R.D. Congo: Eccidio della MONUSCO. Cosa é veramente successo a Goma?

26 Ago

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La notizia dell’eccidio perpetuato dai caschi blu a Goma, est del Congo sta lentamente trapelando. Uno tra i primi media e’ stato Yahoo News. Si nota con indignazione lo sforzo delle Nazioni Unite di nascondere la notizia o di minimizzarla. Sul prestigioso sito di Radio Okapi (radio congolese finanziata dalla MONUSCO) la notizia non e’ ancora comparsa in un evidente clima di censura.

Martin Kobler, capo della missione MONUSCO in un breve comunicato stampa rilasciato domenica si rammarica dell’uccisione dei civili assicurando che e’ stata aperta un’inchiesta dove partecipera’ la polizia congolese.

Secondo nostre fonti all’interno dell’esercito congolese, in un primo momento la MONUSCO avrebbe tentato di far ricadere la colpa sulla polizia congolese. Tattica abbandonata dinnanzi al rifiuto da parte del Governo di Kinshasa di addossarsi la colpa dell’eccidio. Fallito il tentativo il contingente di pace ONU in Congo ora incolpa due soldati del Uruguay che avrebbero perso il controllo e sparato sulla popolazione per proteggersi. Al contrario vari soldati del contingente Urugayano e di quello Indiano hanno aperto il fuoco con armi automatiche sui manifestanti, secondo i testimoni oculari. Anche il bilancio ufficiale e’ teso al ribasso: dai 6 morti e oltre 25 feriti si passa ora a 2 morti e 4 feriti.

L’unico comunicato ufficiale proviene dal Presidente del Uruguay Jose Mujiica. In una intervista alla radio di Stato il Presidente difende l’operato dei suoi soldati in Congo affermando che hanno agito per proteggersi in piena regola con i protocolli previsti dalle Nazioni Unite. Mujica accusa di passivitá la polizia congolese, unica responsabile, secondo lui, della disgrazia.

Contrariamente a questa assurda accusa varie testimonianze pervenuteci danno un’altra versione dei fatti. La polizia congolese avrebbe svolto un ruolo attivo nel calmare i manifestanti e sarebbe intervenuta per evitare almeno dieci tentativi di linciaggi contro cittadini congolesi di origine Tutsi. Senza l’intevento della polizia le vittime, giá cosparse di benzina, sarebbero state date alle fiamme. Diversi negozi e attivitá commerciali appartenenti a congolesi Banyarwanda o a Rwandesi sarebbero stati parzialmente danneggiati. 

Secondo testimonianze di cittadini congolesi non di origine tutsi, la rabbia della popolazione diretta contro la MONUSCO e le Agenzie ONU avrebbe immediatamente preso un’indirizzo etnico e vi sarebbero stati veri e propri tentativi di pulizia etnica da parte dei manifestanti. Dall’inizio degli incidenti i cittadini congolesi tutsi e i ruandesi hanno abbandonato Goma o evitano i luoghi pubblici.

I tiri di artigleria sul quartiere di Ndosho sarebbero provenuti non dalle postazione della ribellione M23 ma dal Rwanda. L’esercito ruandese avrebbe usato l’artiglieria come risposta a precedenti bombardamenti di villaggi ruandesi attuati dall’esercito congolese.

I bombardamenti dell’esercito congolese sul Rwanda sarebbero inziati giovedì scorso. La FARDC avrebbe lanciato due missili colpendo il mercato del villaggio di Bugu nel Distretto di Rubavu, secondo le informazioni rilasciate dal portaparola dell’esercito ruandese il Brigadiere Generale Joseph Nzabanwita. Altri  missili sarebbero stati lanciati nei successivi giorni su altri villaggi del Distretto di Rubavu.

Sul fronte l’offensiva attuata dalla MONUSCO, FARDC e le milizie genocidarie ruandesi FDLR, sembra essersi fermata sulla ligna di fronte a Kibati, a circa 20 km da Goma. Il Colonello congolese Olivier Hamuli spiega che non si tratterebbe di un cessate il fuoco ma di una tattica militare. Secondo fonti indipendenti la ribellione del M23 sarebbe riuscita a respingere l’offensiva nonostante la copertura aerea offerta dal Sud Africa e l’ingaggio del battagliane Tanzaniano. L’esercito congolese e la MONUSCO sarebbe stata costretta ad attestarsi a posizione difensive e si teme la possibilitá di una contro offensiva ribelle su Goma.

Domenica 25 agosto l’esercito congolese, che aveva invaso l’Uganda penetrando per 4 km nell distretto  di Zombo, si é ritirato attestandosi in territorio DRC rispettando l’ultimatum di 48 ore dato da Kampala. Secondo fonti provenienti dalla societá civile e confermate da testimoni indipendenti, l’esercito ugandese (UPDF) a sua volta avrebbe oltreppassato la frontiera congolese verso le 18 (ora locale) della stessa domenica. Una compagnia di 300 soldati ugandesi e  due carri armati hanno invaso il Congo passando presso la localitá di Sisi, nel territorio di Mahagi, Provincia Orientale senza trovare resistenza da parte dell’esercito congolese.  La compagnia del UPDF si sarebbe attestata oltre la frontiera congolese in attesa di ordini dallo Stato Maggiore.

Contattato da Radio Okapi, il Ministro dell’Interno congolese Richard Muyej Manges a riconosciuto la gravitá del problema riservandosi di commentare sui contatti diplomatici in corso tra i due Paesi. Da parte Ugandese nessun commento é stato rilasciato dal Governo e nessuna notizia in merito dai media nazionali.

Secondo esperti militari regionali l’invazione dell’esercito ugandese dovrebbe essere una prova di forza intimidatoria e non vi dovrebbero esserci al momento rischi di un conflitto tra i due paesi.

Nel Sud Kivu sabato 24 agosto si sono registrati  violenti scontri tra la FARDC e una coalizione di gruppi armati comandata da ribelle Yakutumba, presso l’altopiano di Rurambwe in prossimitá della cittadina di Mboko.

L’inzio delle ostilitá sarebbe stato effettuato dalla coalizione ribelle con l’attacco delle postazioni tenute dall’esercito regolare conquistandole e infliggendo pesanti perdite alla FARDC. Il Comandante del 1004simo reggimento FARDC, il Colonello Anaphos Baburwa ha assicurato che l’esercito é riuscito a respingere gli aggressori e a recuperare le posizioni perdute.  Secondo fonti ufficiali la coalizione sarebbe composta dai miliziani di Yakutumba, dal gruppo Mai Mai Bwasakala e da un gruppo di ribelli burundesi del Fronte Nazionale di Liberazione (FNL).

I combattimenti aprono il sesto fronte all’est del Congo, costringendo l’esercito regolare a dispendere i suoi effettivi e distorgliere uomini e mezzi destinati a fronteggiare il M23, impegnandoli contro diversi gruppi armati. L’ipotesi che dietro alla creazione di questi nuovi fronti vi siano Ruanda e Uganda sta acquistando di credibilitá.

di Fulvio Beltrami
Kampala, Uganda

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