Luca Sacchi primo testimonial della Garderie Unautremonde, ci racconta la sua esperienza africana.

7 Apr

Luca Sacchi olimpionico di nuoto, presidente della Dds di Settimo Milanese e commentatore televisivo ha passato una settimana tra i bimbi della «Garderie Unautremonde»  a Dakar, in Senegal insieme ai volontari di UnAltroMondo, una onlus milanese che da anni sostiene progetti di aiuto per i bambini africani e per assicurar loro condizioni di vita più umane.

Il viaggio di Luca Sacchi olimpionico di nuoto, presidente della Dds di Settimo Milanese e commentatore televisivo, era finalizzato a conoscere il progetto della «Garderie Unautremonde»  (www.garderieunautremonde.org) della quale oggi è il testimonial. Ad accompagnarlo oltre ai volontari della Onlus si sono uniti il regista Fabrizio Banti e un operatore, Emanuele Concadoro, della Società Videozone (www.videozone.it) con il progetto di realizzare un breve documentario e uno spot.

“La curiosità di venire in Africa con uno scopo nobile e non solo per un viaggio. Credo sia stato questo il motivo principale per cui sono andato a Dakar. Avere una scusa forte abbastanza per lasciare il lavoro per una settimana, senza sentirmi troppo in colpa con il mondo che mi circonda quotidianamente. In una settimana insieme ai volontari siamo stati all’asilo. Abbiamo ascoltato il silenzio nel corridoio durante le lezioni, abbiamo giocato con i bambini  nelle pause, li abbiamo spiati mentre mangiavano con le mani da un enorme piatto comune e poi stendersi sulle stuoie per il pisolino. E infine abbiamo assistito al recupero dei figli, alle 5 della sera. Un giorno li abbiamo portati in piscina, i bimbi ci guardavano, ridevano, avevano paura ma erano curiosi, ed è stata proprio la curiosità a vincere. Da lì in poi, un trionfo. Uno alla volta, tutti in acqua. All’inizio incollati come funghi,  poi sempre più sciolti, e la prima che è riuscita ad abbandonarsi ai soli braccioli ha strappato l’applauso di tutti.

È stata un’ora fitta di lavoro divisa in due turni che non dimenticheremo mai. Il sorriso dei bimbi è un’emozione che esplode dal viso alla pancia. È stata una giornata epica nella quale abbiamo fatto finta di non sapere che il giorno dopo saremmo andati in visita alla baraccopoli.

Siamo entrati da una porta nascosta dietro alcuni sacchi di plastica pieni di farina di miglio e contenitori di latta con pesce essiccato esposto sopra, a bella posta per clienti e mosche. Gli spazi stretti tra una lamiera e l’altra. Nella baraccopoli ci abitano donne che sono state ripudiate, violentate, o che hanno subito destini impossibili da raccontare, donne che hanno un futuro identico alla giornata di oggi, di ieri, di un anno fa: frantumare miglio, lavare panni e allevare i figli.

Ci hanno accolti all’interno di un cortile creato intorno alle quattro minuscole baracche, alte un metro e sessanta, dove vivono in venti. Cinque metri quadrati (forse) guadagnati coi denti. Sabbia per terra, che nei mesi di pioggia diventa fango e liquame vario non meglio identificato. Nella baraccopoli sbucano bambini da ogni angolo. Alcuni di loro studiano alla Garderie Unautremonde. Mescolati nei colori dell’asilo ti illudi che, in fondo, siano tutti uguali anche fuori dalla scuola. E solo qui che ti rendi conto che, finito l’orario di lezione, le differenze esistono.

E alla fine, ormai da una settimana siamo tornati a casa. Dopo aver messo i vestiti in lavatrice, preparato un’agognata pasta scaldando l’acqua con il forno a gas, abbiamo usato il microonde, l’aspirapolvere, messo i piatti in lavastoviglie, fatto il caffè con le cialde e infine acceso il televisore, per guardare le maglie dei giocatori di calcio che tante persone indossavano per strada. Probabilmente abbiamo anche usato qualche altro elettrodomestico, senza neanche accorgercene.

Mentre scrivo questo resoconto penso: il toubab (termine con il quale in Africa chiamano i bianchi) è tornato da un lungo soggiorno in Africa di ben sei giorni e vuole insegnare al mondo l’ABC delle differenze radicate da secoli tra il nord e il sud del globo. Si, mi piacerebbe, ma non ne so abbastanza.

So però che quando Maurizio Polenghi responsabile del progetto della Garderie a gennaio è venuto a trovarmi al lavoro in DDS, e mi ha proposto di collaborare. Mi ha detto prima di tutto viene a vedere, poi chissà. Io mi limito a ripetere le sue parole: vai a vedere. Poi chissà.

Scarica La Brochure di Unautegarderie
Scarica la presentazione del Progetto Una volta per sempre
infoline 335.77.92.718
info@garderieunautremonde.org
www.garderieunautremonde.org
facebook

* La Garderie è una struttura scolastica unica e speciale nata con l’obiettivo di creare un asilo per garantire educazione, nutrizione e crescita intervenendo significativamente per assottigliare le disparità di genere e di classe nell’accesso all’istruzione._Attualmente vi sono iscritti 82 bambini divisi in quattro classi per l’asilo e una classe di prima elementare. La metà dei bimbi proviene da una baraccopoli del quartiere di Medina. Diversamente da tutte le strutture scolastiche pubbliche o private del Senegal, la Garderie Unautremonde è l’unico asilo a tempo pieno (dalle 8.00 alle 17.00) per garantire una formazione educativa accurata e di ottimo livello, fornendo quotidianamente il pranzo e due merende.

** Luca Sacchi, ha al suo attivo numerosi record: Bronzo alle Olimpiadi di Barcellona 92 nei 400 misti. Primatista mondiale dei 400 misti vasca corta 1992. Finalista alle Olimpiadi di Atlanta, Seoul, Barcellona ed ai Mondiali di Roma e Perth. Campione Europeo ad Atene ’91, due volte bronzo europeo Atene ’91 e Vienna ’95. Ventisette titoli italiani in carriera e tre ori ai Giochi del Mediterraneo. Commentatore tecnico di nuoto per la RAI dal 1999, ha collaborato con tutte le maggiori testate nazionali prima di approdare a Tuttosport, redazione con la quale) ha collaborato per oltre 11 anni.

*** Fabrizio Banti, regista alla sua seconda esperienza africana ha realizzato un primo documentario sulla Garderie lo scorso anno che è stato selezionato alla Sesta Edizione del Festival Internazionale “Un film per la Pace”. Gran parte del video è stato girato tenendo la telecamera a circa 1 metro da terra in modo da mischiare il più possibile lo spettatore con i bimbi, reali protagonisti del filmato. Niente musica, solo suoni, rumori e voci… vedi video

 

 

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