Vincere arrivando secondo, il gesto che paragona l’uomo al divino

25 Lug

Vincere è difficile, scegliere di perdere è quasi impossibile. Tuttavia, se vincere è ammirevole, decidere di perdere per una buona causa, per un senso di giustizia etica, diventa, appunto, divino.

Si chiama Iván Fernández Anaya il corridore basco che il 2 dicembre scorso scelse di non sfruttare l’errore di valutazione dell’avversario, il keniota Abel Mutai, bronzo nella 3000 metri siepi alle Olimpiadi di Londra, il quale, dopo aver dominato l’intera gara campestre di Burlada, era convinto di aver oltrepassato il traguardo, posto invece ad una decina di metri di distanza. Fernández Anaya, dalla seconda posizione, avrebbe potuto superare Mutai a pochi passi dall’arrivo, guadagnando una medaglia che, ai propri occhi, sarebbe forse risultata meno preziosa poiché illegittima, poiché non del tutto meritata. Sarà stato per questo che lo spagnolo ha deciso di rallentare il passo, indicando al suo avversario la linea del traguardo e facendo in modo che fosse l’altro a superarla per primo. Un Argento, quello di Fernández Anaya, con un valore di gran lunga superiore all’Oro che avrebbe potuto vincere se solo avesse chiuso gli occhi, scegliendo la strada più ovvia, più allettante, la strada di sicuro più semplice.

da Olimpizzurra.com

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