Etiopia, addio alla libreria italiana, il negozio più bello di Addis Abeba

9 Mag

Ai tempi dell’imperatore la fila per le riviste italiane arrivava sulla strada. Poi ci fu il “terrore rosso” ma, anche grazie all’aiuto dell’ambasciata, si vendeva ancora. Al negozio più bello di Addis Abeba il colpo finale lo hanno dato l’euro e il trascorrere del tempo.

L’unica libreria italiana dell’Etiopia non esiste più da qualche mese. Al suo posto, accanto alla pasticceria di Enrico, nel quartiere di Piazza, quello borghese ed elegante prediletto dal fascismo, c’è un ristorante che si chiama Pizzeria Napoli. Un locale come tanti, che si è seduto per sbaglio su un pezzo di storia. Una storia che ha come protagonista Adriana Sacconi, “donna in carriera” spinta nel 1968 a lasciare un incarico da dirigente all’Agip da una madre innamorata della cultura e dei salotti letterari. “Quella libreria non l’ho mai amata” racconta ora alla MISNA, sfogliando un album con le fotografie di mobili che non servono più.

Il negozio fu acquistato al tempo di Hailé Selassié, l’imperatore che aveva riconquistato il trono dopo la disfatta fascista e l’ingresso degli inglesi ad Addis Abeba nel 1941. Per diversi anni la libreria fu un salotto di cultura, dove l’acquisto o la consultazione dei giornali, delle riviste e dei volumi arrivati dall’Italia era anche occasione di incontri e mondanità. Le cose cambiarono con il colpo di Stato del Derg, il “comitato” del colonnello Menghistu Hailé Mariam. La censura costringeva a ritagliare e incollare di continuo i giornali pur di evitare di buttarli del tutto, mentre solo grazie all’aiuto dell’ambasciata italiana si poteva acquistare la valuta estera necessaria alle importazioni.

Nel racconto si intrecciano registri diversi e fatti lontani tra loro, tenuti insieme dal ricordo personale e dalla storia della libreria. Un nonno importante, Afework Ghevre Jesus, diplomatico in Italia, autore di una grammatica di amarico e di “Tobia”, la prima novella etiopica. I morti per le strade, e le mani per coprire gli occhi di un bambino, al tempo di Menghistu. L’euro al posto della lira, i prezzi improvvisamente troppo alti e in un paio d’anni la scomparsa dei pochi clienti rimasti. Dopo il caffè, la signora Adriana fuma una sigaretta e sospira: “Se ne è andato un pezzo di storia”.

di Vincenzo Giardina, Misna

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