di essere dei
vassalli contantemente costrette a pagare pesanti tributi a Kinshasa.
Lo Stato forte e centralizzato rischia di aumentare le spinte
secessioniste.

Il problema di esclusione della minoranza tutsi congolese all’est
verra’ maggiormente accentuato. Questo potrebbe rivelarsi un grave
errore visto che storicamente nella regione tale esclusione ha
generato guerre e cambiamenti di regime.

Ora che l’est del Congo é stato “riappacificato” la guerriglia rwandese FDLR esigera’ da Kinshasa e Parigi il rispetto degli accordi invadendo o tentando di invadere il Rwanda. Questo potrebbe scatenare l’invasione del Congo da parte del Rwanda come misura preventiva per distruggere la minaccia terroristica alimentata dal Kinshasa e Nazioni Unite.

“Questa possibilita’ potra’ verificarsi solo dopo il consenso di Stati Uniti, Gran
Bretagna, Uganda, Kenya ed Etiopia. Museveni e Barak Obama si dovranno
assicurare anche la neutralita’ dell’Angola, unica potenza regionale
in grado di contrastare il Rwanda” spiega un ufficiale ugandese.

Gli Stati Uniti, dietro le condanne di facciata rivolte alla
ribellione e al Ruanda, non possono  accettare  di essere  esclusi
dallo sfruttamento delle risorse naturali congolesi senza colpo
ferire. Da settembre Washington sta fornendo  grossi  quantitativi  di
armi a Uganda e Ruanda attraverso l’intermediazione di Israele,
secondo  fonti dell’opposizione ugandese

La Francia sembra aver scoperchiato il vaso di Padora liberando
mostri  e fantasmi. Per il Ruanda il Congo rappresenta un problema di
sicurezza nazionale (dettato dalle FDLR) e una ricca terra da
colonizzare. I vasti territori  abbandonati del Sud e Nord Kivu sono
troppo  attraenti per risolvere il problema di sovrappolazione interna
per essere  ignorati.

L’Uganda potrebbe considerare la partecipazione  al conflitto una
ottima opportunità per risollevare l’economia in rallentamento dal
2012. Il precedente conflitto in Congo ha permesso il boom economico
ugandese del 1998 – 2004.

La Francia, costretta dalla crisi economica sembra intenzionata a ripetere
gli errori del passato. L’appoggio a quello che restava delle forze
razial naziste sconfitte dal FPR e la riabilitazione di Mobutu
abbandonato dall’Occidente  provocò 8 anni di guerra.

Se l’appoggio militare al FDRL verrá confermato in queste settimane una
domanda si pone.

La scelta di appoggiare il gruppo  terroristico FDLR e la neo
dittatura mobutista quanti anni di guerra regalerà  alla popolazione
congolese?

di Fulvio Beltrami
Giornalista Freelance
Uganda, Kampala

Nota. Causa i delicati argomenti trattati si é scelto di proteggere
l’identità delle fonti. Scelta che verrà mantenuta nei prossimi
articoli se non si riceverà dalle fonti autorizzazione a divulgare la
loro identità.

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