Etre jeune ici / Essere giovane qui [FRA – ITA]

11 Lug

Edang Emile. Nato in Camerun, vive in Italia dal mese di agosto del 2009. Studia Comunicazione Turistica e dell’Impresa all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Fin da bambino, si è sempre sentito poeta nell’anima, ascoltando spesso il grido solitario del vento o contemplando, nei pomeriggi silenziosi, le forme strane disegnate dalle nuvole. Il passo decisivo però si compie una decina d’anni fa, in un particolare momento difficile della sua adolescenza. È stato lì che, sulla sua via di Damasco, sono stato illuminato dalla luce della Poesia e, da quel momento, scrivere è diventato come respirare: una necessità.

Etre jeune ici

Le matin se lève sur l’agonie tranquille des bidonvilles de la ville et vient mourir dans les marécages au fond des embouteillages des constructions sauvages
Le matin descend sur les logis indécents des élobis. Puis se faufile moribond dans les rues avec ses espoirs déchus et ses foules d’imprévus
Le matin se brise contre les rêves rassis de nos cœurs, vieille jeunesse qui n’a plus qu’à faire d’un monde meilleur
Bienvenue au paradis de la souffrance. Ici florissent en silence tant d’errances, dans la foret dense du oute immense
Ecoute le trépas silencieux de ma terre . Entends le rythme déchiré de mon pays , où l’amertume signe ses triomphes sur les visages blasés, où chaque regard porte la griffe des incertitudes certaines d’un lendemain froissé
Car être jeune ici, c’est croupir sous la vieillesse des rêves déçus
C’est vieillir dans l’angoisse des conquêtes vaincues. C’est subir ses nuits entières à rêver de longs déserts et des traversées avortées de la mer. Contingence nécessaire ou nécessité contingente
Etre jeune ici c’est subir le prix fort de leurs vices. C’est être un sacrifice sur l’autel aux ambitions tristes es politiques de l’apocalypse. C’est s’emplir la gueule de colère et mordre à pleine dent la poussière
Etre jeune dans mon pays c’est une triste odyssée, une symphonie cassée, un destin fracassée qui se conjugue toujours au passé et s’écroule continuellement dans les ombres du temps comme les secondes qui s’en vont
Oui être jeune ici c’est écrire avec rage ses déboires sur les pages de l’oubli collectif
C’est pourquoi quand le temple du dimanche baptise dans l’Esprit saint et le feu au nom du Père et du Fils, notre fleuve de misère nous baptise dans l’esprit vin et les feux d’artifice au nom du Père du vice
O Jésus , le chemin, la vérité et la vie, quand le brouillard me remplit le regard je suis le chemin de la vérité qui dévie
Paralysé par le doute, enlisé sur nos routes, on se perd sous cette voute tant la vie nous dégoute
Car être jeune ici chez moi, c’est avoir pour seul compagnon l’éternel désœuvrement et passer ses longues solitudes à guetter les ombres crispées des passants, assommés par le poids de la journée et de rudes années. C’est observer deux mollets désespérément rassis qui poursuivre un avenir insaisissable derrière un ballon de football
Oui être jeune ici crois-moi, c’est moche, c’est laid. C’est passer ses heures entières à s’écorcher la main Cette main qui saigne, ma main qui verse des larmes de sueur, cette main qui gémit en silence sur le béton muet et l’enclume indifférent, chers main qui pleure les souffrances de la terre, que Dieu te bénisse
Que Dieu bénisse mes deux mains pleines des rêves inachevés et des déceptions de ceux qui nous mentent si bien. Ma pauvre main vide des promesses fallacieuses de nos tristes politiciens
Tristes politiciens dont on entend souvent retentir l’échos révoltant des mêmes discours comme le frisson égoutant du tamtam de la nuit
La politique en Afrique est mystique, maléfique et cynique. C’est un film tragique du premier au dernier épisode. C’est pire que dans les trucages, la goutte d’eau a dépassée le vase
Oui ma politique en Afrique est une science sans conscience
Mais pardonne leur Seigneur car ils savent ceux qu’ils font
Et quand l’Afrique se meurt ainsi, où sont les gardiens du grand village des droits de l’homme pour venir déclamer leurs principes universels. Mais quand ceux qui devait arriver arrivera, médecins après la mort, ils accourront avec leur chapelet de bonnes intentions
Dommage si mon message en déphasage ne rend pas hommage à vos populaires suffrages. Mais je dois tourner une nouvelle page, même si vos dérapages me confine à la marge
Je m’excuse si les jets acerbes de mon ancre éclaboussent vos illustres sensibilités
Dommage si mes claques verbales peuvent sembler fatales, elles sont tout de même vital à l’unité nationale
Et ce feu du verbe qui en moi court telle une sève et me brule les lèvres, c’est ce qui me permet encore d’être jeune ici
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Essere giovane qui
Il mattino si leva sull’agonia tranquilla delle bidonville della città e viene a morire dentro le paludi in fondo dalle imbottigliate costruzioni selvagge

Il mattino scende sulle abitazioni indecenti degli élobis. Poi si intrufola moribondo lungo le strade con le sue speranze fuori tempo e ila suo grosso carico d’imprevisti
Il mattino s’infrange contro gli induriti sogni dei nostri cuori, giovani già vecchi che se ne fregano di un mondo migliore
Benvenuti nel paradiso della sofferenza. In silenzio fioriscono qui tante e tante peregrinazioni, nella fitta foresta del dubbio smisurato
Ascolta il trapasso silenzioso della mia terra. Senti il ritmo dirotto del mio paese In cui l’amarezza firma i sui trionfi sui volti arcistufi, dove ogni sguardo porta il marchio delle insicurezze certe di un domani gualcito
Perché essere giovane qui è piegarsi sotto la vecchiaia dei sogni delusi.
È invecchiare nell’angoscia di conquiste sopraffatte. È lasciarsi passare addosso tutte intere le proprie notti sognando immensi deserti e traversate marine già morte ben prima di nascere. Contingenza necessaria o necessità contingente
Essere giovane qui, è pagare a caro prezzo i loro vizi. È offrirsi in sacrificio sull’altare della malvagia ambizione dei politici dell’apocalisse. È riempirsi la bocca di rabbia e mordere in pieno la polvere
Essere giovane nel mio paese è una triste odissea, una sinfonia ridotta in brandelli, un destino spezzato che si declina sempre al passato e crolla continuamente nell’ombra del tempo come i secondi che se ne vanno
Sì essere giovane qui è scrivere con collera le proprie pene sulle pagine dell’oblio collettivo
È per questo che quando al tempio, la domenica, si viene battezzati nello Spirito santo e nel fuoco in nome del Padre e del Figlio il nostro fiume di miseria ci battezza nello spirito del vino e i fuochi d’artificio brillano in nome del padre del vizio
O Gesù, tu, il cammino, la verità e la vita, quando la nebbia mi colma lo sguardo io seguo il cammino della verità traviata
Paralizzati dal dubbio, affondati nelle nostre strade, ci perdiamo sotto la volta del cielo, tanto la vita ci disgusta
Perché essere giovani qui a casa mia, è avere per sola compagna l’eterna disoccupazione e trascorrere le proprie lunghe solitudini a guardare le ombre tristi dei passanti, gravati dal peso angoscioso della giornata e degli anni. È osservare due polpacci disperatamente duri che perseguono un futuro inafferrabile dietro un pallone da calcio
Sì essere giovani qui, dovete credermi, è schifoso, è indecente. È passare tutte le proprie ore a strapparsi le carni dalla mano
questa mano che sanguina, la mia mano che lascia scorrere lacrime di sudore, questa mano che geme in silenzio sul muto cemento armato e sull’incudine indifferente, cara mano che piangi le sofferenze della terra, che Dio ti benedica
Che Dio benedica le mie due mani piene di sogni interrotti e delusioni di cui son causa quelli
che ci mentono cosi bene. Mia povera mano vuota per le promesse fallaci dei nostri politici tristi
Politici tristi dei cui discorsi sempre uguali si sente spesso risuonare l’eco rivoltante come l’emozione disgustosa del tamtam della notte
La politica in Africa è mistica, cinica e malvagia. È un serial tragico dalla prima all’ultima puntata. È anche peggio che negli effetti speciali. La goccia ha fatto traboccare il vaso
Sì la mia politica in Africa è una scienza senza coscienza
Ma perdonali, Signore, perché sanno quello che fanno
E quando l’Africa muore in questo modo, dove sono i guardiani del gran villaggio dei diritti umani per poter declamare i loro princìpi universali. Ma quando ciò che deve accadere, accadrà, i medici dopo il trapasso, accorreranno coi loro rosari di buone intenzioni
Mi dispiace per voi se il mio messaggio così anticonformista non rende omaggio ai vostri tanto amati suffragi popolari. Ma adesso devo proprio voltare un’altra pagina, anche se i vostri sbagli mi confinano ai margini
Mi scuso se le gocce acerbe del mio inchiostro insozzano le vostre molto illustri sensibilità
Mi dispiace se i miei schiaffi verbali vi appaiono fatali, son comunque vitali per la nostra unità nazionale
E questo fuoco del verbo che scorre in me come scorre una linfa, e mentre scorre brucia le mie labbra è ciò che mi permette ancora d’essere giovane qui

da Caponetto-Poesiaperta

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