Mission di Rai1: l’ONG Intersos avrebbe compiuto un illecito

11 Ago

«Si deve essere tappata occhi, naso e bocca sui mezzi pur di raggiungere il suo fine», così un articolo di Internazionale ipotizza il comportamento di Intersos nel caso del reality show di The Mission.  Al di là di queste ipotesi, African Voices  ha deciso di pubblicare oggi due documenti ufficiali che comprometterebbero la preparazione dell’operazione di UNHCR, Intersos e Rai. La documentazione riguarda Intersos e nello specifico un illecito che l’ONG avrebbe compiuto, e di un silenzio che sarebbe stato chiesto dai dirigenti ai vari cooperanti.
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Sulla base del comunicato stampa pubblicato da African Voices, abbiamo intervistato il fondatore del sito, Marco Puglieri*. (Pugliese ndr)

«Si tratta di due documenti principali, uno è la prova di un illecito fatto da Intersos per entrare in Congo nel luglio del 2013. È un documento ufficiale timbrato e firmato da un funzionario di un ufficio qualsiasi, un ufficio di arti cinematografiche, ma non di un ministero di Kinshasa ….

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2 Risposte to “Mission di Rai1: l’ONG Intersos avrebbe compiuto un illecito”

  1. Un'occasione per tutti 12 agosto 2013 a 14:29 #

    La mobilitazione mediatica che è in atto adesso in Italia per la chiusura di un programma alquanto discutibile proposto da RAI, UNHCR e INTERSOS, fa infiammare un dibattito etico/politico sul settore della cooperazione e delle emergenze umanitarie. In un estate politica italiana ancora immersa nel discutere dei problemi del suo Berlusconi, questa denuncia offre la possibilità di avviare un dibattito tanto insperato pochi giorni fa, ma alquanto necessario per l’Italia e il settore No-profit.
    Intersos è, per i non addetti del settore, un’ organizzazione umanitaria che opera in contesti di emergenza ed è in prima linea da oltre 20 anni. Fondata da Nino Sergi, un ex sindacalista della CGIL, in risposta alla devastazione creata dalla guerra in Somalia nel 1992, Intersos è diventata negli anni, uno degli attori umanitari più importanti e autorevoli sia in Italia che all’estero. Lo attesta appunto la partnership da anni consolidata con UNHCR, il suo maggiore finanziatore nei progetti di emergenza, adesso implementati dall’ Afghanistan al Sud Sudan, dalla Mauritania allo Yemen passando per il Congo, Haiti, Iraq e Pakistan.
    L’ONG svolge un ruolo importante nei paesi in cui opera a stretto contatto con le popolazioni locali e in collaborazione costante con le autorità e i Governi. Tutto ciò è reso possibile grazie alla professionalità, all’impegno e alle capacità dei suoi collaboratori sul campo. Centinaia sono i membri dello staff di Intersos, tra espatriati e locali e migliaia gli italiani che nel nostro paese, come all’estero, operano in contesti di povertà, conflitto o post conflitto. Sono impegnati quotidianamente per il rispetto dei diritti umani, nella lotta contro l’illegalità, nella condivisone delle sofferenze e privazioni di ogni genere, nella cooperazione per uno sviluppo giusto ed equo. Persone che non appaiono in giornali, programmi televisivi o spazi pubblicitari, non sono Vip, principi e vallette, ma persone comuni: madri, giovani laureati, padri, preti e suore, professionisti e volontari, che ogni giorno con determinazione e passione contribuiscano alla promozione dei principi di solidarietà e di rispetto dei diritti umani fondamentali.
    Le parole di Marco Rotelli -segretario generale di Intersos-: “La causa ci è sembrata più importante dei rischi di una simile operazione” ci dovrebbero spingere a una doppia riflessione.
    Da un lato le difficoltà operative delle ONG italiane nel settore della cooperazione e degli aiuti umanitari per quanto riguarda l’accesso ai fondi e dall’altra, una necessità di stipulare un codice etico di informazione e comunicazione condiviso dalle ONG e dagli attori No-profit.
    La profonda crisi economica, lo scarso impegno dell’Italia in questo settore e la mancanza di donazioni private, costringe a quanto pare Intersos ad un modus operandi talvolta machiavellico secondo il quale “… il fine giustifica i mezzi”. A mio avviso questo non solo è lesivo della dignità dei rifugiati – coinvolti ma non interpellati- ma giustifica un tipo di comunicazione che si basa su un voyerismo macabro finalizzato alla raccolta fondi fine a se stessa e che non sensibilizza i telespettatori italiani sulle condizioni di estrema vulnerabilità di queste popolazioni.
    Il serio rischio che comporta il coinvolgimento di Vip e personaggi televisivi reclutati dal palcoscenico italiano, è quello di svalorizzare la professionalità e l’impegno di operatori, organizzazioni e di un settore intero. La puntata “0” in Sud Sudan ce lo ha già dimostrato e documentato non solo su Grand Hotel, ma anche su Novella 2000 e Di Più, non proprio delle testate giornalistiche impegnate nel settore umanitario. Non ci nascondiamo dietro foglie di fico quando si dice che Michele Cucuzza non rappresenta il testimonial dell’organizzazione, immortalato nei servizi sopracitati con la maglia di Intersos.
    La discussione nell’agosto del 2012 è stata accesa in seno ai collaboratori di Intersos durante quei giorni di riprese svolte nella base di Yambio, Sud Sudan. La disapprovazione è stata unanime per le caratteristiche e i protagonisti di tale servizio e per le dinamiche con cui si è svolta sul campo (forse meglio tralasciare per non infiammare ulteriormente la discussione). Certo nulla è stato fatto, la sede centrale di Roma aveva già deciso a prescindere dal parere dei suoi collaboratori che nel paese ci vivono e ci lavorano tutti i giorni a stretto contatto con le popolazioni locali e a sostegno di un paese che di indipendente ha ancora ben poco.
    Ripensare per questo alle modalità del format “The Mission”, in programma per il prossimo dicembre, dovrebbe essere un atto di maturità da parte di Intersos, uno degli attori italiani più presenti in contesti di emergenza nel mondo.
    Ritengo per questo opportuna ed urgente la proposta lanciata da African Voices di aprire una discussione costruttiva, una tavola rotonda che includa il mondo delle ONG e aggiungo, il mondo politico. Programmare una campagna di comunicazione in un palinsesto RAI, che non sia solo uno spot di carità, è una necessità che gli operatori e le organizzazioni italiane impegnate nella cooperazione allo sviluppo e nelle emergenze umanitarie richiede a gran voce. Non trasformiamo questa vicenda in una guerra fra poveri, ma sfruttiamo l’interesse che si è creato perché in Italia si cominci a parlare di questo settore e delle sue potenzialità di crescita economica e culturale interna ed esterna, come testimoniato da Lapo Pistilli nel suo intervento di qualche mese fa sul la7.
    Apriamo un vero e proprio processo di cambiamento che porti alla riorganizzazione della Direzione Generale alla Cooperazione allo Sviluppo, DGCS, in seno al Ministero degli Esteri e riconosciamo il ruolo che migliaia di operatori umanitari svolgono ogni giorno nella lottà alla povertà e in zone di conflitto. E’ giunto il momento di non considerare più questo settore come un peso o un atto di carità da parte della politica italiana.
    Attiviamoci tutti.
    Un ex operatore Intersos

    • African Voices 12 agosto 2013 a 15:44 #

      Grazie mille di questo commento così completo, grazie davvero per tutto quello che hai scritto, dalla prima riga all’ultima. Mi permetto di riprenderlo e pubblicarlo perchè credo siano parole, le tue, che devono essere lette da un numero maggiore di persone che non fermarsi ad un semplice commento di un articolo.

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