A Volte…

13 Apr

A volte
Simone de Beauvoir diceva “Non nasciamo bianchi o neri, diventiamo, a volte, bianchi o neri”. A volte. Qualche volta mi chiedo chi sono. È una domanda strana. Mi alzo e mi guardo allo specchio e mi faccio questa domanda: chi sono? Quello che vedo, quello che credo di conoscere o quello che mi riportano gli occhi degli altri? Cerco sempre di essere me stesso, ma mi rendo conto di come sia difficile. Vivere con se stessi non è mai facile, vivere con gli altri ti porta sempre a farti questa domanda. Ragazzo di colore, nero, negro? Parole. Io mi chiamo Cleophas Adrien Dioma. Cleophas è il nome che mi ha dato mio nonno. Nella cultura della mia etnia è il nonno che dà sempre il nome al primo figlio del suo primo figlio. È così che ho ereditato questo nome. Adrien me l’ha dato mia mamma. Mi ha raccontato che quando frequentava il collegio dove studiava per diventare insegnante vedeva sempre il figlio della direttrice, Adrien, ben vestito, molto educato, che tutte le volte che la incontrava diceva sempre con il sorriso: “Bonjour Mademoiselle”. Il suo sogno era avere un figlio come lui. Dioma me l’ha dato mio padre. È il nome della nostra famiglia. Non ho mai mai saputo cosa volesse dire. Non l’ho neanche mai chiesto. So che mi chiamo così, e basta. A scuola mi ricordo che mi chiamavano tutti Dioma. A casa le mie sorelle mi chiamavano Cle, gli amici Cleo. Sono cresciuto con nomi diversi. Poi ho viaggiato, incontrato altre persone e ho scoperto che sono anche “nero”. Qualcuno mi chiama “extracomunitario”, qualche volta “negro”. Chi sono? Questa domanda mi porta ad una riflessione che ha fatto lo scrittore mozambicano Mia Couto sulle ultime elezioni in America: “Negli Stati Uniti Obama è nero, in Africa sarebbe considerato mulatto”. In Europa? Mi ricordo che Yannick Noah, il giocatore di tennis, era francese quando vinceva, franco-camerunense quando perdeva. Molto semplice: bastava far uscire la parte “negativa” dal suo essere. La parte africana. Per noi, Obama è la somma di tutti quelli che hanno lottato per la libertà dell’essere umano, per l’uguaglianza tra i popoli, per l’equità tra il bianco, il nero, il giallo… partendo da Martin Luther a Nelson Mandela, da Malcom X a Thomas Sankara. E’ la somma di tutti quelli che siamo, di tutto quello che vorremo essere. E’ la possibilità. La sua vittoria può portare una persona come me a ritornare ad essere Cleophas Adrien Dioma. A sperare nelle mie capacità, a non pensare più che il colore della mia pelle e la mia origine possano essere un handicap. E soprattutto ad immaginare “un giovane, bello, abbronzato italiano”.

Cleophas Adrien Dioma

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