Mission: Rivela cosa nascondi!

19 Ago

Il dibattito sul reality show umanitario Mission sta segnando il record storico della negazione dell’evidenza compiuto dalla TV di Stato Italiana: RAI  e dalla Ong Intersos. La prima dovrebbe avere il mandato di  rappresentare i migliori valori della cultura nazionale come le altre TV di Stato Europee fanno, la seconda i valori di solidarietà internazionali insiti nell’impegno umanitario.

Entrambi questi enti sembrano ossessionati nel nascondere le avvenute registrazioni della puntata pilota in Sud Sudan, a Yambio, Western Equatoria State nel 2012 e della prima puntata di Mission realizzata in RDC (Congo) a Duruma nel luglio 2013.

Nella puntata pilota vi parteciparono Michele Cucuzza e Barbara De Rossi e fu caratterizzata dal finto scoop dell’ebola (notizia successivamente risultata falsa) che i due VIP (uno dei quali giornalista) diffusero in una serie di articoli su alcuni gossip italiani tra i quali GrandHotel con titoli che danneggiarono ampiamente l’immagine del Continente e la dignità degli Africani: “Quanta Paura in Africa”, “Abbiamo rischiato la vita in Africa”.

Nella prima puntata vi parteciparono Paola Barale ed Emanuele Filiberto Di Savoia. Le registrazioni, effettuate nel luglio scorso, furono possibili solo grazie ad una generica autorizzazione cinematografica ottenuta da Intersos da un funzionario distrettuale dell’Ufficio Arte e Cultura della città di Bunia, Est del Congo, Ministry of Culture_authorization for filming_09 07 2013 tesa ad accelerare le pratiche evitando la richiesta di accredito giornalistico presso il Ministero dei Media e Comunicazione.

La legge congolese prevede il rilascio del permesso solo dietro dettagliate informazioni sui contenuti e utilizzo delle riprese cinematografiche. Prevede inoltre il monitoraggio delle riprese da parte di esperti governativi al fine di assicurarsi l’assenza di contenuti che possano ledere l’immagine del paese e dei propri cittadini.

Numerose sono le smentite alle negazioni di questi due enti. La più clamorosa proviene proprio da Intersos ed é chiaramente evidenziata nella famosa circolare inviata dal responsabile delle Comunicazioni e Marketing Cesare Fermi a tutti gli operatori della Ong dove si vieta ogni commento pubblico su Mission. Nella circolare Fermi afferma che Intersos é in possesso della puntata pilota, offrendo la possibilità agli operatori umanitari della Ong di visionarla presso la sede di Roma.
email fermiTvblog lo scorso 9 agosto informa che i vertici di UNHCR avevano giá visionato il numero zero di Mission un anno fa, trovandolo di loro gradimento e richiedendo ai partners (RAI e Intersos) di partire con la realizzazione della serie, inizialmente frenata perchè Rai1 riscontrava difficoltá nell’inserirla nel suo palinsesto. Dopo la richiesta di UNHCR partí la macchina organizzativa per la messa in produzione di Mission, di cui la logistica nei due lontani paesi africani fu affidata al ex pensionato e uomo di fiducia Intersos: Mauro Celladin.

Anche Paola Barale conferma l’esistenza della puntata pilota, quella registrata in Sud Sudan nel 2012, affermando che fu proprio dopo averla vista che si convinse a recarsi in Congo ad “aiutare, nella misura del possibile, i cooperanti di Unhcr e Intersos che sul luogo svolgono quotidianamente attività a favore di persone realmente bisognose”.

Secondo nostre fonti Intersos avrebbe anche disatteso la richiesta fatta nel 2012 dal Governo Sud Sudanese di visionare la puntata zero registrata ad Yambio, Western Equatoria. Questa notizia é oggetto di una nostra approfondita verifica inserita all’interno di una indagine giornalistica in corso per comprendere le vere cause che hanno spinto il Governo della più giovane nazione africana a rifiutare nel luglio 2013 l’ingresso alla troupe cinematografica della Dinamo Italia Srl e ai due VIP, Barale e Di Savoia, diretti in Congo.

Una domanda sorge spontanea. Quale é il reale motivo che spinge RAI e Intersos a negare l’avvenuta registrazione di due puntate di Mission, effettuate quasi in segreto e senza reale monitoraggio dei due paesi africani, impedendo successivamente la loro visione alla Commissione di Vigilanza RAI?

Il motivo potrebbe forse nascondersi dietro a dubbi nutriti dagli stessi promotori sulla validità didattica della trasmissione che costringono a non correre il  rischio di una messa in discussione della messa in onda del programma dopo accurate verifiche, con conseguente perdita delle spese già sostenute, pari a 600.000 Euro secondo quanto affermato dal sito web Dagospia? La cancellazione di Mission dal palinsesto RAI vanificherebbe le prospettive di entrate pubblicitarie per la TV di Stato e la possibilità di attirare consistenti donazioni per Intersos. Rimarrebbe solo il conto da pagare per la realizzazione delle due puntate in terra africana.

L’eventualità di una cancellazione della trasmissione dal palinsesto del prossimo autunno si potrebbe concretizzare solo se Mission fosse ritenuta dagli esperti non idonea a rappresentare il delicato contesto del dramma dei rifugiati.

Un’altro motivo potrebbe essere insito in una eventuale difesa di interessi e poltrone di persone all’interno dei due enti timorose di essersi spinte troppo oltre nella difesa di una trasmissione che potrebbe incontrare  una valutazione negativa compromettendo seriamente le loro posizioni.

La mancata visione della trasmissione alimenta anche il dubbio che l’agenzia di comunicazione Dinamo Italia Srl, fin dalla puntata zero, potrebbe aver impostato Mission sul modello del Grande Fratello, incentrando la trasmissione sulle personali esperienze dei VIP che per qualche giorno “condividono” la vita con profughi e sfollati. Nella trasmissione vi potrebbero essere presenti le classiche testimonianze stile Grande Fratello dei VIP  sulla loro singolare esperienza umanitaria magari a fine di ogni loro giornata condivisa con i rifugiati.

Per dissipare tutti i dubbi,  perplessità e  congetture sorte fino ad ora attorno a questa trasmissione avvolta in una coltre di misteri ed affermazioni contraddittorie, sarebbe opportuno  che RAI e Intersos permettessero la visione della puntata zero e della prima puntata girata recentemente in Congo.

La visione delle registrazioni da parte di un gruppo di esperti potrebbe confermare quanto più volte é stato affermato dai promotori  che la trasmissione non é un volgare reality show ma un efficace sperimento comunicativo che permette di far conoscere la realtà dei rifugiati al grande pubblico italiano, nel pieno rispetto della dignità degli stessi rifugiati, nonostante la presenza di vari VIP italiani, molti dei quali discutibili e fuori moda.

Oltre alla Commissione di Vigilanza RAI sarebbe alquanto opportuno che le due puntate di Mission siano visionate da un comitato selezionato dalle Ong Italiane che, riteniamo, hanno il diritto di assicurarsi che la trasmissione sia realmente idonea, per salvaguardare non solo la reputazione umanitaria conquistata da Intersos in venti anni di attivitá ma la reputazione di tutte le Ong impegnate nel medesimo settore.

A questo proposito African Voices a breve indirizzerà al fondatore di Intersos Antonino Sergi, una lettera aperta con la richiesta di offrire alle Ong Italiane la possibilità di valutare i contenuti di Mission permettendo loro la visione delle due puntate già realizzate.

Carlo Cattaneo
Roma, Italia.

 

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Una Risposta to “Mission: Rivela cosa nascondi!”

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  1. RAI: non mandare in onda “The Mission” | AfroFocus - 2 settembre 2013

    […] Per avere maggiori dettagli sulla questione è possibile leggere un articolo pubblicato sul blog African Voices dal titolo: Mission: Rivela cosa nascondi! […]

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