Archive | giugno, 2012

Etiopia : È dei cinesi e dei turchi la ferrovia del potassio

29 Giu Kenya Railways GARISSA JUBA ETHIOPIA

Saranno i cinesi e i turchi a costruire la ferrovia verso Gibuti e il Mar Rosso che dovrebbe favorire le esportazioni di potassio delle miniere dell’Etiopia nord-orientale. Due contratti, di un valore superiore a due miliardi e mezzo di euro, sono stati firmati ad Addis Abeba questa settimana. Getachew Betru, amministratore delegato della società di Stato Ethiopian Railways Corporation (Erc), ha detto che a realizzare la linea verso il nuovo porto di Tadjourah saranno la China Communications Construction Company e la Yapi Merkezi. La ferrovia servirà le miniere di potassio gestite nella regione di Afar anche da società straniere, come la canadese Allana Potash Corporation. Insieme con lo sviluppo dell’industria idroelettrica, l’ampliamento delle reti di trasporto è una delle priorità del governo dell’Etiopia. Un piano nazionale prevede la costruzione di 5000 chilometri di rotaie entro il 2020. Circa 2600 chilometri dovrebbero essere realizzati nei prossimi tre anni.

fonte: Ag. Fides

Kenya. Mare blu e… tensione alle stelle

25 Giu uid_117ee51a730.580.0

Che sta accadendo in Kenya?

Voci non ufficiali, testimoni locali che non vogliono essere citati* per motivi di sicurezza, parlano di una situazione allarmante, di tensione alla stelle, voci che non possono essere ufficializzate e bocche che vengono taciute da chi vede il Kenya come mezzo di arricchimento delle proprie tasche, speculatori e da quel mercato, la grande macchina del turismo capace di calpestare ogni cosa, dalla dignità del keniano che ci vive ed è nato il quel paese al turista che ingannato si reca in un paese apparentemente tranquillo, ma che può scoppiare come un vulcano da un momento all’altro.

Le ultime notizie che arrivano parlano di morti ammazzati e sparatorie violente nell’area di Mambrui, pochissimi kilometri a nord di Malindi. Una sparatoria violenta si sarebbe consumata davanti al Cola Beach non più tardi dell’altra sera. Due giorni fa un uomo è stato ucciso e circa una settimana fa un altro è stato trovato morto, legato mani e piedi, dentro un pozzo vicino al villaggio turistico Angels Bay.
E queste non sono che le ultime news a sentire la fonte. si dice che ogni giorno ci sono morti ammazzati da segnalare, ma le forze dell’ordine fanno finta di niente e la situazione precipita.

Alcuni dicono che la situazione a Malindi sarebbe diventata invivibile, polizia ovunque, sopratutto sulle strade principali a oziare all’ombra, lontani dal fermare auto o personaggi sospetti con il rischio ancora di trovarsi davanti a situazioni ingestibili, meglio quindi oziare e di tanto in tanto fermare qualche europeo (Mzungu) giusto per spillare qualche soldo…

Se a tutto questo aggiungiamo gli attentati ripetuti a Nairobi, certo, una città molto lontana dalla rinomata costa turistica, ma poi l’attentato a Mombasa e l’articolo di ieri apparso su BBC online dove il governo americano mette in allerta i suoi concittadini che vivono a Mombasa e allerta la sua Ambasciata in previsione di possibili (non certi) attentati nella città costiera, direi che oggi non c’è nulla che ci faccia pensare ad una situazione rilassante nell’amato Kenya.

La speranza è che tutto si risolva in fretta e nei migliori dei modi anche perchè la nuova stagione delle vacanze al mare e dei safari in Kenya è alla porte e l’augurio è che gli amici keniani possano avere il proprio Paese in pace e progressivo.

 

Scritto da Marco Pugliese
AFRICAN VOICES

*La fonte non citata mi avverte che i “mzungu” e i bb (beach boys) che vivono da quelle parti potrebbero deridermi, insultarmi o quant’altro per aver scritto questo articolo con fatti che nessuno oserà mai ufficializzare.
In risposta dico alla Gentile Fonte che… purtroppo sono abituato alla maleducazione più che all’educazione.
Ricordo anche che circa 2 anni fa alcuni facinorosi che vivono in Kenya se la preserò a male perchè misi un articolo dell’autorevole agenzia Fides che riportava casi di colera con migliaia di ammalati e centinaia di morti sulla costa sud del Kenya e nell’area del Rift Valley senza che per altro l’articolo citasse nomi precisi di paesi. Ricordo che qualcuno di loro riuscì addirittura a scrivere che “certe cose (il colera e i morti) qui, sono roba normale.

AFRICAN VOICES è la pagina di chi e per chi in Africa non ha voce, non di chi ce l’ha e la usa male! Grazie

Egitto. Domanda e risposta con Jasmine Isam, blogger della Piazza della Rivoluzione

24 Giu v

Dopo la vittoria alla presidenza di Morsi in Egitto, ho posto una domanda a Jasmine Isam, blogger in Egitto, la Voce della  Rivoluzione.

Domanda: ‎Jasmine , e adesso? voglio dire.. che accadrà? Qual’è il bene e quale il male di questa presidenza? grazie

Jasmine Isam: Il bene e’ che non ci sara’ un’altra ondata di violenza. Se avesse vinto Shafik ci saremmo trovati difronte a giorni di sangue, invece il Popolo in generale, tranne i sostenitori di Shafik sono soddisfatti. Lo sono i famigliari dei martiri e i rivoluzionari, perche’ in qualche modo un cambiamento c’e’ stato. Anche se messi alle strette, la gente ha votato per il nuovo, dando definitivamente un calcio al vecchio regime. Certo e’ che lo SCAF non mollera’ il potere e la nuova costituzione sara’ costruita su misura militare per garantire sicurezza economica e decisionale allo SCAF. Nella vita di tutti i giorni, non cambiera’ un gran che. La Sharia e’ stata presente da sempre nella costituzione egiziana, solo che in pochi lo sapevano, quindi non ne avevano paura. Il turismo estero rimarra’ come e’ ora, solo che ci vorra’ del tempo fin quando i turisti si renderanno conto che non si trovano in Iran e che i Fratelli (non) Mussulmani non sono salafiti, ma sono liberali dal lato religioso e che la vita di un turista o di uno straniero residente non cambiera’ in nulla. Ricordiamoci sempre che i Fratelli (non) Mussulmani sono uomini d’affari e non uomini religiosi (come i salafiti). Inizialmente li appoggiavo ma dopo aver provato la loro falsita’ ed incoerenza in molti momenti post rivoluzione, non li ho piu’ approvati. Hanno vinto perche’ “meglio loro che il vecchio regime”. Speriamo che si rendano conto che quello che hanno in mano ora e’ un Paese che ha sofferto e che soffre, ed uno sbaglio o ulteriori incoerenze porteranno anche loro fuori. Il Popolo ha lottato per scegliere, ora ha scelto, spero che non venga deluso ancora.

Costa d’Avorio: Violenze nell’ovest: arresti arbitrari, il nodo della terra

21 Giu 393d128c412db41a98db47b1b19e

Arresti e detenzioni arbitrarie, estorsioni e interrogatori forzati: a denunciare le violazioni sono giovani originari di Taï. Scappati dall’ovest e diretti a Abidjan dopo l’ultima ondata di violenze puntano il dito contro le Forze repubblicane della Costa d’Avorio (Frci, esercito). “Abbiamo raccolto testimonianze dirette dai giovani riusciti a fuggire o rimessi in libertà. Sui loro corpi c’erano segni evidenti di maltrattamenti. Per lo più sono persone appartenenti a gruppi etnici considerati vicini all’ex presidente Laurent Gbagbo. Purtroppo a un anno dalla fine della crisi elettorale persistono le divisioni tra le due principali forze politiche, prima causa dell’insicurezza diffusa” dice alla MISNA René Hokou Legre, presidente della Lega ivoriana dei diritti umani (Lidho), raggiunto telefonicamente ad Abidjan, aggiungendo che denunce simili sono state raccolte anche nel quartiere di Yopougon, feudo pro-Gbagbo nella capitale economica, dove “giovani vengono arrestati e trattenuti senza alcuna giustificazione ma solo sulla base del loro colore politico”. A documentare le stesse violazioni dei diritti umani è stata anche l’organizzazione internazionale Human Rights Watch (Hrw).
Proprio ieri sera alla televisione di Stato l’esercito ivoriano ha presentato sei uomini, di cui quattro ivoriani e due liberiani, sospettati di aver partecipato agli ultimi attacchi contro Taï e villaggi vicini nei quali la scorsa settimana almeno 13 civili e sette caschi blu nigerini della missione Onu in Costa d’Avorio hanno perso la vita. La responsabilità degli attacchi è ricaduta su uomini armati giunti dalla confinante Liberia, ritenuti vicini all’ex capo di Stato ivoriano, mentre pochi giorni fa il governo ha annunciato di aver sventato un tentativo di colpo di Stato ai danni del presidente Alassane Dramane Ouattara, orchestrato da responsabili militari e politici del precedente potere in esilio. “Si può parlare di caccia alla streghe nei confronti dei pro-Gbagbo. Purtroppo la storia si sta ripetendo visto che in passato erano in pericolo i pro-Ouattara. Viviamo in un pesante clima di diffidenza e di vera psicosi per una possibile destabilizzazione del paese. Non si possono e non si devono infliggere punizioni collettive oppure rischiamo di aggravare ulteriormente le divisioni comunitarie già esistenti” avverte il responsabile della Lidho. Oltre ai fatti violenti, il divario tra i due gruppi scaturisce anche dal sentimento diffuso che “la giustizia ivoriana non sia imparziale quindi non degna di fiducia: tutte le persone finora imputate lo sono state in base alla propria appartenenza politica, ideologica e etnica. Eppure abbiamo prove che anche i pro-Ouattara hanno commesso crimini nel 2011” prosegue Hokou Legre.
Nelle regioni occidentali, definite dall’attivista una “vera e propria polveriera”, la situazione è ben più complessa e va oltre le divergenze politiche. “Dal 2002 le popolazioni dell’Ovest sono state le più martoriate oltre a dover cercare di convivere con gruppi di varia provenienza geografica ed etnica, storicamente in conflitto tra di loro per il controllo delle terre agricole e della piantagioni di cacao. Oggi, di fronte a crescenti violenze, il nodo della terra si ripropone con una certa gravità e va risolto dal governo con una certa urgenza” dice ancora il presidente dell’organizzazione ivoriana. “Poi quando le armi si fanno sentire, la situazione diventa ancora più preoccupante e pericolosa” deplora Hokou Legre. Nell’ovest, terra del cacao, sono in rivalità comunità autoctone e gruppi di popolazioni arrivate da altre zone del paese ma anche stranieri, burkinabé e maliani, stabiliti da tempo nella regione. “Nel corso del tempo i secondi hanno preso il controllo di buona parte delle piantagioni e oggi hanno una posizione dominante mentre i locali si sentono abbandonati dallo Stato e spogliati delle loro proprietà. I due gruppi hanno fatto muro contro muro, rendendo difficile la convivenza pacifica, così basta poco per accendere la miccia delle violenze” analizza l’interlocutore della MISNA. “Un quadro regionale e nazionale che allontana la pace e la riconciliazione di cui gli ivoriani hanno tanto bisogno. Oltre a recuperare armi e munizioni bisognerebbe disarmare cuori e spiriti” conclude il presidente della Lega ivoriana dei diritti umani. –

fonte: Misna

La LVIA elegge i nuovi organi associativi. Le prospettive future

20 Giu LVIA

La LVIA, associazione di cooperazione internazionale nata a Cuneo nel 1966, ha eletto i nuovi organi associativi. Il nuovo assetto, votato dall’Assemblea riunitasi a San Pietro del Gallo sabato 16 e domenica 17 giugno, rispecchia il profilo di un’associazione che, pur mantenendo le proprie radici nella città natale, è cresciuta sul territorio nazionale arricchendo il proprio bagaglio con realtà eterogenee ma accomunate dai medesimi valori. Oggi la LVIA conta quasi 30 realtà strutturate dal Piemonte alla Sicilia, che trovano espressione nei neoletti organi associativi.

Alessando , confermato presidente per il prossimo triennio: «Sono lieto della fiducia che l’Associazione mi ha accordato e il mio augurio, nonché la finalità che mi propongo con il nuovo mandato, è quello di poter vivere un altro triennio costruttivo come quello appena trascorso e che la LVIA è riuscita a realizzare nonostante le difficoltà economiche che il nostro sistema sta vivendo”.

Rinnovato il Consiglio dell’Associazione, costituito da 12 membri eletti più il presidente. Il nuovo Consiglio risulta espressione dell’eterogeneità territoriale e di attività realizzate dall’Associazione in Italia e in Africa: accanto ai consiglieri provenienti dalla provincia Granda, entrano in consiglio 1 socio impegnato con LVIA in Burkina Faso, 2 soci da Forlì, 3 soci da Torino, 1 socio da Palermo, 1 socio da Roma. Da sottolineare, infine, l’ingresso in Consiglio di 3 giovani soci, tra i 27 e i 35 anni, forte segno lanciato dall’Associazione per aprirsi sempre di più a innovazioni e nuove modalità.

Mauritania: Biram in prigione soffre di ipertensione, la moglie Leila in rianimazione

19 Giu birame_madame

L’attivista Birame Ould Dah Ould Abeid, detenuto nella prigione di Dar Naim soffre da qualche giorno di un problema di ipertensione e diabete.

Secondo fonti vicine al presidente dell’IRA, il medico non lo ha potuto visitare, citando complicanze gravi della condizione di Ould Abeid. La stessa fonte sostiene che la salute di Birame è deteriorata e si sente stanco. Fonti dell’IRA rende noto che le autorità saranno ritenute responsabili qualora Birame e i suoi compagni saranno trattati male.

Inoltre, la signora Biram che ha partecipato alla manifestazione pacifica di sabato scorso, ha avuto una crisi dopo l’inalazione eccessiva di gas lacrimogeni lanciati volontariamente durante la marcia organizzata dall’ IRA per chiedere la liberazione del suo leader.

Leila Ahmed Ould Khleiva Mint, persone vicine a lei dopo la marcia hanno dichiarato che è stata presa particolarmente di mira dalle forze di polizia antisommossa, che hanno lanciato nella sua direzione molte più bombe lacrimogene che non su altri manifestanti.

A proposito dell’ alta pressione sanguigna, è da notare che è una minaccia per il cuore e le arterie, portandoli  talvolta ad un superlavoro e afffaticamento, causando la deposizione di grasso nelle pareti delle vene coronariche, con conseguente maggiore possibilità di angina e infarto del miocardio. Lo stesso processo può raggiungere le arterie della gamba.

L’ostruzione delle arterie renali da aterosclerosi provoca la distruzione progressiva dei reni e l’insufficienza renale urea nel sangue. Per il cervello e gli occhi, ipertensione comporta un intasamento delle arterie causando la progressiva distruzione delle cellule nervose del cervello, con conseguenze gravi quali paralisi, perdita di parola, declino intellettuale, demenza, forse la morte.
La condizione delle arterie del cervello è facilmente compromesso dalla analisi dello stato arteriosa di fondo.

fonte originale francese: CRIDEM

Eritrea: Torture and human rights violations. UN criticizes Asmara

19 Giu Torture

Torture and summary executions “are abuses in Eritrea order of the day” is the accusation made United Nations High Commissioner for Human Rights Navi Pillay that the secret prisons of the country ” there are between 5000 and 10,000 political prisoners” . The human rights situation in Eritrea, continued the representative, of which term at the helm UN body has been extended by two years, “is cause for serious concern. Credible information indicating that the abuses included arbitrary detention, torture, forced labor, military conscription and extensive restrictions on freedom of expression, assembly and religion. ”

Periodically the human rights groups are raising their voices on the living conditions of about six million Eritreans and every year – according to estimates issued – there are thousands of people trying to flee abroad to evade conscription for all citizens , males and females between 18 and 48 years for an indefinite period.

In the former Ethiopian province, independent since 1993, elections were never held independent and the only political party recognized is that the former rebels of the Popular Front for Democracy and Justice (PFDJ) in power since then. Lawyers for Human Rights denounced hundreds of thousands of detentions ‘incommunicado’ in secret prisons and groundwater in the country where the prisoners – most of conscience, including journalists and dissidents – are exposed to torture and ill treatment.

Source italian article: Misna

Mauritania: Un altra violenta repressione durante una marcia pacifica anti schiavitù

18 Giu An anti-slavery march earlier this month

Sabato pomeriggio, le forze di sicurezza della Mauritania a Nouakchott, sono intervenute violentemente su un corteo non-violento che manifestava contro la schiavitù nel paese.

Il governo del generale Aziz ha dispiegato la Polizia di Stato in tenuta antisommossa contro la folla pacifica di IRA [Movimento Abolizionista] organizzato da militanti e simpatizzanti che si erano radunati nella capitale per chiedere la liberazione immediata di 7 abolizionisti illegalmente detenuti da parte del governo dal 29 aprile 2012.

Per dissuadere i militanti di manifestare contro la pratica della schiavitù nel paese, le forze di sicurezza utilizzano regolarmente eccessiva violenza in occasione di questi eventi abolizionisti, utilizzando quantità sproporzionate di gas lacrimogeni e picchiando i partecipanti con i bastoni.

Durante la marcia della scorsa settimana, un commerciante in un negozio vicino è morto per asfissia da gas lacrimogeni. Ieri, Biram Leila, moglie del leader abolizionista Biram Dah è stata nuovamente presa di mira dalle forze di sicurezza. E’ gravemente ferita.

Almeno altri 5 abolizionisti sono stati arrestati dalla Polizia di Stato.

fonte: Movement for Justice and Equality in Mauritania

Migrants, slaves of Libya

18 Giu migranti

In Libya, life for irregular migrants has never been easy. During the regime of Muammar Gaddafi, had made arrests, detention, torture and exploitation.

At many of these violations of human rights, Italy has contributed with technical agreements that involved many governments, sealed by the Agreement of Friendship, Partnership and Cooperation Agreement signed in August 2008 by Gaddafi and Berlusconi, who has started the shameful and illegal so-called season of “refoulement” (to be precise, two months ago the president of the National Transitional Council has confirmed that the 2008 agreement  with Libya is still in force).

The “revolution of February 17” 2011 has not changed the fate of migrants from sub-Saharan Africa. In some ways, because of the security vacuum, the absence of rule of law, the proliferation of armed militias, the impunity of those provisions and the ease with which you can find the weapons, the risks are even greater.

An Amnesty International mission to Libya has collected numerous testimonies.

David (for reasons of safety, real name and the place where the events took place are concealed), a Nigerian citizen aged 42, was arrested last August without warrant by a group of militiamen in uniform. They caught him with sticks, beat him with rifle butts and shot him in the leg to bring it in a detention center. One December night, he was dragged out of his cell, handcuffed to a fence and beaten with a rubber hose. “I lived and worked in many countries, but Libya is the worst. You do not know who is the police, who are these armed gangs, there is no one to help you “- says David.

In another detention center, a citizen of Chad, after more than two months, still visible on his back the marks of the beating he had been subjected with wooden sticks and metal bars. They punished, he said, because he tried to escape. His cell mates told that the guards often beat them up for the “errors”, as asking medicines, complaining about the lack of hygiene or solicit information on their legal fate. In May, a Nigerian citizen was beaten to death.

Despite the evidence on the climate of violence against migrants are known in sub-Saharan countries of origin, the desperation and the need to escape from poverty continue to push many of them to enter Libya. The routes to cross the southern border are two: one that passes Sabha, for those coming from West Africa, and by Kufra for who coming from the Horn of Africa and Sudan.

The travel tales are terrible: abandoned by smugglers in the desert without a compass and miles away from the nearest town, makes us continue the journey on foot under the sun.

A woman from Cameroon, 24 years, two weeks after he entered Libya, was arrested by a group of militiamen in civilian clothes because they had no entry visa. In prison he was forced to do heavy work, like to download the boxes of ammunition.

A fellow prisoner of Mali has been likened to “a modern day slave” forced to work, covered with racial slurs and beaten for “disobeying” the leaders.

In other detention centers, migrants arrested were “recruited” by an employer to end up breaking their backs without pay or with pay less than agreed. The round of money is great. A senior official in Benghazi has admitted that the detention centers for illegal migrants has become a business.

As can be imagined, the Libyan institutions are not present here. One of the many detention centers run by the militias is to Gharyan. We have amassed 1000 nationals, including women and children from Niger, Nigeria, Chad, Sudan and other countries. In large part, were arrested at a roadblock as they tried to reach the capital Tripoli, 100 miles north.

Libya does not recognize the right of asylum and has to sign the UN Convention on the Status of Refugees. This means that asylum seekers are treated as illegal migrants.

The directors of detention centers say they know that the people of Eritrea and Somalia can not be returned to their country. But there is a uniform procedure to be applied to protect them.

A Gharyan, for example, the Eritreans and Somalis are released when their embassies have confirmed their nationality and have signed a “certificate”: a profound contradiction, given that these are people fleeing political persecution. Once outside, it is likely to be arrested again: in that case, says the director, there is the freedom upon payment of a deposit of 1000 dinars. And who pays them? No money, no freedom.

As during the Gaddafi regime, Europe turned its back on the other side when it considers appropriate to denounce violations of human rights in Libya. Just Tripoli maintains its role as controller of the flows of migrants and refugees.

 

Source: Italian Article by Il Fatto Quotidiano
by Riccardo Noury

Tanzania: Dada Cup to Rekindle Dar es Salaam Darts Lovers’ Passion

17 Giu darts-300x199

DAR ES SALAAM darts lovers will have chance to rekindle their passion for the sport as this year’s regional tournament, dubbed DADA Cup, starts at the Moshi Hotel, Manzese, in the city on Saturday.

Dar es Salaam Amateur Darts Association (DADA) has organized the tournament under sponsorship from the Tanzania Breweries Limited (TBL) with a view to maintaining successful promotion and development of the sport at the domestic level. A member of the DADA tournament organizing committee, Bharat Vyas, said the event will comprise singles, doubles and team games, with participants coming from all over the city.

“Team matches will have a district-based format, in which each of the city’s three districts, namely Ilala, Kinondoni and Temeke, will be represented by two teams,” he said. The three districts will, therefore, have to pick players from their respective darts clubs and form combined district outfits that will then battle it out in the DADA Cup’s team event.

Vyas said Ilala darts clubs that will contribute players to the district’s combined squad include Dar es Salaam Institute (D.I) Club, Ibukoni Darts Club, Kimanga Darts Club and Upanga Darts Club (UDC). “Kinondoni clubs, whose players will feature in the tournament, are Friends Darts Club, Katumba Club, Kashudu Club, Kawe Club, Lugalo Combine Club, Mbezi Beach Club and Urafiki Club, while Temeke clubs are Magereza Ukonga and Police Barracks,” he said.

Vyas said the tournament’s draw was expected to be held at the same venue on Friday, adding that singles and doubles’ matches will be held on the opening day from 2p.m, while team games will start on Sunday.

“Preparations for the tournament are going on smoothly thanks to better supervision of the DADA tournament organizing committee under the leadership of the association’s Chairman, Azim Haji Mohamed and Secretary, Lambert Rwihula,” he said.

Vyas, a veteran UDC player who is also one of the long serving DADA officials, noted that the association’s current tournament organizing committee, which was formed on May 17, this year, comprises newly elected members that will be responsible for supervising all tournaments organized by the association.

He mentioned other committee members and their respective districts in brackets as Suleiman Mohamed (Ilala), John Elilaki (Kinondoni), Sylvester Kazimoto (Temeke) and Mariam Mgonja, who represents female players. He also said Ilala District has already formed its two teams that will battle for honours in the tournament, in which the teams will be headed by skipper, Mohamed Samji ‘Jaluo’ and his assistant, Edward Bachwa, while team manager will be Ashok Motichand.

Jaluo, one of the feared darts players in the city and a member of UDC, told the ‘Daily News on Saturday’ that Ilala teams had already embarked on intensive training ready to make an impact in the tournament. “We have been training hard for the tournament and we are looking forward to any challenge that will come up in the event,” he said.

by Japheth Kazenga
AllAfrica